«Sette opere di misericordia» dei De Serio

di Iacopo Zanon

«Sette opere di misericordia», opera prima dei fratelli De Serio – Gianluca e Massimiliano – è un film per alcuni versi sorprendente. Perché rischia, osa, scommette su una struttura drammaturgica fuori dalle classiche linee guida.
Nelle sale in questi giorni, ne scriviamo poiché abbiamo un sogno: che batta gli incassi di «Benvenuti al Nord», che faccia un salto talmente alto da destabilizzare le logiche ammuffite e retrogradi del nostro povero mercato cinematografico.
Dipende anche da voi. Tutti voi. Perciò coraggio, leggete fino in fondo e poi uscite, riempite le sale, accorrete in massa (critica).
La storia: Luminita – cioè Olimpia Melinte –  giovane ragazza romena che vive di piccoli-grandi furti in una Torino “a margine”, nella sua corsa finale verso la libertà (consiste nell’ottenere un documento di identità che le permetta di tornare ad essere una persona e non una immigrata clandestina)  si imbatte in Antonio – Roberto Herlitzka –  uomo solo, ammalato ai polmoni a causa del proprio lavoro (smaltimento rudimentale di copertoni per conto di altri). C’è un bambino rapito di mezzo, altri personaggi più o meno puliti – Ignazio Oliva e Stefano Cassetti –  e c’è il ritratto mai scontato di umanità messe a confronto in un tempo che di umano non ha più nulla.
C’è l’incontro-scontro lucido, impietoso e commovente fra Luminita e Antonio, dove la ragazza pur di ottenere ciò che vuole maltratta e chiude in prigione il povero vecchio (reminiscenze e citazioni più che lecite dal «Buongiorno, notte» di Marco Bellocchio).
Arrivati a questo punto, a metà film, i De Serio prendono coraggio e dimenticano le regole della scrittura, capovolgono l’ordine naturale delle cose, srotolano la pellicola in modo nuovo, diverso, regalandoci uno sviluppo filmico inedito.
Sarà per questo che, più che rimandarci alle preziosissime pellicole dei fratelli Dardenne, questo film ricorda atmosfere e sviluppi tarkovskiani.

L’ho già detto? Non importa, lo ripeto: andatelo a vedere e fate presto. Prima che lo tolgano, prima che l’odioso mercato compia un altro omicidio eccellente.

BREVE NOTA (CON AUSPICIO)
Da tempo corteggio un amico per una rubrica di cinema (intendo in blog) e un’amica per un’altra di teatro. Si negano, cambiano casa di frequente, girano con il passamontagna persino nel cyber-space pur di non incontrare il temibile db-sanguisuga. Prima o poi ce la farò o avanzeranno autorevoli candidati (un francese, tal Jean-Luc Godard, si era offerto ma insomma non so se posso fidarmi di un novellino). Nel frattempo …. oggi offro in successione la carrellata – stamattina, curata da Giovanna – e questa rec di Iacopo. Grazie a entrambi e fatevi spazio quando volete. Che le vostre due rec siano di buon auspicio. (db)

Redazione
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