Un disoccupato ogni 4 persone in Italia

di Gianluca Cicinelli

Un disoccupato ogni quattro persone. Il conto presentato dalla rielaborazione delle stime fornite dalla Bce mostra una situazione occupazionale molto più drammatica delle cifre ufficiali. Accanto ai 2,5 milioni di disoccupati ufficiali in cerca di lavoro infatti vanno aggiunti i 3 milioni di persone espulse dal lavoro che non stanno cercando una nuova collocazione. Parliamo del 22% di disoccupati in Italia, che salgono al 25% se ci aggiungiamo i cassintegrati stabili. In sostanza per ogni attività produttiva, dalle fabbriche agli uffici ai negozi agli alberghi, un lavoratore su quattro non riesce a reinserirsi nel circuito dell’autonomia economica per sopravvivere. Tenendo il conto sempre sulle stime rielaborate e non su quelle ufficiali, molto più basse, il passaggio è dal 20% immediatamente precedente la pandemia da covid al 25% attuale.

Sono numeri che giustificano uno scontento sociale sempre più diffuso ma finora tutto sommato contenuto. Invece le statistiche ufficiali prese tramite i dati provvisori dell’Istat, evidenziano come rispetto a febbraio, nel mese di marzo 2021 si sia registrata una crescita degli occupati, a fronte di una diminuzione di disoccupati e inattivi. La crescita dell’occupazione è dello 0,2%, circa 34 mila persone, e coinvolge gli uomini, i contratti a termine, la categoria degli autonomi e tutte le età tranne il blocco dai 35 ai 49 anni. Perdono lavoro le donne e i dipendenti con contratti fissi. La nuova tendenza però mostra un preoccupante aumento di chi una volta perso non cerca più il lavoro, 19 mila persone in più soltanto nei mesi tra febbraio e marzo di quest’anno, lo 0,8%, un aumento che coinvolge soprattutto le donne e i giovani tra i 15 e 24 anni. Tra i giovani il tasso di disoccupazione è salito al 33%, cioè un giovane su tre è disoccupato.

Il fenomeno da tenere sotto controllo è dunque quello di chi una volta espulso dal lavoro non prova nemmeno più a rientrare nel circuito. I dati tra il primo trimestre 2020 e il primo trimestre 2021 mostrano un aumento sia delle persone in cerca di occupazione, con un più 2,4%, 59 mila persone circa, sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni che crescono dell’1%, pari a 134 mila persone. L’emergenza sanitaria ha determinato un crollo tendenziale dell’occupazione negativo del 2,5%, 565 mila persone circa. Un crollo eccezionale dell’occupazione con cui il nostro Paese non aveva mai dovuto fare i conti in precedenza. Da febbraio 2020 a fine marzo 2021 l’economia italiana è crollata di circa il 7%. Quanto all’area euro, nel 2020 ha perso quasi 700 miliardi di euro di fatturato. Eppure guardando il tasso di disoccupazione ufficiale non lo si capirebbe, per questo in apertura vi abbiamo offerto la lettura dei dati reali della Bce. In zona euro il tasso di disoccupazione è in rialzo di appena mezzo punto circa, l’8,16% attuale.

Se le rielaborazioni della Bce si basano sull’economia reale e non su quella delle crude statistiche su parametri prefissati, un’indicazione a maneggiare con cura le statistiche ci viene dall’esempio degli Stati Uniti, dove il covid ha affossato l’economia in misura minore che nell’area dell’euro, nonostante il fenomeno della disoccupazione sia più grave che in Europa, essendo passato in poche settimane dal 3,5% al 14,8%, tenendo conto che lì non esiste nè cassa integrazione nè un programma pubblico di sostegno economico a chi lavora. Dunque il calcolo della disoccupazione europea al 15% statistico include la nuova categoria con cui fare i conti, i lavoratori e le lavoratrici appena espulsi dalla produzione che non cercano un impiego perchè ritengono di non poterlo trovare. E le previsioni del board della Banca europea non sono certo ottimistiche, in quanto prevedono che entro la fine della primavera il tasso di disoccupazione in zona euro arriverà al 18%.

ciuoti

2 commenti

  • Gian Marco Martignoni

    Effettivamente la realtà è quella segnalata da Gianluca Cicinelli, con un’aggravante che oramai da un decennio non mi stanco di evidenziare. Una parte consistente dei cosiddetti occupati è composta da lavoratori e lavoratrici a part-time involontario, cioè non scelto. Pertanto se andiamo a vedere il monte-ore complessivo, facendo un parallelo tra il 2021 e il 2007 ad esempio, scopriremmo che aumentando i rapporti part-time diminuisce il monte-ore globale .Se poi, riprendendo le osservazioni di Turi Palidda, andiamo a considerare il mondo del sommerso e in nero, la situazione diventa ancora più esplosiva socialmente.

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