Ventimiglia: tragedie, solidarietà, provocazioni e… balle

1 – Un intervento di Angelo Maddalena; 2 – «Migranti #FortezzaEuropa #NoBorder», una rassegna di articoli dall’Osservatorio sulla repressione

Ventiniglia-noBorder

Agosto a Ventimiglia: viva le lasagne di Delia

Vediamo di raccapezzarci…Ventimiglia e dintorni, fine luglio e primi di agosto. Non ero lì in quei giorni, mi arrivò la notizia che era morto un poliziotto, il 4 agosto: ma il poliziotto morì per un infarto o comunque non per scontri con manifestanti (ma ovviamente quotidiani di estrema o “liberali” spararono a zero sui noborders come se avessero causato o concausato la morte del poliziotto). In quegli stessi giorni un gruppo di migranti cercarono di superare la frontiera a nuoto, arrivando fino a Mentone; lì quasi tutti vennero catturati e rispediti in Italia.

L’offensiva mediatica inevitabilmente avvelena lo sguardo e i sentimenti. Pur conoscendo quasi tutti e avendo più volte partecipato a “passeggiate” verso la frontiera, il mio immaginario risente del veleno mediatico e delle dicerie, delle lingue baghescie, come si dice a Dolceacqua e dintorni.

Partiamo dai dati e cioè dai provvedimenti giudiziari a carico dei partecipanti alle manifestazioni di quei giorni: 60 fogli di via, sessanta! Due arresti e altre “piccole” cose del genere, manganellate in abbondanza. Questo non basta per prendere le difese dei “noborders”, perché «la città non li vuole», scrive qualche giornalista. Come non li vuole? Non vuole i migranti, forse, che è già una cosa abominevole; «non volere» i noborders che vuol dire? Significa “la città non vuole gli italiani” oppure che “Ventimiglia non vuole quelli che aiutano i migranti”? Ma chi è la città? I commercianti? Alcuni di loro? Il sindaco? Certi amministratori?

Purtroppo però le risposte arrivano terribilmente chiare, dal sindaco Ioculano e dal vicesindaco Sciandra: secondo loro il problema non sono i migranti ma i noborders che incitano e sobillano i migranti a uscire dalla legalità!? “A non stare tranquilli”: e possono stare tranquille le persone che vogliono passare una frontiera e si ritrovano bloccati in una città e in un paese da dove vogliono andare via? Se la Francia non li fa passare, l’unico pensiero che hanno è: “come facciamo a passare questa maledetta frontiera?”.

Mi dicono che il sindaco ha rinnovato l’ordinanza che vieta di dare cibo ai migranti “per motivi igienico sanitari”; solo la Croce Rossa è autorizzata, gli altri non possono: una cosa incredibile, eppure la burocrazia alleata con il legalismo crea ‘sto mostro che ha aumentato la sua “potenza”: mi dicono che con l’ordinanza è vietato dare cibo anche ai barboni! Ventimiglia e il suo sindaco ce la mettono tutta a diventare laboratorio di “lagerizzazione della strada”…in Italia. Triste, molto triste, eppure il sindaco ha un volto giovane, abbronzato. Lo abbiamo visto la sera del concerto di Frank Energy a Ventimiglia Alta. Qualcuno gli ha chiesto di spiegare il senso della sua ordinanza, lui se ne stava andando e ha fatto un sorriso prima di andar via. La persona che gli chiedeva conto ha provato ad andargli dietro, e visto che il sindaco andava via (scappava?) qualcuno gli ha detto “vigliacco!”. Chi glielo ha detto ha ragione? Dovremmo dirglielo in tanti? Oppure si è troppo ingenui e smaniosi di protagonismo a interrogare un sindaco o un assessore per strada? Questa dovrebbe essere la democrazia? Chiedere come si può e dove si può ragione dei provvedimenti pubblici che ci riguardano? Mi è capitato di leggere su facebook una cosa agghiacciante ed è una ragazza che l’ha scritto: «perché non facciamo una spedizione e gli diamo una lezione ai noborders?».

Facciamoci qualche domanda. I noborders hanno fallito sicuramente da un punto di vista comunicativo? Sono d’accordo, però posso garantire che i noborders spesso fanno autocritica. Quindi dobbiamo ristabilire l’equilibrio delle cose, e rispondere a quella ragazza che scrive queste cose: sei una fascista oppure un’autolesionista, perché è come se volessi autopunirti in quanto – con tutti i distinguo possibili – i cosiddetti noborders sono fra quelli che provano a garantire un minimo di democrazia di fatto, dando segnali di vita in un tempo di morte civile, di vuoto nel cuore e nel cervello.

Qualcuno dice che i noborders fanno paura, e questa forse è un’osservazione sensata: ma perché fanno paura? In che senso? Forse perché stanno mostrando praticamente la strada da percorrere: «LA FRONTIERA E’ IL PROBLEMA» c’è scritto in uno striscione dei noborders. Ma se la frontiera è un problema vuol dire che bisogna mettere in discussione tutto il nostro sistema, che si basa sulle divisioni, sui confini (che uccidono gli indifesi e i disperati). Meglio attaccare che indica la luna che vedere la luna: più comodo, da sempre è stato così.

Intanto molti noborders sono allontanati da Ventimiglia (con fogli di via da 16 Comuni della provincia di Imperia!) e spesso fermati dalla polizia per controllare i loro documenti decine di volte, solo perché «sorpresi a parlare»… con persone indifese e con “la pelle di colore cioccolato”.

In tutto questo marasma ci sono segnali sepolti ma potenti, di cui pochi parlano. Per esempio lunedì scorso ho scoperto un bar di Ventimiglia gestito da una donna, non lontano dalla stazione: si chiama Hobbit e la donna che lo gestisce si chiama Delia. Lunedì scorso ha cucinato lasagne gratis per tutti i frequentatori del suo bar, provenienti da Eritrea, Sudan, Mali ecc. Un bar aperto al mondo! Eppure per questa apertura Delia sta rischiando grosso, e già paga il prezzo: molti “locali” non ci vanno più perché è pieno di “neri”. Il biliardino non lo usa più nessuno e Delia ha risposto con la gratuità a questa diserzione: chi vuole può giocare gratuitamente,e ci giocano spesso “i tanti frequentatori neri”. Delia ci ha raccontato dei rastrellamenti che quasi ogni giorno la polizia effettua nel suo bar, per portare via ragazzi africani che scappano o si nascondono lì per fuggire alle deportazioni! Delia è sorridente e senza paura, anzi ci insegna a vivere con l’apertura al mondo. A differenza di quei commercianti che un po’ di mesi fa raccoglievano firme per accusare «i danni ai commercianti degli immigrati che si vedevano spesso vicino ai loro negozi o nella strada, da quando si era aperto un centro di accoglienza nei pressi della stazione». E fu quello uno dei cedimenti del sindaco Ioculano, che invece di rigettare queste vergognose raccolte di firme, diede importanza a quei pochi commercianti “preoccupati dei loro fatturati danneggiati da persone che fumavano una sigaretta vicino ai loro negozi”. Enzo Barnabà dice che il sindaco in quel caso doveva chiedere a quei commercianti di mostrare i fatturati “ribassati”, per dimostrare le loro illazioni, ma non lo fece, credette ai commercianti e non ai migranti. Per interesse elettorale? Per vigliaccheria? Intanto, per consolarci, noi tifiamo per le lasagne di Delia!

Le “armi” dei noborders (?)

Un’altra cosa c’è da indagare: in quei giorni frastagliati di inizio agosto spunta la notizia che le forze dell’ordine hanno trovato armi dopo aver perquisito uno o due noborders francesi. Ci risiamo, io mi sento “riattualizzato”. Nel mio libro «Diari della val di Susa» (che contiene anche la bozza del mio spettacolo «Alla Maddalena, la favola del 3 luglio in val di Susa») avevo annotato la bufala del ritrovamento di un «arsenale Notav» nell’agosto 2011. Eccoci qua, a volte penso che quel mio libro e quel mio spettacolo siano superati oppure circoscritti alla val di Susa, invece no, perché ci sono cose che tornano in altri contesti, luoghi e tempi, per esempio l’elemento “armi dei ribelli”. Come era successo in val di Susa (lo spiego bene nel libro) e cioè che l’improbabile e inesistente arsenale Notav serviva a coprire la militarizzazione crescente in Valle, così oggi a Ventimiglia e dintorni. Forse una spranga, un bastone e una molotov (o materiale esplosivo?) sono stati davvero trovati in possesso di una o due persone, forse no – abbiamo tanti esempi di armi “infiltrate” da carabinieri o polizia in spazi ribelli: Genova 2001 scuola Diaz, Milano 2006 per il processo agli antifascisti dell’11 marzo per i fatti di corso Buenos Aires – ma il messaggio che passa e la strategia sono sempre quelli: hanno armi, quindi si meritano le bastonate, i fogli di via, l’aumento di militarizzazione ecc. Per giustificare e coprire, è un po’ una strategia di marketing. Per vendere la militarizzazione bisogna far due cose: demonizzare i ribelli, e far credere che sono armati fino ai denti, quando, per dirla tutta, nel caso dei noborders, le armi più pericolose sono le biciclette! A giugno l’azione diretta più “pericolosa” che hanno organizzato i noborders è stata una biciclettata: ma fatemi il piacere!

#MIgranti #FortezzaEuropa #NoBorder

Ventimiglia: Polizia, istituzioni e media mirano ad alimentare la tensione. Intervista ai NoBorder [Video]
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Dieci minuti, ragazzi”. Racconto di ordinaria repressione a Ventimiglia
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Il mostro “No Border” è stato creato
Ci siamo. Il mostro “No Border” è stato creato; questa volta, perché no, aggiungendovi un paio di artigli degni di un film americano di serie B. Anche lo scenario costruitovi attorno non se ne discosta di molto.

Ventimiglia: se questo è un uomo
Testimonianza da Ventimiglia di G. un’attivista identificata dalla polizia italiana mentre distribuiva cibo e beni di prima necessità ai migranti in attesa sul confine italo-francese, successivamente le è stato notificato il foglio di via.
(*) I link sono ripresi, con la foto, da «Newsletter 32/2016» dell’ OSSERVATORIO sulla REPRESSIONE: vedi www.osservatoriorepressione.info; per contatti osservatorio.repressione@hotmail.it .

 

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