14 dicembre: noi siamo per il tip-tap

caro Rocco lo so che ti stai godendo la tua (misera) pensioncina da operaio e forse ti stai leccando le ferite di 100 delusioni,


cara Rita lo so che hai deciso di far bene il tuo lavoro e basta, comunque di non far più “politica”,
caro Hamid, so bene della tua convinzione che è finito il tempo dei gruppi, dell’agire collettivo e tu ti dedichi solamente al tuo (prezioso) lavoro intellettuale,
cara Marina che leggi tanto e sei una brava insegnante pur se la scuola è diventata skuola, squola e $cuola,

cara Giusy, ricercatrice che più precaria non si può e che stai per lasciare l’Italia (e l’amore) perchè qui…

carissimo Marco detto “il pupo” (pure se ormai hai 18 anni) …
cara Dia….
caro Gianni (ma dove sei finito?)…
Danilo e Dario, fratelli miei…

Rosanna, sorellina…

caro Sante e cara Marta…
scusate se vi scocciamo ma noi di codesto strano blog dobbiamo chiedervi di uscire per un po’ dalle vostre (legittime) scelte “non politiche” o comunque più “individuali” di quelle che alcune/i di noi hanno fatto. Vogliamo chiedervi di unirvi a noi per buttare giù al più presto questo governo. Abbiamo una certa fretta.
Come forse sapete il 14 dicembre si torna a ballare il tip-tap: cioè Tutte-i In Piazza (tip) e Tutte-i A Protestare (tap).
Si va in piazza a Roma (chi può) o altrove (chi vorrà organizzare qualcosa nei posti dove sta).

Non confondetevi: il Pd non c’entra. Questa iniziativa è promossa da chi in piazza c’è già e ha pure preso un po’ di botte senza trovare troppa solidarietà se si difendeva e se così facendo ci difendeva.
Vogliamo buttar giù il governo o almeno dare la nostra spallata, proprio nel giorno in cui in Parlamento si va a una resa dei conti (una robaccia ma torna utile) e in cui forse il signor P2-1816 perde anche lo scudo di una legge infame.

Questo governo è pericoloso ma noi pensiamo che sia una brutta idea lasciarlo buttare giù a Fini e/o a Casini e/o a Bersani e far poi gestire a loro il “dopo”: tre persone che non godono della nostra fiducia.
DOBBIAMO farlo noi, stare in piazza finchè non casca. E far capire che se anche formalmente è caduto perchè in Parlamento gli hanno votato contro.. è altro ciò che noi vogliamo: “che vadano via tutti” hanno detto (e fatto) in Argentina.
Ecco è questo. Abbiamo una certa urgenza di buttare giù questo governo e quasi certamente anche il successivo se… farà finta di non aver capito.
Ci vorrà qualche settimana? qualche mese?
Faticoso?
Mille obiezioni (lo sappiamo) ma …. facciamolo. SE NON ORA QUANDO?
allora Rocco, Rita, Hamid, Marina, Marco, Dia…. il 14 (e magari giorni seguenti) venite a ballare il tip-tap con noi?
O comunque ne parliamo?
Alessandro, Alessio, Clelia, Daniele, Gianluca, Gino, Marco, Paolo,… e chi vuole aggiungersi

(noi ci impegniamo a promuovere corsi di tip-tap accelerati per chi non sa ballare… o ha perso la memoria)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Giuliano Bugani

    Balliamo. Ma disarmati o armati?

    • per quel che penso io (e spero tutte/i) disarmate e disarmati, caro Giuliano
      “armate/i” solo di intelligenza, voglia di giustizia e rabbia e spero anche di ironia
      pronte/i a difendersi – come è giusto – se loro – i violenti di Stato – attentano alla nostra incolumità
      ma di cosa davvero è la violenza e dove nasce varrà la pena riparlarne. Forse urge.
      (db)

  • Mi dispiace stare a Bari e non potermi muovere…

  • ginodicostanzo

    Ecco, io a Roma ci verrei proprio, lo puoi dare quasi per certo, al 95%.

    P.S. Potrò prendere in ricordo un pelo della tua barba? Anche bianco va bene…

  • Piovono Pietre

    Noi ci saremo, a Roma e in altri luoghi…

  • Se qualcuno ti dà da pensare bisogna ringraziarlo. Questa mia testolina piena di niente (lavoro, casini, figli, dolori, acrobazie e talvolta il piacere di condividere tutto il predetto con chi ti vuol bene) si attizza, è sempre tonica all’esercizio più umano del mondo. Grazie, dunque, ci sto.
    So che è fatica mettersi a far ripartire il volano. So che si fa con passione, ma il quattordici non ci sarò.
    Nonostante accolga l’invito a rimetterci in gioco, nonostante l’amore che sento e che ricambio di cuore (e di testa).
    Dico subito che in alternativa non vado ad Arcore (quanti Renzi ci saranno mai, con i capponi in mano, a girar per l’Italia?) del resto manco sono Sindaco. Dico però che sarò in una scuola, un istituto tecnico della provincia d’Italia, in una quinta fatta di ragazze e ragazzi di diciott’anni, a parlare di bombe, su invito dell’insegnante di lettere. Noterete: piccolissima cosa. Sono giorni che penso cosa dire. Circa centottanta morti, qualche centinaio di attentati. Rivedo il film, rivedo noi.
    E penso al perché siamo stati sconfitti così duramente, collettivamente, ma soprattutto mi chiedo se abbiamo “capito”, se tutto ci è chiaro. Mentre rimetto insieme i pezzi (in tutti i sensi) mi accorgo di aver, pure!, consumato parecchio del tempo assegnatomi biologicamente. Nella partita il secondo tempo è iniziato da un pezzo. E il tempo non è un regalo.
    In piazza, dunque, non ci sarò. Ho già quell’ impegno e non lo voglio mancare.
    Ci siamo dati pochi alibi, ci siamo spesso autoaccusati di tutto con grande spirito di responsabilità e rigore, “maanche” (op. cit.) ci siamo accollati colpe non nostre. Che cosa non ha funzionato? Quali errori non bisogna ripetere? A che punto siamo, con quali forze? Che fare? (op. cit. e storicamente di qualche rilevanza) C’è molto nelle nostre autocritiche, ma c’è una cosa che mi fa ammattire più di altre, della quale avverto il peso avendo figli: loro, i nostri figli, biologici e non, i Giovani, che cosa sanno del tempo che li ha preceduti?
    Quelli di noi avvezzi, chi tra noi ha capito, chi studia, chi ha risolto per sé, che cosa ha portato nel Mondo della propria difficile elaborazione collettiva, della ricchezza che ci è costata talmente cara?
    Cerco di essere partecipe, presente, alle manifestazioni politiche che sento importanti e vedo sempre più capelli bianchi, certe facce che portano segni. Vorrei portassero sogni. I sogni sono importanti, i sogni sono la visione del futuro. Ma il futuro non siamo noi.
    Non mi colpevolizzo. Abbiamo, ho fatto quello che ho saputo fare, pagando il biglietto, e pervicacemente continuo. Ognuno ha il suo bilancio, se lo guardi in privato. Ma di una cosa penso di avere responsabilità, e credo sia una responsabilità collettiva: fra me – fra “noi” – e i più giovani vedo un abisso.
    La scuola ha cancellato una storia che nessuno – salvo rare eccezioni – ha scritto, ha sottratto mezzi di comprensione indispensabili. E il ponte non è stato costruito. Questi non sanno nulla. Come faranno a capire. Come faranno a scegliere.
    Vorrei esserci, in piazza, ma siccome non riesco a bilocarmi (bilocazione non è un fatto immobiliare – non viene da bilocale – vedi piuttosto Pio da Pietralcina ed Altri) purtroppo non ci sarò, ma il Tip Tap con voi lo ballerò lo stesso. Qui in padania è facile, qui fa piuttosto Fred.
    Vi abbraccio.

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