Venezia affonda: si chiama Daspo ma si pronuncia sghei

Bere sì ma pagando. La dodicesima volta dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

A Venezia vietato bere un bicchiere di vino…fuori dal bar. Si chiama Daspo urbano, e viene da lontano.

Ci risiamo: con la scusa di sanzionare o disciplinare i turisti “pezzenti” o gli studenti che fanno troppo chiasso e sbevazzano (a Bologna più di dieci anni fa Cofferati aveva usato questo pretesto per vietare di bere birra in bottiglia di vetro dopo una certa ora), continua la repressione delle città “turistiche”. A Venezia il sindaco Brugnaro dice che «la svolta repressiva è necessaria» per dare le risposte che la città si attendeva. «I comportamenti a rischio Daspo urbano sono previsti dal regolamento di sicurezza, frutto del decreto Minniti». Fino al punto che sarà vietato bere un’ombra (un bicchiere di vino) dopo le 19 al di fuori del plateatico del bar o comunque a 5 metri dal perimetro del locale dov’è stata acquistata la bevanda.

Il delirio urbano che prende il nome di Daspo – vuol dire allontanamento per un periodo da una città per motivi di ordine pubblico o sociale – era nato per sanzionare i “tifosi violenti” che commettevano danni o reati gravi durante le partite di calcio. Ma le città turistiche come Venezia, che reprimono la vitalità popolare in nome della “vivibilità e decoro”, sono figlie di un percorso che negli ultimi anni ha colpito (e affondato?) diverse città come Siena, Bologna, Trento, Milano, Bolzano…E guarda caso alcune di queste città rientrano fra le più «vivibili» (in base alla classifica del Sole 24 Ore) dimenticando di aggiungere “vivibili per chi ha almeno 10 mila euro al mese”, come mi disse Stefano di Siena qualche anno fa, che gestiva un bar in via Pantaneto, poi chiuso anche a causa della campagna per il decoro e la vivibilità (quindi repressione a go go!).

A Venezia circa 10 anni fa stavo provando a chiamare da un telefono pubblico: siccome non funzionava, indispettito ho sbattuto la cornetta contro l’apparecchio. Passò un ragazzo veneziano con la fidanzata e cominciò a insultarmi e a minacciarmi dicendomi: «Non devi venire a rompere i telefoni nella mia città». A quel ragazzo e a chi sostiene i Daspo urbani vorrei dire che ormai Venezia non è più loro ma della Coca Cola, alla quale le istituzioni veneziane hanno venduto gli spazi urbani per utilizzarli a scopi commerciali e pubblicitari.

Una cosa simile è successa per le stazioni delle grandi città. C’era un articolo interessante – Le stazioni del Capitale – sul quotidiano «il manifesto» circa un mese fa, e giocava sulla parola “capitale” perché si parlava della stazione di Roma. E’ un po’ come quella signora di Perugia che ho incontrato qui dove abito (sul lago Trasimeno) che mi allarmò perché «nel lago ci sono molti moscerini, stai attento d’estate». Mentre lo diceva, lei con la moto e altre centinaia di persone con automobili invadevano tutti gli spazi urbani, anche i parcheggi non consentiti dei paesi in riva al Trasimeno.

Così Venezia e tante altre città: il problema è il bicchiere di vino – sembrano dire i promotori del Daspo Urbano – e non la sbronza e il delirio che hanno svuotato le nostre strade di vita e le nostre vite di senso, per far spazio solo alla sacralità del turismo ricco e del capitale.

Una decina di anni fa a Padova vidi una scena aberrante: alcuni ragazzini che si trovavano ad almeno 10 metri di distanza da un giovane cantautore di strada (Jacopo, ricordo ancora il nome) tanto per fargli uno sfregio mandarono uno di loro a dirgli di smettere di cantare. La cosa mi offese parecchio, volevo intervenire ma Jacopo mi disse di lasciar perdere. A me è capitata una cosa simile a Dolceacqua, altro borgo svuotato di vita e “abitato” solo da turisti, soprattutto nella parte antica vicino al castello. Più di una volta un uomo che abita da quelle parti, affetto da sindrome dello sceriffo, mi ha minacciato perché io cantavo a 30 metri da casa sua, un luogo pubblico, dove passano molti turisti, sotto il Castello Doria. Dopo aver parlato con il vigile urbano del posto ho capito che non c’era niente da fare: possiamo chiamarla “bieca mafia”, come mi suggerì un amico di Milano.

Però vorrei andare oltre e arrivare a dire che il danno irreparabile (ancor più grave nella misura in cui è taciuto) è la turbodesertificazione delle città e dei paesi iniziata più di trent’anni fa: qualcuno la chiama gentrificazione, trasformazione delle città in immensi centri commerciali dove è gradito solo chi dispone dei famosi 10 000 euro al mese. Alla fine degli anni ’90 a Milano ricordo un artista di strada mangiafuoco: coinvolgeva decine se non centinaia di bambini e adulti, come il cantastorie Franco Trincale (ancora vivente a Milano). Le normative comunali che cacciarono Mustaphà (il mangiafuoco) e Franco Trincale da piazza del Duomo erano queste: «siccome gioca con il fuoco è pericoloso» e ancor più ridicolmente «inquinamento acustico». Qui ci vuole Cioran: «L’Occidente è un cadavere profumato».

Alla base di tutto c’è quella «perdita dei sensi» di cui parla Ivan Illich in uno dei suoi ultimi libri: l’espropriazione dell’esperienza di cui è vittima l’uomo moderno, come già aveva detto Walter Benjamin.

QUESTO APPUNTAMENTO: Un “angelo custode” per la settimana?

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili (ma leggete anche la noticina sotto) – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

LE IMMAGINI di “Venezia sommersa” sono state scelte (anzi pescate) dalla “bottega” fra quelle disponibili in rete.

NOTICINA (di db) sui prossimi appuntamenti in “bottega”

care e cari, inevitabilmente il solleone induce a un po’ di pigrizia (sana?) e al necessario riposo (dovrebbe essere un diritto per tutte/i). Come succede da un po’ di anni in qua “la bottega” non chiude ma rallenta un pochino. Da qui a fine agosto, salteranno alcuni degli appuntamenti fissi e in certi giorni ci saranno meno post; o almeno questo è il proposito… poi chissà. Come regalo “estivo” riproporremo la rubrica «il meglio del blog» che recupera certi nostri scritti di anni lontani che ci sembrano tuttora di buona qualità e persino di attualità. [db, a nome della redazione]

 

Redazione
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