Triggers

Tre recensioni (in una) a «Psico-attentato» di Robert Sawyer

Questa recensione potrebbe cominciare così: Marzo ricco dalle parti di Urania: un nuovo Robert Sawyer, poi la riproposta di James Tiptree jr (alias Alice Sheldon). Per aprile si annunciano due buone ristampe («La notte del bombardiere» di Serge Brussolo e lo stra-vecchio «L’ultima spiaggia» con una memorabile bottiglietta di Coca-Cola protagonista, se la memoria non mi tradisce). E a proposito di tradimenti dico subito che Sawyer non tradisce: «Psico-attentato» è assai bello, anche se non fra i suoi migliori…

psico-attentato

O potrebbe iniziare così. «I pregiudizi (anche quelli positivi, è ovvio) sono difficili da vincere. Così di fronte a «Psico-attentato» – in edicola per tutto marzo – il mio innamoramento per i libri di Robert Sawyer mi ha messo nell’atteggiamento classico di: “voglio un altro capolavoro” (amore totale) altrimenti è “una schifezza” (Robert, mi hai tradito: sei salito sul Cervino invece che sull’Everest). Invece il rasoio di Om – anzi l’anti-rasoio di Occam, da me inventato stamattina – recita «In mezzo fra Paradisi e Inferni uhhhh quanta robbba c’è»…

triggersSawyer

Ma potrebbe anche iniziare così. Se la regola base del recensore intrigofilo (almeno in codesta bottega) è “accennare la trama senza svelar troppo” – per rispetto di chi legge – allora con «Psico-attentato» io sono nei guai: non dovrei scrivere un rigo. In effetti la quarta di copertina dell’Urania 1616 (264 pagine per 4.90 euri; traduzione di Marcello Jatosti) dice pochissimo ma anche quel quasi nulla è troppo. Avessi avuto io l’arduo compito me la sarei svicolata con qualcosa tipo: «un’altra tappa dei fanta-presidenti Usa all’altezza di Pohl, Dick ecc» (per altri riferimenti si veda il capitolo finale del libro «Di futuri ce n’è tanti» che ho scritto con Riccardo Mancini; ma questo lo dico solo a chi passa in “bottega”). E mo’ che faccio? Di che parlo?…

RobertSawyer

Tutte e tre le recensioni poi potrebbero continuare così. Il titolo italiano è proprio sbagliato – non c’è alcun «psico-attentato» – anzi fuorviante. Fa cacare. Intrigante invece il titolo originale cioè «Tiggers» perché, a quel che capisco (db no speak english) ha un ampio spettro di significati – inneschi, cause scatenanti, grilletti, interruttori – e tutti trovano un riscontro nella trama (che ahimè non posso svelare, neppure accennare).

Non potendo svelare la trama mi limiterò a “ccc”: cenni, citazioni, connessioni.

Buffo. Nelle prime pagine «la bestia» non è la «valigetta nucleare» o «la politica Usa» (o magari il terrorismo) ma «la Limousine del presidente».

Non sono certo un esperto dei meccanismi mnemonici ma per quel poco che ho studiato il cervello umano il romanzo è ben costruito anche nella parte scientifica, compreso questo punto: «chi ha una preparazione scientifica considera infondato qualsiasi discorso sulla telepatia; il cervello non emette nulla che possa essere letto a distanza» (vedi pagina 82 con le relative obiezioni respinte). Ma allora l’idea della «gestalt», di «e pluribus unum» – distico del libro (*) – eccetera? Allora quella è fantascienza. Ah già.

Forse ci serve un Einstein anche dentro questa vicenda (pagina 85 e non solo).

L’idea che «il presidente degli Usa» – o qualunque potente della Terra, aggiungo io – d’improvviso si possa calare «nei panni del soldato semplice» (o di un operaia/o, dei senzatetto, di una prostituta, aggiungo io) e «condividerne il fardello» è stupenda: se fosse possibile dovrebbe essere obbligatorio. Una mia vecchi amica proponeva che chi viene eletto a cariche importanti dovesse ogni anno, sotto controllo della società civile, affrontare la «settimana di Giobbe»: un giorno in carrozzina per capire cosa sono davvero le barriere architettoniche; altre 24 ore mangiando e dormendo a Caritas e simili; un giorno da immigrata/o per rinnovare il permesso di soggiorno; poi 24 ore per verificare quant’è bello (così cianciano certi cantori del progresso) portare le pizze con il motorino; un altro giorno in una cella; ancora 24 ore… Almeno 7 giorni l’anno. Per capire il mondo reale.

Poco so della «sindrome di Asperger»: Sawyer mi ha ulteriormente incuriosito. E ignoravo anche i legami fra kirpan e nonviolenza (tutto attaccato cioè nell’accezione gandhiana).

Quando finalmente (pagina 253) ho saputo l’orribile scelta che gli Usa stanno per realizzare… il mio stupore è stato quasi zero. Davvero il saggio Sawyer trova che sarebbe una “novità” nella politica estera dell’impero? Mi pareva più “sgamato” come si dice a Roma. E da vicino “povero degli Stati Uniti – è canadese – nei suoi libri precedenti mi era sembrato più lucidamente cattivo, quasi cattivissimo.

Il finale del romanzo è convulso; «psichedelico» si sarebbe detto un tempo. Forse inevitabile visto il mooooooolto che accade ma io avrei desiderato qualche pagina in più. Come dite? Sono incontentabile? Sì.

Bella la riscrittura – nell’epilogo – di una celebre frase di Darwin: come sempre il mio amato Sawyer si apre alla speranza, alle possibilità positive senza cadere in quel fastidioso ottimismo da zucchero filato.

In certi punti questo «Triggers» (quasi mi rifiuto di chiamarlo «Psico-attentato») richiama alla mente un altro romanzo di Sawyer e uno di Philip Dick: ma se non posso svelarvi la trama… beh dovrò tacere anche questi parallelismi.

In definitiva confermo: un bel romanzo, molto superiore alla media… però Sawyer ha fatto di meglio e per questo lo amo.

(*) Non è il distico in verità ma adesso mi sfugge come si chiama la citazione in apertura di un libro: chi mi aiuta? (db) PS – l’aiuto arrivò: si chiama esergo.

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • Andrea ET Bernagozzi

    Caro dibbì,

    grazie per la recensione. Seguono alcuni commenti, spero graditi.

    – Anche Pohl, Dick e compagnia che tu citi ci hanno abituato a opere realizzate forse con più mestiere che ispirazione. Sono analoghi alle tracce che si aggiungono agli almbun musicali (stavo per scrivere LP, figurati…) per raggiungere una durata accettabile sul mercato. Anche grandi artisti hanno tanti riempitivi sulla coscienza. E questo è il punto: quando sei un artista e hai intrinseco rispetto della tua dignità di autore che è automaticamente rispetto della nostra dignità di lettori (o ascoltatori nel caso della musica, per esempio), anche l’opera di mestiere è comunque godibile, che è il primo requisito, diciamo così, di ordine commerciale, e ti lascia sempre e comunque qualcosa. Mi pare sia il caso di Triggers, esattamente nella tradizione di Pohl, Dick e compagnia. Non mi pare poco!

    – Non distico, ma esergo. Dotta disquisizione sul termine, che ha storia lunga e curiosa, sul sito dell’Accademia della Crusca a questo indirizzo web. Uhm, sito web, WWW, perché parlando di Sawyer mi viene in mente?

    – Scrivo dalla Valle d’Aosta e quindi parlo a ragion veduta: LASCIA STARE IL CERVINO. Lo citi proprio adesso che ci sono le grandi celebrazioni per i 150 anni della prima scalata alla cima… Te lo suggerisco per la tua salute. Come ricercatore dell’Osservatorio Astronomico proprio qui in Vallée ho fatto alcuni commenti sull’illuminazione notturna del più iconico tra i 40000 valdostani con giganteschi fari per celebrare l’impresa, “così che anche i passeggeri degli aeroplani lo possano vedere”. Che immagino sia proprio l’esigenza dei passeggeri. Apriti cielo! E parlando di inquinamento luminoso l’espressione è pertinente. L’hanno fatto e io ho imparato a stare zitto. Non aggiungo altro 😉

    Ah sì, qualcosa aggiungo: grazie per la recensione!

    Ciao, Andrea

    • Andrea ET Bernagozzi

      Volevo scrivere “album” e ho coniato un termine, “almbun”, probabilmente comprensibile a un abitante di Atlantide. Credo che il senso del commento sia ugualmente chiaro, almeno spero. Scusate il refuso, scrivo in doretta, pardon in diretta e non ho controllato. Sempre rileggere!

    • Daniele Barbieri

      esergo, maledizione: era esergo
      giù le zamnpe dal Cervino? d’accordo
      e GRAZIE per tutto il resto… (refusi inclusi) e grazie anche per il pesce se posso citare Douglas Adams
      PS
      una piccola spiegazione per chi non ha capito la battuta sul WWW: è il titolo di una bellissima trilogia di Sawyer… Difficile da trovare, perchè uscita in edicola, ma provateci. Ne godrete.

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