Vastano, Doctorow (da non perdere) e altr-Urania

Gianni Boccardelli sostituisce db e si aggira nelle edicole

La prima cosa da urlare è che Urania ha mandato in edicola «Radicalized», 4 racconti del compagno (si può dire?) canadese Cory Doctorow che erano usciti l’anno scorso negli Oscar. Sottoscrivo quanto è già apparso in “bottega”. Vedi: Cory Doctorow: «Radicalized» (di Bianca Menichelli e di db), Cory ti scrivo (di Jolek78) e Ancora su «Radicalized» di Doctorow (di Francesco Masala). E con lo stesso entusiasmo vi invito a procurarvelo e/o regalarlo. A mio avviso bisogna usare la parola “imperdibile” con grande cautela; in questo caso è d’obbligo.

La seconda segnalazione è per «Aquarius» (nella collana Jumbo: 428 pagine per 9,90 euro) del lucchese Claudio Vastano.

«Guardate Giove»: è una sorta di «rantolo afono» emesso da Maud verso Dave mentre i due sono in missione – il 25 novembre 2094 a essere precisi – su Europa, una delle lune del pianetone. Parte da qui un frenetico romanzo che si muove, con abilità, fra catastrofi e scienze “dure”. Raggi gamma e stelle che compaiono dal nulla (o quasi), i ricchi fondali di Europa e una constatazione: ci vuole «il breve volgere di un respiro» per «fiaccare la tecnologia» dei terrestri e ridurla «ai minimi termini».

Quasi tutto già visto dalle parti della fantascienza ma ben scritto. Ipotizzo (e aupico) un seguito.

Chi non è giovanissimo forse sobbalzerà nel sapere che Vastano è lucchese. Scatta un relais con il ricordo di una frase citatissima mezzo secolo fa: “un disco volante può atterrare ovunque, ma a Lucca mai”. La sentenza è di Carlo Fruttero e non si riferiva tanto ai concreti UFO (comunque mai usare la sigla OVNI) quanto all’idea – o meglio al pregiudizio – che non esistesse “una via italiana alla fantascienza”. Una grande stronzata, come si è visto.

E infatti i più recenti Urania – che festeggia 70 anni – sono pieni di Italia. Anzi i romanzi usciti a gennaio in coda ospitano «La storia del premio Urania»; nella prima puntata Mauro Gaffo ricorda i vincitori 1989-1990 cioè «Gli universi di Moras» di Vittorio Catani e «Luna di fuoco» di Virginio Marafante. E negli ultimi numeri quasi sempre ci sono (evviva) racconti di autori-autrici della penisola. In coda a Doctorow a esempio trovate «Kim» – davvero niente male – di Simonetta Olivo. Mentre in chiusura de  «La trasformazione» (vedi dopo) c’è «E cammino solo», un bell’esercizio di scrittura firmata Giampietro Stocco, e ancora alla fine di «Nati dall’abisso» (ne parlo sotto) si può leggere «Partenogenesi» di Alessandro Montoro che è davvero spiazzante e per certi versi geniale in un andamento (volutamente?) disordinato.

Terza segnalazione (veloce e collettiva) per gli altri Urania in edicola. Devo ancora prendere l’antologia «Nuove frontiere» mentre sul mio tavolino sono già passati «La trasformazione» di James Gunn più due riedizioni: «La stirpe dell’uomo» (1982) di Jack Williamson e «Nati dall’abisso» (1973) di Hal Clement.

Nel lontano 1982 il “grande vecchio” Williamson osò molto dalle parti del cyborg con una trama ricca di incastri e sottotesti. Come ricorda Sandro Pergameno nella bella nota finale, John Stewart Williamson – morto nel 2006 – fu «uno dei padri fondatori della fantascienza moderna». A mio avviso qui ha osato troppo oppure si è stancato: così dopo uno splendido inizio si è incasinato.

Gunn invece, che è morto due anni fa, è stato un autore molto discontinuo ma capace di perle (cfr James Gunn: non temere gli alieni se portano doni). «La trasformazione» è il volume conclusivo della trilogia «Trascendental»: i primi due volumi («Oltre l’ignoto» e «Balzo nell’altrove») li avevo sbirciati più che leggerli e… neanche stavolta mi ha avvinto.

All’opposto «Nati dall’abisso» mi ha catturato, pur se non è un capolavoro. Senza dubbio Harry Clement Stubbs – nome d’arte Hal Clement – fu un maestro del «world building», come ricorda Salvatore Proietti nella nota biografica: «nella scienza e nella fantascienza guardava lontano». Questo romanzo nonostante sia invecchiato nella scrittura e abusi di «hard science» non tradisce; consigliato specialmente a chi ama i congegni a incastro e/o le storie sotto il mare ma pochissimo adatto per chiunque soffra di claustrofobia (magari paradossalmente mescolata ad agorafobia) e/o detesti il procedere per ipotesi e verifiche.

A febbraio si annunciano «The Corporation Wars: emergenza» di Ken McLeod, «I giorni di Cyberabad» di Ian McDonald e la settecentoventottesima riedizione del classico che più classico non si può neanche con la candeggina «Abissi d’acciao» (c’è bisogno di fare il nome dell’autore? Lo sanno anche i sassi e le comete). Ma ovviamente – come direbbe db – il Martedì non vive di soli Urania. Perciò passate anche in libreria dove fra l’altro c’è una feroce ma curiosa gara fra Mondadori e Fanucci per ristampare l’opera omnia di Arthur Clarke.

Vale segnalare che solarpunk.it ha ripreso – con immagini di Moebius – un vecchio testo di Daniele Barbieri (db) che era apparso prima sulla rivista «Azione nonviolenta» e poi in “bottega”: https://solarpunk.it/fantascienza-e-nonviolenza/2022/

 

Redazione
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Un commento

  • Concordo pienamente. Il Jumbo “Radicalized” è un’occasione di lettura imperdibile. Si parla spesso di sperimentazione, si fanno confronti tra le varie stagioni e i generi fantascientifici, si parla di credibilità scientifica e di originalità. Ebbene Cory Doctorow rappresenta il meglio della nuova fantascienza, la fantascienza degli zoomers, della generazione Z. Se gli Hugo e i Nebula degli ultimi anni perseverano su approcci più cinematografici, con storie che strizzano l’occhio ai format seriali, esiste una narrativa di rottura, di contenuto, di rivendicazione e di avanguardia che trova la sua soluzione migliore proprio in una pagina scritta.
    Non mi trovo d’accordo con l’interezza del messaggio che Doctorow propone, ci sono debolezze negli scenari distopici che rappresenta, ma non potrebbe essere altrimenti, questa è fantascienza, dopo tutto. Ed è questa la prima grandezza di Doctorow, farti credere che sia tutto vero, tutto così vicino a te. Sono tutti racconti molto belli, sono il meglio di un certo tipo di fantascienza, autentica e rara… che tratta temi come l’amicizia e l’integrazione. Il primo mi ha conquistato incondizionatamente. Come si fa a non restare incantati da Salima, dalla sua storia… Radicalized è uno di quei libri che ti cambiano, uno di quei libri che non ti lasciano all’ultima pagina, perché potrebbero hackerare il tuo modo di pensare.

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