Separazione e mescolanza

La 166esima puntata di «Ci manca(va) un Venerdì» costringe un noto astrofilosofo – sì, Fabrizio Melodia – a muoversi fra Emily Dickinson, Empedocle, Francesco Gabbani, Banana Yoshimoto e Caparezza

In tempi di festività natalizie, tra la frenesia dei regali, letterine a Babbo Natale e bla-bla-boh vi sono persone che affrontano in silenzio e in solitudine drammi personali inconfessabili; alcune fanno “la conta” dei superstiti; altre ancora non vogliono avere un sorriso stampato come le pubblicità.

E altri hanno a che fare con il dramma interno della separazione, cosi ben detto dalla poetessa inglese Emily Dickinson: «La separazione è uno dei prezzi della Vita Mortale. È tetra – come la Morte, ma succede più spesso. Per sfuggire alla prima, alcuni invocano la seconda».

Tutto ciò che è unito sembra destinato prima o poi a separarsi. Quante coppie a prima vista solidissime, proprio durante le festività si dissolvono come bolle di sapone? E quante amicizie naufraga sotto i colpi dell’egoismo o della vanità?

Ma ci sono anche persone le quali sembrano volersi a tutti i costi privare di ogni singola briciola di felicità, magari per una persona cara malata o per uno (stralunato?) senso di colpa.

Qui rappa bene Caparezza: «Ricorda, il tuo sesto senso è quello di colpa | e tutti ne approfittano almeno una volta | perciò va bene l’apertura verso gli altri | ma all’entrata mettici almeno una porta. Ricorda, il tuo sesto senso è quello di colpa | e tutti ne approfittano almeno una volta | perciò va bene l’apertura verso gli altri | ma all’entrata mettici almeno una porta».

Separazione connessa alla colpa? Oppure è colpa il restare separati? O la separazione può esser senza colpa? Se qualcosa si separa, prima magari esisteva in entità separate: quindi causa ed effetto uniscono quanto dividono? Oppure la separazione è volontaria ma si presenta con le catene della costrizione?

Oppure – ancora peggio? – si rimane uniti perché non si vuole far male (a chi?) dando un taglio netto?

Il cantautore romano Francesco Gabbani, che ci ha abituato a scimmie nude che ballano quando l’evoluzione spesso inciampa, si pone dubbi amletici e dà risposte sibilline: «Forse ognuno ha la sua colpa, | ogni colpa i suoi perché, | che in silenzio si perdona da sé | ed ognuno per sé stesso, | veste la sua verità | perché resti nuda l’altra metà».

Non esiste una separazione senza colpa o una causa senza il suo agente? Quante volte sapienti giudici si ergono su pulpiti improvvisati a giudicare le strade prese dagli altri, senza vedere il vicolo cieco in cui si trovano? Eppure giustificano loro stessi, con un esasperato “a modo mio”, mettendo in luce la metà marcia della mela di Biancaneve, quando la faccia in ombra potrebbe essere assai amara di veleno.

La scrittrice giapponese Banana Yoshimoto vive la necessaria separazione in modo positivo: «Tutti di solito sono convinti che le persone si separano perché una si è stancata dell’altra, per propria volontà o per volontà dell’altra persona. Ma non è così. I periodi finiscono, come cambiano le stagioni. Semplicemente. È una cosa su cui la volontà individuale non ha nessun potere. Viceversa, si ha la possibilità, fino a quando verrà quel giorno, di godere di ogni momento. Noi, fino all’ultimo, vivemmo nella gioia».

Fino all’ultimo nella gioia, per poi dirsi addio. O forse senza nemmeno dirselo, come sottolinea la Dickinson stessa, per la quale ogni separazione arriva a essere come «Ops è scoppiata una bolla di sapone».

La nostra volontà non ha alcun potere sulla separazione? Magari una mezza risposta potrebbe darla il filosofo greco Empedocle, il quale – con il linguaggio della poesia – raccontava: «Ma un’altra cosa ti dirò: non vi è nascita / di nessuna delle cose mortali, né fine / alcuna di morte funesta, / ma solo c’è mescolanza e separazione / di cose mescolate, ma il nome di nascita, per queste cose, è usato dagli uomini».

Nell’immagine, ammiriamo «Il rimorso di Oreste» (1862) di William-Adolphe Bouguereau: un modo violento … per un taglio netto con la figura materna.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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