Un rischio misconosciuto: l’amianto dal fieno al ciclo alimentare

di Vito Totire (*)

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Da tempo circolava un dubbio nel vedere, sparsi su tutto il suolo nazionale, certi fienili con copertura in cemento-amianto. Se privi di controsoffittatura queste tettoie, quasi sempre vetuste e degradate, rilasciano periodicamente fasci di fibre di asbesto sul fieno. Le rotoballe – o ballette che siano- “raccolgono” queste fibre e le trasmettono al bestiame alimentato e anche al contadino che le movimenta. Le rotoballe comportano fra l’altro un rischio (maggiore che per le ballette) di sviluppo di funghi nocivi per l’uomo e per l’animale. Non bastasse questo rischio (prevalentemente correlato ad alveoliti allergiche estrinseche) se ne aggiunge uno di tipo cancerogeno…

Il bestiame è dunque esposto al rischio sia per inalazione che per ingestione: gli studi dimostrano che il rischio attecchisce determinando patologie asbeto-correlabili.

Un recentissimo episodio di incendio in un fienile a Bologna (in via s. Margherita al colle 24-26) ripropone la questione. Siamo in attesa dei dati Arpa sull’eventuale inquinamento dell’aria e del suolo ma la Ausl ci ha confermato che sotto la tettoia andata a fuoco c’erano balle di fieno…

Troppo difficile un veloce censimento e la elaborazione di una norma specifica di divieto?

In Italia pare tutto difficile.

Tanto a chi verrebbe in mente di controllare le presenza di fibre di amianto nel latte bovino?

Eppure è documentato che la mucca che ingerisce amianto lo trasmette al feto per via transplacentare con l’effetto-potenziale ma concretamente verificatosi-di sviluppo di mesotelioma nel vitellino appena nato…

Si sente in Italia la mancanza di una robusta rete epidemiologica veterinari che non esiste, nonostante alcuni meritori tentativi.

Continuare dunque a tenere il fieno sotto il cemento-amianto in ossequio al noto principio “scientifico” quel che non strozza ingrassa?

Dal punto di vista igienico è una scelta disastrosa. Ma in Italia (terremoto docet) si preferisce intervenire il giorno dopo.

Figuriamoci: non riusciamo a uscire dalla situazione stagnante dell’amianto nell’acqua “potabile”. L’amianto nel fieno è l’ultimo pensiero delle istituzioni politiche sanitarie. Roba da sofisti…

Ma ricordiamoci un antico proverbio arabo: «E’ la pagliuzza sulla schiena del cammello già troppo carica che spezza la schiena».

Lanciamo un appello: chi ha avvistato capannoni/fienili di questo tipo ce ne dia notizia. In assenza di una “direttiva” nazionale cercheremo, come in altre occasioni, di segnalare i casi alla autorità sanitaria (si fa per dire in quanto i sindaci spesso “rigettano” le loro responsabilità) locale.

Bologna, 16.9.2016

BIBLIOGRAFIA

«Il metodo deposimetrico per la valutazione del rilascio di fibre di amianto», Chiappino e altri, «MdL» maggio-giugno 1999

De nardo, «Il mesotelioma nel cane» in «Quaderni Istituto Superiore di sanità»

(*) Vito Totire è dell’AEA, associazione esposti amianto e rischi per la salute

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