Come si scrive fantascienza – 7: esempi di infodump

 

di Giulia Abbate

Eccoci! Settimo post della serie dedicata a leggere e scrivere fantascienza in sicurezza e senza effetti collaterali, e seconda puntata del mio piccolo excursus dedicato all’infodump: maldestro, imbarazzante, problematico, a volte inevitabile.

 

Nel post precedente, oltre a un paio di esempi ironici ti ho illustrato il RE degli infodump, talmente plateale e smaccato da diventare arte a sé stante e quindi non più un errore. Ovvero: “I Solaristi”, contenuto in “Solaris” di Stanislaw Lem, che potrei soprannominare infodump di tipo “andiamo a comandare”.

 

Ora qualche altro esempio da evitare!

 

Un tipo di infodump molto gettonato è “Ptor, figlio di Kmer”, che affligge una fetta consistente della produzione di narrativa breve fantasy, fantastica e fantascientifica italiana.

 

“Non c’era più tempo. L’astronauta John Smith salì la montagna, guardò giù e puntò la pistola quantica sul cumulo di macerie che si estendeva per chilometri. Ora o mai più, si disse.

A quei tempi, l’umanità aveva già terminato la sua Quinta Guerra Mondiale e la Terra era ridotta molto male. Le due precedenti guerre mondiali erano andate in questo modo, allora: relativamente alla Terza…”

 

Ho letto intere antologie contenenti solo racconti strutturati in questo modo. Enormi, lunghissimi infodump con un accenno di moto all’inizio e un paio di frasi a effetto in chiusura.

Oppure, la tecnica “Enciclopedia Conoscere e Capire”:

 

“Ludmilla si fermò a osservare l’orizzonte. Da quando gli Zpurr avevano invaso la Terra le cose non erano più le stesse: del resto, quegli orribili alieni rettiliani consideravano la vita umana di nessun valore e a milioni erano già morti per mano loro. Sembrava passato pochissimo tempo da quando erano giunti sulla Terra, atterrando con immense astronavi, e si erano dichiarati nuovi signori del pianeta. Era per questo che Ludmilla si era subito arruolata nell’EAZ, l’Esercito Anti-Zpurr, dove era stata addestrata a combattere gli alieni invasori usando uno speciale fucile a molecole fotoniche rettiliano-repellenti.”

 

L’immaginario autore del racconto aveva bisogno di comunicare al lettore una serie di informazioni: che la protagonista vive in un futuro distopico; che la causa di tutto sono alieni giunti dallo spazio; che questi alieni sono rettiliani e si chiamano Zpurr; che gli umani si stanno organizzando per combatterli; che la protagonista, a sua volta, fa parte dei ribelli. Tutte queste informazioni vanno necessariamente fornite al lettore: il problema è come.

[Dal blog di Studio83: Appunti di editing – L’infodump]

Come non citare infine la classica “ora ti uccido, ma prima lascia che ti spieghi”?

 

“Era il momento della verità. Il cacciatore di draghi Lankeloz chiuse gli occhi, azzurri come quelli di tutti i maghi del suo rango, e raccolse le energie per sconfiggere l’elfomalefico.

–  Non riuscirai a sconfiggermi, cacciatore di draghi! Come ben saprai, noi elfimalefici siamo immuni alla magia e l’unica cosa che può ucciderci sono i pony viola, e solo in una certa e precisa gradazione di viola, la più vistosa, impossibile da riprodurre in natura!

–  Hai detto pony viola? – rispose Lankelot sprezzante, materializzando un pony fuxia.”

 

(Se hai notato, qui ci sono due infodump. Trovali e ti regalo un manuale di scrittura in ebook).

 

Questo tipo di scena, nella quale il cattivo di turno espone il suo piano in modo lineare e con parole semplici (possibilmente nominando di sfuggita anche il proprio punto debole) ha ormai una denominazione precisa: spiegone, parola che lessi per la prima volta nelle recensioni dei benemeriti di Morelli’s movie guide e che ormai dovrebbe essere inclusa nei dizionari. Lo spiegone rispetta le caratteristiche dell’infodump:

 

  • È maldestro
  • È fuori luogo
  • Un po’ di intelligenza in più lo renderebbe ridondante e quindi facilmente eliminabile.

Questo terzo punto apre un capitolo a parte.

Un altro difetto che viene a volte attribuito all’infodump, infatti,  è che fornisce informazioni di troppo.

 

Non è sempre così. Anzi, un caso grave di infodump è quello in cui le informazioni date sono necessarie a capire e a proseguire nella storia, ma non si trova un modo migliore per darle.

 

Questo dal mio punto di vista è il caso peggiore, perché:

 

  • dimostra che l’autore non sa gestire le informazioni del suo stesso intreccio;
  • mi fa lavorare molto di più come editor: un conto è tirare una riga su informazioni inutili segnando “questo non serve”, un altro è doversi pure scervellare a capire insieme all’autore dove piazzare meglio quelle informazioni.

 

C’è una intera categoria di scrittori e scrittrici, non solo fantasy e SF, che scrive seguendo le “regole della poltrona”.

 

Mettiamoci comodi! Non sto a costruire personaggi, studiare ambientazioni e disseminare il mio testo di dettagli che al momento giusto faranno scattare il meccanismo narrativo, maperché? Basta infilarli quando mi servono, con una frase appena prima, tanto è uguale!

 

La notizia è che non è uguale, e non è neanche lontanamente paragonabile a una costruzione narrativa. Ecco perché ti ripeto che l’infodump non è una tecnica né un metodo consapevole: è sintomo significativo e insieme conseguenza fisiologica dell’incapacità e dell’imperizia.

Nessuno ammetterà mai di fare un ragionamento come quello che ho appena corsivato, perché in effetti non lo fa: nel momento in cui inizia a ragionare, a pensarci su, siamo già a un livello successivo e superiore di scrittura.

  

Nella fantascienza, ahimé, la questione di come distribuire informazioni importanti e scomode nel testo narrativo è centrale.

 

Tutti abbiamo più o meno idea del caos di New York, o del fascino di Venezia, o di quanto può essere deprimente un sabato sera a casa da soli: bastano pochi tratti di penna a darci quello che serve per capire.

Al contrario, per gestire le complicate implicazioni di mondi alieni, linguaggi extraterrestri, congegni ultratecnologici e studi di solaristica abbiamo bisogno di fornire delle informazioni di corredo, che a volte è davvero, davvero difficile non rigurgitare.

 

Come si fa a evitare, o almeno ad attenuare lo sgradevole effetto delle informazioni che devono per forza essere date?

 

Ci sono molti modi, furbi ed efficaci, per infilare i nostri dati salienti, senza brutti suoni di sottofondo.

Ne parliamo nel prossimo post!

 

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

2 commenti

  • Hai messo il dito sulla piaga. Peccato però chiamare infodump le ridondanze narrative, che poi non sono altro che deus stilistici.
    Ci sono cascato anche io. Siamo tutti vittime della fantascienza madre, la fantascienza USA, piena di tali scarti. Ci vorrà tempo e molta buona volontà per emendarsene, ci vorranno altrettante buone letture.
    Meritorio avere sollevato il problema.
    Concedimi una giunta: le omissioni di alcuni dati salienti è sicuro comprometterebbero il racconto?

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