Smontare la radio, andare a scuola

Rileggendo «Contact» di Carl Sagan: prima parte (*)

contact-copert

«Ellie con aria colpevole si infilò nello sgabuzzino. La vecchia radio Motorola si trovava sulla mensola proprio come ricordava. […] Sul retro spiccavano le parole “Pericolo, non rimuovere”. Ma sapeva che se la spina non fosse stata inserita nella presa non ci sarebbe stato alcun rischio. […] Rimosse le viti e mise allo scoperto l’interno dell’apparecchio. Come aveva sospettato non c’erano orchestre di lillipuziani e annunciatori in miniatura […] invece vi si trovavano bei tubi di vetro che richiamavano un po’ alla mente le lampadine […] Collegò l’apparecchio […] Una valvola non si accendeva. Staccò la spina ed esaminò attentamente il tubo che non voleva funzionare togliendolo dal suo ricettacolo. C’era un pezzetto di metallo quadrato all’interno, attaccato a fili sottili. L’elettricità passa lungo i fili, pensò vagamente. Ma prima deve entrare nella valvola. Uno dei rebbi sembrava storto e lei riuscì a raddrizzarlo dopo aver armeggiato un po’. Reinserendo la valvola e collegando nuovamente l’apparecchio, fu felicissima di vedere che cominciava a risplendere. […]

Mentre lasciava lo stanzino, con il fiato corto, si scontrò con la madre.

E’ tutto a posto Ellie?”.

Sì mammina”.

Ostentava un’aria indifferente ma aveva il cuore in tumulto […] Tutte quelle valvole erano davvero necessarie? Che cosa sarebbe accaduto se fossero state rimosse una alla volta? Come arrivano nella radio le musiche e le voci?».

Qualche anno dopo (pagg 15-16).

«In settima stavano studiando il pi-greco. […] a casa Ellie prese il coperchio di un vasetto di maionese, lo avvolse con una cordicella, ridistese la cordicella e con una riga misurò la circonferenza del cerchio. Fece lo stesso con il diametro e con una lunga operazione divise il primo numero per l’altro. Ottenne 3,21. Sembrò abbastanza semplice.

L’indomani l’insegnante, signor Weisbrod, disse che il pi-greco era approssimativamente 22:7 ossia 3,1416. Ma in realtà, se si voleva essere esatti, era un decimale che continuava all’infinito senza ripetere la sequenza di numeri. All’infinito, pensò Ellie. Alzò la mano.

[…] “Come fa uno a sapere che i decimali proseguono per sempre?”.

Perché è così” disse l’uomo con una certa asprezza.

Ma perché? Come lo sa? Come è possibile calcolare i decimali illimitatamente?”.

Signorina questa è una domanda sciocca. Lei sta facendo perdere tempo alla classe”.

[…] Dopo la scuola si diresse alla biblioteca […]. Per quanto poteva capire da ciò che lesse la sua domanda non era poi così sciocca.

(*) Sto rileggendo, con crescente entusiasmo «Contact» (del 1985, pubblicato in italiano l’anno dopo; da qui, cioè dalla traduzione di Fabrizio Ascari, traggo tutte le citazioni) e avevo preparato queste tre piccole puntate di ec-citazioni ma siccome la blottega è sempre stra-piena non sapevo dove/quando postarle. Giunge opportuno (si fa per dire) la febbrona di Mauro Antonio Miglieruolo che lascia scoperta gran parte del suo mercoledì: di certo lui non me ne vorrà se lo rimpiazzo con Carl Sagan e anzi queste pagine lo aiuteranno a guarire più in fretta. Foooooorse vi chiederete perché ho scelto queste tre ec-citazioni parallele invece del nucleo centrale del romanzo? Beh uno dei motivi spero sia chiaro: così magari vi vien voglia di leggerlo o rileggerlo. Pochi giorni fa mi diceva Sergio che ha visto pochi bei film di fantascienza e che uno era «Contatc» (di Zemickis con una grande Jodie Foster); concordavo con lui e l’ho stupito dicendogli che il romanzo è ancora più bello. [db]

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • Andrea ET Bernagozzi

    Il romanzo è MOLTO più bello del film. Benché la sceneggiatura sia stata in parte elaborata con lo stesso Sagan e quella definitiva sia stata approvata dalla famiglia dopo la scomparsa dello scienziato, a mio parere certe scelte sono un tradimento dello spirito e dei contenuti del libro. ATTENZIONE SPOILER !!! Chi non ha letto il romanzo non vada oltre. Per chi l’ha letto e/o riletto, il fil rouge dell’opera è la ricerca del Contatto, quello con la ‘C’ maiuscola, con gli alieni ma anche con i terrestri. In particolare per la protagonista con sua madre, cui non ha perdonato le seconde nozze con chi considera un usurpatore del ruolo del padre. Con la morte della madre, alla fine del libro, paradossalmente finalmente la figlia, che pure ha già viaggiato verso le stelle, entra in contatto anche con lei. Nel film la madre è morta prima dell’inizio della storia, che comincia con la morte del padre. In altre parole, un elemento portante (termine tipico delle trasmissioni radio) della storia è stravolto e cancellato… Non sembri pignoleria da fan nerd, è che cambia totalmente la prospettiva del racconto!

  • Un bellissimo articolo… l’inciso coglie l’inizio di una passione e diventa leggenda se riletto dopo aver conosciuto il finale.

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