Ubaldo: quella sigaretta!

di Vito Totire

Il comune di Mesagne ha adottato come logo per una manifestazione un ritratto di Ubaldo Lay con cravatta e sigaretta accesa.

Il tabagismo secondo l’OMS causa 8 milioni di morti l’anno sul pianeta. Risulta che la distribuzione della mortalità sia su base sociale (i più poveri) ed etnica (popolazioni asiatiche con particolari caratteristiche metaboliche, cioè acetilazione lenta). Gravi i dati che riguardano la crescita del fumo nei giovani e nelle donne negli ultimi decenni.

Le multinazionali del tabacco cercano disperatamente di mantenere i loro profitti inventando sigarette elettroniche e nuove tecnologie. Per esempio il tabacco non bruciato ma riscaldato che avrebbe un «impatto sanitario potenzialmente ridotto»; terminologia subdola e pericolosa… si cerca cioè di ipnotizzare la opinione pubblica con definizioni fuorvianti mentre occorrerebbe dire: il tabacco che non brucia farà (forse) meno morti di quello che brucia! Sette milioni invece di otto? Non si sa.

Non riteniamo utile una strategia proibizionista e tantomeno punitiva nei confronti degli sfortunati fumatori. In corso di epidemia il governo ha omesso di affrontare la questione del fumo come fattore facilitante dell’attecchimento del contagio e della sua peggiore progressione clinica nei fumatori. Nientemeno il responsabile Covid di Bari ha sostenuto pubblicamente che il virus preferisca aggredire il polmone sano e non quello del fumatore. In verità (come riferisce Marsilio Ficino) già nel ‘500 qualcuno proponeva di fumare per prevenire la peste…

Altri paesi – come il Sudafrica – hanno vietato la vendita di sigarette: approccio che non condividiamo (memori delle ricostruzioni storiche del grande medico e storico Giancarlo Arnao sul proibizionismo). Un razionamento sarebbe stato possibile e utile: non un ingestibile divieto ma una riduzione della fornitura per diminuire dipendenza e danno;

Torniamo a Mesagne; per eradicare la mala pianta del tabagismo (progetto a cui sono insensibili solo i produttori di merci mortifere nonché il ceto politico pronto ad accreditare false alternative come il tabacco che non brucia) occorre un grande impegno collettivo. Come Mesagne usa una immagine evitabile anche l’aeroporto di Catania esibisce in permanenza una foto di Pirandello che fuma …

Sono immagini che producono danni? Gli esperti della comunicazione non sono del tutto unanimi ma la grande maggioranza pare orientata a rispondere positivamente alla domanda. Bisognerebbe poi vedere se e quanti di essi sono in conflitto di interessi; possiamo però dire che, in particolare per il cinema e lo spettacolo, le valutazioni sulle immagini di fumatori sono generalmente negative.

Anche l’elettroencefalogramma delle istituzioni non è proprio piatto; nei lontani anni ottanta, su nostra istanza, il comune di Bologna chiese scusa per un manifesto che ritraeva Vittorio Gasmann con una sigaretta accesa. Il Comune disse: «non succederà più». Speriamo succeda anche a Mesagne dove è stato coinvolto Ubaldo Lay, un personaggio simpatico. Fu la voce degli alleati nel 1943, dunque in senso lato “uno dei nostri” nel senso dell’ampio fronte antinazifascista; simpatico in generale con il suo impermeabile bianco e la sua astuzia investigativa quando interpretò in tv il tenente Sheridan. Ma ci viene un dubbio: morto a 67 anni, ci sarà un nesso fra decesso prematuro e fumo di sigaretta?

A ogni modo ci sono tante sue immagini: perché usarne proprio una che sdogana come “normale” il fumo di sigaretta?

Conoscevamo certi eventi accaduti a Mesagne (una madonna piangente) che rimandano alla idea di un luogo ricco dal punto di vista antropologico e psicosociale; con una popolazione creativa e sensibile tipica della cultura mediterranea.Non sapevamo invece che Mesagne facesse parte del circuito «OMS città sane». Davvero? In questo caso la gaffe “sigaretta” è doppia.

Ci aspettiamo , dal sindaco e da chi ha scelto l’immagine, un’autocritica o quantomeno una dichiarazione di impegno per il futuro.

(*) Vito Totire, medico del lavoro e psichiatra, è portavoce della Rete per l’ecologia sociale

 

La Bottega del Barbieri

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