Le istruzioni (per rendersi infelici) di Paul Watzlawick

Non perdetevelo: Feltrinelli lo ristampa in economica. E’ un libro del 1983 (*) che non è invecchiato di un giorno.

Subito un esempio.

«Regalate a vostro figlio due camicie sportive. Quando per la prima volta
lui ne indossa uno guardatelo con aria avvilita e dite: “L’altra non ti piace?”».

Un altro.

«Sotto un lampione c’è un ubriaco che cerca qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede cosa ha perduto. “La mia chiave” risponde l’uomo e si mettono a cercare tutti e due. Dopo aver guardato a lungo il poliziotto gli chiede se è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde: “no, non qui: là dietro; solo che là è troppo buio”». La storiella è bellina (e nota) ma l’interpretazione di Watzlawick è geniale, indimenticabile.

Ancora un esempio.

«Il fondamentale modello ci è fornito dalla storia dell’uomo che batteva le mani ogni 10 secondi. Interrogato sul perché di questo strano comportamento, rispose: “Per scacciare elefanti”. Gli obiettarono: “Elefanti? Qui non ci sono elefanti”. E lui: “Appunto”».

Ora siete pronti a leggervi la storia del martello. E il resto del libro che si intitola appunto «Istruzioni per rendersi infelici» (un centinaio di pagine e se ne vorrebbero due, tre volte tanto).

Nietzsche e Terenzio; profezie che si auto-avverano; cercando le differenze fra “russi e americani”; lo Stato sociale e Amleto; giochi e birra; Sartre e la filantropia; fagioli e Ovidio; Lot e Lewis Carroll; Bateson e «l’inettitudine sociale»; la vecchia signora e i ragazzi che fanno il bagno nudi nel fiume; Popper e le due tragedie della vita (secondo GB Shaw); Laing, la spontaneità, Groucho Marx, l’amore, Genet, Dostoevski…. Tenendo a mente che la follia è rara negli individui ma nei gruppi e nelle nazioni è la regola (di nuovo Nietzsche).

Watzlawick è come Eta Beta, lo strano amico di Topolino (e qualche altro che conosco, per esempio Armando Gnisci): dal suo marsupio tira fuori tutto, anche quel che non t’aspetti e non può esserci. Tu trasecoli e poi pensi “capperi, era giusto quel che serviva ma ancora non lo sapevamo”. C’è tutto in queste neanche 100 paginette: Anzi no, manca Pino Daniele: che ci stava benissimo ma evidentemente Paul Watzlavick non lo conosceva; nessuno è perfetto.

(*) Scusate la nota personale ma devo aggiungere che questo libro per me ha un valore affettivo particolare: io e Riccardo Mancini infatti, nel 1984, ce lo regalammo a vicenda. Ne ridemmo (“pensosi” però) come pazzi. Lo saccheggiammo. E quando avevamo due soldini… era uno dei 5-6 libri che, per almeno due decenni, regalammo ad amiche e amici che subito se ne innamoravano… (db)

 

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