Su «I giardini della delizia» di Ian Watson

Hieronymus Bosch era uno scri(pi)ttore di fantascienza. Elementare Watson ma grazie per avercelo ricordato. Ora si può ricominciare da capo.

Tu lettrice o lettore (d’ora in poi lett*) hai intravisto un libro intitolato «I giardini della delizia» di Ian Watson: 256 pagine per 27 euri. Concepito negli anni ’80, poi riveduto nel 2007, ora – o meglio l’anno scorso – viene tradotto da Elena Albertini per l’edizione Elara (già Perseo libri) nella “Biblioteca di nova sf” dove sono usciti una trentina di titoli variamente interessanti, fra ristampe e inediti. Tu lett* hai notato che in questa collana c’è qualche mostro sacro come Jack Williamson o Henry Kuttner; uh, addirittura «I ribelli dei 50 soli» di Van Vogt; roba facilon-avventurosa (Edmond Hamilton o Francis Carsac); un papà della fantascienza italiana (Lino Aldani); l’osannato Bruce Sterling (c’è chi lo adora; ma quel tipo del blog – si chiama db? – per nulla); quella Tanith Lee invece era una grande promessa… mancata; toh Brian Aldiss, Renato Pestriniero, Christopher Priest; un paio di nomi non li conosci.

Sì lett* va bene controllare che collana è, ma tu devi decidere se ti attira questo «I giardini della delizia»; se puoi rischiare 27 euri in tempi di pianto greco…

Quando hai visto Watson, lett* non ti è scattata una particolare lampadina (o troppe, che fa lo stesso). Ma quel titolo poffarbacco ti ricorda qualcosa. Mumble-mumble. Ah sì certo, Jeronimus (o era Hieronymus? poi controllerai) Bosch.

Che sballo i suoi «Giardini» (o era uno solo?): a scuola la pagina più interessante nel libro d’arte. Un’immaginazione così prima di lui non si era vista… Strano che non lo abbiano bruciato. O forse sì? Bah, poi verificherai. Pittura fantascientifica o psichedelica; a confronto Dalì era un copista madonnaro, Jackson Pollock uno specchietto retrovisore con ambizioni da Polaroid. Così tu lett* decidi che il libro ti incuriosisce.

Sin qui lett* hai ragionato come me.

Vediamo se adesso si continua ad andare d’accordo.

Punto per punto.

1 – Sostiene db che già dalle prime pagine è evidentissima una forte presenza di Bosch; tu lett* sei d’accordo? Si arriva preparati al solito sapientone che (a pag 27) elenca «amanti nudi, uccelli, frutti giganti, i grandi pesci di terra», insomma annuncia che quel pianeta dove sono scesi (precipitati a esser più precisi) è il quadro di Bosch o quantomeno il pannello centrale? E un po’ del seguito – ricordando il trittico – si intuisce?

2 – Sostiene db che da qui in poi non si deve raccontare cosa accade; tu lett* come la vedi? Fammi sapere.

3 – Sostiene db, con una certa decisione, che se avete problemi con la merda questa vicenda non è adatta a voi. Lett* concordi?

4 – Sostiene db che la cascata watsoniana di idee (religiose e non solo) è piacevole quanto intelligente e sorprendente ma che se questo Niagara fosse arrivato da Philip Dick (o da Robert Sawyer) invece che da Ian Watson la narrazione sarebbe stata accessibile dall’inizio alla fine. Sei dello stesso parere lett* o dissenti? O prendi tempo per farti passare il mal di testa?

5 – Sostiene db che comunque questo Watson è da tenere d’occhio. Tu lett* controlla pure: mentre lo dice (db) non ha le gambe o le dita incrociate.

6 – Sostiene invece Severo De Pignolis (è il tipo che abita sotto una delle ascelle di db; nome e cognome definiscono bene il soggetto) che l’epilogo è una post-fazione.

7 – Sostiene d’altro canto l’ornitorinco (abita sotto l’altra ascella di db) che potrebbe innamorarsi di chi scrive «la direzione scorretta è quella saggia» oppure il lungo «dialogo tra sé e sè» verso la fine; che pochi avevano osato mettere tanta merda concreta (vedi punto 3) in così poche pagine; che le «uova radio» gli piacciono assai e ora si informerà su questo Magidoff. Tu lett* la vedi allo stesso modo o sospetti che l’ornitorinco sia una invenzione di Bosch-Watson?

8 – Sostiene lo stesso Watson (o chi per lui) che «il credere è la cornice di ogni pensiero o azione. Credere in qualcosa, persino in nulla. Il credere è l’aria che respiriamo o non saremmo vivi».

9 – Sostiene la scimmia battente (sì quella famosa, e spesso citata nel romanzo, che schiacciando per millenni a caso i tasti prima o poi scriverà «Amleto») che in effetti è andata così: Watson (o forse Bosch?) digita oggi e digita domani a occhi chiusi ce l’ha fatta e «I giardini della delizia» ne è la scimmiesca conferma.

10 – Sostiene db che la fissazione del decalogo è una bambinata e dunque arriverà sino a undici (11, XI o come vi va).

11 – Per finire db ringrazia (Pereira questo lo faceva?) il gentile amico che gli ha regalato questo libro e sostiene (rieccolo) che non finisce qui. E infatti sostiene Carl Gustav Jung ma soprattutto sostiene Ludwig Boltzmann…. però queste sono storie buone per un altro  pianeta-martedì.

Redazione
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4 commenti

  • Di Watson, che è venuto un paio di volte in Italia alle convention sf, ed è un personaggio spiritosissimo godibilissimo, ho letto alcune storie brevi di pura sf assolutamente formidabili, originalissime. Non so come se la cava con i romanzi.

  • Sto arrancando nella lettura de “La vita inaspettata” di Telmo Pievani e se lo conoscessi gli chiederei da quale “contingenza” (somma causale di eventi casuali) Hieronimus (in arte Bosch) ha immaginato e assemblato non solo il “Giardino delle delizie” (visto 32 anni anni fa al Prado …ne conservo ancora l’emozione) ma anche le varie “tentazioni di S.Antonio”..

    Si accettano proposte, anche fungine visto che Hieronimus pare non si sia mosso dal suo paesello.

    Giorgio

    PS potremmo forse inquadrarlo i quei fenomeni descritti nel 1976 da Julian Jaynes nel suo tomo “Il crollo della mente bicamerale” … testo di cui non ho più avuto occasione di trovare commenti
    http://it.wikipedia.org/wiki/Il_crollo_della_mente_bicamerale_e_l'origine_della_coscienza

  • A me di Watson me piacque molto, tantissimi anni fa, “il libro del fiume” (Urania 1036, pubblicato nel 1986), principalmente per la sua vena avventurosa e fantasy, mentre gli altri due capitoli della trilogia (Il libro delle stelle e il libro delle creature) andavano un po’ in calando. Anche “La doppia faccia degli UFO” (Urania 781, del 79) conteneva belle idee. In effetti, rileggendolo ora, noto che la narrazione non è sempre tenuta su livelli altissimi. Però le idee ci sono eccome. Cito dalla quarta di copertina: “il più interessante, anzi il solo scrittore di idee della fantascienza inglese” (J.G. Ballard). Urka!
    Vi

  • Io adoro Bruce Sterling! Ma voglio bene a db, anche. Il bello della fantascienza è (non solo, ma anche) saper apprezzare le divergenze!

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