7 piccoli-grandi Dick

E’ sempre un piacere quando un altro Dick si affaccia in libreria. Stupiscono invece le moltitudini dei critici ibernati in Italia: per decenni non hanno avuto notizie che un genio si aggirava nella tanto (da loro) deprecata fantascienza ma adesso ne cantano le lodi, a volte fingendosi competenti. Siccome oggi sono buuuuuono, regalo loro un consiglio: se vogliono mettersi in anticipo di 20 anni leggano subito Robert Sawyer così non dovranno poi recuperare, copiando gli “accademici” stranieri che comunque sono sempre meno noiosi di loro.
Eccoci a «I guardiani del destino» (ma il sottotitolo puntualizza:  «e altri racconti») al solito edito da Fanucci. 274 pagine per 14 euri.
Sono 7 racconti uniti solo dalla ventura di esser diventati film.
Il primo dei 7 è appunto quello del titolo dell’antologia ma molti lo ricorderanno anche come «Squadra riparazioni». La frase-chiave è:  «Ho visto attraverso la realtà. Ho visto qualcosa che non dovevo vedere». Sarebbe criminale svelare la trama ma le persone “meno giovani” forse ricorderanno il telefilm – della serie «Ai confini della realtà» – al quale Dick è chiaramente debitore. Non ho ancora visto il film. Se qualcuna/o di voi sì e vuol dire la sua…
Il secondo è  «Next», ovvero «Il ragazzo d’oro», crudelissima variazione sui mutanti post-bomba. Siamo in un pericoloso incrocio fra Darwin e l’eugenetica. Sentite questo dialogo.
«Magari è innocuo (…) Potrebbe addirittura essere un vantaggio (…) Forse quest’essere possiede qualcosa che può far progredire la razza».
«Quale razza? Non la razza umana (…) Se sono davvero supertiori all’homo sapiens, in una competizione alla pari vinceranno loro. Per sopravvivere dobbiamo giocare sporco fin dall’inizio».
L’ultima frase del racconto è anche il titolo migliore che si possa dare a questa storia.
Anche questo film l’ho perso.
Terza tappa con «I labirinti della memoria». Un bel giochino basato fra l’altro sull’idea che i viaggi temporali siano impossibili ma che mandare avanti nel tempo un «artiglio temporale» per prendere qualcosa sia fattibile. Interessante il quiadro politico-economico di riferimento. Nell’insieme divertente. Il mio (e spero vostro) amato Pkd ha fatto di meglio; del resto lui ha fatto sempre di meglio.
Stra-noto è il quarto racconto, «L’impostore». Troppo noto per meritare un riassunto. Il fim – se devo credere al Morandini, cioè la mia “bibbia” filmica preferita – non era male ma io ho perso anche questo. (Sarà che i cinema son troppo cari e/o che i film  restano poco in sala?).
Interessante invece mettere a confronto il film (non eccelso) di Steven Spielberg con il vero «Rapporto di minoranza»ovvero il racconto dickiano, ben più articolato. Ovviamente Tom Cruise ha fatto di peggio; del resto lui ha sempre fatto di peggio. D’altro canto i precog ai tempi della guerra preventivsa di George Bush Bis  inevitabilmente sono poco compatibili con Philip Dick.
«Modello due» ha ispirato il film «Screamers, urla dallo spazio» che mi sono perso. Ho commesso un errore (Morandini dixit): il film non è un capolavoro ma «credibile e inquietante» sì.
Ultimo racconto è «Ricordiamo per voi» che divenne un film («Atto di forza») interpretato da un tipaccio che poi governerà la California e questa non è fantascienza ma l’orribile realtà; avendolo visto, concordo con Morandini, «eccessivo in tutto» ma suggestivo. Nel 1966, quando Dick lo scrisse, era ancora controverso se fosse possibile collocare tramittenti nei cervelli umani. Vedendo il film il dubbio è un altro: possiamo considerare umano quell’Arnold Schwaqualcosa?
Se per caso non conoscete Dick questo libro – lo dico pur se non sono un precog – è solo l’inizio di un lungo viaggio. Se invece siete dickiane/i “di lungo corso” ma frettolosi un avviso: questa antologia è la stessa che Fanucci ha già pubblicato (nel 2008) come «Next» con la sola aggiunta di un settimo racconto, appunto «I guardiani del destino».

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