Roma, 8-9 luglio: incontri di libri con Griot

«Divieto di protestare», il mare come Resistenza, «Memorie del diluvio» e molto altro.

 

 

Mercoledì 8 luglio alle 18 la libreria GRIOT va in trasferta al Festival Il Mondo Nuovo (Prati, via Col di Lana, tra via Monte Zebio e viale Giuseppe Mazzini), in occasione della presentazione del libro “Divieto di protestare” di Annalisa Camilli

 

A dialogare con l’autrice ci sarà Miriam Aly

Negli ultimi decenni l’enfasi sulla sicurezza è stata la risposta dei governi alla crisi delle istituzioni democratiche e dello stato sociale. Ma come sono cambiati i movimenti di protesta? E cosa producono le leggi che criminalizzano il dissenso come gli ultimi pacchetti sicurezza in Italia? A venticinque anni dal G8 di Genova è il momento di chiederselo.

In tutto il mondo le proteste per Gaza hanno portato in primo piano movimenti di massa che sembravano scomparsi. Trainati da giovani e studenti, hanno avuto la capacità di muovere settori non politicizzati della società. Le proteste hanno illuminato nuovi modi di manifestare più reticolari e orizzontali rispetto al passato, spesso caratterizzati da forme di resistenza passiva e boicottaggio, ma allo stesso tempo hanno scatenato un’ondata repressiva e nuove leggi che criminalizzano il dissenso. Molte di quelle norme sembrano essere state concepite sulla base delle precedenti proteste: dal movimento antiglobalizzazione agli ambientalisti di Ultima generazione e suggeriscono un approccio penale preventivo, in cui non è necessario compiere un reato per incorrere in una spirale di criminalizzazione, ma basta appartenere a un determinato gruppo di persone o mettere in atto alcune condotte ritenute pericolose. Come si è arrivati a tutto questo? La radice era già presente a Genova nel 2001, in quella che Amnesty International ha definito «una violazione dei diritti umani di dimensioni mai viste nella recente storia europea», una ferita ancora aperta.

Tutti i dettagli sul Festival e sugli altri incontri previsti si trovano qui

 

Giovedì 9 luglio a partire dalle 17,30 saremo con i nostri libri alla Festa dell’Altra Estate a Casetta Rossa (Garbatella, via Magnaghi 14) per una giornata dedicata al mare come spazio di resistenza, tra Palestina, Libano e Iran

Il mare non ha confini, non si addomestica, ma lo hanno recintato con navi da guerra, cemento e tubature per estrarre profitto, trasformando l’acqua in una prigione.
Eppure c’è un filo invisibile che unisce tre geografie attraverso le onde. Una mappa che non si disegna sulla terra, ma sulla pelle dei corpi che resistono.
Questa marea attraversa il largo di Gaza, dove l’orizzonte è negato, i pescatori sono confinati e bombardati, e dove i corpi della Global Sumud Flotilla hanno oltrepassato il confine invisibile, sfidando e gridando contro l’opressione degli Stati assassini.

È la stessa corrente che bagna le coste del Libano, dove le onde vibrano sotto il peso dei bombardamenti e i confini marittimi vengono ridisegnati da chi vuole trasformare il Mediterraneo nell’ennesimo business estrattivo.

E poi si spinge fino allo Stretto di Hormuz, dove pochi chilometri d’acqua diventano il rubinetto che regola il respiro del mondo: una stretta di occupazione e imperialismo che si apre e si chiude a comando per controllare rotte, flussi ed estrazione di profitto.
Lo stesso Impero, la stessa militarizzazione di ogni acqua, da Gaza a Hormuz.
Ma le onde non obbediscono ai blocchi militari, i corpi che lottano non si lasciano recintare. Guardare all’Asia occidentale attraverso l’acqua significa riscoprire il mare come spazio di resistenza.

Il programma dettagliato della giornata si trova qui

 

Il libro che abbiamo scelto per quest’estate con il gruppo di lettura è “Memorie del diluvio” di Saleem Haddad, pubblicato da Edizioni E/O e tradotto da Silvia Castoldi, un romanzo familiare che attraversa Paesi e generazioni, una voce che non vedevamo l’ora di ritrovare dopo “Ultimo giro al Guapa”

Ci incontreremo a settembre (online e in presenza) per parlarne, nel frattempo lo trovate come sempre sul nostro sito con le spese di spedizione gratuite

Attraverso continenti e decenni – dalla Baghdad degli anni Cinquanta alla Londra contemporanea, dal fiume Tigri fino ai campi profughi yemeniti – Memorie del diluvio è al tempo stesso un dramma familiare intimo e, per la sua portata, un’epopea moderna. Il secondo brillante romanzo di Saleem Haddad ci coinvolge in una profonda e travolgente riflessione multigenerazionale sull’arte, l’esilio, la memoria, gli effetti a lungo termine dei conflitti e su cosa significhi appartenere, creare, resistere. Nell’estate del 2014 tre sorelle anglo-irachene, dopo essere state a lungo separate, tornano a gravitare una intorno all’altra e alla ormai anziana madre Bridget a seguito della riscoperta dei dipinti, da tempo creduti persi, di Haydar Mathloum, acclamatissimo artista iracheno nonché loro defunto padre e marito. Zainab, bellissima e sfuggente; Mediha, amareggiata e pragmatica; Ishtar, testarda e queer: tre sorelle che rivendicano ciascuna a suo modo l’eredità del padre – un lascito artistico e personale intrecciato al tradimento, all’esilio e a una patria, l’Iraq, che non riconoscono più, pur intimamente convinte che quella terra sia il luogo dove il mondo intero ha avuto inizio. Mentre le sorelle lottano per preservare, cancellare o rielaborare il passato, Nizar, figlio di Zainab e corrispondente di guerra che per lunghi anni si è estraniato dal resto della famiglia, fa ritorno all’ovile familiare, perseguitato dai traumi collezionati nello svolgimento del suo lavoro e dal naufragio della sua relazione amorosa. Pian piano, con il riaffiorare di ricordi a lungo sepolti e di verità da sempre taciute, arriva il momento della resa dei conti e la famiglia è costretta ad affrontare i silenzi e i tradimenti, personali e politici, che l’hanno fatta a pezzi.

Libreria GRIOT – via S. Cecilia 1a, Roma. Tel. 06.58334116

www.libreriagriot.it

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