Scor-date… nel tempo di un papa argentino

Chi saprà raccontare nei prossimi giorni la doppia, tripla faccia della Chiesa cattolica in Argentina durante la dittatura? I molti che, soprattutto ai vertici, sostennero i militari persino nelle torture e nella pratica delle «sparizioni»; i tanti che tacquero e fecero finta di non sapere; e i pochi (soprattutto alla base) che furono dalla parte giusta e che spesso pagarono con la vita.

Questo blog apre la discussione sulla necessità della memoria nel tempo di un papa argentino. Comincio io con un mio pezzo, già postato in blog, e prima ancora pubblicato sulla rivista «Piazza grande». Si intitola «Quel che Pio Laghi non disse nel marzo 2008»; raccomando di leggere anche il post scriptum. (db)

Forse sapete che il cardinal Pio Laghi è morto il 10 gennaio 2009. Per un caso fortuito sono entrato in possesso di uno degli ultimi discorsi che non pronunciò: esattamente quello del 21 marzo 2008, a ridosso del 32esimo anniversario del golpe in Argentina. Ne pubblico gran parte.

« (…) Il 24 marzo 1976, scattò il golpe in Argentina: io ero nunzio apostolico lì e lo rimasi fino al 1980. Morti, torture, trentamila persone scomparse nel nulla: una tragedia che non dovrà esser dimenticata. Come forse sapete, il 19 maggio 2003 le Madres de Plaza de Mayo mi hanno denunciato per complicità con i golpisti. (…) Spesso quando mi reco nella mia Faenza o in altre città c’è qualcuno – di solito una donna o due – che in silenzio, con un cartello o con un fazzoletto, mi accusa. (…)

Non è stato facile per la mia coscienza ammettere che sì, ho sbagliato. (…) Io chiedo perdono al popolo argentino, al mondo e a Cristo per quel che ho fatto e anche per i miei silenzi. Chiedo perdono per le terribili parole che pronunciai nell’omelia del 27 giugno 1976, tre mesi dopo il golpe: “Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri ma anche d’invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e (…) si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”. In questi anni ho riletto l’urlo di Paolo ai Galati (5,1): “Per la libertà Cristo ci ha liberati”. E mi ha folgorato il sentire un sacerdote dire, pochi mesi fa, che in tante chiese dell’America latina accanto al Cristo sofferente i cristiani rendono ancora omaggio a una piccola immagine di Ernesto Che Guevara. Trent’anni fa ho tradito il popolo di Dio, oggi invoco il vostro perdono».

POST SCRIPTUM

Questo discorso appartiene – e apertamente lo dichiara per evitare equivoci – a un genere molto particolare: lettere MAI scritte, discorsi che persone “in vista” NON hanno pronunciato, cronache di avvenimenti GIAMMAI accaduti. Purtroppo.(db)

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Bergoglio. Peggio papa non potevano scegliere. Mentre nel continente Sud America e’ in corso, tra grandi difficoltà, un processo di cambio politico e sociale, la Chiesa nomina ora come successore di Pietro un uomo legato al passato delle dittature. Appaiono foto di Bergoglio con Videla, i due sorridono mentre esseri umani, uomini e donne, spariscono o uccisi dalla tortura o gettati in mare ancora vivi o con un colpo di pistola in testa. Giovani donne sequestrare dopo aver dato alla luce i figli vengono eliminate ed inizia un furto di bambini che coinvolge esponenti della Chiesa argentina. Bergoglio viene chiamato a testimoniare su vicende che conosce. Quando mai condanno’ i criminale responsabili di quei crimini per cui ora sono condannati dalla giustizia argentina? Mai.

  • come ricorda http://it.peacereporter.net/articolo/5366/Il+lato+oscuro+del+cardinale  sono molte le accuse contro Bergoglio, ben documenmtate nel libro «L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina» (Fandango Libri) dello scrittore e giornalista argentino Horacio Verbitsky, che è uno dei principali esponenti in Argentina del movimento per la difesa dei diritti umani, nonchè editorialista del giornale argentino «Pagina 12» e insegna, fra l’altro, alla Fundación para un Nuevo Periodismo Iberoamericano.
    (db)

  • Buenos Aires, 13 de marzo de 2013

    Bergoglio declaró como testigo en el juicio por Plan Sistemático de
    apropiación y en la megacausa ESMA.
    Abuelas de Plaza de Mayo hace pública la declaración del Papa electo
    Jorge Bergoglio, en el juicio por Plan Sistemático de Apropiación de
    Menores. Allí se lo citó para declarar acerca del caso de la detenida
    desaparecida embarazada Elena de la Cuadra, cuya familia acudió a él,
    en vano, en busca de ayuda.
    En ese entonces Bergoglio recibió al padre de Elena en dos
    oportunidades, derivándolo al Arzobispo de La Plata, Mario Picchi.
    Èste le confirmó que Elena había dado a luz a una niña a la que llamó
    Ana Libertad y que estaba en manos de una familia: “A la nena la cría
    una familia bien, lo de Elena es irreversible”, le explicó. Ana
    libertad continúa desaparecida.
    También transcribimos un fragmento de su declaración en la megacausa
    ESMA, donde dijo haberse enterado, durante el Juicio a las Juntas, de
    la apropiación de niños.
    “Tribunal- ¿Usted cuándo tomó conocimiento de que había niños que
    estaban siendo apropiados en la dictadura?
    Bergoglio- Eso recientemente… Bah, recientemente, hará diez años.
    Tribunal- ¿En el año 1990 y algo sería?
    Bergoglio- Quizás en el tiempo del Juicio a las Juntas. Por ahí.
    Tribunal- Un poco antes, entonces.
    Bergoglio- Un poco antes. Por ahí, más o menos, empecé a enterarme de eso”.

    http://www.abuelas.org.ar/comunicados/judiciales/jud130313_1934-1.htm

  • Scusate se intaso lo spazio dei commenti. Segnalo anche l’articolo sul Manifesto di oggi “Quando guidava la Chiesa argentina tortura e morte per i preti del popolo” e sul Fatto Quotidiano “Il nuovo papa Bergoglio: la dittatura argentina e le ombre sul passato” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/nuovo-papa-bergoglio-dittatura-argentina-e-ombre-sul-passato/529595/)

    Bergoglio, una relación conflictiva con la dictadura argentina

    El nuevo Papa está acusado de no haber hecho nada para evitar la
    desaparición de dos sacerdotes
    Miércoles, 13 de marzo del 2013 – 22:57h. Votos:+7-2Comentarios(3)
    ABEL GILBERT / Buenos Aires

    Los medios argentinos resaltan de manera entusiasta el origen social
    del flamante Papa, Jorge Mario Bergoglio: un hogar de clase media
    baja. Ponderan su bajo perfil, al punto de usar el sobretodo del
    arzobispo bonaerense que lo antecedió, el ultra conservador Antonio
    Quarrichino. Evocan su furia contra la ley de matrimonio igualitario.
    En lo que no se ponen de acuerdo es en el papel que desempeñó durante
    la última dictadura militar (1976-83). Unos aseguran que salvó vidas.
    Otros, que fue cómplice con un régimen que asesinó un obispo, varios
    sacerdotes y catequistas.

    Críticas al nuevo Papa en un diario argentino. Más informaciónJorge
    Mario Bergoglio, el primer papa latinoamericano de la historia”Mis
    hermanos han ido a buscar Papa al fin del mundo”El ritual latino del
    nuevo PapaTags: El Papa
    Bergoglio llegó a liderar la congregación jesuita argentina durante el
    periodo más oscuro de la historia de este país. En un libro
    biográfico, llamado ‘El Jesuita’, el ahora llamado Francisco I hace
    una defensa de su rol como provincial de la Compañía. Los sacerdotes
    Orlando Yorio y Francisco Jalics le habían acusado de haberlos
    entregado a los militares. Ambos estuvieron secuestrados cinco meses a
    partir de mayo de 1976, en uno de los momentos más crudos de la
    represión. Los que nunca reaparecieron fueron las cuatro catequistas y
    dos de sus esposos, capturados durante la misma acción de las fuerzas
    de seguridad. Entre ellos estaban Mónica Candelaria Mignone, hija del
    fundador del Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS), Emilio
    Mignone, y autor del libro Iglesia y dictadura, en el que se ha
    mostrado el nivel connivencia que tuvo un sector importante del
    episcopado con el terrorismo de Estado.

    “Ante los rumores de inminencia del golpe les dije que tuvieran mucho
    cuidado. Recuerdo que les ofrecí, por si llegaba a ser conveniente
    para su seguridad, que vinieran a vivir a la casa provincial de la
    Compañía”, ha dicho Bergoglio en el libro, sobre la suerte de Dorio y
    Jalics, quienes realizaban tareas de evangelización en barriadas
    humildes de la ciudad de Buenos Aires.

    COMPLICIDAD
    Mignone, que falleció en 1998, puso sin embargo en su libro el caso de
    Bergoglio como ejemplo de la “la siniestra complicidad” con los
    militares, que “se encargaron de cumplir la tarea sucia de limpiar el
    patio interior de la Iglesia, con la aquiescencia de los prelados”.

    La abogada Alicia Oliveira aseguró lo contrario. Bergoglio temía por
    la suerte de los sacerdotes que trabajaban en aquellos barrios
    marginales y les pidió que salieran de allí. Cuando los secuestraron,
    trató de localizarlos y procurar su libertad, así como ayudó a otros
    perseguidos. Pero Dorio le dijo lo contrario al periodista y escritor
    Horacio Verbitsky: “Bergoglio no nos avisó del peligro en ciernes” y
    “tampoco tengo ningún motivo para pensar que hizo algo por nuestra
    libertad, sino todo lo contrario”. Los dos sacerdotes fueron liberados
    por las gestiones de Emilio Mignone.

    CONTROVERSIA
    Bergoglio ha sido siempre consciente de que esa controversia lo
    seguirá acompañando. En el libro ‘El Jesuita’ reconoce que, cuando la
    vida de Juan Pablo II se apagaba y surgía su nombre como posible
    reemplazante “volvía a agitarse una denuncia periodística publicada
    unos pocos años atrás en Buenos Aires”.

    El papel de la Iglesia Católica durante los años de espanto continua
    agitando las conciencias en este país. Bergoglio sostiene en su libro
    que en la Iglesia “se fue conociendo de a poco todo lo que estaba
    pasando” después de golpe de Estado. “Al principio se sabía poco y
    nada”. Verbitstky ha publicado en tres tomos la Historia Política de
    la Iglesia Católica Apostólica. En uno de esos trabajos puso en
    evidencia lo contrario. Años atrás también reveló que, cuando la
    Comisión Interamericana de Derechos Humanos visitó la Escuela de
    Mecánica de la Armada (ESMA), en 1979, no encontró rastros de los
    prisioneros que cautivos de ese campo de concentración. Con la ayuda
    de la Iglesia, los marinos los habían escondido en la isla ‘El
    silencio’, en el delta bonaerense, un lugar habitual de recreo del
    arzobispado.

    DUDAS
    Los hechos del pasado dejan al Papa argentino en posiciones delicadas.
    Seis años atrás, el excapellan policial Christian Von Wernich fue
    condenado a prisión perpetua por su papel en las violaciones a los
    derechos humanos. Cuando se conoció la sentencia, el Episcopado señaló
    que si hubo connivencia de un miembro de la Iglesia con el terrorismo
    de Estado fue “bajo su responsabilidad personal, errando o pecando
    gravemente contra Dios, la humanidad y su conciencia”. El mensaje
    nunca llamó al culpable por su nombre. A pesar de la sanción, Von
    Wernich goza del privilegio de ejercer el ministerio sacerdotal . Por
    entonces, la agrupación Familiares de Desaparecidos y Detenidos por
    Razones Políticas pidió al cardenal primado de la Argentina, Jorge
    Bergoglio, que “instruya” a Von Wernich para que “diga la verdad”
    sobre lo que sucedió con los secuestrados por la policía. El temible
    Von Wernich nunca habló.

    http://www.elperiodico.com

  • Carlos Di Pietro y Raul Rodríguez fueron los seminaristas desaparecidos del barrio Manuelita de San Miguel, a cinco cuadras de la oficina de Bergoglio en 1976… Pocos días después fueron secuestrados Orlando Yorio y Francisco Jalics, jesuitas del Máximo y curas en la villa de Flores, que estaban bajo las órdenes de Bergoglio… Todos fueron llevados a la ESMA y señalan a Bergoglio como cómplice…

  • BERGOGLIO
    por Horacio Verbitsky

    «Es un hombre muy culto y tuve buena relación con él, incluso en el libro agradezco su colaboración para conmigo. Pero Bergoglio tuvo la desgracia de que yo encontrara en laCancillería la documentación que lo implica directamente con la represión en términos de complicidad con fuerte trabajo social y luego los denunciaba como subversivos ante los militares. ¡No inventé nada!… ¡Lo dicen los propios documentos oficiales de la dictadura!»

    Horacio Verbitsky – 2005.

  • http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41311&typeb=0&1-commento

    questo è il commento a caldo di Hebe de Bonafini. Per sapere chi è e cosa ha fatto Bergoglio durante la ” guerra sucia” si può leggere ” l’isola del silenzio” di Horacio Verbitsky ed Fandango.. a pag 61 e seguenti…

  • Ieri sera ho scritto ad una mia amica fuggita dall’Argentina al tempo della dittatura: “Habemus Franciscus… speriamo non sia Franco….

  • SEGNALO QUESTO ARTICOLO DI GENNARO CAROTENUTO

    Jorge Bergoglio, Papa Francesco I, è quello che in Argentina si definisce un “conservatore popolare”, un esponente tipico –e dichiarato- della destra peronista. Sinceramente attento alla povertà, umile a sua volta, ha già rinnovato con successo la chiesa argentina senza modificarne il segno politico conservatore. È l’erede materiale e spirituale di Karol Wojtyla e, per i cardinali che lo hanno eletto in conclave, deve essere apparso una scelta perfetta su più d’uno dei fronti aperti per la chiesa cattolica.

    di Gennaro Carotenuto
    Infatti può essere davvero l’uomo in grado di metter fine ai veleni curiali che secondo lo Spiegel hanno portato al “fallimento” Benedetto XVI. È quello che i giornali stanno indicando come esponente del partito della trasparenza. Lo ha fatto, e bene, in alcuni contesti. Allo stesso tempo rilancia il cattolicesimo in un continente letteralmente assalito dalle chiese protestanti conservatrici. La percezione europea di una chiesa cattolica egemone in America latina è gravemente viziata dalla mancanza di notizie su di un fenomeno che sfiora il 50% dei fedeli in alcuni paesi e figlio della guerra senza quartiere alla teologia della liberazione che ha portato i poveri a cercare una spiegazione altra in un dio meno lontano. Inoltre Bergoglio può rappresentare allo stesso tempo un’alternativa conservatrice ai governi progressisti e integrazionisti latinoamericani dei quali in molti si aspettano che possa diventare un leader alternativo continentale. Per qualcuno –chi scrive non ne è convinto anche se l’idea ha un suo fascino- Bergoglio può stare all’America latina integrazionista come Wojtyla stava all’Europa dell’Est del socialismo reale. Nonostante abbia spesso puntato il dito contro la politica, la corruzione di questa e la disattenzione ai problemi delle periferie, Bergoglio si è scontrato ripetutamente anche coi governi della sinistra peronista di Néstor Kirchner e Cristina Fernández. Gli scontri più duri, ma questo non può sorprendere, sono stati sull’aborto e sul matrimonio egualitario. Le nozze gay per papa Francesco sono «la distruzione del piano di dio».

    Infine: Francesco I ha una missione difficile ma chiara ed appare avere la solidità ed esperienza per portarla avanti, ma è sufficientemente anziano -77 anni- per rappresentare un nuovo papato di transizione in termini di durata. Tuttavia Bergoglio viene da lontano e, nonostante non abbia avuto un ruolo apicale nella chiesa argentina complice della dittatura, emerge da quella storia con un passato che potrebbe fiaccarne l’autorità e che è corretto conoscere fuor da demonizzazioni e santificazioni. Per iniziare dalle demonizzazioni: la foto che gira da ore in Internet e che è al momento in apertura sul sito del settimanale messicano Proceso, dove si vede un prelato dare la comunione al dittatore Videla, è un falso: non è Bergoglio. Inoltre, tra le accuse che esamineremo, al contrario di quanto si trova ripetutamente affermato, non ve ne sono che abbiano condotto alla morte di alcuno.

    È difficile essere stati un prelato importante in Argentina negli anni ’70 essendo estraneo ad una storia di lacerazioni, drammi, crimini, persecuzioni quale quella della chiesa argentina. Questa, al contrario di quella cilena e quella brasiliana, che poterono vantare più luci che ombre, fu sicuramente la peggiore, complice e spesso perfino mandante tra tutte le chiese cattoliche, dei crimini commessi dalle dittature civico-militari che devastarono l’America latina negli anni ’60 e ‘70. Appena un mese fa fu messa nero su bianco in una sentenza della magistratura la piena complicità della chiesa cattolica, incluso il primate dell’epoca, Cardinal Raúl Primatesta e del nunzio apostolico Pio Laghi, nell’assassinio del vescovo Enrique Angelelli e dei sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville. La sentenza confermava quanto si sapeva da mille testimonianze e documenti. All’interno del genocidio la chiesa cattolica argentina non fu solo complice ma i suoi vertici operarono una sorta di sterminio interno facendo eliminare preti e suore vicini all’opzione preferenziale per i poveri decisa nella Conferenza Eucaristica di Medellin del 1968 o semplicemente scomodi. Furono almeno 125 i sacerdoti impegnati a fianco degli ultimi a morire o essere fatti sparire. Molti di quelli che persero la vita furono indicati ai carnefici dalle stesse gerarchie cattoliche, Tortolo, Primatesta, Aramburu, che collaborarono attivamente sia ai crimini che al successivo occultamento.

    Stiamo parlando di un crinale difficile tra la complicità e la morte ed è in quest’ambito che azioni ed omissioni vanno misurate. L’ordine di appartenenza di Papa Francesco I, quello gesuita, resta al margine della complicità con la dittatura dei 30.000 desaparecidos e della guerra intestina nella stessa chiesa. Tuttavia non sono poche le accuse che colpiscono l’oggi papa argentino per quei sei anni da provinciale gesuita dal 1973 al 1979. Quella più grave e circostanziata gli viene mossa in particolare da Horacio Verbitsky, l’autore di “El Vuelo”, il primo libro che denunciava i voli della morte, sempre scrupoloso nelle sue denunce, e oggi presidente del CELS, la più importante istituzione in difesa dei diritti umani del paese, è l’aver privato di protezione alcuni giovani parroci del suo ordine, troppo esposti nel lavoro sociale con i più poveri. Due di loro furono sequestrati per cinque mesi. Uno di questi, Orlando Yorio, denunciò a Verbitsky di essere stato consegnato da Bergoglio allo stesso Massera e sono molte le testimonianze sull’amicizia tra il nuovo papa e l’Ammiraglio piduista: «Bergoglio se ne lavò le mani. Non pensava che uscissi vivo». Per Emilio Bignone, una delle più cristalline figure di difensore dei diritti umani in Argentina, che conferma i dettagli della denuncia di Verbitsky, e autore di uno dei testi tuttora fondamentali su chiesa e dittatura, Bergoglio «è uno di quei pastori che hanno consegnato le loro pecorelle». Le accuse di Verbitsky sono confermate anche da Olga Wornat, il lavoro della quale è in genere suffragato da un numero enorme di testimonianze.

    Dopo la dittatura, anche negli ultimi anni, Bergoglio fu chiamato a testimoniare in molteplici circostanze in inchieste e processi per violazioni di diritti umani. Non ha mai parlato. Chi scrive ha personalmente verificato in queste ore il suo silenzio con il PM che indagava sul sequestro di una giovane incinta. Se quelli indicati sono precedenti che ne fanno un complice pieno della dittatura sta al lettore deciderlo. A chi scrive il puntare il dito sembra troppo e l’assoluzione troppo poco. Bergoglio non fu né un Aramburu né un Von Wernich ma neanche un padre Mujíca, uno dei sacerdoti assassinati. Sta in una zona grigia, un quarantenne in ascesa, con un ruolo importante ma non ancora di spicco, in una chiesa argentina dove si mandava ad uccidere o si rischiava di essere uccisi.

    Bergoglio era dal 1973 provinciale dei gesuiti. In un ordine tradizionalmente progressista, e condotto da Padre Arrupe, il papa nero che nei primi anni ‘80 si scontrava e veniva ridotto all’impotenza da Giovanni Paolo II, è Bergoglio ad essere emarginato dai suoi. Per Luís “Perico” Pérez Aguirre, prestigioso gesuita uruguayano, fondatore del SERPAJ e consigliere dell’ONU in materia di diritti umani, che chi scrive ha avuto occasione di conoscere e ammirare, prima della morte nel 2000, in una testimonianza raccolta da Olga Wornat: «Bergoglio [che si era da tempo votato ad una relazione di obbedienza asosluta a Karol Wojtyla] stravolse completamente il segno della Compagnia da progressista in conservatrice e retrograda. Ho rotto ogni rapporto con lui, soprattutto rispetto al suo agire durante la dittatura».

    Il cambiamento sarà strutturale, nella retrograda Chiesa argentina la Compagnia non fa più eccezione. Lui però guarda oltre ed è al di fuori del suo ordine che saprà tornare in pista. Formalmente ancora gesuita, dal 1979 in avanti si muoverà al di fuori. Della sua carriera Bergoglio deve molto al successore di Primatesta, Antonio Quarracino. Differente da Primatesta, e con un lontano passato progressista concluso già alla fine degli anni ’60, Quarracino era tutt’altro che un santo. L’ostentazione della ricchezza, basta pensare ad Aramburu, è un altro tratto delle gerarchie argentine dal quale il nuovo papa è completamente esente. Scegliere come ausiliare Bergoglio, quel vescovo semplice e irreprensibile, era per Quarracino una maniera di coprirsi il fianco da tante critiche.

    Non si comprometteva Bergoglio con le feste che frequentava il Cardinal Quarracino nella casa di Olivos e dove s’intratteneva come un Apicella qualsiasi suonando la chitarra per Carlos Menem. Erano altri anni oscuri per l’Argentina, quelli del menemismo. Molte cose distanziavano i due prelati. Il primate aveva interessi mondani, l’ausiliare faceva il vescovo, centrando la propria missione nella formazione del clero e nell’attenzione al popolo delle villa miseria che circondano tutt’ora il gran Buenos Aires. Bergoglio seppe mantenere con Quarracino relazioni cordiali ma distanti. Forse era l’unica maniera di tener fede sia ai voti di castità e povertà che a quello di obbedienza.

    Fu in questa relazione tra due prelati così diversi che Bergoglio si costruì un ruolo di punto di riferimento per una nuova generazione di sacerdoti argentini anche quando, primo gesuita della storia, succederà a questo nel 1998. Sulle sue spalle cadrà di nuovo il peso di riscattare una chiesa cattolica dal passato tenebroso. Emergeranno però anche le caratteristiche che oggi lo portano al soglio pontificio: la mano di ferro con la quale ha condotto la chiesa argentina (e che ne fa uno spauracchio ora per la curia romana), la marcata preoccupazione sociale, la critica alla politica. Soprattutto Bergoglio –ed è un punto di forza rilevante- risulta straordinariamente interessato alla vita del suo clero. Si preoccupa per le necessità materiali, è presente, è vicino e accessibile. Perfino Clelia Luro (testimonianza a chi scrive), la terribile compagna del vescovo Jerónimo Podestá, salva solo Bergoglio di tutto il clero argentino che aveva isolato il prelato che aveva deciso di combattere la battaglia per la fine del celibato. Bergoglio, nonostante non condividesse la decisione del vescovo, che fu infine ridotto allo stato laicale, gli rimase vicino umanamente fino alla fine.

    Il passato ritorna però e il profilo di Bergoglio resta basso. Tenta di difendere se stesso e la chiesa argentina. In particolare per quest’ultima c’è poco da difendere. Primatesta e Aramburu avevano eretto un muro di inaccessibilità ai familiari delle vittime che neanche in chiesa –al contrario di quanto era successo con la Vicaría della Solidaridad a Santiago del Cile- avevano trovato sicurezza. Una macchia indelebile che continua a distanziare molti fedeli dalla Chiesa cattolica. Lui ha scelto di denunciare in maniera generica e spesso netta i peccati (con una posizione non lontana dalla teoria dei due demoni) ma di salvare i peccatori, sia quando è stato chiamato a testimoniare in tribunale, sia quando ha scritto o ha preso decisioni politiche. Quando nel 2007 fu chiamato a prendere provvedimenti nei confronti di Christian Von Wernich, il sacerdote condannato all’ergastolo per avere sequestrato personalmente 42 persone, assassinate 7 e torturate 32, espresse parole forti ma non comminò alcuna sanzione come tutto il mondo democratico e dei diritti umani chiedeva. Von Wernich sta oggi scontando l’ergastolo ma è a tutti gli effetti un sacerdote e nessun provvedimento disciplinare è stato preso nei confronti del carnefice che le vittime descrivono come un vero demonio.

    Ma chi è davvero Jorge Bergoglio, Papa Francesco I che comincia il suo cammino di Vescovo di Roma con un passato così pesante? Integralista di destra mette i poveri al centro del suo apostolato. Vicino alla dittatura militare rende omaggio ai sacerdoti assassinati da questi ultimi. Ha fatto una carriera tutta controcorrente, conservatore in un ordine considerato progressista, primo gesuita primate argentino, primo gesuita papa, primo papa latinoamericano. Nemico dei progressisti e di tutti i politici (li detesta e non lo manda a dire, quasi grillino in questo) e lontano dagli organismi per i diritti umani, esige dallo Stato educazione cattolica ed è contrario ai contraccettivi, ma nessuno può accusarlo di non onorare i propri voti, in particolare quello di povertà. Chi scrive sconsiglia di incastrarlo nella figura a lui aliena di sacerdote proveniente da una “chiesa giovane” e varie altre semplificazioni giornalistiche che domattina troveremo. Viene da una chiesa strutturata e complessa e da una realtà metropolitana dura. L’associazione con Medellin poi è del tutto fuori luogo. L’attenzione di Bergoglio per i poveri è di stampo infaticabilmente caritatevole, mai politico. Tuttavia bisogna rifuggere anche l’interpretazione tenebrosa del complice della dittatura tout court, come quella di una papa scelto per fermare il cambiamento in America. Nonostante sia una figura ben diversa da quella di Ratzinger, è un papa con tratti di forte continuità soprattutto con Karol Wojtyla. Questo combatté e vinse la battaglia con la teologia della liberazione senza comprendere le ragioni di questa, per perdere poi quella con le chiese protestanti. È lì che va atteso fin dal prossimo viaggio in Brasile il nuovo papa.

    A Buenos Aires, dicono gli amici ma senza che alcun detrattore lo contesti, sparisce ogni volta che può per infilarsi in orfanotrofi, carceri, ospedali a compiere il suo apostolato. Chissà se potrà farlo anche a Roma.

    Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

  • la mia amarezza è che tutto questo è capito e condviso soltanto da chi già conosce lo stato delle cose.
    c’è solo da sperare che qualcun altro apra gli occhi.

    cb

  • Nessuna amarezza, Cristina. Il compagno Gramsci diceva pessimismo dell’ intelligenza ottimismo della volontà. E’ nostro dovere dire e scrivere la verità sul passato nero di Bergoglio, Utilizzare a tappeto la rete sociale. Diffondere, diffondere, diffondere. Parlare del Bergoglio conservatore nemico delle donne, dei gay, dei giovani. E’ importante anche capire le cause che hanno portato alla scelta di quest’uomo, le contraddizioni che si aprono nel mondo cattolico e le prospettive.Gli articoli di Carotenuto on line e di Verbitski su Pagina 12 di oggi vanno in questo senso, anche se non esuriscono il tema. Ma bisogna fare uno sforzo ulteriore di analisi politica . E’ lo sforzo che sta facendo questo Blog che ha reagito immediatamente, Il terreno di confronto scontro con Francesco I e la Chiesa cattolica non sono solo la memoria della dittatura in Argentina, importante, ma il presente ed il futuro, in America Latina e nel mondo. E lo scopo e’ il cambio. Centrale, a mio avviso e il processo di pace in Colombia, premessa per un cambio politico e sociale in quel paese. Li’ esiste, come in tutta latinoamerica, una chiesa lontana dalla conservazione reazione che Bergoglio rappresenta, questa contraddizione in Argentina e nel Continente va valorizzarta.

  • Massime:

    Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l’uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, ma niente più di questo.

    Jorge Bergoglio, 2007

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/1085940/papa-francesco-le-donne-inette-per-la-polita.shtml

  • Segnalo: Bergoglio, Dictadura e Iglesia – Por Verbitsky
    http://www.taringa.net/posts/noticias/5189962/Bergoglio-Dictadura-e-Iglesia—Por-Verbitsky.html

    Oracio Verbitsky, Un ersatz, Pagina 12, 14/03/13
    http://www.rebelion.org/noticia.php?id=165259

    Don Vitaliano, Il lato oscuro del Cardinal Bergoglio
    http://www.donvitaliano.it/?p=145

  • L’elezione di Bergoglio avviene pochi giorni dopo l’inizio del processo al Plan Condor in un paese che mettendo sotto processo i repressori, nonostante i continui tentativi di mettere i bastoni tra le ruote alla giustizia argentina. Il Plan Condor agì in maniera sistematica anche contro i religiosi davvero impegnati per la giustizia sociale. Le due suore francesi uccise poco dopo il golpe del 24 marzo 1976 dal regime argentino e gettate dall’aereo perchè denunciavano la violazione dei diritti umani furono chiamate con disprezzo dai militari “le suorine volanti”. Bergoglio è stato presentato come una sorta di “conservatore buono” impegnato comunque con la causa dei poveri. Credo che veri esempi di sacerdoti che hanno scelto l’opzione per i poveri, siano tutti quelli che in America Latina si sono realmente impegnati per la giustizia sociale.

  • Discussione difficile perché gli eventi, i dati oggettivi vengono (al solito) interpretati in schemi rigidi e ognuna/o sceglie la campana (o il fatto) che preferisce. Quasi a dar ragione a Nietzsche che – provocatoriamente a mio avviso – scriveva «non esistono fatti ma solo interpretazioni». Capita qui in blog, su Grillo e 5stelle come su Bergoglio. Sul papa argentino oggi il quotidiano «il manifesto» sembrava schizofrenico: due pagine di accuse, due di difesa (e soprattutto di speranze per il futuro confuse con il minimizzare le testimonianze contro le complicità, i silenzi, lr affermazioni reazionarie di Bergoglio al tempo della dittatura e dopo). Spero che si continuerà a cercare i fatti, analizzarli senza preclusioni e non cadere in un frettoloso “maquillage”. Poi certo, tutto è possibile: come ricordava qualcuno Roncalli cambiò e il cardinal Romero ancor di più. Romero infatti prima era un uomo di potere poi passò davvero dalla parte degli oppressi. Lui però non finì papa ma ucciso. E per ora la Chiesa di Roma gli nega quella beatificazione – invocata in gran parte dell’America latina – data invece persino a criminali come Stepinac. Vedremo: ma per scrutare passato, presente e futuro più che speranze ci vogliono occhi aperti, il desiderio di cercare un po’ di verità. (scusate se scrivo un po’ di fretta e magari infilo 15 refusi ma sto fra un treno e l’altro – db)

  • sul trono di pietro nell anno del signore 2013 siede acclamato da una folla di dementi e protetto da una millenaria associazione criminale chiamata chiesa cattolica il vescovo di roma bergoglio alias GIUDA ISCARIOTA. amen

    in memoria di paolino scarfò e severino di giovanni

  • Vi segnalo questo articolo,

    http://www.huffingtonpost.it/paolo-gambi/verbitsky-laccusatore-di-papa-francesco-era-un-terrorista-perche-dovremmo-stare-ad-ascoltarlo_b_2890996.html?utm_hp_ref=italy

    molto breve pubblicato su questo portale in questo momento molto “alla moda”, diretto da Lucia Annunziata. Ci scrive anche Gianfranco Polillo, quindi, per dire … http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/03/15/le-buone-cose-del-fascismo/#more-13970

    Io non ho i mezzi per rispondere. Qualcuno di voi può rispondere in modo autorevole ? Mi sembra proprio una diffamazione a mezzo stampa, 5 righe e pronta l’etichetta “terrorista” così il discorso è chiuso. Ma, ripeto, non ho i mezzi per rispondere perché non sono un esperto. Qualcuno di voi conosce Verbitsky in modo da permettergli una replica, o la denuncia, se di diffamazione effettivamente si tratta ?

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