Temporaneamente reclusi per Covid

Nella puntata 183 di «Ci manca(va) un Venerdì» proviamo a chiederci con Fabrizio «Astrofilosofo» Melodia chi è in gabbia, come, perchè e per quanto.


«C’è una cosa che in prigione s’impara: mai pensare al momento della liberazione, altrimenti c’è da spaccarsi la testa nel muro. Pensare all’oggi, al domani, tutt’al più alla partita di calcio del sabato; mai più in là. Prendere il giorno come viene» riflette lo scrittore statunitense John Steinbeck nel suo celebre romanzo «
Furore».
Isolamento, solitudine, punizione: tutto questo evoca la parola carcere. C’è chi ci sta pensando nei giorni delle “zone rosse” da dpcm … Ma è ben diverso essere in gabbia per un crimine (vero o presunto) o per questioni di salute personale e collettiva.
Se però la nostra abitazione diventa prigione, senza neppure vedere i propri cari, almeno un po’ diventa inevitabile sentirsi in gabbia.

Chissà poi se sicurezza e buon senso vanno ancora d’accordo in un mondo dove molte persone negano persino l’evidenza pensando a complotti interplanetari dei soliti rettiliani o dei “sette savi” che governano la terra piatta.

In ogni caso anche se non è “fine pena mai” in questi tempi covidiani la solitudine è eclatante. A volte può generare anche qualche effetto collaterale positivo: rivalutare i valori perduti a esempio. E così sembra che tante persone invochino più socialità, meno egoismo, più attenzione al prossimo e al mondo. Ho detto “sembra”. Da soli o in compagnia infatti il mostro è spesso vicino a noi, dentro di noi … anche a giudicare dai numerosi aumenti delle violenze domestiche. E non servono specchi di legno per tenerlo distante.
In questo periodo natalizio – e forse dopo – quando siamo (almeno un po’) reclusi effettivamente quello che fa notare Steinbeck è sacrosanto: non pensare al giorno della liberazione. Il pensiero fisso crea un ristagno e un circolo ricorsivo che annientano l’individuo un poco alla volta, fino alla paranoia.
Forse poche fra le persone “temporaneamente recluse per Covid” hanno le idee chiare su chi si trova nei veri luoghi di detenzione. Lo scrittore statunitense Eddie Bunker, ex carcerato, ha scritto: «La questione non è se la prigione può aiutare, né se la sua condanna possa servire da deterrente per qualcun altro. Il punto fondamentale è quello di proteggere la società».

D’altro canto un “grande americano” ci ammoniva: «Sotto un governo che imprigiona chiunque ingiustamente, il vero posto per un uomo giusto è la prigione». Il filosofo Henry David Thoreau la vedeva lunga: troppo spesso si rinuncia passivamente alla libertà in nome di una sicurezza che protegge lo status quo ma conferma le ingiustizie sociali. Ammesso poi che esistano innocenti sotto questo cielo.
«Dove si sta contro voglia è davvero una prigione» ricorda vail filosofo greco Epitteto, l’essere umano non è fatto per stare rinchiuso. Aggiungeva Aristotele che «l’uomo è un animale sociale», l’istinto alla comunità in noi è un bisogno primario. E secondo Aldo Capitini, la vera necessità è «Non isolarsi, non cercare di affrontare e risolvere i problemi importanti da soli; da isolati non si risolvono che questioni di igiene, di salute personale e, se mai, di benessere a un livello angusto».

In questo periodo oggettivamente duro per favore non dite “stiamo peggio che in galera”: essere a domicilio coatto per settimane (o magari mesi) è diverso dall’avere un ergastolo. E passare un Natale triste è ben differente dalla condizione di chi vive in un permanente inferno interiore, fatto di mura (mentali) da cui nessuno può toglierlo: quella forse è la prigione peggiore.

Nell’immagine «Prigionieri in tondo» (1890) di Vincent Van Gogh.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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