Virus, immaginario, resistenza ma anche…

… artisti, NO TAV e  testimonianza di Bénédicte a proposito dell’accoglienza diffusa ai migranti.

73esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

Continuare a subire o a insorgere? Dipende da noi…

Scriveva Deniz ad aprile 2020 nel Manifesto contro la rassegnazione (una grande occasione di risveglio): «Siamo in grado (specie se la chiusura durerà ancora per tanto tempo, come si può intuire) di sostenere chi forzerà le restrizioni per ridare vita e ossigeno alla propria attività e libertà? E’ ora di riflettere e agire. Abbiamo dalla nostra parte tempo, lentezza, coscienza e una possibile nuova armonia per affrontare tutto questo. Sta solo a noi tentare, sperimentare, fare».

Consiglio di leggere o rileggere tutto il Manifesto pubblicato nel libro «Se canti non muori». Oggi volevo raccontare di un “tentativo e di una sperimentazione” che nei giorni scorsi abbiamo attuato e realizzato per “forzare le restrizioni” ridando vita e ossigeno all’attività di un amico che gestisce un piccolo spazio di convivialità, potremmo dire un’osteria nella rive gauche! Eravamo una decina, in uno spazio molto grande, tutto nella norma, o ai limiti della norma. Ma il punto è che con “creatività e solidarietà” due artisti hanno organizzato e contribuito a dare respiro all’attività di un amico in difficoltà, come tutti, in questo periodo. Piccoli numeri in tutti i sensi, ma a parte il piacere (per me) della lettura di poesie intramezzata da una canzone – con chitarra cantata dall’editore – c’è una riflessione da fare: dopo un anno, siamo al punto di cominciare a “forzare” restrizioni che sembravano dovessero durare solo alcuni mesi! E’ un buon risultato! Vogliamo essere ottimisti e guardare il bicchiere mezzo pieno! Ilaria dice: «Si salva chi si vuole salvare»; non è un “si salvi chi può” ma «chi si vuole salvare». Con un rimando inconsapevole al discorso sulla servitù volontaria di Etienne della Boetie, scritto quattro secoli or sono: in una situazione come quella attuale diventa stringente liberarsi dalla propria schiavitù interiore, che è pericolosa quasi come l’obbedienza cieca alle regole imposte dall’alto.

Il connubio di questa tenaglia (servitù volontaria e obbedienza cieca, che comunque sono le punte di un iceberg) sta generando danni enormi in giovani, bambini e adulti, a livello psicologico soprattutto. Dovremmo da subito valutarlo per evitare catastrofi future e prossime e già in atto. A chi gli diceva, giorni fa, «questa situazione non finirà a breve» Natale rispondeva semplicemente: «dipende da noi». Sì, dipende da noi. Io sono contento di aver constatato che chi ha partecipato al pic nic con gli autori nella “rive gauche”, sino a un mese fa avrebbe tentennato non osando “muoversi”: grazie a Benedetta, a Emana, a Raba, per il coraggio e per esserci. Purtroppo quando qualcuno dice “non finirà a breve” c’è qualcosa di tristemente vero, ma a noi tocca trasformare la tristezza in vitalità dell’anima, seguendo i passi della Malanotte e ricordando le parole di Bobo Rondelli: «Mia mamma mi diceva di non uscire la sera perché c’erano i ladri e le prostitute, appunto mamma, esco!». Nel nostro caso non ci sono ladri e prostitute ma ombre di paure ataviche o attuali da affrontare, si tratta di re-imparare a gestire le ansie interiori, tanto per cominciare. Come diceva il buon Ivan Illich abbiamo perso la capacità di gestire le nostre ansie da quando abbiamo cominciato a comprare “macchine” a dismisura delegando e abbandonando nelle mani delle Istituzioni e del Mercato la nostra volontà e libero arbitrio, il coraggio di osare e di rischiare.

«Ai politici (di ieri, di oggi, di domani) e ai loro capi – i magnati economici e finanziari – non abbiamo più niente da dire e da chiedere. Non abbiamo più niente da dirgli come legittimazione: né rispetto, né onore, né voti» scrive Deniz nel citato Manifesto.

Mentre scrivevo mi venivano in mente alcune canzoni: due le abbiamo cantate nella “rive gauche”. La prima è A me mi piace vivere alla grande di Franco Fanigliulo, anche perché il libro di poesie che abbiamo letto si intitola appunto Vivere alla grande. L’altra si chiama Il virus dentro: è nel cd appena sfornato dalla Malanotte, allegato al libro A piedi in un mondo sospeso, di cui abbiamo letto alcuni passi. Ma ci sarebbe anche La ballata degli invisibili e Scappa dalle sardine. Quest’ultima consente di riallacciarsi a un altro fenomeno “invisibile” (tristemente) di questi giorni: da qualche settimana si sta svolgendo lo sgombero dei pezzi terreno acquistati da molti militanti e amici della Val di Susa: era iniziata nel 2012 come progetto di resistenza non violenta. Anche una mia amica aveva acquistato un pezzo di terra. Il numero di militari che oggi sono in Val di Susa per garantire questo sgombero è enorme; il costo a carico dei contribuenti altrettanto. Intanto Dana Lauriola è in carcere da sei mesi, per motivi che definire ridicoli è poco, come Luca Abbà è stato in carcere e ai domiciliari l’anno scorso, come Nicoletta Dosio e altri/e militanti. Per chi non lo sapesse, scontano pene per “reati” ridicoli per non dire inesistenti; basta digitare su internet i loro nomi per capire.

Volevo tornare alla canzone Scappa dalle sardine, una strofa dice: «Lotte popolari sepolte / con morti arrestati e rivolte / nessuno le guarda perché / forse perché toccano il cuore, il cuore e il nervo scoperto». Lo racconteremo e canteremo nei prossimi “pic nic con l’autore”… fra rive gauche e altri “angoli della Malanotte”.

Dopo aver mandato questo testo ai (pochi) partecipanti al primo pic nic con l’autore nella rive gauche, una di loro mi ha risposto con una breve mail e in allegato mi ha mandato una sua testimonianza dal titolo: «Storie di ospitalità, impronta di malvagità» ovvero «Quando l’accoglienza agli immigrati diventa scomoda». Lei si chiama Benedicte e da anni ospita a casa sua ragazzi provenienti da Paesi africani. E’ quell’ospitalità diffusa di cui si tace e poco si parla delle “difficoltà” istituzionali di cui ci racconta questa lettera/denuncia che voglio condividere. E’ anche una “lezione” che mi dà Benedicte, riportandomi a situazioni di reale “clandestinità” e di ingiustizia sociale che spesso dimentichiamo e quindi escludiamo dalla nostra quotidianità e dal nostro immaginario. Ecco la testimonianza di Benedicte.

Quando nel 2013 ho deciso di ospitare a casa mia un ragazzo immigrato sopravissuto allo sbarco sull’isola di Lampedusa nel 2011, non mi aspettavo di essere considerata una fuorilegge 7 anni più tardi e dovere pagare una multa (anche salata) di € 320,00 per non avere dichiarato (nelle 48 ore dalla sua ri-domanda di residenza) che lo ospitavo a casa dopo che a sua insaputa – e anche mia – abbiamo avuto la notizia che era stato cancellato dall’anagrafe e da casa mia nel 2017?.

Il fatto è che secondo gli agenti municipali che sarebbero venuti a casa a cercarlo nel 2017, non lo hanno trovato . A casa non hanno trovato nessuno?

Eravamo 5 residenti a casa mia nel 2017. Questo ragazzo si assentava spesso per cercare lavoro e gli altri residenti , io compresa, non eravamo sempre a casa . NON HANNO MAI LASCIATO SCRITTO CHE LO CERCAVANO, NON HANNO MAI CHIAMATO I NOSTRI TELEFONI PER AVVERTIRCI CHE LO CERCAVANO .

Altro fatto comunque assurdo è che ho sempre pagato la TARI per questa persona, anche se non risultava più residente a casa mia!

Lui ha anche la prova che era in Italia nel 2017 (titoli di viaggio).

Decisione arbitraria di cancellarlo dell’anagrafe! Aveva comunque sempre un permesso di soggiorno valido! E facendo la domanda per rinnovarlo si è accorto di essere stato cancellato dall’anagrafe di Città della Pieve!.

Facendo di nuovo la richiesta per la residenza a casa mia nel 2020 non ci è stato detto di recarsi alla polizia municipale per fare, da parte mia, un certificato di ospitalità.

Se gli agenti municipali sono venuti a casa per verificare se effettivamente questo ragazzo era residente non hanno lasciato nessun avviso nella cassetta delle lettere e non hanno mai contattato nessuno telefonicamente.

Quando sono venuti dopo 10 giorni – e per caso ci hanno trovato a casa – ci hanno detto che ero passibile di una multa di €320,00 e che dovevo avere un campanello al cancello di casa che funziona!.

Considerato che: se il campanello di casa (ne ho 2) funziona non è che sono costretta a sentirlo nel giardino! O se sono in paese per motivi personali o sono al lavoro, che purtroppo non ho più (visto Covid 19!)… Il mio recapito telefonico ce l’hanno e la cassetta per le lettere indica bene le diverse persone che sono a casa.

Non ho mai trovato un avviso da parte di questi agenti municipali mentre per un’altra persona di nazionalità extracomunitaria, tempo prima, avevano lasciato un avviso per presentarsi all’ufficio della polizia municipale !

La multa l’ho pagata ma voglio denunciare questa faccenda , visto che sarebbe stato difficile contestare il fatto della cancellazione di residenza ricercando “i difetti di forma”. Andare contro certe pratiche poco umanitarie è rischioso in questo Paese.

 

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

La Bottega del Barbieri

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