13 luglio 1911, Itri (Latina): la strage dei sardi

di BENIGNO MOI

Quando passi in treno sulla linea ferroviaria 
      che va da Roma fino al sud Italia
ricorda i giorni del massacro,
ricorda la caccia al sardo.”

Da “Il treno”di Dr. Drer & Crc posse, 2017  https://www.youtube.com/watch?v=WZsYoAscRPE

 

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Centosei anni fa, nel 1911 – così come oggi nel 2017 – il 12 luglio cadeva di mercoledì. E fu quel giorno che cominciò un massacro, proseguito e inasprito il giorno dopo e poi praticamente cancellato dalla storia italiana e dalla stessa memoria dei sardi: il linciaggio, con l’uccisione di 8 sardi e il ferimento di 60 fra i 1000 operai sardi impegnati nella costruzione del tratto di ferrovia Roma/Napoli. Quattrocento di questi erano alloggiati nei pressi di Itri, un comune allora in provincia di Caserta e oggi di Latina, nel basso Lazio.

Strage passata quasi sotto silenzio, esclusi alcuni articoli su “La Nuova Sardegna,” e con un processo ai 33 itrani rinviati a giudizio che durò 3 anni, e vide tutti gli imputati assolti per “non aver commesso i fatti”.

Fu il giovane ricercatore algherese Antonio Budruni, collaboratore di Manlio Brigaglia nella stesura dell’enciclopedia “La Sardegna” (edizioni Della Torre), a scoprire la notizia e pubblicarla sulla rivista “Ichnusa” nel numero di maggio/giugno1986 e poi ad approfondire la ricerca e pubblicare (in occasione del centenario della strage) per Carlo Delfino Editore: I giorni del massacro. Itri, 1911. La camorra contro gli operai sardi.

In seguito al lavoro di Budruni altri hanno raccontato la storia, anche “dalla parte degli autori” del massacro, e l’ultimo contributo alla conoscenza viene in una delle forme più efficaci, con la canzone “Il treno”, contenuta nell’ultimo bellissimo disco dei Dr. Drer & Crc posse, “Terra, uscito quest’inverno.

La storia

Mille sardi erano impegnati nella costruzione della ferrovia Roma/Napoli, alloggiati fra i comuni di Itri e di Fondi. Con gli immaginabili pregiudizi di sempre nei confronti degli “stranieri poveri” e che conosciamo e vediamo benissimo, purtroppo, tutt’oggi.

Erano anni in cui i sardi erano perseguitati dai pregiudizi alimentati da una classe dirigente che ricorreva alle teorie pseudoscientifiche di Lombroso e di Niceforo” (“La Nuova Sardegna” 18/7/2012.)

Quindi c’erano spesso episodi di intolleranza e piccoli scontri. Eppure solo a Itri, e non a Fondi, le cose precipitano.

Il professor Budruni conferma: “Dalla documentazione che ho potuto consultare risulta che la camorra, l’impresa Spadari e i politici di Itri cominciarono a mettere gli operai sardi nel mirino, quando questi si rifiutarono di pagare il pizzo sul salario, come sembra facessero tutti gli altri lavoratori provenienti dalle altre regioni d’Italia.” (http://www.girodivite.it/Il-massacro-di-Itri-l-oblio-del.html)

Del resto è un fatto che “i lavoratori sardi erano molto sindacalizzati all’epoca, e molti erano reduci dalle battaglie nel bacino minerario del Sulcis. Non pochi avevano partecipato, a Bugerru, alla lotta per il salario, sfociata con l’intervento dell’esercito che aveva sparato contro gli operai, uccidendo tre e ferendone alcune decine. In risposta a quell’eccidio, la CGL proclamò il primo sciopero nazionale d’Italia.” (http://www.girodivite.it/Il-massacro-di-Itri-l-oblio-del.html.)

Quindi “quei selvaggi avevano un’altra colpa: con il loro orgoglio e la loro dignità non rispettavano la legge del pizzo imposta dalla camorra. E furono gruppi camorristici a soffiare l’odio su quel clima già teso, coinvolgendo in un sentimento di rancore collettivo e di odioso razzismo anche le autorità locali. Tutto fa pensare a un complotto, a un’aggressione programmata. La tragedia scoppia il 12 luglio quando un lavoratore sardo viene provocato (e ferito) nella piazza di Itri. E’ come una scintilla che fa divampare l’incendio di follia e di violenza. Centinaia di itrani si riversano armati nella piazza Incoronazione e assalgono i sardi al grido: «Morte ai sardegnoli». E’ un linciaggio. Intervengono anche i carabinieri, ma sparano sui sardi. La caccia riprende l’indomani con inaudita violenza. Alla fine i morti saranno 8 e 60 i feriti. C’è poi la tragica beffa: alcuni sardi vengono arrestati e altri espulsi. Nel processo sui fatti di Itri, che si celebrerà a Napoli nel 1914, un avvocato sosterrà l’incredibile tesi della «legittima difesa di una folla»”; così “La Nuova Sardegna” del 18/7/2012.

I fatti di Itri dimostrano“la sottomissione fino alla schiavitù di centinaia di persone e la presenza dei c.d. comitati dei galantuomini che governavano il territorio(Budruni, su http://www.girodivite.it/Il-massacro-di-Itri-l-oblio-del.html.)

Recensendo il libro di Budruni, di cui ha scritto la prefazione, Gian Antonio Stella scrive sul “Corriere della Sera” del 7 luglio 2011: “I lettori scopriranno pagina dopo pagina una storia agghiacciante. Che rivelerà come la strage di Castel Volturno del settembre 2008, quando sei africani furono assassinati in un eccidio voluto dalla camorra, oppure la caccia all´immigrato di Rosarno del gennaio 2010 istigata dalla ´ndrangheta, per citare due soli episodi, ebbero quel lontano precedente con altri «stranieri»: gli immigrati sardi”.

BIBLIOGRAFIA E LINK

Antonio Budruni, I giorni del massacro. Itri, 1911: la camorra contro gli operai sardi, Delfino ed. 2011

Intervista al prof. Budruni su Girodivite  http://www.girodivite.it/Il-massacro-di-Itri-l-oblio-del.html

Fuori i sardegnoli!!! di Franziscu Dettori http://www.sotziulimbasarda.net/maggio2005/dettorisar.htm

http://www.lanuovasardegna.it/regione/2012/07/18/news/itri-1911-il-massacro-dei-sardi-che-dissero-no-alla-camorra-1.5422136

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/07/24/parola_di_donna_la_strage_dei_sardi_a_itri_nel_1911_una_pagina_di-68-518421.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Itri

https://www.youtube.com/watch?v=WZsYoAscRPE

Infine, a dimostrare che ancora oggi c’è chi continua a credere che la Storia non debba raccontare proprio tutto… l’opinione di uno ”storico” delle vicende itrane:  

Pino Pecchia: I sardi a Itri: i tragici avvenimenti dal 12 e 13 luglio 1911, Arti grafiche Kolbe, 2003

Pino Pecchia: 1911 la rivolta di Itri: a cento anni da un eccidio: il fatto, il pretesto, il contesto, il processo, il commento Arti grafiche Kolbe, 2011  http://www.visitaitri.it/1911-la_rivolta_di_itri.htm

 

LA VICENDA ERA ANCHE QUI

una storia da ricordare

 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della “bottega”

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

10 commenti

  • Il bellissimo CD dei Dr.Drer&CRC posse, naturalmente, è “CABUDANNI”…
    e segnalo anche http://www.sardegnablogger.it/mdt-12-luglio-1911-la-strage-dei-sardignoli-romina-fiore/

  • Daniele Barbieri

    PER CHI SABATO è DALLE PARTI DI CAGLIARI
    saludi a totus,
    sàbudu chi ‘enit sonaus in Casteddu, in su Lazaretu, po sa festa Palestina in Sardegna – II Edizione
    innoi su programa: https://www.facebook.com/events/1950745098502839/
    sabato 15 suoniamo a Cagliari, al Lazzaretto, per la festa Palestina in Sardegna – II Edizione
    questo il programma: https://www.facebook.com/events/1950745098502839/
    saludi et trigu
    dr.drer & crc posse
    https://soundcloud.com/crcposse/sets/cabudanni

  • Che storia. Io andavo e vado spesso in vacanza proprio nei pressi di Itri (Fondi, Terracina, Lenola, Formia e così via) e quindi queste storie mi colpiscono tantissimo, rivelandomi la (s)memoria dei nostri, dei “miei” luoghi.
    Da quelle parti si consumò poi un altro dramma misconosciuto (di cui si parla comunque più di questo!), ovvero le “marocchinate”: durante la 2GM, ai militari alleati, che militavano nell’esercito francese ed erano per lo più nordafricani, venne data “licenza” di fare ciò che volevano alla popolazione civile, come premio per le vittorie in battaglia. Ci furono ondate di stupri che durarono settimane e coinvolsero paesi interi. Tutto poi taciuto.
    La storia dei lavoratori sardi invece mi giunge assolutamente nuova. E come rilevato anche nel post, è sinistramente emblematica.
    Grazie.

  • Aggiungo anche, sempre in tema, che la camorra in quei bei luoghi regna ancora incontrastata.
    Ora la manodopera non specializzata e di braccianti (il mercato di Fondi è il più grande del centro Italia) è composta di lavoratori per lo più pachistani e sikh. Che negli ultimi anni si sono organizzati in sindacati, chiedendo di uscire allo scoperto e di non essere schiavizzati. Hanno fatto scioperi pacifici, marce, scioperi della fame. La legge contro il caporalato del 2016 ha avuto slancio anche grazie alle loro proteste (oltre a quelle simili dei lavoratori a Nardò e Castelvolturno). Ma c’è ancora molto da fare. Grazie!

  • GraIe a te, Giulias83

  • Come mai…….in Sardegna non c’e la malavita organizzata!?…..per riscuotere il pizzo? Sarà che noi Sardi ci si gonfiano subito i c……i! E non tolleriamo che un altro ci prenda per il collo come una gallina….!? Io sono un Commerciante, e MAI ! dico MAI.! uno che mi abbia minacciato di pagare il pizzo. ( non se lo sarebbe goduto! ).

  • domenico stimolo

    Questa tragica vicenda di 107 anni addietro rispecchia l’attuale stato dell’arte drammaticamente in atto in Italia, in pensieri e opere, che riguardano una parte significativa degli italiani, con particolare virulenza in alcune aree territoriali.

    La coltura dell’odio razzista verso gli altri che si sono immessi nei territorio “nativo” è storia antica, già dalla formazione dello stato unitario ( …..per non tornare ancor più indietro).

    Abili manovratori, per carriera politica, sociale, per ideologia, religione, o per tornaconto di censo o ceto, hanno sempre soffiato sul fuoco per incendiare gli animi contro i diversi considerati nemici.

    Questa “regola” è fortemente ritornata in auge in questi ultimi anni! Il nemico ora viene da lontano, Migrante, per guerra, fame e disperazione.

    L’esaltazione del nazionalismo è sempre stata la punta di diamante dei seminatori di zizzania e di morte, in questo caso contro gli stranieri di fatto. La più grande falce di morte mai issata!

    Al di là dei tragici eventi praticati scientificamente dalla dittatura fascista, l’avversione contro gli altri interni ( italiani) ha un lunghissimo iter, con pratiche di discriminazioni e di violenze.

    L’Italia, paese di fortissima emigrazione interna, ha ampiamente sperimentato sulle spalle di milioni di persone, la coltivazione dell’ odio verso gli “altri”. Tantissime le sofferenze psicologiche, morali e materiali seminate.
    Su questo la storia è lunga. Basta ricordare le faide – sempre bene alimentate – tra città, paesi e contrade. Ad ora sembrano ammortizzate, ma emergono sempre. Più che nelle pratiche, nel linguaggio, nei riferimenti, duri a sparire.

    Sarà forse dovuta al fatto che in Italia è sempre stata egemone la religione cattolica, con tutte le ipocrisie divulgate, giusto per tenere sempre a galla tonache e porporati ? La “lotta” per i santi è stata sempre una caratteristica dominante. Il santo del paese A è sempre più bello del santo del paese B. Questo “pratica” ancora resiste bene, specie nel centro-sud.

    Concludendo, riguardo i moventi dei fatti di ITRI, la strega dei sardi. Una tesi storica è rivolta alla riscossione del pizzo praticata dalla camorra locale. Sembra proprio un credibile fondamento di verità. Se quattro “caporioni di merenda” aizzano la folla….giusto ( per esempio) sull’onore delle donne minacciato dagli stranieri ( tema sempre al primo posto, è facile, come in tant’altre vicende, che avvenga l’omologazione della reazione popolare.

    Si è però, nel 1911. Riflessione. In quella fase storica in Italia non esistevano ancora i contratti collettivi di lavoro, si era iniziata da poco l’azione di lotta del movimento dei lavoratori, c’erano le prime sperimentazioni.
    Essenzialmente il rapporto di lavoro, nelle poche aree industriali e nelle predominanti aree agricole, era regolato “ a persona”.
    Vigeva la regola del più forte, dettava legge il Sior dalle belle braghe bianche o del Vapore, circondato da una miriade di intermediari ( gli odierni caporali che impazzano specie nelle campagne o nei servizi legati all’alimentazione).
    Il pizzo, diretto, in forma obliqua o in “natura”, era certamente la regola, che come una mannaia calava sulla testa dei lavoratori e delle lavoratrici.

  • Daniele Barbieri

    RICEVO – e molto volentieri segnalo:
    Alle amiche e agli amici
    in coerenza con il nostro programma di lavoro, stiamo promuovendo, ovunque sia possibile, la presentazione del libro “I giorni del massacro. Itri, 1911: la camorra contro gli operai sardi”, di Antonio Budruni, Carlo Delfino editore.
    Si tratta della ricostruzione della feroce aggressione, di stampo razzista e camorrista, che nel 2011 colpì la comunità dei sardi immigrati a Itri (Latina) per lavorare alla costruzione della linea ferroviaria Roma-Napoli e che provocò la morte di 3 operai ed il ferimento di un’altra sessantina.
    Si può ben fare un parallelo con l’odio razziale alimentato oggi dalle formazioni dell’ultradestra capitanate di fatto da un fin troppo noto Ministro del Governo Italiano, con la ignobile speculazione economica sulla condizione degli immigrati “stranieri” in Italia, sfruttati spesso ai limiti dello schiavismo e con la più squallida speculazione politica sul malcontento popolare: loro, i “clandestini” (o almeno “irregolari”) sono il problema, come minimo “ci rubano il lavoro”, proprio come i sardi a Itri.
    Risulta perciò, con buona evidenza, come l’occasione ci consenta di informare correttamente e sensibilizzare verso i temi della civiltà e della solidarietà civile e umana, nonché promuovere eventuali altre iniziative locali.
    Alle presentazioni parteciperebbe Antonio Budruni e talvolta anche l’editore Carlo Delfino. Abbiamo necessità di sapere se nel vostro territorio c’è l’interesse e la possibilità di organizzare questo evento ed eventualmente concordare modalità e tempi.
    Antonello Pabis
    Per saperne di più:
    http://www.labottegadelbarbieri.org/13-luglio-1911-itri-latina-la-strage-dei-sardi/
    (PER CONTATTI: asceonlus@gmail.com)

  • L’8 agosto 2019 la pagina Facebook dell’Archivio di Stato di Caserta ha pubblicato questo post:
    “Se la storia si nasconde non s’impara niente, dopo un secolo ritorna come un treno nel presente”
    La storia narrata in musica che affonda le sue radici in documenti della strage di Itri del 1911 conservati anche presso il nostro archivio.
    La tragedia di Itri e quella di Riace messe a confronto testimoniano che gli archivi devono essere sempre più il luogo delle esperienze.
    Grazie alla dott.ssa Consuelo Costa che ci ha fatto conoscere il toccante pezzo di dr.drer & crc posse
    https://www.facebook.com/ArchivioDiStatoDiCaserta/posts/2378402285735137?hc_location=ufi

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