Uruguay: il 6 luglio 1968 la polizia spara contro…

… gli studenti medi e Alain Labrousse lo racconta nel suo libro sui Tupamaros

di David Lifodi (*)

È il 10 maggio 1968 quando il Coordinamento degli studenti secondari dell’Uruguay (Cesu) rifiuta l’aumento del prezzo del trasporto pubblico, guadagnando rapidamente l’appoggio degli universitari e dei sindacati del Paese. Gli autobus dell’impresa privata Cutcsa vengono presi a sassate e il governo sembra sul punto di cedere.

Le proteste si susseguono, ma il 6 luglio 1968 il presidente Pacheco Areco mostra la sua vera faccia e invia la polizia: sei ragazzi rimangono feriti dagli spari dei militari. Il governo richiama anche i riservisti della polizia. La protesta studentesca è ben raccontata da Alain Labrousse nel libro I Tupamaros. La guerriglia urbana in Uruguay.  Pubblicato per la prima volta in Italia da Feltrinelli nel maggio 1971 e dedicato dall’autore a coloro che hanno trascorso la loro vita nella difesa del  giornalismo militante di quotidiani come Epoca, El Sol, Extra, Izquierda, Democracia, Ya, chiusi dal governo, il libro racconta la storia politica dell’Uruguay tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, quando i tupamaros si ribellarono alla svendita del paese agli interessi statunitensi diventando ben presto un esempio per gran parte dei gruppi rivoluzionari del continente latinoamericano. Lo stesso José  ”Pepe”  Mujica, che ha ricoperto la carica del presidente del paese dal 2010 al 2015, per anni è stato incarcerato in condizioni durissime per aver fatto parte dei Tupamaros.

Sono leggendarie alcune operazioni del movimento guerrigliero, a partire dall’occupazione di Pando, città di 60.000 abitanti a 30 km dalla capitale Montevideo, raccontata riprendendo quanto aveva scritto Maria Esther Gilio nel suo libro La guerrilla tupamara (Casa de las Américas, Cuba, 1970) fino all’attacco al casinò San Rafael di Punta del Este, lussuosa stazione balneare ritenuta dai guerriglieri simbolo dell’oligarchia, ma soprattutto il luogo dove, anni prima, era stata sancita l’espulsione di Cuba dall’Osa, l’Organizzazione degli stati americani che, ironia della sorte, adesso ha come segretario proprio un uruguayano, quel Luis Almagro che ha avallato tutte le operazioni militari e i tentativi di destabilizzazione contro il Venezuela bolivariano tanto da essere espulso dal Frente Amplio.

Labrousse racconta nel suo libro che la popolarità dei tupamaros nel paese è sempre stata molto forte soprattutto tra gli studenti, che hanno pagato un prezzo altissimo, in termini di vite umane, al regime di Pacheco Areco. Il 9 agosto 1968 la polizia, per la prima volta, fa il suo ingresso nelle facoltà universitarie di Architettura, Agronomia e Medicina: a rimanere gravemente ferito è lo studente Mario Toyos. Il 14 agosto dello stesso anno, un altro studente, Liber Arce, viene ucciso dai militari e il suo funerale si trasforma in una nuova manifestazione anti-governativa con la partecipazione di centinaia di migliaia di persone. Trascorre poco più di un mese e cadono altri due studenti, Hugo de los Santos e Susanna Pintos.

In Uruguay l’università ha rappresentato uno dei bastioni della resistenza al regime, soprattutto di fronte alle ripetute violazioni della Costituzione e agli attacchi alla libertà di stampa e al mondo del lavoro. Presto i tupamaros si guadagnano il sostegno delle altre forze guerrigliere del continente, dal Movimiento de Izquierda revolucionaria – Mir cileno ai montoneros argentini, fino ai gruppi armati presenti in Bolivia, Brasile e Colombia.

Il 15 maggio 1969 in occasione della partita tra il Nacional di Montevideo e gli argentini dell’Estudiantes La Plata, la radio Sarandì, che avrebbe dovuto commentare l’incontro, cade nelle mani dei tupamaros che leggono un loro comunicato. Passano solo due mesi e i guerriglieri rapiscono Giampietro Pellegrini, membro del comitato direttivo di un giornale di estrema destra.

In una serie di azioni sempre più eclatanti, i tupamaros si trasformano nei precursori della guerriglia urbana nel continente latinoamericano. Il piccolo stato tra Brasile e Argentina, ritenuto un po’ troppo frettolosamente la Svizzera dell’America latina, divenne un caso di ribellione esemplare per l’intero continente e per questo Alain Labrousse, che dal 1965 al 1969 aveva insegnato al liceo francese di Montevideo, scelse di raccontare nel dettaglio l’epopea dei tupamaros a partire dalla loro struttura organizzativa.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

2 commenti

  • Tupamaros! Echi di lontane guerriglie che nelle voci impostate dei radiogiornali si alternavano con i fatti del Vietnam. Tragici reportage che dalla radiolina modificata di mio padre si alternavano a Mina Battisti Celentano- Gran Varita’- la Corrida-Tutto il calcio minuto per minuto. E forse la suggestione scaturiva proprio dal monopolio della voce, le immagini sfrenate e improprie si conformavano rutilanti nella testa, ipotesi di universi paralleli. Grazie Lifodi!

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