Non è successo niente

Nicolò Targhetta e il disagio di essere autentici (oppure ipocriti) sui social

di Benigno Moi

 

Nicolò Targhetta

Nicolò targhetta è (o forse era, ormai sembra scriva a tempo pieno…) un videomaker padovano del 1986. “Nel 2018 decide di aprire una pagina Facebook, Non è successo niente,[i] con il proposito di scrivere una storia al giorno per un anno intero. L’esperimento riesce e in poco tempo supera i 135 mila follower che, con incomprensibile assiduità, seguono i suoi racconti di vita dallo stile corrosivo ed esilarante.” L’anno dopo i suoi “racconti” vengono raccolti (raccoNti raccoLti… perdonatemi) in un libro edito da Il becco Giallo col medesimo titolo, con copertina di Ernesto Anderle.

Ed anche il libro è un successo. Arriva pure uno spettacolo teatrale, Prodotto da Stivalaccio Teatro, con Marco Zoppello e Michele Mori[ii], e varie interviste e partecipazione a festival o simili, dove Targhetta conferma la sua sagacia e facilità di battuta.

Dopo arrivano altri libri, sempre editi da Il Becco Giallo, e continua la sua quasi quotidiana produzione sulle sue pagine social.

Io l’ho scoperto lì, e non ancor letto nessuno dei suoi libri. Però penso di farlo. Intanto mi godo i suoi interventi quasi quotidiani, che consiglio.

Sono esilaranti, sul filo dell’assurdo, e spesso devi attendere la fine per capire dove sta andando a parare. I temi variano, prendono spunto spesso dalla drammatica o farsesca cronaca politica o sociale italiana; ma non solo.

Per lui si sono sprecati i raffronti illustri, “un mix esilarante di dialoghi alla Lansdale e situazioni alla Woody Allen, conditi con abbondanti dosaggi di Monty Python, Pif, Stefano Benni e Guido Catalano.” In effetti è facile immaginarseli raccontati a voce. Intanto funzionano benissimo letti.

Propongo alcune cose fra quelle scritte negli ultimi due mesi. Ma cercate e frugate, sono letture di pochi minuti. Prese regolarmente un paio di volte la settimana (per chi entra su facebook o su Instagram), aiutano a vedere il lato farsesco delle nostre tragedie quotidiane.

12 aprile 2024   

– Buongiorno signori.

– Buongiorno.

– Come sapete sono arrivate direttive precise dall’alto, la nuova parola d’ordine è: fiction di regime.

– Cioè?

– Cioè, finalmente abbiamo il controllo della Rai e possiamo produrre serie tv sovraniste. Sì, c’è una domanda?

– No, avevo solo il braccio alzato.

– Ottimo. Fino adesso le cose sono andate abbastanza bene. Abbiamo realizzato “La rosa dell’Istria” coi partigiani cattivi, quel “Mameli” bono in culo e “La lunga notte” dove siam riusciti a far passare l’idea che la dittatura l’hanno fatta cadere i fasci.

– In autogestione.

– Esatto. Intanto gli altri hanno fatto il film su Ennio Doris. Insomma, è un momento d’oro per la riabilitazione a schermo di figure controverse. Lo storytelling è sempre quello: i partigiani luci e ombre (ma soprattutto ombre), i fasci perlopiù incompresi, i patrioti veri sono solo risorgimentali e fra il 1922 e il 1943 in Italia non è successo granché.

Col 25 aprile che si avvicina credo sia necessario portare la fiction di regime a un livello superiore. Per questo vi ho chiamati qui, voglio idee nuove. Quello è un braccio alzato o?

– Una proposta.

– Meno male.

– Big Ben Theory.

– Cioè?

– Le avventure del giovane Benito Mussolini. Prima che si andasse un po’ a rovinare con quella questione del totalitarismo.

– Mi piace. I suoi anni nel giornalismo. Magari con una bella chioma.

– Esatto. Mussolini è questo tipetto nerd un po’ stravagante ma tanto simpatico. Gli piacciono i fumetti e la fantascienza.

– Benito al Comicon.

– Benito al Lucca.

– Benito in cosplay dell’uomo ragno.

– Perché l’uomo ragno?

– Perché sta a testa in giù.

– Chiaro.

– Poi c’è Benito che ha questa gag ricorrente col governo.

– Cioè?

– Praticamente c’è il governo seduto sul divano, arriva lui e dice: “è il mio posto”.

– Bello.

– E quando fa qualcosa di buffo grida “Balilla!”

– Perché grida “balilla”?

– Perché fa molto ridere.

– Non si rischia di rendere ridicola una figura che, ricordiamolo, ha fatto tanto per questo paese?

– Macché, lo si umanizza. Dopo tre stagioni la gente smette di vedere il dittatore e comincia a vedere l’uomo.

– Mi piace. Siamo sulla strada giusta, altre idee?

– Una madre cristiana per amica.

– Sentiamo.

– Melonelay è questa giovane madre che cresce la figlia da sola secondo i sani principi di dio, patria e famiglia.

– E la figlia chi la fa?

– Pino Insegno.

– Perfetto, si scrive da solo. Altro?

– La Casa di Pound. La nascita di questo… questo…

– Club

– Bravissimo, club dove i membri vogliono solo avere uno spazio per condividere e scambiare idee.

– Una idea.

– Una sola, sì. E in opposizione questi centri sociali invece maligni e invidiosi che provano in tutti i modi a chiuderla.

– Ci sta. Avanti, avanti che si va bene.

– Model Family. Cinque famiglie però tutte uguali. Niente coppie gay, niente stranieri, niente roba strana. Cinque famiglie rispettabili di guardie giurate. Patriarcali, conservatrici, custodi dei veri valori del Paese.

– E come finisce?

– Che s’ammazzano fra loro.

– Lì magari vediamo un attimo.

– Eh, non riusciamo a farlo finire in nessun altro modo.

– Poi?

– Black is the new black. Serie poliziesca.

– Ma no, siamo pieni di serie su poliziotti e carabinieri.

– Però questa è diversa, in questa noi raccontiamo il Corpo senza filtri, una polizia corrotta, violenta, abusiva, infiltrata dalle peggio correnti di estrema destra.

– E chi sono i buoni?

– No, questi sono i buoni.

– E i cattivi?

– La 5a C del Liceo Ettore Majorana.

– Genio.

– Poi c’avremmo un’altra cosa secondo me molto valida sulla fondazione dell’MSI.

– Argomento spinoso.

– Eh, ma l’idea sarebbe di trattarlo come una cosa molto goliardica. Questo gruppo di giovani.

– Bellissimi.

– Ovviamente molto fisicati, che apre, un po’ per gioco, un’accademia formativa. E noi seguiamo gli amori, le sfide, i successi…

– Bello. Titolo?

– Paso Almirante.

– Be’, direi che ci siamo. Ah, ci chiedono anche qualcosina per gli alleati di governo.

– Ce l’abbiamo. Better Call Sal.

– Sentiamo.

– Salvini che con la sua ben nota eloquenza si destreggia nelle varie tribune politiche stracciando gli avversari con arguzia e proprietà di linguaggio.

– Non so se c’è il budget, solo di effetti speciali ci parte via un patrimonio…

– Magari lo facciamo parlare in camera come Kevin Spacey.

– Ottima idea, che poi lui e Spacey hanno un sacco di cose in comune, a partire dal consenso popolare.

– Il problema sono gli attori.

– Perché?

– Mica possiamo far fare tutto a Massimo Ghini e Alessio Boni. Ci vuole qualche faccia nuova.

– Io una mezza idea ce l’avrei.

– Sentiamo.

– I Me contro Te.

– No, i Me contro Te stanno girando l’ultimo di Bellocchio sul banco Ambrosiano. Luì fa Calvi.

– Non lo sapevo.

– Li mandiamo a Cannes. Vabbè, comunque tranquilli che qualcuno di questi che deve pagare il mutuo lo si trova sempre.

– Sempre.

– Signori, voglio farvi i complimenti. Oggi è venuto fuori materiale per anni, decenni forse.

– Grazie.

– Vi invito a non dimenticare mai l’importanza del lavoro che facciamo qui, perché come diciamo sempre alla Rai?

– La Storia è solo una fiction che aspetta di essere sceneggiata.

24 febbraio 2024

– Oggi per il nostro programma siamo qui a Nettuno in compagnia di Aldo Mirante, uno dei responsabili del Centro Allevamento e Addestramento Cani della Polizia di Stato. Buongiorno dottor Mirante.

– Buongiorno.

– Dottor Mirante, ci racconti tutto, non vediamo l’ora di scoprire i segreti dietro l’addestramento dei cani poliziotto.

– Guardi, ci dev’essere stato un equivoco.

– Perché?

– Perché questo non è il centro addestramento per i cani poliziotto.

– Ah no?

– Eh no, è il centro addestramento per i poliziotti cani.

– I poliziotti cani?

– Sì.

– E cosa sono i poliziotti cani?

– Vede, mentre il classico cane poliziotto è un cane tirato su come un poliziotto, il poliziotto cane è l’opposto.

– Cioè, un poliziotto…

– … addestrato a comportarsi in maniera ferale, esatto.

– Mi faccia capire bene.

– Certo, venga pure con me le mostro qualche esemplare.

– Sembrano poliziotti normali.

– Vero? Il poliziotto cane è indistinguibile nell’aspetto, ciò che lo caratterizza è un’indole molto aggressiva, se può carica e quando lo fa è sempre con lo scopo di versare sangue.

– Quindi è un poliziotto cane da combattimento?

– Assolutamente sì, ma per quanto irruento è anche molto astuto e attacca solo quando sa di poter vincere.

– Quali sono i suoi bersagli?

– Il poliziotto cane risponde ferocemente e in branco alla vista di giovani e manifestanti. È addestrato fin da piccolo a riconoscere cortei, minorenni, vecchie pasionarie e magliette dei Joy Division. Sa che può fiutare una kefiah anche a due chilometri di distanza?

– E nel caso di una minaccia reale?

– Minimizza.

– Fenomenale.

– Vuole vederne uno da vicino? Ecco, questo è uno dei nostri esemplari migliori.

– Che meraviglia, guarda che antisommossa lucida. È buono?

– Certo, è un giocherellone. Lo accarezzi pure.

– Ahia! M’ha tirato una manganellata!

– Strano, non è da lui. Ha fatto qualcosa per provocarlo?

– Tipo?

– Muoversi, esistere, praticare un diritto civile? Non è che ha uno striscione in tasca?

– Ma no!

– Allora ha dei giovani in casa?

– Prego?

– Dei giovani, degli studenti.

– Mia figlia fa Scienze Politiche.

– Ecco, è quello. Sente l’odore di facoltà umanistica. Le ha fatto male?

– Eh, porco giuda, sì che m’ha fatto male, mi ha quasi spaccato il naso.

– È fortunato, se sua figlia faceva le superiori stavamo già in ospedale.

– Ma faccia qualcosa, lo faccia star buono.

– Guardi adesso lo promuovo ad agente scelto così si calma. Ecco, ha visto com’è tranquillo?

– Non pensavo fossero tanto aggressivi.

– Ha presente il cane poliziotto che è estremamente controllato?

– Sì.

– Questo perché viene addestrato all’autocontrollo e alla disciplina. Il poliziotto cane no. Il poliziotto cane è lasciato libero di fare quello che vuole.

– In che modo?

– Educandolo all’idea che non ci saranno conseguenze. Inoltre se sei indifeso un cane poliziotto se ne rende conto e smette di massacrarti, perché quella è la natura loro purtroppo. I poliziotti cani invece ci prendono gusto.

– Ma tutta questa rabbia a cosa è dovuta?

– Incroci.

– Quindi non sono una razza specifica.

– No, i poliziotti cane sono perlopiù tutti bastardi. Ma non bisogna dar la colpa solo alla razza.

– Ah no?

– Il comportamento aggressivo spesso dipende dal padrone e dal modo in cui li impiega. In questo periodo, per esempio, abbiamo una richiesta piuttosto alta di poliziotti cani.

– Dovuta a?

– Opinioni. Il poliziotto cane è il predatore naturale dell’opinione. Quando in società c’è un boom di opinioni ecco che facciamo intervenire il poliziotto cane per riequilibrare le cose.

– Che dire, è stato molto istruttivo. Ma mi tolga un’ultima curiosità, lei come fa a distinguere il poliziotto cane dal cane poliziotto?

– Be’, è facile. Il cane poliziotto è un animale.

– E il poliziotto cane?

– È una bestia.

5 aprile 2024

– Kalispera.

– Kalispera un cazzo, Ulisse, ce l’hai o non ce l’hai?

– Ce l’ho.

– Sentiamo.

– Cavallo. Per gli storici nave. Otto metri. Solido legno. Finto regalo. Ci ficchiamo dentro una trentina di colleghi belli motivati e ti prometto che massimo entro una settimana stiamo a spaccarci di metaxa sulla terrazza di casa tua.

– È geniale.

– Mi rendo conto.

– Come lo chiamiamo?

– Cavallo di Troia.

– No!

– No?

– No. Di Tr0ia, casomai.

– È uno zero quello?

– Sì.

– Di Tr0ia.

– Sì.

– Perché di Tr0ia?

– Per gli dèi.

– Che c’entrano mo’ gli dèi?

– Gli dèi s’incazzano se scrivi Tr0ia senza lo zero.

– Ah sì?

– È risaputo.

– Ma figurati se mo’ Zeus c’ha tempo da perdere con me che scrivo Troia con lo zero o meno. Oh no!

– Cosa?

– Non ci vedo più.

– Ecco, bravo. Te l’avevo detto.

– Son cieco!

– Gli dèi.

– Che mi hanno fatto?

– T’hanno tolto visibilità.

– Ma io manco intendevo Troia nel senso brutto, intendevo Troia nel senso geografico.

– Eh ma gli dèi mica capiscono. Passano, sentono Tr0ia e t’accecano.

– Ma non è giusto.

– Che vuoi fare, si sa come son fatti gli dèi.

– Scusa eh, Achille si porta i ragazzini in tenda, Diomede bestemmia, e Aiace s’è comprato un microfono e una sedia da gamer e dice un sacco di stronzate tutto il giorno. Perché loro non sono stati accecati?

– Mo non ti devi fissare, però. È andata così.

– È andata così? Ma manco per niente. Ci vado a parlare.

– Con chi?

– Con gli dèi, con Zeus, ci parlo e gli spiego che è tutto un equivoco. Ci chiariamo come persone civili.

– Civili, eh?

– Oh, sono o non sono cliente io?

– Insomma.

– Allora? Com’è andata?

– Bene, bene.

– Ma c’hai parlato?

– Sì, sì.

– E che ha detto?

– Che mo’ riguarda bene tutto, e se si è sbagliato fra un paio di settimane mi ridà la vista.

– Un paio di settimane.

– Sì.

– Sul serio, che t’ha detto?

– M’ha detto di andare a fanculo, poi si è trasformato in una brezza leggera e ha provato a scoparmi.

– Sc0parm1.

– Quello.

– Una brezza leggera?

– È strano, è un uomo strano.

– Hai capito adesso? Non puoi scherzare con gli dèi. Devi prenderla sul serio. È comunque il loro mondo.

– E se cambiassimo dèi?

– Bravo, e da chi vuoi andare?

– Dagli Egizi.

– Cioè secondo te quello con la testa di cane non ti censura? E poi quelli funzionano solo a immagini. Te sai farli i disegni?

– No.

– E allora, lo vedi? Poi se cambi chi ti ascolta più? Le benedizioni chi te le dà? Chi te lo dice che sei un genio? Noi qua facciamo tutti i coatti ma la verità è che dipendiamo da questi e se questi decidono che domani scompariamo, kalispera davvero.

– E quindi?

– E quindi cavallo di Tr0ia. Ancora meglio di Tr01a. Se volessimo proprio far le cose fatte bene ci guardiamo i trend di sta settimana e sulla base di quello decidiamo. Te non ti offendi, vero? Se non lo chiamiamo Cavallo di Tr0ia.

– Be’…

– Cosa va sta settimana?

– Pechino Express.

– Ecco, cavallo di Pechino Express. Così gli dèi li fai contenti e sicuro stanno dalla tua.

– Vabbè, non me ne frega più un cazzo, la cosa importante è che vinciamo sta guerra.

– Oh matto! Gu€rr@!

– Manco guerra?

– Ancora! Ma allora ci vuoi far obliterare.

– Ma noi stiamo facendo la guerra.

– No, noi stiamo facendo la gu€rr@. Che è completamente diverso. Nella nostra gu€rr@ non ci sono i morti, ci sono i m0rt1. Non ci son le stragi ci son le $trag1. Non c’è tortura. C’è tØr7ura.

– Quindi immagino non sia neppure un geno…

– Non t’azzardare neanche.

– Ma abbi pazienza, a parlare così sembro un coglione.

– Un?

– C0gl10ne

– Sì, ma con un po’ di fortuna durerà poco.

– Ah sì?

– Fra un po’ gu€rr@ diventerà gЧ€rr@ e poi diventerà ѠЧ€rr@, e poi ѠЧ€rr@, e poi ѠЧ€Ԅʁ@. E poi niente. E quando sarà niente ci saremo risolti un problema.

– Quindi cosa stiamo facendo qua?

– Niente.

– Niente?

– Niente di niente.

– Porca tr01a.

– Bravo soldato.

29 marzo 2024

– Lei che segno di interpunzione è?

– Perché fa così?

– È solo una domanda.

– Perché io e lei non possiamo avere un incontro normale per una volta, con domande sensate, professionali, adeguate a una seduta dall’analista degna di questo nome?

– Tipo?

– Tipo come sta? Come va a casa?

– D’accordo. Come sta? Come va a casa?

– Okay, mi ha fregato. Sto una merda e va una merda. Mi spieghi sta cosa dei segni di interpunzione.

– È una specie di gioco, immagino le persone come se fossero punteggiatura.

– Bello.

– Vero?

– Posso esaminare da vicino la sua laurea?

– Ascolti. Ci sono i punti. I punti sono abbastanza comuni, non vanno da nessuna parte, i punti sono esattamente dove vogliono essere. I punti hanno raggiunto gli obiettivi che si erano prefissati e adesso il loro unico scopo nella vita è tenerseli stretti. Non amano essere messi in discussione e ritengono tutto quello che è venuto prima di loro l’unica cosa che conta.

Poi ci sono le virgole. Le virgole sono in costante movimento, terrorizzate dalla stasi, si reinventano continuamente. Cambiano lavoro, città, partner, portando avanti un discorso che potrebbe sembrare caotico e certe volte lo è. Molte virgole non sanno esattamente dove stanno andando e quando lo capiscono di solito diventano punti. Altre rimangono virgole per tutta la vita, tristi o felici ma sempre col fiatone.

Seguono i due punti. I due punti sono curiosi. Costruiscono tutta la loro esistenza attorno alla necessità di capire e poi di spiegare, di trovare un senso a qualcosa, qualsiasi cosa, per poi dichiararlo al mondo. I due punti possono essere studiosi o fanatici, artisti o accademici, ma per tutti loro la vita va prima capita e raccontata, e solo poi, se c’è tempo, vissuta.

I punto e virgola invece non si capiscono. Non hanno idea di quale sia il proprio posto, in pochi li comprendono davvero e quei pochi fanno comunque volentieri a meno di loro. I punto e virgola vivono di sfumature, di indecisioni e di pause un po’ più lunghe del normale, rimanendo perennemente in bilico fra palpiti e rese. Sono abbastanza rari da riconoscersi subito a vicenda.

I punti esclamativi sono il gruppo che negli ultimi anni ha registrato la crescita maggiore. I punti esclamativi non hanno dubbi, né insicurezze, non si sentono mai in difetto, né gli capita di ritenere la propria opinione superflua. Sanno di stare vivendo un momento storico particolarmente favorevole e se lo vogliono godere al massimo.

E se i punti esclamativi non ne hanno, i punti di domanda vivono di incertezze. Mettendosi continuamente in discussione, cercano di non dare niente per scontato, aggiungendo domande su domande, affascinati e terrorizzati all’idea del suono che potrebbe avere un giorno la risposta giusta.

I puntini di sospensione sono maestri di esitazione, incompiutezza e procrastinazione. Più di ogni altra cosa, quello che li fa sentire vivi è un lavoro incompleto, un compito lasciato in sospeso, un rapporto mai chiuso per davvero. Alcuni lo fanno per amore della pigrizia, altri per paura della fine.

Seguono gli asterischi. Gli asterischi se ne vanno in giro come iceberg, con la maggior parte di sé sepolta a piè di pagina. Tu li guardi e pensi che siano poche sillabe o una frasetta banale, poi vai a leggere giù in basso e scopri che c’è un mondo di note dell’autore. La cosa può mettere in crisi qualcuno, loro lo sanno bene, e ogni tanto cercano di spacciare l’asterisco per una macchia sul foglio.

Le virgolette sono in perenne dialogo. Con sé stesse, con gli altri, con dio, con quello che leggono, che ascoltano e con chiunque abbia voglia di parlare con loro. Per loro una giornata senza un interlocutore è una giornata sprecata. Hanno due cose: un’altissima stima di qualsiasi opinione che possa scatenare un dibattito. E amici pazienti.

E poi c’è lei.

– Io?

– Lei. Cosa si sente?

– Non lo so.

– Provi a pensarci.

– Non lo so. Forse una parentesi. Ecco sì, una parentesi tonda.

– Interessante, le parentesi tonde…

– No, no, non due parentesi tonde. Una parentesi tonda. Una sola. Mi sento una parentesi tonda che è stata aperta e non è stata più chiusa. Da una parte ho il sospetto che tutto quello che faccio, gli sforzi, la passione non abbia valore, perché tanto è solo una parentesi. Dall’altra provo una certa ansia al pensiero che questa parentesi forse non si chiuderà mai, che è la mia vita ormai e che magari chiuderla non dipende neanche più da me.

– Lei vuole chiuderla?

– Non lo so. Non si può lasciare aperta una parentesi per sempre.

– Perché?

– Perché una storia dentro una parentesi non è una storia, è una digressione.

– La sua digressione.

– Sì, vabbè la mia digressione… e intanto io non sono neanche sicuro che questa cosa sia vera o finta. Se avrò mai il coraggio di chiuderla sta parentesi o se me la sono immaginata, se c’è davvero una parentesi da qualche parte alle mie spalle o se quello che c’è scritto dentro è ormai abbastanza per poterlo chiamare la mia storia e poter dire a tutti che quella parentesi è solo un errore di stampa. Vorrei solo che ci fosse un modo per capirlo.

– C’è. Continuare a scriversi.

16 febbraio 2024

– Bentornati a Domenica In, qui con voi la vostra zia Mara!

(applausi)

– Siamo tornati dopo esserci lasciati alle spalle le brutte polemiche dei giorni scorsi. Polemiche, concedetemelo, un po’ strumentali. Oggi siamo di nuovo qui per ricominciare a parlare delle persone, perché Domenica In, ricordiamolo, è una trasmissione che si occupa delle persone, non di politica!

(applausi)

– Persone, dunque. E cominciamo subito con il primo ospite di oggi. Il signor Zeno.

– Salve a tutti, ciao Mara.

– Il signor Zeno ha…

– Ottantasei anni.

– Ottantasei anni, signori!

(applausi)

– Portati benissimo, mi sento di dire.

– Grazie.

– Allora, il signor Zeno, che di cognome fa…

– Cidio.

– Il signor Zeno Cidio ha in casa una persona che si occupa di lui, giusto?

– Esatto.

– Lei dove vive signor Zeno?

– A Massa-Carrara.

– Massa-Carrara, e allora salutiamo tutti gli amici di Massa-Carrara e della Toscana!

(applausi)

– Dicevamo, il signor Zeno vive con una persona che si prende cura di lui. Questa persona chi è?

– Mio cognato.

– Suo cognato, benissimo. E come si chiama suo cognato?

– Ismaele.

– Perfetto, il signor Ismaele vive con lei?

– Sì, m’aiuta, anche legalmente… è il mio… come si dice… tutore.

– Bravissimo, è il suo tutore legale. Quindi possiamo dire che Ismaele è responsabile di Zeno Cidio di Massa, giusto?

– Esatto.

– E lo possiamo dire senza paura di essere smentiti.

(applausi)

– Detto questo, lei perché oggi è qui da noi in trasmissione?

– Il problema è casa.

– Casa sua?

– No, casa non è mia.

– E di chi è?

– Di mia nipote.

– E come si chiama sua nipote?

– Valentina Pales, detta Tina.

– Bene la signora, signorina…?

– Signorina.

– La signorina Pales detta Tina ha il domicilio in…

– Casa.

– Benissimo, diciamo controlla casa. E qual è il problema?

– Ismaele vuole casa e usa me per averla.

– La sfrutta?

– Esatto.

– Quindi, mi faccia capire bene: Ismaele non controlla casa, che è di sua nipote Pales detta Tina, e per averla usa lei, Zeno Cidio di Massa.

– Proprio così.

– Ma non è finita qui, non è vero signor Zeno? C’è qualcos’altro che la turba.

– Mi manda in giro.

– Chi la manda in giro?

– Ismaele.

– Sempre questo signor Ismaele, che ricordiamolo è il cognato. In che senso la manda in giro? Ci spieghi bene.

– Mi manda a fare tutte le commissioni, in posta, in banca, sempre a piedi. E io c’ho ottantasei anni, abbia pazienza Mara, sono stanco…

– Ma certo.

– Non ho più l’età per muovermi tanto…

– Lei vorrebbe giustamente starsene a casa sua.

– Sì, vorrei che mi desse tregua.

– Legittimo.

– Che mi facesse stare fermo.

– Vorrebbe fermarsi, assolutamente comprensibile. Il signore ha una certa età e muoversi così spesso è stancante. Perciò in chiusura io, Mara Venier, vorrei fare un appello, un appello a cui sono sicura si unisce volentieri tutta la dirigenza RAI e tutte le persone dotate di buon senso, mi dai la quattro per favore?

Eccoci, questo appello è un appello a Ismaele: a nome di tutto il cda RAI, ma anche di tutta Italia, ti chiediamo di fermare Zeno Cidio di Massa. È anziano, è stanco, è ora che si fermi!

(applausi scroscianti)

– Che bello! Lo vedete quando non si fa politica com’è tutto molto più semplice? Mi dicono che abbiamo una telefonata.

(…)

– E mo’ che vuole l’ambasciatore?

link

https://www.lalettricecontrocorrente.it/recensioni/recensione-lei-nicolo-targhetta/

https://www.beccogiallo.it/tag-prodotto/nicolo-targhetta/

Il Disagio di essere autentici (oppure ipocriti) sui social – con Nicolò Targhetta

https://www.youtube.com/watch?v=FIjnkbtbUUc

Nicolò Targhetta presenta MANUALE DI SOPRAVVIVENZA ALL’ETA’ ADULTA – Porto Burci, 22 ottobre 2023   https://www.youtube.com/watch?v=psEIPOMgPZ8

Cosa NON È uno Scrittore: Autoironia e Bollette dell’ENEL – con Nicolò Targhetta (Cogito Festival)   https://www.youtube.com/watch?v=SwECiZA4zRQ 

Note

[i] https://www.facebook.com/nonesuccessoniente

https://www.instagram.com/explore/tags/non%C3%A8successoniente/

[ii] https://www.stivalaccioteatro.it/produzioni/non-e-successo-niente/

 

Benigno Moi on Email
Benigno Moi

2 commenti

  • – Zia?
    – Sì?
    – Come nascono i bambini?
    – Prego?
    – Come nascono i bambini?
    – Quanti anni hai?
    – Nove.
    – Cioè, c’hai nove anni e non sai come nascono i bambini?
    – No.
    – Perché?
    – I miei non mi dicono niente.
    – Perché non ti dicono niente?
    – Boh. Han deciso così.
    – E tu insisti.
    – Eh, ma quando insisto loro cambiano argomento.
    – E non hai dei libri a casa?
    – Me li nascondono.
    – I film, le serie tv?
    – Cambiano canale.
    – Su internet, cristo su internet avrai visto la qualsiasi.
    – Parental control.
    – Hanno pensato a tutto.
    – E quando gli chiedo qualcosa loro sai che mi dicono?
    – Che ti dicono?
    – Che non è il caso, che l’argomento è delicato.
    – I tuoi amici?
    – Stessa situazione. Anche i loro genitori non dicono niente. Però girano teorie, mezze informazioni. E sai la cosa strana?
    – Cosa?
    – Che a noi prima non ce ne fregava niente di come nascono i bambini, ma da quando ce l’hanno nascosto è diventata un’ossessione e parliamo solo di sta cosa.
    – È normale, sai perché?
    – Perché?
    – Perché i tuoi genitori sono dei deficienti.
    – Zia.
    – No, no, è inutile che fai quella faccia, è vero. Dei deficienti e degli educatori di merda, prima lo capisci e meglio è. E sai perché sono dei deficienti? Perché non si son resi conto del fatto che quando nascondi una cosa a qualcuno, quando la oscuri, quando ne vieti l’uso, l’accesso, la diffusione, o la togli con la forza dal discorso pubblico, finisci solo per stimolare la curiosità nei confronti di quella cosa. Son le basi cristo santo. E questi di professione fanno i genitori?
    – Credo.
    – Pazzesco.
    – Vabbè ma allora come nascono sti bambini?
    – Due scopano.
    – Tutto qua?
    – Tutto qua.
    – Ma sembrava una roba gigantesca.
    – No, loro l’hanno trasformata in una cosa gigantesca. E se prima non te ne frega niente, adesso vuoi sapere tutto giusto?
    – Giusto.
    – E se prima era solo una cosa fra le tante adesso è importante, fondamentale.
    – Esatto.
    – E se prima davi ai tuoi genitori il beneficio del dubbio e magari non avevi ancora un’opinione precisa su di loro, adesso ce l’hai perché…
    – Perché hanno provato a nascondermi sta cosa.
    – E pensi che…
    – Che sono dei deficienti. Deficienti e in malafede.
    – Bravissimo.
    – Zia Giorgia?
    – Sì?
    – Chi è Antonio Scurati?

  • 25 aprile

    – Sei pronto?
    – Per cosa?
    – Come per cosa? S’era detto che m’aiutavi a fare la torta.
    – Che torta?
    – La torta del 25 aprile.
    – Ah mannaggia, m’ero scordato.
    – Va be’ dai, lavati le mani e dammi una mano a preparare.
    – Che ti serve?
    – Fammi vedere un po’. Allora, per prima cosa ci serve dell’intolleranza.
    – Per la torta del 25 aprile?
    – Sì.
    – Sicuro?
    – Oh, sta scritto qua. Ce l’abbiamo l’intolleranza o no?
    – Sì, sì, ce l’abbiamo.
    – Benissimo, poi ci serve gente incazzata. Come stiamo messi a gente incazzata?
    – Quanta ne vuoi. Negli ultimi anni ci siam riempiti il frigo.
    – Ottimo. Vediamo cosa dice adesso… la tendenza a negare la realtà mistificandola o sostituendola con l’emozionalità?
    – Eccola qua, la devo setacciare?
    – Ti ringrazio. E poi e poi, ah sì, anti-intellettualismo diffuso.
    – Ho complottismo e mancato riconoscimento dell’altrui professionalità. Va bene lo stesso?
    – Penso di sì.
    – Me li regala il mio vicino di casa. Li fa proprio lui.
    – Retorica ce n’è?
    – A palate.
    – Butta, butta. E mentre mescolo qui dice di aggiungere una certa vena nostalgica nei confronti di un passato mitizzato.
    – Anni ‘80? ‘90? Pre-euro? Volendo qua c’è anche roba più vecchia. Ma forse ormai è scaduta.
    – Queste non scadono mai. Piano, un po’ alla volta che si deve amalgamare. Ora ci vorrebbe l’estratto di vaniglia, ma noi ci mettiamo la censura di stato, cosa dici?
    – Fresca, fresca.
    – Okay, e per finire abbiamo bisogno di una figura carismatica e dalle tendenze autoritarie che sfrutta ogni mezzo per ottenere il consenso popolare. Ne abbiamo?
    – Ne abbiamo un paio.
    – Ecco fatto. Adesso la lasciamo un attimo riposare che ste cose mica succedono da un giorno all’altro, ci vuole il suo tempo. Ed eccola qui, pronta. La torta del 25 aprile, come ti pare?
    – Insomma.
    – La vuoi assaggiare?
    – E assaggiamo.
    – Com’è?
    – Sa di merda.
    – Infatti è la torta del fascismo.
    – Ma che schifo! Ma che sei scemo? Perché me l’hai fatta cucinare?
    – Per ricordarti che in casa abbiamo ancora tutti gli ingredienti.
    Buon 25 aprile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *