Viva l’Anpi

16° congresso nazionale ANPI, Rimini 12/15 maggio 2016: il racconto e le riflessioni di Lidia Menapace

LidiaMenapace-ANPI
  Sono arrivata domenica 15 sera a casa a Bolzano stancamorta, ho riordinato rapidamente il bagaglio, cenato di fretta, mi sono messa a letto presto e ci ho fatto su una dormita omerica.   Questa mattina ho ripreso le abitudini, levata molto mattiniera , preparativi domestici soliti,   scaricata la  mail che si era accumulata nei giorni del  congresso, ripassato le scorte casalinghe e provveduto a tutto il necessario, sicchè ora posso dedicarmi a mettere in carta e mandare in giro la versione del congresso così come l’ho vissuto io.
  Mi sono ritrovata in un’ atmosfera molto affettuosa, anche perchè al congresso ho reincontrato moltissimi compagni e compagne che magari non ci si vedeva da decenni persino.  Baci e abbracci e soprattutto orgoglio: non è facile oggi alle varie sigle politiche che si conoscono trovare chi fa una cosa di successo almeno di pubblico: il congresso é stato molto affollato, le relazioni finali delle commissioni verifica poteri ed elettorale hanno dato i numeri di partecipazione sia nella fase preparatoria in periferia che in quella celebrativa  finale: elevatissimi, sempre sopra il 94%.
  La mira del congresso era molto alta perchè l’ANPI sta passando il processo della sua durata e crescita oltre la durata della vita e della testimonianza diretta e personale delle e dei partigiani/e che la alimentarono finora. Una vicenda che ha avuto il suo lancio al congresso di Torino, appunto precedente l’attuale e ha provocato un forte incremento di iscritti/e appartenenti alle generazioni successive a quella dei partigiani/e, con la sola richiesta che quelli che non poterono sperimentare di persona la Resistenza per motivi anagrafici ne raccogliessero il deposito e lo portassero avanti, in questo snodo delicato difficile entusiasmante, che non ha precedenti di successo, con l’antifascismo, cifra fondativa dell’identità della nostra associazione.
  Perciò ho trovato molto giusta l’ idea di iniziare i lavori con una tavola rotonda sui “Giovani”, con la presenza di Susanna Camusso, di Chiara Saraceno,  di Mantegazza ecc. Non dirò che la tavola rotonda sia stata tutta dello stesso valore, ma capita spesso: inoltre davvero non esiste una definizione scientificamente accertata e diffusa di ciò che si intende per rapporto tra le generazioni: si è sempre molto di più discusso solo del rapporto tra leclassi; lo stesso potrei dire o qualcosa di analogo per ciò che concerne il rapporto tra i generi.
  Tralascio oltre questo accenno, di parlare della parte propriamente di ospitalità , fornita dal Palacongressi di Rimini, un edificio  mastodontico e molto agibile, un po’ labirintico, ma accogliente, del quale abbiamo potuto sperimentare soprattutto la qualità (eccellente) della mensa,  ricca varia all’altezza della fama culinaria dell’Emilia Romagna.
  E passo perciò alla cronaca commentata della parte propriamente politica del congresso, cui il presidente Smuraglia ha presentato una relazione introduttiva completa e in gran parte riferibile al documento  sul quale i congressi locali avevano discusso e votato (a maggioranze sempre elevatissime di partecipazione e di percentuali di voto) . Gli applausi a Smuraglia sempre scroscianti prolungati totali, fino alla standing ovation finale .
  I singoli interventi sono ovviamente stati di assai differente presa e qualità, comunque di livello elevato con una piacevolissima alternanza di giovani e anziani/e senza interruzioni. Come sempre, all’inizio sembra brutto richiamare all’osservanza del tempo assegnato (10 minuti all’inizio, poi di necessità 7, poi 5, poi 2 e mezzo), per poter far intervenire le e i molti che avevano chiesto  la parola.
  L’interesse di gran lunga prevalente era rivolto ai referendum, specialmente a quello istituzionale. Poche le voci dissonanti, comunque molto convinte misurate, decise. Qui mi pareva di aver notato un qualche accenno di fastidio rifiuto insofferenza da parte della platea, sichè mi sono convinta che -data la evidente differenza tra gli interventi a favore (praticamente tutti) e quelli contro (pochissimi)- che dunque a chi era evidente maggioranza, come me, spettasse offrire un terreno di possibile incontro, mediazione, compromesso, qualcosa insomma che non desse motivo di  protesta da parte della minoranza. Mi sono perciò adoperata, sia nell’intervento dal palco che nel lavoro nella commissione politica nella quale sono stata eletta, di cercare questo ponte. Ma non è stato possibile costruirlo.  
                                                                                                                                                        Considero questo forse l’unico punto meno felice del congresso e penso che avremmo dovuto forse lavorarci di più, anche se il risultato comunque non sarebbe stato forse significativo.
  Una certa  sottovalutazione -a mio parere- della pericolosità della ondata neofascista e neonazista ci  obbligherebbe a  non perdere nemmeno un minuto  a mettere all’odg delle analisi ricerche progetti programmi formazione al più presto -e a mio parere è già tardi- lo studio del nuovo fascio. Poichè le questioni da studiare sono molte, pensavo non sarebbe male avere uno strumento ad hoc e per questo ho appoggiato e fatta mia la proposta di Sallio di una Fondazione ecc.  Si è poi visto che la forma Fondazione non è compatibile con il nostro statuto di Ente morale, ma la questione resta e bisognerà trovare un’ altra forma per soddisfarla.
  L’episodio peggiore si è verificato quando – letti i giornali – si è visto che alcuni delegati avevano rilasciato interviste  che non corrispondevano al vero  e si è dovuto chiedere loro spiegazioni. Qui è prevalsa l’autorità delle regole e non il confronto politico e nemmeno il giudizio critico su come i giornali “non” hanno informato sul congresso . A me -come penso a tutti e tutte- è rimasto l’amaro in bocca per il fatto. Penso che sarebbe stato meglio affrontarlo politicamente che non a norma di regolamento, ma ormai non c’era nemmeno più il tempo per farlo e molti eravamo con le valige in mano. Peccato, perchè ciò ha lasciato in ombra una preoccupazione mia in ordine alla stampa. A me questa storia sembra una avvisaglia di come sarà l’informazione politica appena ci sarà la concentrazone dei grandi giornali e  gli industriali del tessile (la famiglia Crespi del Corriere)  e quelli metalmeccanici (La Stampa della famiglia Agnelli) si saranno fusi: già eravamo al 72° posto in graduatoria della libertà di stampa nel mondo!  caleremo al 150°. Questo rischio è da contenere almeno con una legge antitrust, che piacerebbe a noi (ANPI) e ARCI e magari anche Udi e sindacati ; potremmo scriverla, raccogliere le firme e mandarla al parlamento,  anche perchè non risulti che le misure verso i nostri iscritti ci bastano e non investono la questione nella sua politicità intera.  Sia in aula che nella Commissione politica mi sono molto impegnata -fino alla noia altrui- per ottenere un impegno all’uso del “linguaggio inclusivo” sempre,  e perchè nel documento finale al posto di “questione femminile” si dica “questione politica del rapporto tra i generi”, la proposta è stata infine accettata con voto unanime dalla Commissione e poi dal congresso:  ne sono davvero felice, ciao lidia  
Redazione
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Un commento

  • domenico stimolo

    Nel suo bel reportage la nostra cara partigiana Lidia Menapace alla fine si chiede” …come sarà la concentrazione dei grandi giornali e gli industriali del tessile ( la famiglia crespi del Corriere) e quelli metalmeccanici ( La Stampa della famiglia Agnelli) si saranno fusi: già eravamo al 72° posto in graduatoria della libertà di stampa del mondo…..”.

    Ebbene, oggi sul Corriere della Sera, a firma di Gian Antonio Stella c’è un “illuminante” articolo: “Referendum che tristezza il NO imposto dall’ANPI”. Testo in bella evidenza, già dalla prima pagina.
    Il lungo testo, della serie il Corsivo del giorno, così conclude: “ … Sulle riforme si possono avere opinioni diverse. Anche molto diverse. E il “Corriere” ha dato spazio a tutte, comprese le più ostili. Assolutamente legittime. Mette malinconia, però, vedere l’associazione dei partigiani, figlia di una Resistenza che fu plurale, imporre ai suoi la falange compatta…..”.
    Ne consiglio la lettura.

    A rigore di calendario mancano ancora 5 mesi dal Referendum di ottobre! Verrà la calura estiva e poi le piogge ( ……speriamo, con i tempi ambientali che corrono, tutti orientati verso la desertificazione spinta!).

    E dire che l’ANPI è la prima Associazione nata in Italia con la riconquista della libertà ancora in corso – Il Nord era accora occupato dai nazifascisti -. Ente morale dal 5 aprile 1945.

    Ne vedremo tante, grosse e “belle”.

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