Il nemico del mio nemico

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di Francesco Masala

Non ci sono poteri buoni (Fabrizio de Andrè)

Già nella Bibbia di parla del nemico del mio nemico (qui), e questo è un concetto condiviso e diffuso in tutte le civiltà (o in-civiltà).

Si può guardare quello che succede nel mondo alla luce di questo principio, ed è davvero illuminante.

Per esempio quando i russi erano in Afghanistan gli Usa sostenevano e armavano Bin Laden, che combatteva l’Urss, nemico degli Usa.

Se vale la regola che il nemico del mio nemico è mio amico, allora Bin Laden era amico degli Usa. La storia dirà se è sempre stato amico o no. Molti dicono di sì, non sulla base delle parole dei governi Usa, ma sulla base dei comportamenti. Nel 2001 gli Usa attribuirono a Bin Laden (e al suo gruppo Al Qaeda) l’attacco alle Twin Towers e al Pentagono. Molti, negli Usa e nel mondo, hanno sempre pensato che quell’attacco sia stato pilotato dagli Usa, che avevano bisogno di affermare la propria supremazia, allora in declino, sul mondo. Chi poteva negare agli Usa qualsiasi cosa, dopo quello che avevano subito?

En passant, l’utilizzo dell’11 settembre (2001, non 1973) è lo stesso che ha fatto lo stato d’Israele con la Shoah.

L’invasione dell’Afghanistan ebbe il consenso del mondo intero, ma già pochi mesi dopo, e dopo lo squallido show di Colin Powell all’Onu, con la provetta in mano (qualcuno lo chiamò subito Ridi-Colin) i consensi all’invasione dell’Iraq diminuirono.

Come tutti sanno l’obiettivo degli Usa (e di Al Qaeda) era smembrare l’Iraq e prendere il petrolio, missione compiuta.

Per la Libia il copione è stato lo stesso, stessi obiettivi.

Intanto gli Usa hanno cominciato a sostenere, di nascosto, questa volta, ma non troppo (qui), l’Isis (o Daesh, che dir si voglia), uno sviluppo e una sostituzione di Al-Qaeda, pur dichiarandolo nemico.

L’obiettivo dichiarato dell’Isis è la ri-costruzione del Califfato, dal nord Africa fino all’Iraq e alla Turchia.

In realtà si sono subito impadroniti dell’Iraq, o almeno di molto petrolio, che vendono alla Turchia, paese amico.

La Turchia finge di combattere l’Isis, in realtà massacra i curdi, che sono gli unici ad aver combattuto, e con successo, quelli dell’Isis.Ma siccome i turchi sono nostri amici possono fare quello che vogliono (qui).

E arriviamo alla Siria, altro paese da smembrare, il sud spetterà a Israele, che, come la Turchia, è un paese amico, molto amico, gli israeliani possono fare quello che vogliono, con i palestinesi, come la Turchia fa coi curdi; il nord alla Turchia, che lo bonificherà (traduzione: ancora più massacri contro i curdi); l’est se lo prenderà l’Iraq-Isis, la parte occidentale sarà la Siria, molto dimagrita, solo perché Russia e Iran sono un monolite inscalfibile, sembra, a difesa di Assad.

Intanto 4 milioni di siriani sono espatriati e altri 8 milioni sono profughi all’interno del paese, su un totale di 18 milioni di siriani.

Adesso i russi sono scesi in campo e hanno iniziato a bombardare le basi di Al Qaeda e Isis, gli Usa protestano, evidentemente Al Qaeda e Isis sono i loro alleati. Per semplificare le cose, gli Usa che protestano sono gli stessi i cui aerei hanno bombardato un ospedale di Msf in Afghanistan (qui), la storia del pilota miope non convince la stampa internazionale non venduta.

Diceva Mao Zedong: “Grande è il disordine sotto il cielola situazione è eccellente”, purtroppo sembra che la situazione sia pessima, e questo è il miglior modo di preparare la terza guerra mondiale, dove tutti saranno contro tutti, anzi ognuno con i nemici dei nemici.

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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