Se ne va Romero, il poeta dei morti viventi

di Fabrizio Melodia

«Per la verità con La Notte dei morti viventi volevamo fare niente più che un filmetto commerciale, esagerare con la violenza ma una critica alla crisi sociale degli anni ’60? No, quello fu un caso. E invece, un paio d’ anni dopo la sua uscita un articolo sulla rivista francese Cahiers du Cinema lo definì un film fondamentale in quanto esempio di cinema radicale, una reazione all’intervento militare Usa in Vietnam. Mi scoprii un autore socialmente impegnato e ci ho provato gusto. Hanno visto Zombi come una critica al consumismo, Il giorno degli zombi uno studio del conflitto tra scienza e tecnologia bellica, La terra dei morti viventi come una disamina dei conflitti di classe. A me non è che me ne fregasse molto, ma già che c’ero, tramite gli zombie mi divertivo a dire qualcosa su quello che stava accadendo in quel momento nella nostra società. Se avessi fatto dei film seri e importanti non avrei potuto dire tutte queste cose».

La sapeva lunga, George Romero, il poeta dei morti viventi, che si è spento due giorni fa a 77 anni dopo breve ma aggressiva malattia ai polmoni, che alla fine ha avuto vittoria non facile sul suo corpo.

Cineasta di culto per più di una generazione, appassionatissimo di fantascienza e horror fin dalla più tenera età (aveva girato in 8 mm il suo primissimo film “The man in the meteor”, soggetto presagio buono, a soli 13 anni) ha segnato un segmento importante e scavato un solco profondo nel cinema di genere e non solo, come afferma anche il suo amico e produttore, il regista italiano Dario Argento. «Noi che lo giravamo, eravamo assolutamente consapevoli della dimensione politica del film, d’altronde si fa politica vivendo. Ogni film è politico nella misura in cui è immerso nella vita, io sono convinto che nel cinema tutto diventi politico se parla della realtà», racconta il regista di “Inferno”, riguardo alla copia restaurata del secondo capitolo della saga degli zombie del suo inimitabile maestro.

Uomo “politico” – suo malgrado ma ci aveva preso gusto a esserlo – Romero (il quale ha curato quasi tutti i montaggi dei suoi film) ci ha lasciato incubi ad occhi aperti, dove la disperazione e il nichilismo della società capitalistica, tecnologica e militarista mostrano una deriva bestiale persino nella morte che si ribella.

A tale proposito, dopo il successo di “L’alba dei morti viventi” ed essersi dedicato ad altri generi – con film come “There’s Always Vanilla” (1971), “La città verrà distrutta all’alba” (1973), “La stagione della strega” (1973) e “Wampyr” (1977) – Romero tornò al genere da lui creato con “Zombi” (1978). Girato con un budget di solo 1,5 milioni di dollari, il film ne incassò oltre 40, ed è stato inserito nella lista dei film cult più importanti dalla rivista Entertainment Weekly nel 2003. 

Dopo il successo commerciale nel 1982 di “Creepshow” (scritto da Stephen King) Romero completò la sua “Trilogia dei morti viventi” nel 1985 con il meno acclamato e più cupo “Il giorno degli zombi”. In seguito diresse “Monkey Shines – Esperimento nel terrore” e il film a episodi con Dario Argento “Due occhi diabolici”. Poi nel 1993 arrivò “La metà oscura”, un flop. Il regista tornò a dirigere un film solo dopo sette anni, con “Bruiser – La vendetta non ha volto”, senza successo né di critica né di pubblico.

Romero riapparve alla ribalta grazie alla nota casa produttrice di videogame Capcom, che gli chiese di creare spot pubblicitari per la serie videoludica “Resident Evil”, incentrata, nemmeno a dirlo, sugli zombi. Rimasti totalmente allibiti dalla bravura di Romero, i capi della Capcom gli commissionarono l’adattamento cinematografico della serie: fu scritta una sceneggiatura, reperibile in rete, ma venne giudicata troppo poco commerciale e il regista fu sostituito.

Tutt’altro che sconfitto, riecco Romero nel 2006 con il quarto capitolo della sua saga zombie “La terra dei morti viventi”, una produzione di 16 milioni di dollari (il più alto della sua carriera), girato a Toronto. Il film vede come protagonisti Simon Baker, Dennis Hopper, Asia Argento e John Leguizamo.

A “La terra dei morti viventi” hanno fatto seguito “Le cronache dei morti viventi” (2007), girato in digitale, e “Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti” (2009) che è stato presentato in anteprima mondiale alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Non contento, Romero si dedicò anche al fumetto, scrivendo sceneggiature per la Marvel, che gli aveva commissionato una serie zombie: s’intitola “Empire of the dead” e il primo numero è uscito nel 2014, per i disegni del bravo Alex Maleev.

Insomma seppur morto Romero vive ancora, pronto a mordere lo spettatore con la violenza dei suoi zombies.

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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