Sì, viaggiare: per esempio a Oz

di Fabrizio (Astrofilosofo) Melodia
Da oggi inizia il mio personale tour nelle terre leggendarie e immaginarie. Mi incammino con i miei libri e una cartina geografica ancora da tracciare.
Inizio questo viaggio

per gli stessi motivi per i quali si viaggia nel cosiddetto mondo reale: conoscere se stessi, scoprire mondi e civiltà con cui confrontarsi, fuggire da situazioni insostenibili, vedere cosa c’è oltre l’orizzonte (o dentro l’arcobaleno) oltreché.. per puro spirito d’avventura.
La mia personale odissea nel fantastico si apre all’apparente insegna del “nostos” (del ritorno) omerico, quell’atto che salva – nel racconto stesso – l’essere umano preda degli eventi e degli dèi invidiosi che continuamente tentano di bloccare la strada, per sfociare nella “wanderung” romantica, vagabondando da un luogo all’altro senza più riferimenti. Il lasciarsi andare all’immensità della fantasia è naufragare nell’immenso oceano del nulla, esser preda dell’altro per fondersi con esso.
Parto. Ho carta e matita, qualche libro, zainetto e una bicicletta un po’ scassata, giusto per non andare troppo a piedi. Eccomi a seguire un vento troppo forte, che da ieri imperversa nel paese in cui abito. Vento davvero strano che conduce i miei passi in un posto dove posso camminare su una strada costituita da mattoni tutti d’oro. Una bambina mi accoglie sorridendo, ha scarpette d’argento e dietro di lei c’è una casa scassata, come fosse appena caduta dal cielo. E’ in compagnia di uno Spaventapasseri a cui sembra mancare il cervello, di un Omino di Latta senza il cuore e di un Leone Parlante a cui manca decisamente il coraggio.
La bambina si presenta con il nome di Dorothy Gale. Dice di venire da un posto sperduto del Kansas dei primi anni del ‘900. Mi presenta i suoi strani amici e insieme mi portano lungo la strada di mattoni d’oro verso la capitale del regno in cui ci troviamo, Oz.
Dorothy mi racconta come fosse piombata improvvisamente lì, l’incontro con i suoi strani amici e le sue peripezie in questo fantastico mondo multicolore: infatti i suoi abitanti vestono blu, giallo, rosso o viola a seconda che abitino a Ovest, a Est, a Nord, o a Sud.
Da lontano intravediamo la capitale del mondo di Oz, la Città di Smeraldi, all’apparenza preziosissima ma comprendo subito che è tutta una messinscena, poiché lo Spaventapasseri, cortesemente, mi fa infilare un paio di occhiali verdi. Sempre lui mi racconta che la capitale fu fatta costruire dal meraviglioso e terribile Mago di Oz ma successivamente Dorothy scoprì che “il mago” altri non era che un saltimbanco del Nebraska arrivato lì per caso in pallone.
L’Omino di Latta mi palesa il suo stupore, poiché per arrivare ad Oz occorre attraversare un gigantesco e terribile deserto che trasforma in sabbia ogni viandante; presumibilmente si può arrivare lì solo in volo, come ha fatto Dorothy o il suddetto Mago.
Probabilmente io ho avuto fortuna con la bicicletta, chi può dirlo? In effetti quando pedalo forte mi sembra di volare…
Dorothy mi racconta della sua chiacchierata con il Mago di Oz, il quale dovette fingersi terribile per far fronte alla malvagità delle streghe dell’Est e dell’Ovest, che facevano vivere nel terrore i rispettivi sudditi. Dorothy arrivò come un fulmine, con la sua casetta trasportata dal vento, la quale atterrando schiacciò la perfida strega dell’Est, con ben poco garbo. In seguito la coraggiosa bambina uccise pure la perfida strega dell’Ovest, gettandole addosso un bel secchio pieno d’acqua che la ridusse in purea. Alla mia espressione esterrefatta, il Leone Fifone mi spiega che nel mondo di Oz le streghe bagnate si riducono tutte in poltiglia con l’uso dell’acqua, è una legge fisica universale.
Ma allora – chiedo – perché diavolo aspettare Dorothy e non gettare acqua sulle streghe per conquistare libertà e magari giustizia sociale?
Scopro con mia grande sorpresa che il sindaco della città, per un bel po’ di tempo, fu proprio lo Spaventapasseri, il quale, grazie a Dorothy ha scoperto di avere un bel cervellino che funziona per bene. Ora il suo posto è stato preso dalla saggia principessa Ozma, che mi accoglie a palazzo con tutti gli onori dell’ospitalità di questi luoghi. Offrendomi thè e pasticcini squisiti, Ozma mi racconta come Dorothy l’abbia liberata dalla prigionia della perfida strega Mombi, di come lo Spaventapasseri avesse salvato la bambina dall’ospedale psichiatrico in cui i parenti di lei l’avevano fatta rinchiudere per guarirla dall’insana fantasia del mondo di Oz.
Sempre i soliti questi adulti: presuntuosi e repressivi.
Dopo un lungo giro turistico, in cui ho modo di scattare foto e girare video, la dolce e premurosa Dorothy mi accompagna verso l’uscita di Oz, facendomi passare per il tunnel costruito dall’esercito del bellicoso Paese degli Gnomi per un’invasione fallita nei tempi che furono. La bimba mi regala alcuni libri, scritti da un certo L. Frank Baum.
Vado via con un po’ di malinconia ma altri luoghi mi attendono.

UNA PICCOLA NOTA (di d. b.)

E’ tantissimo che non rileggo «Il meraviglioso mondo di Oz» ma ne ho un buon ricordo. Anni fa però scoprii un Baum che esaltava il massacro dei pellirosse. Ne dà notizia anche Wikipedia. Così: «Durante gli eventi che condussero al Massacro di Wounded Knee, Baum scrisse un editoriale razzista per il Saturday Pioneer, definendo “cani piagnucolosi” i nativi americani e auspicando che fossero sterminati. Dopo il massacro, Baum rincarò la dose in un secondo editoriale, in cui criticò il governo degli Stati Uniti per essere stato troppo blando e insistendo che gli indigeni fossero “spazzati via dalla faccia della Terra”. Entrambi gli editoriali furono scritti da Baum nel periodo in cui la sua fortuna era in declino. Alcuni dei libri di Baum, inclusi due della serie di Oz, sono stati criticati per l’utilizzo di stereotipi razzisti nella rappresentazione degli afroamerticani». Mi sembrava giusto aggiungere queste notizie. Ovviamente ciò non comporta inviti alla censura: se dò un giudizio pessimo sulla persona Baum non significa che i suoi libri sono da gettare nella spazzatura. Come è ovvio contraddizioni simili sono frequenti. Qui in blog una mia amica scrisse giustamente un ricordo-elogio di Carmelo Bene e io aggiunsi questo breve commento: «un grande attore e provoc-attore Carmelo Bene: l’ho ammirato molte volte in teatro e concordo con Sarina. Ma purtroppo anche un uomo che alzava le mani sulle donne e credo che sia giusto ricordare anche questo».

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2 commenti

  • Leggo con estremo interesse la nota di DB, e devo dire che non ne rimango affatto sopreso.
    Io, dal mio punto di vista, tratto i testi con il piglio del filologo, prima che del filosofo, a causa della mia formazione.
    Quindi analizzo testi, ne ritrovo il senso, le figure e altre cose, prima tra tutte l’emozione che un testo mi suscita.
    De “Il mago di Oz”, ricordo sempre con dolcezza la sensazione di meraviglia e di sospensione dell’incredulità tipica della fanciullezza che mi trasmetteva.
    Non analizzo la vita privata, infatti prima leggo un testo e poi vado a informarmi sullo scrittore. Spesso i testi assumono vita propria dai loro autori e anche questo caso non fa eccezione.
    Una spiegazione appunto potrebbe essere la caduta in disgrazia di Baum e la necessità per lui di scrivere quegli articoli che tanto piacevano all’opinione pubblica benestante americana e che tanto avevano bisogno di vedere sterminati quei selvaggi che impedivano la pacifica colonizzazione dei WASP.
    Non si giustifica assolutamente e nemmeno lo si vuole santificare solo perchè ha scritto una bella favola.
    Anzi.
    A maggior ragione lo si deve ricordare.
    Ho avuto molte critiche, positive e negative, per quanto riguarda la mia ferma presa di posizione (condivisibile o meno) nei riguardi della collusione del filosofo Martin Heidegger e il nazismo.
    Molti mi hanno fatto notare che comunque Heidegger rimane un “grande” filosofo. Io ho cercato di argomentare come “anche” il suo pensiero, in realtà, fosse un ipocrita pensiero debole che non avesse il minimo coraggio di confrontarsi con la realtà che lo circonda. E questo va ricordato, prima di mettere qualcuno nell’ Olimpo.
    Procedura che il buon DB ha perfettamente operato, con questa sua nota che trovo assolutamente azzeccata!

    • grazie Faber, siamo in sintonia. Fra i tanti fili di questa trama – le opere, gli autori o le autrrici, il loro tempo, le amnesie storiche, ecc – è interessante notare come testi reazionari (o ambigui o strumentalizzati) abbiano una loro nuova vita… se si vuole. Per fermarsi al caso di “Oz” vale raccontare brevemente che Sidney Lumet nel 1978 ne portò su schermo una versione totalmente black che di certo fece arrabbiare l’America (anzi l’Amerika) razzista: si intitolava «I’m magic-The Wiz» e fra gli interpreti nientemeno che Michael Jackson e Diana Ross. Non so se in Italia abbia raggiunto le sale. Sarebbe interessante ripescarlo… ora che circola l’ennesima versione filmica. Fra le contraddizioni (o salti acrobatici? o diverse fasi?) di Baum leggo che appoggiò la battaglia delle suffragiste perchè le donne potessero votare e probabilmente il cognome di Dorothy, cioè Gale, vuole richiamare quello di sua moglie Maud che era Gage, piuttosto noto visto che Matilda Joslyn Gage (la madre di Maud) fu appunto una celebre attivista; trovate un po’ di notizie su Wikipedia… ma solo se conoscete l’inglese.

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