Rompere il silenzio sul passato coloniale italiano

Dal 15 al 18 maggio 2025, una delegazione della società civile italiana si recherà a Ustica per rendere omaggio alle vittime della deportazione coloniale italiana. Un viaggio nella storia rimossa, per restituire voce, dignità e memoria ai deportati libici e per reclamare una Giornata del ricordo delle vittime del colonialismo italiano di Daniela Galiè (*) Nel cuore del Mediterraneo, sull’isola di

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ricordo di Daniele Del Giudice

così scriveva Italo Calvino: «il giovane ha fatto la sua scelta: cercherà di rappresentare le persone e le cose sulla pagina, non perché l’opera conta di più della vita, ma perché solo dedicando tutta la propria attenzione all’oggetto, in un’appassionata relazione col mondo delle cose, potrà definire in negativo il nocciolo irriducibile della soggettività, cioè sé stesso»

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Filippo Abignente, deportato dimenticato

di Mauro Sonzini Raccontare le storie della deportazione è difficile perché talora non ci s’immagina dove prendano avvio né quando e dove si concludano. Inoltre spesso s’avvitano su se stesse fino al punto da distorcere gli assunti da cui s’è partiti. Più che asserire, è dunque utile conoscere. Serve pazienza. Prima ancora umiltà. Questa storia nasce ben prima della deportazione.

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Su nei cieli: dèi, aerei, bombe, inganni

La rubrica settimanale (con brevi testi e fotomontaggi) di Chief Joseph: 105esimo appuntamento   Giuliana Cavazza, figlia di una delle vittime della strage di Ustica, ha chiesto l’accesso ai documenti relativi alle operazioni svolte in quel periodo dai servizi segreti italiani in Medio Oriente e in particolare dal colonnello Stefano Giovannone, capocentro dell’intelligence italiana in Libano dal 1973 al 1982.

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