Scusate se vi parlo di Cico (e di Bibi)

Bestia a chi? Una piccola storia ignobile con una premessa… che però viene dopo

di Gianni Sartori

Conosco Arnaldo Cestaro da tempi immemorabili. Militante comunista dai primi anni sessanta (espulso dal Pci per presunto “maoismo”, attualmente militante di Rifondazione comunista) sempre in prima fila in tutte le battaglie pacifiste, ambientaliste e antimperialiste degli ultimi cinquant’anni. Ricordo in particolare che ormai da decenni (quanti? 30? 40?) lo vedo picchettare ogni domenica, o quasi, la base statunitense “Pluto” di Longare.

In quel caldo luglio 2001 ero seduto vicino a lui nella corriera che ci portava a Genova.

Parlando dei vecchi tempi gli avevo chiesto notizie su tutti quei militanti di buona famiglia, talvolta pieni di boria e aspiranti capetti che, dopo gli entusiasmi giovanili, erano rientrati all’ovile. Mi raccontava che uno era diventato dentista, l’altro ingegnere, un terzo era “imprenditore”. E fin qui niente di male. Ma alcuni, incontrandolo, fingevano di non conoscerlo. «In base a che cosa – gli avevo chiesto – si permettono questo atteggiamento?».

Risposta : «Caro Sartori, te me pari bauco (in veneto: ingenuo, ma tanto-tanto) ma xe logico. In base all’articolo quinto: Chi che ga fato i schei ga vinto». Purtroppo l’ottimo e saggio Cestaro alla sera non rientrò con noi in pullman. Si era fermato a Genova (il giorno dopo voleva portare dei fiori sulla tomba di una conoscente) andando poi a dormire alla Diaz: a distanza di tanto tempo portava ancora i segni inequivocabili del pestaggio subìto (braccia e gambe spezzate).

Lo rividi comunque, barcollante ma indomito, a Firenze (mentre entrambi uscivamo dalla Fortezza da Basso per accodarci al corteo del 9 novembre 2002) e poi in tante altre occasioni: dalle manifestazioni “NO-DALMOLIN” alle iniziative contro l’A31 e i suoi rifiuti tossici. La sua casa è una tappa doverosa durante le mie escursioni in bici nel Basso Vicentino. Presenza costante, sempre cordiale e ospitale, il fratello Ottavio.

Altre presenze fino all’anno scorso il cane Bibi, inseparabile da Arnaldo (il “compagno Bibi”) e alcuni gatti. Tra loro Cico, un gattino nero raccolto per la strada, privo di un occhio per probabili maltrattamenti subìti.

Da gennaio questi due amici a 4 zampe non ci sono più.

Bibi se n’era andato il 9, a quasi 20 anni di età lasciando in Arnaldo un vuoto incolmabile (è stata la prima cosa che mi ha detto: «Bibi no ghe xe più…») ma anche la consapevolezza che il suo amico aveva goduto di una vita lunga, degna e serena.

Dopo poco, il 29 gennaio, anche Cico se ne è andato. Nel suo caso prevalgono la rabbia e l’indignazione. Come sia avvenuto, me lo ha raccontato Ottavio: «Gli avevo dato da mangiare verso le cinque davanti a casa e poi ero rientrato. Il gatto era in cortile. Verso le sei e mezza l’ho trovato davanti alla porta, agonizzante, il ventre sfondato. Presumibilmente a calci… è morto poco dopo».

Il veterinario ha riscontrato danni agli organi interni (distrutta anche la vescica) producibili soltanto con una violenza sistematica, mentre dalle lastre non risultavano fratture o danni scheletrici (e questo escluderebbe l’eventualità di un incidente causato da un’auto). Il gatto quindi sarebbe stato volutamente massacrato mentre si trovava nel cortile, uno spazio condiviso con altre famiglie. Un classico. Un gesto da vigliacchi. Sfogare rancori di vicinato su vittime innocenti, per ferire i sentimenti di chi evidentemente non si osa affrontare a viso aperto.

I fratelli Cestaro hanno immediatamente sporto denuncia (contro ignoti, anche se non manca qualche sospetto) ma sanno bene che il colpevole resterà a strisciare nell’ombra, come un viscido spettro bavoso.

D’ora in poi chi dovesse transitare davanti alla loro casa avvertirà – fra gli striscioni contro la Valdastico, i manifesti per Malga Zonta e la scritta “LA RESISTENZA CONTINUA” – un senso di tristezza. Per Cico assassinato da un “povero ignorante”, come lo ha definito, fin troppo benevolmente, Ottavio.

Premessa… SISTEMATA IN CODA.

A chi dovesse venire in mente di sottovalutare questo intervento in quanto ci sarebbero “cose più importanti” dirò soltanto che due delle più belle canzoni di Ivan della Mea erano dedicate rispettivamente a un cane e a un gatto, ammazzati con cattiveria tipicamente umana. Canzoni che, per inciso, Roberto Leydi definiva “anarcosindacaliste”. Intervistato nel 1995 il buon Ivan mi disse testualmente che: «potevo anche capire l’anarco, ma sinceramente non ho mai capito cosa c’entrasse il sindacalista». Quindi non sottovalutiamo questa «morte piccina» (De André). Ci parla della medesima tragedia che quotidianamente lacera il mondo, della condizione degli oppressi, della “banalità del male” in continua espansione, del “nulla che cresce” e invade ogni ambito della nostra e della loro, soprattutto loro, vita. Intendo gli animali, ovviamente.

NOTA DELLA BOTTEGA

La piccola redazione concorda con Gianni e Ivan, consigliando a chi passa di qui una piccola lettura: “Mi scesero le lacrime – erano le sue lacrime” – Rosa Luxemburg. Le vignette sono ovviamente di Vauro. [db]

Redazione
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