Viva il C. J. C.
di db (aka Daniele Barbieri).
Un libro, molti caffè, 40 anni (vissuti alla Dorian?), un simulacro e gomiti da baciare. Se avete fretta – sciocche/i che siete – andate all’ultima riga e saltate tutto il resto.
State facendo le parole crociate, il «gigante bianco» cioè uno schema dove le caselle nere non vengono indicate. D’obbligo matita e gomma. Stando agli incroci il 40 verticale dovrebbe essere di 13 lettere: la terza una M probabilmente, la nona forse una Z, l’ultima è B… più sì che no. Definizione: «vulcano attivo in Italia». Se abitate a Udine o a Paternò, a Pietralata di Roma o Rogoredo di Milano, la risposta è tosta, quasi impossibile (se non siete in una certa nicchia culturale). Ma per chi abita sul confine tra Emilia e Romagna – metro più, chilometro meno – la soluzione è ovvia. Eccola.
C
O
M
B
O
J
A
Z
Z
C
L
U
B
Sento proteste levarsi. Ma che verticale!!! semmai è il 40 orizzontale!? Eh sì, “politicamente” avete ragione: poche cose in natura sono più orizzontali del Combo Jazz Club (d’ora in poi CJC per non appallarvi di lunghezza) di Imola.
L’altra sera lo ha spiegato Roberto Bartoli e se non sapete chi è… peggio per voi: vi togliete buone vibrazioni fra orecchie, cuore e piedi; ma guardate sotto alla voce «caffè pagati per db». In piazza dell’Ulivo a Imola le parole di Bartoli sono state belle quasi come il (successivo) canto di Camilla Battaglia: nel CJC le decisioni vengono prese dal basso, discusse e condivise, non si dipende dagli sponsor, questa è la vera cultura, la buona politica. Gioia. Anche terapia. Il jazz fa bene alla salute, non lo dico io ma Isaac Asimov (vedi dopo).
immagine di Giuliano Spagnul
QUANT’ E’ BELLO IL LIBRO
Si intitola «Combook 40 1985-2025». Sottotitolo: «I quarant’anni del Combo Jazz Club… ovvero il jazz dal dopoguerra a oggi a Imola e dintorni». Bacchilega editore. 402 pagine, un mare di fotografie. Colori bellissimi. Copertina cartonata. Il profilo con tromba è di Miles Davis (dai che lo avevate riconosciuto). Una breve prefazione di Paolo Fresu. In copertina non sono indicati gli autori e le autrici perchè appunto è un’opera collettiva. All’interno però, dopo i ringraziamenti, ecco un sestetto così definito: «Guardiano della storia e archivio vivente: Fabio Ravaglia. Coordinamento editoriale: Franco Minganti. L’uomo del database: Christof Stork. Progetto grafico, impaginazione e immagine di copertina: Concetta Nasone & Massimo Golfieri. L’uomo (quasi sempre) dietro l’obiettivo: Mario Sabbatani». Una sola donna nel sestetto dunque però una maga, tessitrice nonchè regina del carnevale (il libro è disseminato di «Coriandoli»: leggendolo capirete di cosa si tratti) e della cronologia strisciante: blu, blues, anche un po’ bleah.
Prezzo ridicolo: 40 euri. Vale almeno 4 volte tanto.
Altro del libro per oggi non scriverò: questa non è una recensione ma un’apologia, magari una «new thing». Direbbe Ornette Coleman: Free Jazz. Risponderebbe John Coltrane: A love supreme. Ed ecco Duke Ellington, Miles Davis e Lakecia Benjamin (nella foto e speriamo presto a Imola) ad accapigliarsi per dire la loro. Farò la recensione certo ma dopo averlo riguardato e riletto almeno altre tre volte. Da qui a Natale credo.
La carta è bellissima, ideale per valorizzare fotografie tra bianco-nero e colori, lasciando massima leggibilità ai testi. Ma ecco una questione spinosetta. Ne ho discusso al Bar Giardini di Imola (vedi sotto) con due giovani signore jazz-estatiche: le pagine hanno un cattivo odore? “Sì” sostiene una che rivaleggia – per sua ammissione – con i cani da tartufo. Boh, risponde la seconda. Un’olfattologa di mia conoscenza interpellata ha così tignato: le pagine non hanno odore, è la stampa che un po’ puzzecchia. Ipotesi o responso definitivo? Attendo interventi… ma anche no.
Questa sezioncina è solo per profani o propani
MA CHE ROBA è ‘ STO JAZZ?
«Il jazz è un graffio nell’anima» ha detto (forse) Thelonious Monk. Nel lavandino pieno di piatti sporchi una goccia cade dal rubinetto rotto con ritmo sincopato: lo spiegò Charles (mai Charlie) Mingus sulle note di copertina di un famoso album, Il vero jazz è quando la testa segue il ritmo che stai ascoltando, i piedi improvvisano e le mani devono (DEVONO) tamburellare. Il buon jazz è anche Bach ovviamente, in leggero anticipo. Il jazz è afroamericano, meticcio, universale. Non visti ascoltate ciò che ne dicono suo fratello blues, il cugino swing, zio scat, nonna melodia e la giovane contaminazione.
Mister Noioso e miss Puntini vi diranno che l’origine della parola (jazz) è incerta, come del resto l’esatta pronuncia. Mettete su un bell’album e fatela finita.
CAFFè PAGATI PER DB
Per quanto riguarda le vostre curiosità ulteriori e/o le domande alle quali per ora non sapete rispondere, se lasciate un caffè pagato per me al suddetto Bar Giardini di Imola (vedi foto) vi dirò o scriverò “tutto ciò che avreste voluto sapere e non osate chiedere”. Qualche esempio.
- Perchè nel libro manca l’indice? E perchè sarà meglio che ne chiediate copia (verso Natale) a db invece che alla prima AI di passaggio?
- Ci sono errori? Quanti?
- Perchè se il giovane Lorenzo Tosarelli si rivolge agli avvocati… i comboneri (combonisti? comboniani) e le combonere dovranno sborsare un sostanzioso risarcimento?
- Vogliamo definire il jazz in tre parole?
- E’ corretto, dopo i migliori concerti, baciare i gomiti dei musicisti e delle musiciste?
- Dove Asimov scrisse quella roba lì? Altre prove?
- Qual era l’album di Mingus sopra citato?
- E se invece di guarire il jazz facesse ammalare? Chi ne parla e dove? (caffè doppio con sambuca)
- Per tutto il libro si loda e si sbroda un certo Fabio Ravaglia, anima, corpo, mente e terzo occhio del CJC; la mia teoria è che costui non esista e/o sia impersonato da un «simulacro» (conoscerete almeno di vista Philip Dick). Per avere i miei indizi siete disposti a pagarmi un cioccolato con panna corretto Fitgerald? (Ella non John)
- Perchè nell’aria c’è sempre una musica che anche le persone sorde possono sentire?
- Perchè nel libro le donne diventano sempre più visibili? Questa è facile, basta chiudere la tv e pensarci.
- Quante pagine del libro sono state maltratate (o unte) per questa recensione? Lo scrivo in un corpo più piccolo perchè mi vergogno
- Perchè le fotografie mostrano un Roberto Bartoli (vedi sopra) o un Enrico Rava che invecchiano ma poi li vai a sentire suonare e scopri che sono sempre più giovani? Quali legami ci sono fra il disegnatore Dorian Gray e il sedicente Christof Stork?
- Chi è (o era) Bacchilega?
- Perchè le foto di Marco Gianstefani nel libro sono davvero di Marco Gianstefani? (credo che per saperlo Marco Gianstefani potrebbe pagarmi un caffè)
- ? varie, eventuali, pinzillacchere.
Adesso ho una domanda per me (e per Lanfranco, il mio medico): ma tutti questi caffè non mi faranno male?
HO SCRITTO SUL MURO
Qualche tempo fa sono passato nella strada dove abita Jazz. C’era luce come ogni notte di buona musica. Un grande muro bianco mi ha sussurrato parole d’amore. Così una delle mie mani si è trasformata in pennello, l’altra in secchio con inchiostro rosso. Ho scritto: «Sei bello come l’antifascismo». Mi hanno sorriso tutti e due; Muro e Jazz.
Se questa non la capite… davvero mi spiace: suppongo che non abitiate nel mio stesso multiverso e che spendiate molto nell’inutile tentativo di scaldarvi il cuoricino e dintorni.
ULTIMA RIGA
Comprate il libro e non ve ne pentirete.
P.U.R. – cioè POST ULTIMA RIGA
A libro sfogliato, letto, risfogliato, amato… magari vi viene voglia di leggere il mio pippone qui sopra. Vi autorizzo.
PS (post scriptum) del P.U.R. precedente
Ma se passate a Imola è anche meglio. Per prendere due o sette piccioni con mezza fava… e/o pagarmi i suddetti caffè.
Volete che vi dica quando? Scrivete a pkdick@fastmail.it.
TUTTE LE IMMAGINI SONO SCELTE DA db…. MENO BELLE DI QUELLE CHE TROVATE NEL LIBRO MA SE VOLETE SAPERE PERCHè LE HO SCELTE VI BASTERà OFFRIRMI… PER CAMBIARE FACCIAMO UN CHINOTTO O UN SUCCO D’ANANAS AL SOLITO BAR.










Caro db, visto che parli di Imola in questa città c’è un grande chitarrista, docente di grande livello ma soprattutto un grande jazzista: Tomaso Lama.