Vento nucleare

care e cari, aproffittando dell’assenza (giustificata) di Gianluca Cicinelli provo a offrire su codesto blog tre – assai diversi – materiali sul vento nucleare: Isaac Asimov niente meno, un breve commento di Cicinelli e un ricordo di Satomi Oba che riprendo da Maria G. Di Rienzo.

Credo che letti in quest’ordine possano aiutare una serie di riflessioni e ci ricordino, un po’ come il famoso “rasoio di Occam”, che a volte la saggezza sta nell’individuare le spiegazioni più semplici senza cercare complicazioni non necessarie.

Del nucleare guerra-pace, qualcosa – purtroppo anche sulla sulla nostra pelle – sappiamo ma tanto non ci viene detto mentre, a ogni difficile passaggio economico-politico, le bugie ufficiali (in Italia più che altrove) si moltiplicano.

Ragionare e informarsi, fare due conti (cosa costano gli impianti? Chi ci guadagna? Chi controlla? Si parte sempre dall’abc…), valutare senza pretese di assoluta certezza le diverse previsioni eco-energetiche e sulla salute, ovviamente discuterne liberamente. E presto votare in un referendum.

Come sa chi passa da qui, la (buona) fantascienza è amata anche per la sua unicità di rompere i pensieri troppo “ingabbiati” dagli attuali paradigmi (econonici e scientifici). Qualcosa ne ho scritto: se andate al 22 aprile dell’anno scorso trovate qualche mia indicazione sotto il titolo “Tutte le nostre nuvole” (atomiche e non solo).

Questo piccolo dossier – che chiunque può arricchire, commentando, citando o linkando – si apre dunque con uno dei padri della science fiction, quell’Isaac Asimov che fu scienziato, scrittore, ottimo divulgatore e convintissimo riformista-ottimista. Non riporto il racconto per intero perchè temo che i diritti d’autore siano più vincolanti delle (asimoviane) “tre leggi della robotica” ma qui sotto trovate l’essenziale.

RAZZA DI DEFICIENTI (grazie Asimov)

Naron, dell’antica razza di Rigel, era il quarto della sua stirpe che teneva i grandi registri galattici (…) con le innumerevoli razze di ogni galassia che avevano sviluppato una forma d’intelligenza, e quelli più piccoli dove erano registrate le razze che, raggiungendo la maturità, venivano giudicate adatte a far parte della Federazione Galattica. Nel registro grande erano stati cancellati molti nomi (…) popoli che, per una ragione o per l’altra, erano scomparsi. Sfortuna, difetti biochimici o biofisici, squilibri sociali avevano preteso il loro pedaggio. In compenso, nessuna annotazione era mai stata cancellata dal libro piccolo.

Naron guardò il messaggero che si stava avvicinando.

“Naron” disse il messaggero. “Immenso e Unico!”

“Cosa c’è? Lascia perdere il cerimoniale.”

“Un altro insieme di organismi ha raggiunto la maturità.”

“Benone! Vengono su svelti. Non passa un anno senza che ne salti fuori uno nuovo. Chi sono?”

Il messaggero diede il numero di codice della galassia e le coordinate del pianeta.

“Uhm, sì” disse Naron, “conosco quel mondo.”

Con la sua fluente scrittura prese nota sul primo libro, poi trasferì il nome sul secondo, servendosi del nome con cui quel pianeta era conosciuto dalla maggior parte dei suoi abitanti. Scrisse: “Terra”.

“Queste nuove creature” disse “detengono un bel primato. Nessun altro organismo è passato dalla semplice intelligenza alla maturità in un tempo tanto breve. Spero che non ci siano errori”.

“Nessun errore, signore” disse il messaggero.

“Hanno scoperto l’energia termonucleare, no?”.

“Certamente, signore”.

“Benissimo, questo è il criterio di scelta.”. Naron ridacchiò soddisfatto: “E presto le loro navi entreranno in contatto con la Federazione”.

“Per ora” disse con una certa riluttanza il messaggero, “gli osservatori riferiscono che non hanno tentato le vie dello spazio”.

Naron era stupefatto. “Nemmeno una stazione spaziale?”.

“Non ancora”.

“Ma se hanno scoperto l’energia atomica, dove eseguono le loro prove, le esplosioni sperimentali?”.

“Sul loro pianeta, signore”.

Naron si drizzò in tutti i suoi sei metri di altezza e tuonò: “Sul loro pianeta?”.

“Sì, signore”.

Lentamente Naron prese la penna e tracciò una linea sull’ultima aggiunta del libro piccolo. Era un atto senza precedenti, ma Naron era saggio e poteva vedere l’inevitabile meglio di chiunque nelle galassie.

“Razza di deficienti!” borbottò.

SATOMI OBA

Ringrazio Maria G. Di Rienzo per questo suo pezzo che riprendo da lunanuvola (db)

L’abbiamo persa il 24 febbraio del 2005, a 54 anni, per un’emorragia cerebrale. Il suo nome era Satomi Oba: viveva ad Hiroshima, era un’attivista anti-nucleare ed anti-militarista, un’attivista per i diritti umani, un’insegnante d’inglese, madre di quattro figli. Il Giappone ha l’usanza di onorare i propri cittadini di spicco quali “tesori nazionali”; chi l’ha conosciuta, e chi ancora oggi gode dei lasciti del suo instancabile impegno, sa che Satomi Oba era (ed è) un “tesoro internazionale”. Oltre a dirigere “Plutonium Action Hiroshima” in Giappone, ha fatto parte di “Women and Life on Earth”, “Abolition 2000”, “WISE – World Information Service on Energy”, “Nuclear Information and Resource Service”; “Global Network Against Weapons and Nuclear Power in Space”.

Il sistema nucleare, sia il suo uso militare o civile, è uno dei più violenti che la società patriarcale ha inventato e sviluppato. Il potere dell’energia nucleare cresce particolarmente bene in atmosfere non democratiche.” Satomi Oba, 1999

 

Quella che segue è la traduzione di parte di un’intervista che Anna Gyorgy, di Green Korea, le fece nell’autunno del 1996.

Satomi: Sono venuta a stare ad Hiroshima quando ero una studentessa universitaria nel 1969, e qui appresi per la prima volta i pericoli dell’energia atomica. Ho visto una quantità enorme di immagini del dopo-bomba ed ho ascoltato di persona molte storie di sopravvissuti. Sentivo che quel che era accaduto era orribile, e che dovevamo fare tutto quanto in nostro potere per fermare la proliferazione di armi nucleari. Ma fu sempre allora che cominciai a chiedermi perché la gente di Hiroshima fosse così attiva contro le armi nucleari e non altrettanto contro gli impianti nucleari.

Ho dato inizio a “Plutonium Action Hiroshima” nel 1991, quando lo stoccaggio di plutonio (proveniente dagli impianti di trattamento francesi) era appena cominciato. Ma prima di ciò avevamo già organizzato azioni dopo l’incidente di Chernobyl nel 1986. Da molti anni mi occupo della questione e ormai so, ho visto, che gli impianti nucleari e le armi nucleari sono in origine la stessa cosa. (…) L’incidente di Monju (dicembre 1995, ndt.) è stato a suo modo epocale. Ha mostrato alla gente cos’è davvero un reattore “fast-breeder”, cos’è il sodio liquido (tonnellate di sodio liquido colarono dal sistema di raffreddamento del reattore, ndt.), quanti pericoli l’energia nucleare comporta. In Giappone ci sono oggi numerosi lavoratori che sono stati esposti alle radiazioni e stanno soffrendo. E il reattore di Monju, che è costato 6 miliardi di dollari, è oggi un pasticcio al di là di ogni possibile utilizzo. (…) Giappone e Francia vengono spesso citati come esempi di paesi che hanno avuto “successo” con l’energia nucleare, ma io ho visto gli impianti in entrambi i paesi, ne conosco gli effetti e i ritorni, e so che sono due fallimenti. In gennaio (1996, ndt.) siamo andati in Francia: sopravvissuti, attivisti di base, residenti di seconda generazione, a tenere un esposizione sul bombardamento atomico di Hiroshima, per opporci al test nucleare francese nel Pacifico del sud. Mentre a Parigi i sopravvissuti mostravano le immagini di Hiroshima e raccontavano le loro storie, io sono andata al Centro di La Hague, il porto vicino a Cherbourg da dove le scorie radioattive vengono mandate per mare, e al reattore Super-Phoenix. (…) La questione delle scorie non ha una vera soluzione. L’unica soluzione è smettere di produrne. A La Hague lo stoccaggio di scorie ha contaminato il territorio in maniera seria. Il governo non ha effettuato alcuna ricerca, e non possiede alcuna documentazione al proposito: sono i gruppi di cittadini che hanno sollevato la questione, osservato, fatto ricerche, prodotto la documentazione ed infine rivelato il livello di contaminazione a La Hague. Di scorie radioattive ce ne sono già troppe, avrebbero dovuto pensarci prima, trent’anni fa, e quelle che ci sono vanno tenute d’occhio e al sicuro dove sono state prodotte, e non portate in giro per il mondo. Ma la cosa principale sarebbe almeno riconoscere onestamente che una soluzione per le scorie non c’è. (…)

Dopo Chernobyl tantissime persone in Giappone, in maggioranza donne, hanno cominciato ad essere attive contro gli impianti nucleari, così il governo e le industrie ci hanno pensato su un bel po’ e se ne sono usciti dicendo che il nucleare è “energia pulita”, e ci hanno inondate di dépliant e propaganda sulla “protezione dell’ambiente”; danno persino soldi ai gruppi ambientalisti, ma certo non a noi, che lottiamo contro le centrali. Le donne in Giappone sono le leader dei movimenti di questo tipo, che nascono dal basso. Non seguono nessuno, guidano e ispirano, e lo trovo meraviglioso. L’idea della mostra in Francia è venuta dalle donne. E quando sono andata a Panama, per fermare l’imbarco di scorie altamente radioattive, gli altri tre membri del gruppo d’azione diretta erano donne. Dei 150 membri attivi di “Plutonium Action Hiroshima”, la maggioranza sono donne.

FU KUSHIMA. BALLE NUCLEARI di Gianluca Cicinelli

Mai più. Abbiamo perso il diritto di stupirci delle menzogne sul nucleare il 12 maggio 2010, quando Chicco Testa, che due mesi dopo diverrà presidente del Forum Nucleare, minacciò in diretta televisiva di spaccare la faccia all'incolpevole Mario Tozzi, geologo edivulgatore scientifico, che spiegava i pericoli dell'atomo. In queste ore si è appena verificato l'ennesimo embargo informativo internazionale posto in essere dalla lobby lucrosissima del nucleare, con rassicurazioni fasulle, spinte fino al ridicolo, sulla tenuta delle centrali nucleari in Giappone.
Dinanzi all'evidenza del pericolo e al numero incalcolabile dei contaminati anche i padroni dell'informazione hanno dovuto arrendersi e cominciare a raccontare cosa è realmente avvenuto nel Sol Levante:
sono bastate due pompette di diesel non attivatesi per determinare una catastrofe che avrà conseguenze nell'area e nelle vicinanze per almeno due decenni.
Ci tengo a sottolineare che chi scrive non ha una posizione ideologica contro il nucleare, proprio come la maggior parte degli italiani, ma di certo ha a cuore la salute propria e altrui e le condizioni in base alle quali è possibile realizzarla. Per anni, e con violenza selvaggia, sono riemersi dalle oscurità, in questi tempi dove la capacità critica collettiva è prossima allo zero, i sogni di centrali sicure di ultime generazione.
All'improvviso sono comparse pubblicità che in una società molto più massificata di trenta anni fa avevavno lo scopo di far capire quanto erano deficienti gli antinuclearisti. Così spudoratamente false che il
Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria ha costretto il Forum a sospendere la messa in onda della pubblicità “E tu sei a favore o contro l’energia nucleare o non hai ancora una posizione?”.
Il Giurì e’ arrivato con i suoi tempi, ma ha aggiunto un po’ di autorevolezza a quello che il resto del mondo sosteneva da tempo: i nuclearisti hanno investito 6 milioni in uno spot per guadagnare consensi in modo illegittimo.
Poche settimane dopo è arrivata la catastrofe giapponese che sembra comunque far ruggire dalle viscere della terra la rivolta del pianeta contro la specie che lo sta violentando, il rovesciamento del cielo con la terra e il mare che li copre, una visione che potrebbe sembrare
profetica se non fossimo laici, ma dove l'aggiunta della
contaminazione nucleare, per paradosso in quella nazione che per prima nel mondo aveva assaggiato lo schiaffo di fuoco arroventato del nucleare che ha incollato milioni di persone l'una all'altra, nel corpo come nella carne del sentimento nazionale, da quel giorno in cui ebbe fine la seconda guerra mondiale.
Ebbene in Giappone, scrive Jacopo Gilberto su Il Sole 24Ore: “non sono partiti ieri i due diesel. Stupidi, ordinari motoroni turbodiesel a due tempi. Non parlo della tecnologia dell'uranio, delle sofisticatezze giapponesi. no; qui è la tecnologia del gasolio, proprio quella inventata da Rudolf Diesel nel 1892, quella dei camion. In tutto il mondo le centrali nucleari seguono gli stessi standard comuni di sicurezza, standard dettati dalle linee guida dell’Aiea (agenzia internazionale dell’energia atomica). Ieri, nelle altre centrali atomiche giapponesi i motori diesel si sono accesi, in tutte le altre centrali, a Fukushima, no: i due generatori non sono partiti. Non so perché i generatori siano rimasti spenti. I giapponesi sono sempre molto sobri di informazioni. Silenzio. Forse non sono partiti perché le scosse hanno interrotto l'arrivo del gasolio. Forse erano finiti sotto l'onda dello tsunami. Fatto sta che alla scossa di terremoto la reazione è stata fermata. ma la centrale è rimasta muta. Il nòcciolo ha cominciato a scaldarsi perché le pompe non facevano girare l'acqua per raffreddare il reattore. L'acqua bolle come in una pentola a pressione, e se non si apre la valvola la pressione sale sale sale”.
Un reportage onesto, a cui è seguita per le due ore successive un'operazione senza precedenti. Tutte le testate online e cartacee sono state allineate compatte a tentare la riduzione del danno, ingaggiando improbabili scienziati disposti a recitare la parte della sicurezza nucleare. Poi sono seguiti i giornali della famiglia che
hanno accusato di sciacallaggio, argomento del quale i signori si che se ne intendono, chi metteva in dubbio la sicurezza del nucleare.
La loro paura è che quando i cittadini tra poco saranno in prima persona chiamati a decidere se avere le centrali sui propri territori scriveranno un bel no secco sulla scheda e lo faranno in massa. Perchè l'unica preoccupazione della lobby nucleare in Italia, che la
renderebbe soltanto comunicativamente grottesca se non rischiasse di provocare tragedie, è quella di costruire centrali nucleari che significano miliardi di euro, inutili per l'approvvigionamento reale di energia e pericolose per la salute pubblica.
Ma a lor signori della salute pubblica non importa assolutamente nulla e ciò che comunicano ai cittadini è solo disprezzo per la verità. Per quel poco che possiamo singolarmente fare, perchè stavolta dobbiamo fare, cerchiamo di ripagarli con uguale determinazione ma
nell'informare correttamente la popolazione.
Chi sostiene che esista il nucleare sicuro è un criminale.
 

Redazione
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