Varie ed eventuali – 2

SOMMARIO: 1) robot, giochi e dintorni; 2) botte da rugby; 3) in che senso «per il rotto della cuffia»? 4) cosa sa Bergoglio sui trafficanti di armi che io ignoro? 5) il film «Rams» 6) gli anarchici e il 17 aprile

La “blottega” si è arricchita di una nuova rubrica – questo è il secondo appuntamento – partorita per caso da Clau d’Io (*)

bacioKlimt

LA SODDISFAZIONE DEL SILENZIO

Avevo iniziato a commentare «L’era dei robot e la fine del lavoro». Poi mi sono fatto prendere la mano e mi è uscito questo.

Lee Sedol non avrebbe dovuto sfidare il “robot” AlphaGo. Sapeva che non avrebbe vinto. Il GO non è un gioco.
Per capirne l’essenza iniziatevi a leggere «IL MAESTRO DI GO» (Einaudi) di
Yasunari Kawabata Non garantisco che possa piacervi.
In ogni caso, io, di speranze ne ho ancora e tante.
I robot, chiamiamoli pure così, possono vincere e stravincere quello che gli pare, ma vorrei portarli al bar a giocare a Mah Jong. Qua, in Romagna, si gioca a Mah Jong da sempre e abbiamo anche battuto i cinesi. Lo conosco bene.
Oppure a Marafò, gioco principe del romagnolo (Beccaccino o tresette con briscola). Una sorta di bridge, ma più sofisticato. Si gioca con le carte romagnole.
Oppure a poker,meglio ancora nelle sue versioni moderne a partire dal Texas hold ’em.
Penso che qualche problemino possiamo ancora crearlo ai robot.

Altro vantaggio è che io sono “programmato” per poter giocare – volendo – contemporaneamente su parecchi tavoli di giochi diversi, da Mah Jong, alla briscola, al tresette, a Beccacino, alla carta più alta, a scacchi e …

AlphaGo mi fa una pippa. Mi batte solo al giogo del GO.
Sicuro che i robot in giochi dove la fortuna e l’estro non entra in ballo, ed è solo un problema di velocità di calcolo delle possibilità, vincono.
Sui giochi veri, no.
Nei “veri giochi” ci deve essere una posta, non si gioca solamente per divertirsi: anche solo una bevuta, ma il giocatore deve avere uno scopo oltre a vincere la partita, c’è una “posta” e sopratutto … la grande giocata: quella che ti riempie di soddisfazione, che viene applaudita, metaforicamente, da tutti i presenti. Infatti, al bar, si gioca con il pubblico che sempre ti critica raccontandoti, in tutte le mani giocate, dove – secondo lui, loro – tu hai sbagliato. Poi, idem, fra i giocatori. Un casino.

Ma quando fai la GRANDE GIOCATA scende il silenzio. Quello è il momento in cui sai che ce l’hai fatta. Sei nell’Olimpo e sai cosa si prova a vincere un oro. No, meglio. Nel gioco non ci sono medaglie, ma solo un vincitore. Qui vi cito Klammer quando gli chiesero perché lui arrivava sempre primo e Plank sempre secondo. La risposta fu: «io parto per vincere, lui parte per battermi».
Posso perdere o vincere, non è un problema, ma un robot non saprà mai cosa sia LA SODDISFAZIONE DEL SILENZIO.

 

CARO TIFOSO DE-NEURONATO, PERCHE’, SPIEGAMI, PERCHE’?

28 marzo 2016, Inghilterra, Salford Red Devils v/s Huddersfield Giants, partita di rugby.

Testimoni oculari hanno raccontato le scene orribili a cui hanno assistito in tribuna e come i giocatori si tuffavano in mezzo alla folla per salvare i membri della famiglia…
I giocatori di Salford, fra cui Junior Sa’u e Justin Carney, si sono precipitati in risposta alle grida di aiuto da parte di donne e bambini, vicino alla parte anteriore dello stand che erano spinti e schiacciati da quelli dietro. Ian Watson, capo allenatore Salford, ha confermato che i giocatori erano andati in mezzo alla folla per proteggere i membri della famiglia.

liberamente tradotto

Non è uno “da signorine”, non è il solito sport dove non ci si porta rispetto, non è, non è, non è … … sicuramente è uno sport dove i tifosi quando non ragionano lo fanno bene, pure troppo.

Caro tifoso, tu li conosci bene: un ex All Black, peso 97 kg, altezza 175 cm. e di nome Junior Sa’u (una specie di ossimoro, un All Black Junior?) e poi Justin Carney, peso 96 kg, altezza 178 cm, australiano.

Mi sa che quel quarto di neurone che hai ti si sia chiuso e per sempre. Caro tifoso de-neuronato li hai visto giocare per tutta la partita, allora dimmi, perché?

Potevi startene li comodo comodo a bere la tua birra, farti di robbabuona e invece?

Spiegamelo, perchèèèèèèèèèè?

Forse volete capire qualcosa di più perché sono stato poco chiaro. Qui sotto una foto di Junior mentre “chiede” a un tifoso de-neuronato «perchèèèèèèèèèè?». Intanto un paio di link.

JuniorSau

Fights broke out in the stands of a rugby league match after players jumped into the crowd to protect wives and children who were being squashed by their own fans. Pictured is New Zealander player Junior Sa’u.


#0000ff;">http://www.bbc.com/sport/rugby-league/35914889

#0000ff;">http://www.dailymail.co.uk/news/article-3512687/Fight-breaks-rugby-league-match-players-jump-crowd-protect-wives-children-squashed-fans.html


SUL MODO DI DIRE “PER IL ROTTO DELLA CUFFIA”

caro db, rispondo al suo quesito.

Dopo notti insonni (forse dovrei smettere di prendere tisane di pejote) questa è la risposta, fra le più stravaganti trovate, che più mi piace e che più le si adatta. Lei sa che è nostro uso personalizzare le risposte al richiedente.

«… … esiste un’altra interpretazione che conserva comunque il significato di “passare in qualche maniera”, “passare di straforo”, illustrata da Ottavio Lurati nel suo «Dizionario dei modi di dire» (Milano, Garzanti, 2001) e fa riferimento a un altro senso della parola cuffia: “parte della cinta di una città”, quindi passare per il rotto della cuffia coinciderebbe con “passare attraverso una piccola breccia aperta nelle mura”».

Questa spiegazione sembra avvalorata da un verso delle «Satire» dell’Ariosto in cui viene utilizzata la stessa locuzione con la sostituzione però della parola cuffia con la parola muro:

«Uno asino fu già, ch’ogni osso e nervo

Mostrava, di magrezza; e entrò, pe ‘l rotto

Del muro, ove di grano era uno acervo;

E tanto ne mangiò che l’èpa, sotto,

Si fece più d’una gran botte grossa» (Satire 1. 247-51).

SU J. M. BERGOGLIO – ALIAS PAPA FRANCESCO – ABBIA PIU’ CORAGGIO

«Tre giorni fa un gesto di guerra, in una città dell’Europa… ma dietro quel gesto, come Giuda, c’erano altri, dietro Giuda c’erano quelli che hanno dato il denaro perché Gesù fosse consegnato, dietro quel gesto ci sono i trafficanti di armi».

Su, coraggio, J.M. Bergoglio alias Papa Francesco, puoi essere più chiaro? Fare nomi? Sappiamo che sai, rendici edotti, non lasciarci “il giallo” con l’ultima pagina strappata. Un piccolo sforzo e ci siamo.

Tranne che per la storia di Giuda. Basta! Se non c’era lui, non finiva come è finita e pro-domo vostra. O forse, tra le righe, il messaggio è quello che penso e che Robert Graves nel romanzo «Jesus Rex» ha sì ben chiarito? Il colpevole è sempre il maggiordomo?!

FERRARA, ISLANDA E LE PECORE TOSAERBA

«RAMS»: storia di due fratelli e otto pecore. Un film di Grímur Hákonarson. Leggo la scheda e, sì dai, lo acquisto. Non si sa mai.

Poi, oggi, leggo una bella storia.

Ferrara ha un problema.

Quella meraviglia che è il parco delle mura – fra l’altro costeggia un’altra meraviglia che è il cimitero ebraico pieno di Finzi, Contini, Finzi-Contini (ne consiglio la visita e fate anche un salto alla Certosa, il cimitero cattolico) – deve avere la sua manutenzione: 8 ettari di prato, spesa annua circa 8.000 euro.

Ma i ferraresi, si sa, non sono incantati.

E’ arrivato un pastore in transumanza dalla Val Tompia, non ridete, con 800 pecore e ha sistemato tutto.

Il prato, ora è bello e …. tosato.

Adesso chi lo dice a Grímur Hákonarson? Pensava di stupirci con 2 fratelli e 8 pecore! Qua siamo a un pastore e 800 pecore tosaerba. Roba che la green economy ci schiatta dall’invidia.

IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA, SEMPRE!

La lotta paga! I referendum, invece… (da «Notiziario per-verso l’assemblea anarchica marchigiana» anno 10° numero 27 31 marzo 2016)

Il 17 aprile, i cittadini sono invitati a recarsi alle urne. Non dovranno questa volta scegliersi i propri padroni (vicini o lontani) o almeno non direttamente. Dovranno esprimersi in materia di trivellazioni petrolifere in acque nazionali entro le 12 miglia marine.

I buoni samaritani dell’ambientalismo, della sinistra (o di quel che ne resta), dell’associazionismo sono già lì, pronti, per la grande pantomima della “partecipazione”:

«Tutti a votare SI’ contro le trivellazioni» ci dicono in coro… Peccato che si tralasci il fatto che l’unico quesito referendario ammesso alla consultazione riguardi il periodo di concessione dei permessi di estrazione di gas e petrolio in mare, con una domanda che recita più o meno così: «vuoi che le compagnie petrolifere continuino ad estrarre gas e petrolio nei pozzi già attivi in mare entro le 12 miglia marine anche dopo la fine del periodo di concessione del permesso oppure no?». Nulla si dice circa i permessi sulla terraferma già esistenti e su quelli a venire, nulla su quelli a mare già esistenti o a venire oltre le 12 miglia. Vi sembra che risolva la questione?

«I referendum sono lo strumento per eccellenza per esercitare la Democrazia». Peccato che, se non ci si vuole proprio rifare alle esperienze storiche in cui il referendum ha sancito il definitivo recupero/normalizzazione di antagonismi sociali e tensioni emancipatrici, basta sfogliare un manuale di diritto qualsiasi per rendersi conto che quello del referendum è solo un blando correttivo (con una serie infinita di limitazioni e cavilli) della democrazia rappresentativa.

Completamente scevro da qualsiasi velleità di democrazia diretta il mezzo referendario, lungi dal voler scavalcare o depotenziare il potere legislativo/esecutivo, per riconsegnarlo alla gente, è in realtà il suo potenziamento e la sua riconferma. A maggior ragione se il quesito referendario non è frutto o espressione della volontà popolare o di movimenti popolari, ma figlio delle beghe insite nei palazzi del potere della politica nazionale e regionale. Sono state alcune Regioni ad indire il referendum, le stesse che fino a qualche tempo fa, prima di vedersi scippare potere decisionale in materia di trivelle, si prodigavano tanto diligentemente nell’aprire le porte ai petrolieri!

«Questo referendum ci darà la possibilità di diffondere il verbo NoTriv». Se ci si riferisce ai mezzi di comunicazione, sappiamo bene come essi funzionino, così come sappiamo che parecchie aziende del settore energetico contribuiscono a definire bilanci, e quindi contenuti, delle testate giornalistiche e dei canali televisivi; se ci si riferisce alla possibilità di organizzare iniziative pubbliche e informative sulla questione trivellazioni, non riusciamo a capire come il referendum in questione possa incidere ulteriormente, su ciò che già si fa o, semplicemente, si dovrebbe fare, anche senza l’appuntamento referendario.

«Vinceremo» ci dicono i nostri. «Ma cosa?» chiediamo noi. Il referendum sull’acqua pubblica è stato vinto. Ma l’acqua è pubblica? Il referendum dell’86 sul nucleare è stato vinto. Ma ciò ha impedito che si provasse di nuovo a introdurre il nucleare in Italia (scongiurato dalla tragedia di Fukushima) solo qualche anno fa ?

La Storia ci insegna che tutto ciò che può essere considerato un progresso e un tassello ulteriore nell’emancipazione dell’Umanità è stato conseguito sulla strada della Lotta.

E che chiunque abbia abbandonato questa strada, ha conseguentemente abbandonato la volontà di andare fino in fondo a dove questa strada portava.

Il 17 aprile c’è chi non andrà a votare. Per una serie infinita di ragioni. A chi farà lo stesso, a chi ci andrà “in maniera critica”, a chi ci andrà perché «sinceramente convinto che quella è la sola occasione per potersi esprimere», chiediamo di cominciare a riflettere sul da farsi il giorno dopo. Quando il quorum non sarà raggiunto; quando sarà raggiunto ma avrà vinto il “NO”; quando sarà raggiunto il quorum, avrà vinto il “SI”, ma verrà disatteso; quando gli “interessi nazionali”, che poi, guarda caso, coincidono sempre con gli interessi dei padroni, abrogheranno ancora una volta quella “vittoria” referendaria, o semplicemente proveranno a materializzarsi per scavalcare i territori e la vita di chi li abita, come fanno tutti giorni in ogni parte del mondo in favore del profitto e dell’accumulazione capitalistica.

Quel giorno (che poi è già stato ieri, è oggi e sarà domani) resterà la Lotta.

Organizziamoci!

NOTRIV

(*) Ho già spiegato come «Clau d’Io» piomba, irrompe, tracima in “bottega”: minaccia di trasformare questa «VeEv» – varie ed eventuali – in una rubrica. E io dico «bene», grazie, «di più». Poi su alcune cose litigheremo: stavolta FORSE sul Go o, di sicuro, sul comunicato dei compagni marchigiani. Ah, l’illustrazione è «Il bacio» di Gustav Klimt. Mi pareva giusto addolcire Jumior Sa’u… Ma se «Clau d’Io» non è d’accordo, con l’immagine posso pure sostituirla: ovviamente in cambio di una piccola tangente di mille z-euri… [db]

 

Redazione
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