Tragedie e scodinzolii

«I falconi della settimana», undicesimo appuntamento – Pensieri di libertà in libertà con Sergio Falcone

Se questo è il socialismo, ne faccio volentieri a meno. Mi tornano alla mente le parole di Elsa Morante, quelle del Piccolo manifesto dei comunisti (senza classe e senza partito): «Il disonore dell’uomo è il Potere».

 

Fra gli orrori di cui la storia del Novecento è stata prodiga, pochi sono paragonabili alla condizione dei besprizornye, come venivano chiamati nella Russia post-rivoluzionaria gli innumerevoli bambini e ragazzini rimasti orfani in seguito alla guerra, alla guerra civile o alla carestia. Stimati fra i sei e i sette milioni nel 1922, sporchi, vestiti di stracci, vagavano da soli o in gruppi per le città e le campagne in cerca di cibo, spostandosi nel Paese aggrappati alle balestre sotto i vagoni dei treni, trovando riparo dal gelo negli scantinati delle stazioni o dentro i cassonetti, spinti dalla fame a un crescendo di aggressività e violenza che arrivava fino al cannibalismo. Né potevano offrire un’alternativa a quella vita gli orfanotrofi pubblici: strutture, in tutto simili ai lager dove bambini scheletrici giacevano ammassati in condizioni spaventose. E se negli anni Venti il problema viene studiato sul piano sociale, politico, giudiziario, psicologico ed educativo, in seguito saranno imposti il silenzio e la censura da parte di uno Stato che non può certo ammettere un simile sfacelo nel “paradiso” della società sovietica. Negli ultimi trent’anni il fenomeno è tornato oggetto di analisi e rigorose ricerche storiche. Ma solo Luciano Mecacci è riuscito, grazie a testimonianze dirette e documenti dell’epoca spesso trascurati, a offrirne una ricostruzione completa anche dall’interno, calandosi – e calandoci – nell’abisso umano dei protagonisti di vicende che possono sembrare, oggi, semplicemente inverosimili.

Al bar di Via Orvieto, dove pranzo oramai d’abitudine, il giovane conduttore animatore ideatore, anfetaminico, di Propaganda live. Fece un film sul locale mercato rionale.

Francamente, non mi appassiona e non mi interessa. E non mi metto a scodinzolare, come altri fanno.

Non transigo.

Preferisco inviare notizie, considerazioni, collaborare coi miei tre amici, tre di numero contati.

Non avrò mai in simpatia i personaggi che strombazzano sui media. Soprattutto se si dicono di sinistra.

 

Redazione
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