Continua la campagna per la libertà di Abdullah Öcalan e…

e anche il sindaco di Berceto si schiera: un piccolo – ma importante – esempio

di Nelly Bocchi (*)

Berceto è una cittadina sull’Appennino parmense di circa 2000 abitanti, un piccolo borgo, dove il tempo si è fermato a quando ci si conosceva tutti e il luogo di ritrovo era – ed è rimasto – il caffè nella piazza principale. Proprio davanti a una tazza di caffè nasce una storia bellissima, che continua anche oggi.

Da poche settimane è stato ucciso Lorenzo Orsetti in Rojava: ne parlano il sindaco Luigi Lucchi (sindaco come pochi, perchè oltre all’interesse per il suo paese, unisce una visione molto più ampia di solidarietà verso chi lotta per un mondo “altro”) e il suo amico Massimiliano che è titolare di un supermarket speciale, dove chi non ha riceve, chi ha aiuta, dove c’è anche uno spazio per allestire mostre fotografiche. Massimiliano è fiorentino e anarchico, come Lorenzo Orsetti che morì combattendo a fianco dei curdi contro l’Isis (**). I due ragionano di Lorenzo, della sua scelta partigiana, del suo testamento, di come poter essere quella «goccia che diventerà tempesta».

Passa un po’ di tempo e quella goccia si estrinseca in una piccola biblioteca nella stazione ferroviaria di Berceto dedicata a Lorenzo.

Il sindaco Lucchi invita all’inaugurazione anche la diaspora kurda di Parma. Da questo incontro nasce un’altra richiesta: conferire la cittadinanza onoraria ad Ocalan.

Trascorre l’estate, il sindaco però non dimentica quella promessa e il 5 ottobre Berceto diventa il decimo Comune italiano ad avere come cittadino onorario Abdullah Ocalan: dopo Palermo, Napoli, Palagonia, Reggio Emilia, Riace, Martano, Pinerolo, Castelbottaccio e Castel del Giudice.

«Conferire la cittadinanza onoraria ad Abullah Ocalan, leader indiscusso del popolo kurdo, significa – ribadisce il sindaco – incoraggiare ognuno di noi a credere che gli ideali sono ancora importanti, che i sentimenti di vicinanza, nei confronti di persone e popoli che soffrono per mancanza di libertà sono utili e necessari, giusti. Siamo cittadini del mondo e vorremo un mondo migliore, meno ingiusto, meno schiavo dei prepotenti, dei soldi, del neoliberismo, del mercato senza regole, delle ragioni di Stato. Se guardiamo alla nostra storia vedremo che tante donne e tanti uomini hanno portato avanti la resistenza contro il nazi-fascismo combattendo nelle fila partigiane. Oggi il popolo kurdo sta portando avanti la stessa resistenza, e Abdullah Ocalan è il leader di questa resistenza».

La pergamena attestante la cittadinanza onoraria ad Apo e il riconoscimento della nazione kurda viene ricevuta dalla giovane avvocata Newroz Uysal che più di un anno fa denunciava le condizioni inumane e degradanti del suo assistito e l’impossibilità di poterlo visitare, condizioni ancor oggi immutate. Al suo ritorno in Turchia, per Newroz Uysal scatta l’arresto ma fortunatamente verrà rilasciata in pochi giorni.

Dopo l’assegnazione della cittadinanza onoraria di Berceto al leader curdo il ministro degli Esteri turco telefona al Comune italiano per protestare. «Penso – risponde il sindaco – che se dittatori o capi di Stato protestano per queste scelte allora significa che abbiamo fatto la cosa giusta».

Trascorrono altri mesi, arriva luglio 2020. Nei dintorni di Berceto c’è un ponte senza nome: viene intitolato a Hevrîn Xelef (Hevrin Khalaf), la giovanesegretaria generale del Partito del futuro siriano, barbaramente assassinata da mercenari legati alla Turchia il 12 ottobre 2019. Lei che era ponte fra culture, religioni, etnie diverse, che fu barbaramente lapidata per le sue idee, sarà ricordata – proprio come ponte – anche in questo borgo dell’appennino parmense.

E la scorsa settimana il sindaco Lucchi si unisce alla campagna internazionale per la libertà di Abdullah Ocalan (***) con un breve video.

«Il leader curdo chiama e suggerisce da 21 anni una via d’uscita e una soluzione alla questione curda, dal carcere di Imrali». Lucchi sottolinea anche che l’esperienza della democrazia praticata in Rojava dovrebbe essere appresa e seguita con attenzione da tutti nel mondo.

Ocalan si trova, in seguito a un rapimento e a un processo iniquo, da 21 anni in isolamento nell’isola fortezza di Imrali. Là ha pensato, sognato e scritto per una rivoluzione senza armi: il confederalismo democratico basato sull’ugualianza di genere, sull’inclusione di tutte e tutti ma anche su una vera ecologia. Inoltre Ocalan ha traghettato il Pkk da movimento nazionalista e marxista a movimento che ha nell’autonomia senza Stato il suo pilastro.

A più di due decenni dal suo rapimento, il sogno di Ocalan sta diventando realtà nonostante la continua repressione contro il popolo curdo e chiunque si opponga al fascismo di Erdogan. Il confederalismo democratico è una realtà pericolosa per i tradizionali attori della regione, gli Stati-nazione; soprattutto per il tiranno Erdogan, responsabile del fallimento del negoziato di pace voluto da Ocalan.

Mantenere il Pkk e il suo leader nella lista delle organizzazioni terroriste da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea significa negare la pace al popolo curdo. I curdi sono partigiani, i terroristi sono coloro che reprimono questa lotta per la libertà e la giustizia.

In nessun altro luogo questo isolamento è più concreto di quello sull’isola prigione turca di Imrali. Qui il fondatore e guida del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), Abdullah Öcalan, è stato imprigionato dalla cospirazione internazionale del 15 febbraio 1999. Per oltre dieci anni è stato l’unico prigioniero. Nonostante le condizioni indescrivibili del suo isolamento, non ha mai smesso di sperare in una soluzione pacifica ai conflitti in Medio Oriente. Per diversi anni Öcalan è riuscito a negoziare con il governo turco nel tentativo di raggiungere questo obiettivo. La stragrande maggioranza della popolazione curda vede Abdullah Öcalan come proprio rappresentante. Ciò è stato confermato dalle firme di oltre 3 milioni e mezzo di curdi nel 2005/06.

Lo Stato turco sta attualmente sottoponendo Abdullah Öcalan a un regime di isolamento che non conosce confronti. Ogni visita dei suoi avvocati o dei suoi familiari è resa possibile solo da lunghe lotte sociali. Nel maggio 2019, ad esempio, migliaia di persone sia all’interno che all’esterno delle carceri sono riuscite a rompere l’isolamento con uno sciopero della fame durato mesi. Così, per la prima volta in molti anni, è stato possibile per Öcalan parlare con i suoi avvocati per un breve periodo. Ma dal 7 agosto 2019 questo contatto è stato nuovamente impedito dal governo turco. La Procura della Repubblica non risponde nemmeno alle richieste settimanali di visite. Pertanto ogni possibilità di negoziare una soluzione pacifica dei conflitti in Kurdistan e in Medio Oriente viene bloccata.

Attraverso Imrali, lo Stato turco non si sforza solo di isolare Öcalan come persona, ma ancor di più di prendere di mira, isolare e sopprimere i risultati democratici che sono emersi grazie alle sue idee.

Per contrastare questo tentativo, l’Unione delle comunità del Kurdistan (KCK) ha avviato la campagna con lo slogan “Stop a isolamento, fascismo e occupazione! – È giunta l’ora della libertà”.

La lunga marcia 2021 si svolgerà in questo contesto.

Öcalan è il pioniere intellettuale del Confederalismo Democratico, che è un modello contrario allo Stato nazione in crisi. Per questo motivo la lotta per la pace e la democrazia deve essere pensata nel contesto della lotta contro l’isolamento di Öcalan. Allo stesso tempo ciò rafforzerà anche la lotta per la democrazia e la libertà in tutto il mondo.

La rivolta sociale in Rojava, la liberazione dei curdi ezidi a Shengal e il Partito Democratico dei Popoli (HDP) della Turchia sono alcuni esempi di progetti di liberazione che si possono realizzare attraverso le idee di Öcalan.

«Nonostante le mura della prigione e le opportunità limitate, Öcalan continua a ispirare milioni di persone in tutto il mondo. L’isolamento su Imrali è la forma più radicale di repressione contro tutte le forze che aspirano alla democrazia che lo Stato esercita»: così scrive «il momento è ora», la campagna internazionale 2020 per la liberazione di Öcalan.

(*) Nelly Bocchi è militante della ReteKurdistan di Parma

(**) cfr E’ morto combattendo i nuovi fascisti

(***) qui il testo TURCHIA: LIBERTÀ PER OCALAN

 

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