Una stroncatura per Gibson

In cerca di jeans come fossero il vello d’oro. Un inizio lentissimo ma poi peggiora. Si promettono scintille che non arrivano. Persone losche, intrighi, marchi segreti per l’ultimo William Gibson tradotto da Fanucci: 546 pagine tutte noiose e mal scritte. I personaggi? «Sembravano comparse in un film di Cronenberg» si fa scappare l’inconscio dell’autore. La trama? Se siete nel giro delle modelle o feticisti da marchio potrebbe forse interessarvi. Idee, psicologia, approfondimenti, saggezza, follia o indagine? Nessuna traccia. In definitiva proprio una «Zero history» come promette il titolo.

Fanucci offre di solito bei libri (di fantascienza e non) ma questo romanzo è inammissibile. Il brodo è allungato oltre ogni decenza. Per fare un solo esempio: in 20 righe Gibson ripete 7 volte «fece refresh». Ogni pagina ha la sua cascata di descrizioni ridicole e i particolari buttati lì in stile “oggetti smarriti”. Molti anni fa lessi un romanzo di Roland Topor dove, con sublime sarcasmo, era scritto: «In alto i pollici, gli anulari, i medi, gli indici e i mignoli disse il bandito senza capacità di sintesi». E’ come se Gibson, le 540 volte circa che deve scrivere «mani in alto», ripetesse questo giochino con dovizia di pignolerie e senza ironia.

Un continuo acquazzone di frasi tipo: «tirò su il bavero del giubbotto, producendo un debole sbuffo d’indaco che rimase ad aleggiare nella hall dell’albergo». Un personaggio di questo romanzo ricorda che «secondo la sua psicologa, la paranoia era un eccesso di informazioni». Magari il celebrato Gibson ha cambiato mestiere: ora spaccia paranoia.

UNA NOTA

Questo mia recensione/stroncatura è uscita – parola più, parola meno – il 4 agosto nell’inserto libri del quotidiano «L’unione sarda». Come già ho avuto occasione di raccontare, non amo Gibson (e dintorni): per aver criticato il guru del cyberpunk e la moda annessa, Riccardo Mancini ed io – all’epoca su «il manifesto» ci firmavamo Erremme Dibbì – fummo sottoposti a critiche (legittime) e anatemi (meno). Siccome tutte/i possiamo sbagliare e comunque i gusti mutano bla-bla-bla, ho poi riletto Gibson cercando di non avere pregiudizi: qualche raccontino non è malaccio, qualche ideuzza l’ho trovata ma in generale continuo a non amarlo. Mi pare un maestro di aria fritta che, ogni tanto, potrebbe essere sopportabile ma per 546 pagine, come qui, è un’offesa. (db)

Redazione
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7 commenti

  • Daniele, sottoscrivo in pieno. Il cyberpunk ha avuto autori migliori, ma chissà perché Gibson è diventato l’icona. Mistero della fantascienza.
    Clelia

  • Ciao db, devo confessare: anche io non ho mai amato Gibson. Capisco che abbia del genio e che sia tra i massimi capostipiti del cyberpunk; capisco che sia stato innovativo e abbia scritto alcuni racconti davvero notevoli, ma i suoi romanzi non sono mai riuscito a digerirli: pur con il massimo della mia buona volonta’ non riuscivo a terminarne la lettura e a volte neanche ad arrivare a un terzo del libro. Un po’ me ne vergogno, perche’ per essere davvero giudicato, un libro va ingoiato tutto, anche se è una pillola amara. Ciò che – molto personalmente – da lettore gli contesto, è una prolissità dilagante, per me insopportabile, in un insieme che peraltro presenta idee geniali, le quali però se salvano la innovazione e tutto quant’altro si vuole, non sopperiscono alla noia totale. Ciò non significa che io detesti il cyber, tutt’altro. Lo ritengo anzi l’ultimo vero movimento culturale innovativo del XX secolo.
    Un abbraccio.
    Vittorio

  • Daniele batte Guglielmo 5-0. E dimostra che un romanzo d’idee senza trama né dramma vale zero. Piuttosto scrivi un saggio.

    • Riconosco tutta la filosofia del Vince in queste parole. Io di Gibson ho letto solo i primi due romanzi. L’ho trovato interessante come idee ma macchinoso e poco coinvolgente riguardo i suoi personaggi, tutti schematici e poco spessorati.

  • Bene. Vedo che Daniele Barbieri è circondato da consensi. A casa sua, ci mancherebbe altro. Non avendo mai scagliato anatemi su di lui né su erremmedibbì, spero di potermi smarcare da un coro così monocorde antigibsoniano. Leggerete fra qualche giorno sul manifesto una recensione doppia (Benedetto Vecchi e me) dello stesso libro un po’ più equilibrata e meno goliardicamente sprezzante. Non ho nulla contro i nostalgici della good-old-science-fiction (se non che si autoprecludono di solito la comprensione di quello che è successo di interessante nella letteratura americana e mondiale negli ultimi quarant’anni – in genere i suddetti nostalgici non amano, per fare solo due nomi, né Pynchon né DeLillo). Tuttavia mi corre l’obbligo di avvisarli di un importante dettaglio: Gibson non scrive più fantascienza da almeno quattro romanzi. Dixi, et salvavi animam meam.

    • grazie Gadda (cioè Antonio)
      è sempre un piacere e/o dovere ascoltare chi canta fuori dal coro (“coretto” e poi il mio amico Carlo mi ha quasi linciato in blog per aver stroncato un vecchio Salgari). Amo ogni tipo di fantascienze, per i motivi che tante volte ho spiegato qui, però non sono di quelli che leggono solo fantascienza o fantastico, oppure che vogliono i generi ben imbarattolati. Dunque non mi sono auto-precluso a suo tempo il cyber punk, nè Pynchon o De Lillo. Spero che tu non ti sia precluso Sawyer, tanto per restare in Canada. Mi ero ben accorto – e credo quasi tutte/i – che Gibson non scrive fantascienza (o dintorni); l’ho messo il martedì più per abitudine che per altro…. Ma il problema è che Gibson, a mio avviso, scrive sempre peggio e che nel caso di “Zero History” una qualsiasi storia è introvabile. Capita: Robert Sheckley era un mago sino agli anni ’70, poi leggerlo faceva tristezza. Opinioni, è ovvio: ti leggerò ben volentieri su “il manifesto”. E tanto per restare al latino: per aspera ad astra (db)

  • Sapesse Antonio quante mazzolate di solito fra il coro e il Barbieri… Avete presente una certa isola caraibica?
    Fatto sta che ad alcuni di noi Gibosn sembra promettere sempre più di quanto mantenga e ad Antonio no. Nessun problema. Anzi.
    PS: Fa’, ma guarda un po’ dove ci ritroviamo. Anche tu qui?

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