La solidarietà del Nicaragua al Venezuela…
… a parole
di Bái Qiú’ēn
La solidaridad es la ternura de los pueblos. (Gioconda Belli)
Managua, 25 giugno 2026
Compañera Delcy Rodríguez
Presidenta (E)
de la República Bolivariana de Venezuela
Con il cuore addolorato e profondamente commosso, vi scriviamo in virtù del nostro profondo legame di fratellanza per esprimere la nostra sincera e incrollabile solidarietà.
Tragedie come queste – che anche noi abbiamo vissuto nella nostra terra – ci ricordano la forza della vita; e mentre ci prepariamo a offrire amore a chi soffre, ricordiamo anche che la speranza è in mezzo a noi, dimora dentro di noi e ci infonde la forza per andare avanti.
Con tutto il nostro affetto: siamo qui ogni volta che hai bisogno di noi.
Ti mando i soliti abbracci e, come sappiamo, nei momenti difficili sentiamo il Grande Spirito infonderci nuova forza.
Nel dolore, nella gioia: sempre insieme,
sempre oltre!
Daniel Ortega Saavedra Rosario Murillo
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Nicaragua socialista y solidaria
Di fronte a una gara di solidarietà internazionale per sostenere il popolo venezuelano colpito dal devastante sisma del 24 giugno scorso, i Copresidenti del Nicaragua hanno immediatamente inviato il suddetto messaggio. Una trentina di Paesi hanno fatto arrivare aiuti e personale specializzato, mentre i due Copresidenti “rivoluzionari” hanno semplicemente redatto questo comunicato che in buona sostanza afferma: «Vi siamo vicini, ma arrangiatevi».
In cambio di circa quattro miliardi di dollari (alcuni dicono cinque) che il governo bolivariano ha sostanzialmente regalato in dieci anni (dal 2007 al 2016), Caracas deve accontentarsi di quattro parole retoriche: «ci prepariamo a offrire amore a chi soffre». Baci, abbracci… e tanti saluti.
«Amore» è una parola centrale nel discorso politico quotidiano di Rosario Murillo: «Amor potente», «Amor sobre todas las cosas», «Solo el amor nos hace libres» ecc. Già Orwell ci aveva avvertiti in 1984 che, nella neolingua, il Ministero dell’Amore era l’organo preposto alla sicurezza interna e alla repressione.
Lo stesso 25 giugno, la venezuelana Telesur ha pubblicato una breve nota, nella quale afferma che questo «gesto riafferma i legami storici dell’asse formato da Caracas e Managua nell’ambito dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA-TCP), un quadro di cooperazione che ora si traduce in sostegno di fronte all’emergenza». Un sostegno fatto esclusivamente di parole, ma finché c’è vita c’è speranza.
La unica solidarietà che i Copresidenti apprezzano è quella a senso unico, nei loro confronti (loro personalmente e come famiglia, non come Paese).
Più sincero, anche se con meno tatto diplomatico, è stato certamente il presidente dell’Honduras (alleato di Trump), Nasry Asfura che, rispondendo ai giornalisti, ha onestamente dichiarato: «Io sono qui per fare il bene dell’Honduras. Dio mi perdoni. Il Venezuela avrà parecchi aiuti da numerosi Paesi».
Dieci giorni dopo il sisma, nella mattinata del 3 luglio, una delegazione ufficiale del Buon Governo del Nicaragua si è recata alla ambasciata del Venezuela a Managua per firmare il «libro delle condoglianze» dei deceduti: «A nome dei Copresidenti della Repubblica, trasmettiamo la nostra profonda fratellanza, i nostri sinceri e permanenti sentimenti di solidarietà e le nostre preghiere di conforto per le famiglie che hanno perso i loro familiari». I regnanti Daniel e Rosario non si sono neppure degnati di uscire dal loro bunker di El Carmen. Le malelingue fanno ironici riferimenti alla scarsità di benzina venezuelana, da quando questo Paese si è trasformato in un protettorato degli Stati Uniti.
Altri messaggi di solidarietà sono stati inviati dalla Asamblea Nacional e dal gruppo parlamentare “sandinista” al Parlacen (Parlamento centroamericano).
Fino a oggi non sono state fornite informazioni ufficiali da parte governativa sull’invio di alimenti, medicinali, attrezzature di salvataggio, personale medico o di soccorso.
Ben 137 paesi si sono mobilitati in una gara di solidarietà verso il Venezuela. Dal canto suo Cuba, nonostante sia nella condizione di non avere neppure gli occhi per piangere, ha inviato a Caracas nove équipe di medici e di soccorso.
È però evidente che ci sono giornate nelle quali non trema soltanto la terra, tremano soprattutto la memoria e la coscienza.
Solo le pido a Dios
Que el dolor no me sea indiferente
Que la reseca muerte no me encuentre
Vacío y solo sin haber hecho lo suficiente.
(León Gieco, 1978).
Che il Nicaragua orteguista avesse ben poco di socialismo lo avevamo già capito da tempo; ma che, assieme a Gioconda Belli, avesse esiliato pure la solidarietà concreta per rifugiarsi in quella parolaia… «ci prepariamo a offrire amore a chi soffre».
