Bolivia: il ritorno del golpismo

A seguito dello spostamento della data del Censo de Población y Vivienda,l’ultradestra ha promosso tre settimane di sciopero ad oltranza con epicentro il dipartimento di Santa Cruz per destabilizzare il governo di Luis Arce e rivendicare il separatismo dell’Oriente boliviano utilizzando la violenza delle squadracce paramilitari dell’ Unión Juvenil Cruceñista. di David Lifodi

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La Bolivia che verrà

«Abbiamo recuperato la democrazia e la speranza» sono state le prime parole pronunciate da Luis Arce dopo la sua elezione. Il Movimiento al Socialismo dovrà guardarsi dalle manovre di destabilizzazione della destra, tutt’altro che terminate, ma proseguire sulla strada del rinnovamento e dell’apertura ai movimenti sociali senza tentativi di cooptazione come accaduto negli ultimi anni: queremos volver mejores. di David

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Bolivia: perché adesso a sinistra tacciono?

Il duro atto d’accusa di Itzamná Ollantay – nei confronti di indianisti, indigenisti, ambientalisti e femministe, di coloro insomma che, da sinistra, criticavano Evo Morales quando era a Palacio Quemado, senza peraltro preferire i golpisti (come è ovvio) – farà sicuramente discutere. A pochi giorni dalle presidenziali che, ci auguriamo, possano sancire la vittoria di Luis Arce e del Mas, il

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La Bolivia laboratorio della contrainsurgencia

La presidenta Jeanine Añez concede le elezioni presidenziali il prossimo 6 settembre, ma il governo confida nella strategia della tensione e nell’emergenza sanitaria (gestita malissimo) per frenare Luis Arce, il candidato del Mas avanti nei sondaggi. L’estrema destra boliviana, divisa e rissosa al pari di quella venezuelana, guarda proprio al golpismo antibolivariano e al duqueuribismo colombiano per scongiurare il ritorno

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