Sballarsi al Cairo. Una storia dei postumi della sbornia pseudo-rivoluzionaria

Recensione a Cani sciolti di Muhammad Aladdin (Il Sirente 2015)

Di Karim Metref

Nella collezione Altriarabi, la casa editrice romana, Il Sirente, ha pubblicato un libro intitolato Cani sciolti. Scritto da Muhammad Aladdin, scrittore e sceneggiatore egiziano, e tradotto dall’arabo da Barbara Benini, Cani sciolti è un racconto lungo che scorre come un fumetto, con in sottofondo lo smarrimento dei giovani egiziani di classe media.

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Questo thriller tragicomico ci immerge nella vita post primavera araba. Prima del 2010 i giovani del mondo arabo vivevano male. Disoccupazione, vuoto culturale e politico, mancanza di libertà, ingiustizia sociale… ma avevano una speranza: buttare giù le dittature. Poi ci hanno provato per davvero. Ill risultato:  caos, guerre, vecchie dittature che diventano ancora più dure…

E allora se il presente fa schifo e il futuro si presenta ancora peggio, cosa c’è da fare? Cercare lo sballo sotto ogni forma e ad ogni costo. Spassarsela e dimenticare tutto.

Penetrazione. Un sedere urta il volante. Penetrazione. Clacson. Penetrazione. Un rumore di carne che sbatte nella carne. Un sedere urta il volante. Clacson. Penetrazione…”

Il racconto comincia con una coppia che fa sesso dentro una macchina, nella periferia del Cairo. Fanno sesso ma devono stare sul sedile del conducente per essere pronti a scattare in caso di arrivo della polizia. Comincia in modo strano e non diventa mai “normale”, il libro di Muhammad Aladdin. Non diventa mai normale perché parla di una generazione bruciata. Di gente completamente “fuori”.

Cercano lo sballo, i giovani del Cairo. Vogliono scambiare la loro realtà triste con una realtà virtuale o immaginaria che sia, almeno quella, a loro piacimento. E allora si fanno di tutto: Psicofarmaci, polveri, sciroppo per la tosse, alcolici, pornografia, cinema d’azione, calcio, musica pop, sesso usa e getta… Qualsiasi cosa che possa far dimenticare loro il lavoro che non c’è, il degrado, la corruzione, l’ipocrisia religiosa, la violenza dello stato.

Ma lo sballo in un paese come l’Egitto (ma non solo) dove i vizi sono incoraggiati in privato ma vietati pubblicamente, può venire a costare molto, troppo. Può anche costare la vita, certe volte. Ed è quello che rischierà l’eroe del racconto insieme ad altri compagni di sventura.

Uno scrittore di racconti pornografici per il web, un tossicomane, una moglie di emigrato nel Golfo persico che si porta al letto tutti quelli che le capitano, un autore televisivo in crisi esistenziale e professionale, una ballerina del ventre grassa e eccessivamente truccata, un ricco venditore di frattaglie, donnaiolo e violento e molti altri personaggi strani.

Una collezione di personaggi uno più svitato dell’altro, al punto che sono le persone “normali” a sembrare fuori luogo. Come la zia del protagonista (il pornografo) che pensa al suo futuro e gli dice di cercarsi un posto di lavoro serio invece di stare tutto il giorno di fronte al computer a scrivere schifezze. Ma il posto fisso non esiste più da tempo. E la realtà è quella di una gioventù che per pagare le bollette si inventa mille trucchi, mille nuovi mestieri che la zia non immagina nemmeno. Come quello di scrivere racconti pornografici a 3 dollari l’uno per un sito internet con sede non si sa dove e pagato con versamenti su una carta di credito anonima.

Cani sciolti. Di Aladdin Muhammad Editore Il Sirente (collana Altriarabi) 2015: € 15, 106 p., ISBN. 9788887847499

Karim Metref
Sono nato sul fianco nord della catena del Giurgiura, nel nord dell’Algeria.

30 anni di vita spesi a cercare di affermare una identità culturale (quella della maggioranza minorizzata dei berberi in Nord Africa) mi ha portato a non capire più chi sono. E mi va benissimo.

A 30 anni ho mollato le mie montagne per sbarcare a Rapallo in Liguria. Passare dalla montagna al mare fu un grande spaesamento. Attraversare il mediterraneo da sud verso nord invece no.

Lavoro (quando ci riesco), passeggio tanto, leggo tanto, cerco di scrivere. Mi impiccio di tutto. Sopra tutto di ciò che non mi riguarda e/o che non capisco bene.

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