Sì, viaggiare: nel Paese delle meraviglie (1) in compagnia…

… di Alice Liddel

una pillola di Fabrizio Astrofilosofo Melodia

Ogni tanto, si sa, la curiosità può essere controproducente. Ne parla molto volentieri l’anziana Alice Liddell che

mi ha concesso l’intervista riguardo ai suoi viaggi nei paesi delle meraviglie.

Il paese delle meraviglie vero e proprio è situato sotto la monotona campagna anglosassone, Alice lo scoprì per puro caso quando le venne la bella idea di disobbedire alla buona educazione ed allontanarsi seguendo un coniglio bianco con panciotto e cipollone, che s’affannava nella corsa adducendo un ansioso “Arriverò in ritardo!”.

“E’ molto curiosissimo”, mi conferma Alice, che prosegue nel suo racconto.

“Caddi nella tana del Bianconiglio, un pertugio situato presso una riva del Tamigi, nell’ Oxfordshire, la mia gonna mi fece da paracadute fino ad arrivare sul fondo. Il coniglio era entrato in una porticina piccola piccola, appena sufficiente per lui e per una bambina piccola”.

I ricordi di Alice sono molto vividi, come narra il suo biografo e tutore Charles Hope Hodgson, meglio conosciuto come Lewis Carroll, precettore e pastore protestante, che ne raccolse le memorie nel fortunato libro “Alice nel paese delle meraviglie” (1865).

Ricorda benissimo l’interno tipicamente inglese di quella stanza, con il tavolino di vetro e la bottiglia con scritto “BEVIMI” e i pasticcini con scritto “MANGIAMI”.

“Servono per cambiare forma e oltrepassare la porticina ulteriore che porta al mondo del Bianconiglio, il paese delle meraviglie, dove parlano tutti con giochi di parole e buffe poesie, mi trovai male, perchè già avevo cristallizzato il mio linguaggio in quello di una brava bambina dalle buone maniere e dal parlare compunto. Grande sbaglio. Non bisognerebbe mai perdere la buona abitudine di credere a dieci cose impossibili prima di colazione, credervi fermamente. E le parole cambiano il nostro mondo, non solo interiore”, mi conferma Alice, versandomi dell’ottimo the verde, proseguendo poi il suo racconto.

“Incredibile bere il the in quel posto, insieme al Cappellaio Matto e alla Lepre Marzolina. Ti rendi conto che le convenzioni sociali sono solo fine a se stesse, mentre il linguaggio si distrugge nel gioco delle non strutture”, sussurra l’anziana ma sempre dolce signora.

Un gattino s’avvicina di soppiatto, Alice lo prende in braccio e inizia a coccolarlo, improvvisamente inizia a svanire, un pezzo alla volta, fino a rimanere solo la testolina sorridente e sorniona, che inizia a canticchiare un motivetto che non riesco a comprendere.

“Perdona il Gatto del Cheshire, mi ha aiutata a ritrovare la strada di casa, ma non ha voluto sentire ragioni nel seguirmi, si diverte un mondo a stare qui, a gironzolare tra gli alberi e a giocare con i bambini, i miei nipotini lo adorano. E pensa, non è la sola creatura strana che è venuta con me. Vedi quella bellissima farfalla sul mio fiore alla finestra? In origine era un bruco che fumava un narghilè e che non aveva mai visto una bambina, non riuscivamo a capirci, perchè il suo mondo simbolico non era come il mio, semplice e scontato”, risponde Alice, mentre distrattamente allungo una mano sul tavolo, toccando un mazzo di carte da gioco.

“Fai attenzione, potresti svegliare la Regina di Cuori, che ha la pessima abitudine, poiché troppo viziata, di ordinare il taglio della testa per ogni sciocchezza e mandare il suo esercito di carte da gioco a prendere il malcapitato. Però è relativamente facile scombinarle, come puoi pensare”, risponde Alice, sbadigliando.

Deduco che è stanca, quindi mi congedo da lei, accompagnato alla porta con tutti gli onori.

Sulla soglia, la mia attenzione è catturata da un bellissimo specchio, che riflette una mia immagine strana, quasi volesse strizzarmi l’occhio da sola.

Allungo la mano e… ma questa è un’altra storia.

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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