Giorgia Meloni d’odio e di governo

articoli di Pietro Garbarino e di Umberto Franchi

 

Perchè Giorgia Meloni non può dirsi antifascista

di Pietro Garbarino

Moltissime considerazioni sono già state scritte e dette sulla ritrosia della nostra Presidente del Consiglio a esprimere una netta dichiarazione di negative contrarietà al fascismo o al suo portato propagandistico e pseudo-culturale ma, dopo la rilettura recente del testo di Giulio Salierno “Autobiografia di un picchiatore fascista (Ed. Einaudi – 1976) credo che, sulla base di quella istruttiva e pregevole opera del nominato e stimato sociologo, possano essere svolte, su tale tema, ulteriori rilevanti considerazioni.

Salierno, che fu dal 1948 al 1955, un impegnato attivista dell’allora Movimento Sociale Italiano (MSI), ci offre un articolato e profondo spaccato di quello che era il dibattito interno di un raggruppamento politico che sin dal 1946 è sorto per sostenere e ripristinare proprio il progetto politico del fascismo.

Non a caso suoi fondatori furono, in grandissima parte ex funzionari del regime mussoliniano, ex esponenti e reduci della Repubblica Sociale italiana (RSI o Repubblica di Salò), militari ed ex militari nostalgici, rimasti fedeli al duce.

Ebbene, nel descrivere l’evoluzione politica del MSI già dai primi anni della sua attività che, si guardi bene, è stata resa possibile dall’avvento della democrazia (in un regime come quello da loro propugnato, non sarebbe neppure stata ammessa la nascita di un nuovo partito), Giulio Salierno che ben presto, dopo la sua iscrizione da giovanissimo (13 anni) nel 1948, divenne dapprima uno dei membri più attivi, e poi un dirigente della famigerata sezione romana di Colle Oppio, ci offre uno spaccato preciso e articolato delle diverse posizioni che si dibattevano in quel consesso politico.

E così il nostro autore di riferimento ci descrive dettagliatamente (stante la sua esperienza personale e diretta) le tre principali ipotesi politiche tra le quali si dividevano gli aderenti al M.S.I.

Vi era una posizione, assai minoritaria, rappresentata sostanzialmente da Giuseppe Umberto (detto Pino) Rauti, definita “spiritualista”, e ispirata dalle teorie filosofiche di Andrea Giulio Cesare (detto Julius) Evola, che mitizzavano la “tradizione”, che teorizzavano la superiorità degli “eroi” sul resto del genere umano, che praticavano credenze religiose esoteriche, ma specialmente covavano progetti di guerra “rivoluzionaria” e non ortodossa, contro il “pericolo” comunista, che loro ritenevano ormai dilagante, non disdegnando contatti e appoggi nelle forze armate nazionali, nelle forze militari alleate (in specie quelle statunitensi) e nei servizi segreti militari.

Una seconda corrente politica, maggioritaria tra iscritti e militanti, ma poco rilevante a livello dei vertici del MSI, era quella nazionale-sociale repubblicana che si ispirava alla repubblichetta di Salò, ma si dichiarava a favore del riscatto sociale dei più poveri, si presentava come antimonarchica e laica, sosteneva la nazionalizzazione totale dell’economia ed era fermamente antiamericana.

Ma la fazione maggioritaria che, secondo il resoconto di Salierno, dominava il partito era quella che veniva denominata “la destra”.

Conservatrice, e perfino reazionaria, sul piano sociale, economico e anche religioso, nazionalista, atlantista ad oltranza e filo occidentale, ricopriva il ruolo di coscienza critica, da destra, della Democrazia Cristiana, che era allora il partito che dominava la scena politica nazionale, facendole sponda su ogni tendenza politica conservatrice, anticomunista e nazionalistica di quel partito, giocando il ruolo di puntello a destra e di sostegno a difesa dei valori tradizionalisti, cattolici e anticomunisti che già largamente covavano nella D.C.

Quell’atteggiamento tattico del MSI venne ampiamente usato dalla parte maggioritaria, moderata e conservatrice della D.C. per tutti gli anni ’50 del 1900, fino ad ipotizzare, col governo Tambroni nel 1960 una direzione politica del Paese condivisa tra due partiti.

Dal 1960 all’ascesa politica di Silvio Berlusconi (che nominò tra i ministri del suo primo governo proprio la giovane Giorgia Meloni) il partito che fu di Almirante rimase emarginato, ma non inattivo, sulla scena politica nazionale. Appare dunque evidente che, agli occhi di chi ha vissuto da lungo tempo la storia del MSI, il decennio degli anni ’50 del ‘900 risulta quello in cui quel partito ebbe ruoli importanti, e perfino condizionanti della politica dei Governi che allora si alternavano con frequenza.

Si faccia memoria alla gestione della questione di Trieste e del “confine orientale”, nonché alla gestione dei profughi istriani e giuliano-dalmati.

L’MSI di allora la gestì come una grande questione, nazionalistica e di contestazione dei sistemi politici socialisti (e comunisti) dell’est europeo, che influenzarono notevolmente anche le scelte politiche del partito di maggioranza, la D.C. che allora dominava l’intero paese.

Ma se già allora quel paese era indirettamente influenzato dalla posizione politica del MSI, ciò starebbe a significare, che si trattava di una linea politica efficace e vincente da parte della formazione politica neofascista.

E tanto più lo sarebbe stata in una situazione, come quella attuale, nella quale l’attuale partito discendente dal MSI, e cioè Fratelli d’Italia (FdI) non sia più un partito minoritario, ma anzi sia il partito di maggioranza relativa.

Si badi bene, però, che si sta parlando di maggioranza relativa rispetto ad un corpo elettorale quasi dimezzato rispetto a quello che si recava alle urne negli anni ’50 del ‘900 e che era di molto superiore all’80% degli elettori aventi diritto.

Dunque, stante quel precedente storico e politico, perché non riprendere, con i dovuti aggiornamenti storici, economici e sociali dovuti al tempo trascorso, quella stessa linea politica che in pochi anni di vita del sistema democratico, e con la complicità della D.C., aveva di fatto reinserito il partito nato dalle ceneri del fascismo nel gioco politico nazionale?

Nazionalismo esasperato, ferrea fedeltà atlantica (e cioè a NATO e USA), conservatorismo economico e atteggiamento favorevole al mondo imprenditoriale capitalistico e liberista, conservatorismo etico e religioso, apertura verso ogni tipo di destra politica ed economica erano le parole d’ordine che hanno dominato la politica dell’allora MSI dall’inizio degli anni ’50 alla fine degli anni ’60 del ‘900; parole d’ordine accettate e condivise dalla classe dirigente missina, reduce in massima parte dalle rovine del ventennio mussoliniano e dalla ancor più famigerata repubblichetta di Salò, ostaggio del nazismo germanico e complice dei barbari invasori del paese.

Ma quella linea politica, quegli obbiettivi, quei contrabbandati principi non ci richiamano qualche cosa dell’oggi?

Non abbiamo infatti oggi un governo conservatore in economia, filopadronale (ricordiamo che Meloni, nel suo primo discorso in Parlamento dopo la vittoria elettorale disse agli industriali: “Non vi disturberemo”). Uno dei risultati più evidenti è la crescente carneficina delle morti sul lavoro.

Non abbiamo un governo che osteggia ogni riforma civile e sociale, in nome della morale religiosa tradizionale del cattolicesimo più retrivo e che si oppone fermamente alle modificazioni e aperture sociali nei confronti di omosessuali, trans-gender e famiglie mono-sesso? Addirittura dichiarando reato universale la fecondazione eterologa assistita e strizzando l’occhio ai No-Vax.

Non abbiamo un governo che, anziché affrontare il disagio sociale, che è fonte primaria di comportamenti devianti, anche sotto il profilo penale, ritiene che l’unico rimedio sia quello di reprimere penalmente (sono assai numerosi i nuovi reati introdotti in quasi tre anni di governo Meloni) e di mettere la gente nelle ormai inadeguate galere, dove fioccano i suicidi? Anche il fascismo adottava questo metodo per reprimere dissensi e disagi sociali.

Non abbiamo un governo che assiste indifferente alla carneficina di morti sul lavoro, sempre più numerosi per la sempre maggiore libertà lasciata ad imprenditori senza scrupoli, ma nel frattempo nega un salario minimo e dignitoso a chi stenta a mantenere sé stesso e la propria famiglia?

Non abbiamo un governo che, giorno per giorno, emana norme che favoriscono l’economia in nero (vedi transazioni in contanti sino a 5000 euro), favorisce contratti quanto meno ambigui tra imprenditori senza scrupoli e pubblici amministratori abolendo l’abuso d’ufficio, ripristinando così di fatto quei rapporti paternalistici e di corruttela che caratterizzavano i rapporti con la cosa pubblica ai tempi del podestà?

Non abbiamo un governo che non tollera più il dissenso (come non lo tollerò Mussolini specialmente tra il 1922 ed il 1926, ma anche dopo), perché sta cercando di trattarlo come reato penale, per poter meglio reprimere gli oppositori?

E tutto ciò senza considerare quella che è stata una autentica ossessione del MSI sia dalla sua nascita, e cioè la Costituzione della Repubblica Italiana, emanata ad esito di un lungo dibattito tra le forze politiche che avevano contribuito alla cacciata del regime fascista, e perciò ispirata da principi antitetici al fascismo.

Ma demolire la Costituzione repubblicana era anche uno degli obbiettivi di Berlusconi, all’atto della sua “discesa in campo”. Ed infatti lo sdoganamento del MSI, che allora ebbe luogo con il governo dell’ex Cavaliere, aveva proprio quella finalità.

Oggi però, gli ex seguaci dell’uomo di Arcore stanno perfino scavalcando il loro ispiratore e stanno passando all’azione diretta di demolizione della Costituzione antifascista.

Ebbene, il governo Meloni si è proposto agli italiani proprio con il proposito di demolire alcuni capisaldi del nostro sistema giuridico costituzionale: l’unità dello stato (vedi legge sulla cosiddetta “Autonomia differenziata”); la sovranità del Parlamento (vedi proposta di legge sul “premierato” che di fatto svilisce e mortifica l’organo elettivo democratico più importante dello Stato a favore del Capo del Governo (come fece Mussolini), e la divisione, in due distinti ordini, con conseguente indebolimento, del potere giudiziario (“Separazione delle carriere”) quale organo costituzionale di controllo del rispetto della legalità nel Paese.

Cosa che si premurò di fare anche Mussolini, il quale non tollerava certo che il suo potere, nato dalla violenza e dalla sopraffazione, fosse controllato e limitato da un qualsivoglia Giudice.

Ma c’è anche una ciliegina sulla torta, e cioè il contrasto, sistematico e pervicace, all’immigrazione, peraltro in buona parte fallito.

Non dimentichiamoci infatti la natura razzista del fascismo (Almirante fu segretario de “La difesa della razza” durante il ventennio) che si traduce nella negazione sistematica dei diritti dei migranti e di chi opera per salvarli da torture, estorsioni, ricatti e naufragi.

Ebbene, possiamo dire che Giorgia Meloni e il suo governo non hanno inventato nulla rispetto alla politica del MSI negli anni ’50, ma si è limitata ad adeguare quegli insani principi alla situazione storico politica (nazionale e internazionale) attuale, tenuto pur conto dei progressi sociali ed economici che, per fortuna e senza alcun contributo del neo fascismo, il nostro paese ha potuto e saputo fare.

Si stanno invece riprendendo a piene mani le linee generali di quelle posizioni politiche, con appena una superficiale riverniciatura di attualità!

Ma ciò a cui Giorgia Meloni non può rinunciare è l’origine di questa sua apparente “nuova” proposta di conduzione politica del paese.

Non può infatti rinnegare che quanto va tentando di affermare oggi lo si ritrova nei piani e nei programmi di coloro che sono stati protagonisti nel ventennio fascista, ed in particolare nella sua fase politica più tragica e decadenziale.

Non a caso uno dei più attivi collaboratori, e referenti, per Meloni è quell’Ignazio La Russa (ahinoi, seconda carica dello Stato) che dell’MSI ha attraversato tutta la storia, che affonda nel regime fascista, e che ha visto anche contiguità con il terrorismo eversivo, dato che non pochi esponenti e dirigenti di Ordine Nuovo risultavano iscritti al MSI, proprio negli anni in cui nelle piazze e sui treni esplodevano le bombe neofasciste.

Dunque Meloni non può prendere pienamente le distanze dal fascismo (e tanto meno condannarlo) perché essa stessa è nata e si è formata in quell’ambiente, e non può certo rinnegare i suoi maestri ed ispiratori.

Per questo la stessa sta tentando disperatamente, ed ossessivamente, di riscrivere la storia del nostro paese, per presentare in modo diverso e accattivante quella storia che l’ha portata nella posizione di potere in cui oggi la stessa si trova.

Se vogliamo impedire che ciò accada e che un giorno ci facciano passare Mussolini come un eminente statista, Almirante come un galantuomo fedele alla Costituzione della Repubblica e La Russa come un sincero democratico, dobbiamo fare quadrato intorno alla nostra carta fondamentale, nata dalla lotta antifascista, e al nucleo di leggi fondamentali che ancora caratterizzano il nostro paese come una democrazia in progresso, prima che il governo di estrema destra le sopprima.

Certamente questo potrà creare le condizioni perché la signora Meloni ritorni a celebrare i forti dell’impero nella propria abitazione privata.

QUESTE IMMAGINI – due ministorie di Chief Joseph – SONO STATE SCELTE DALLA REDAZIONE DELLA “BOTTEGA” COME LA SUCCESSIVA (di Mauro Biani).

 

LA VIOLENZA SECONDO LA MELONI E LA DESTRA

di Umberto Franchi

 

Vi ricordate di quella scenetta sulla rete 7 di alcuni mesi fa dove una certa Montaruli , parlamentare di Fratelli d’Italia, nonché  sottosegretaria alla Università e ricerca,  abbaiava ogni volta che parlava Furfaro parlamentare del PD ? Ebbene provate voi a pensare cosa avrebbe detto la destra a parti invertite.

Ma secondo  la Meloni e la sua cricca di destra,  è la sinistra che incrementa l’odio e la violenza.

 

La loro retorica non si ferma alla sinistra che non prende le distanze dall’omicidio di Charlie Kirk (che nessuno conosceva) ma colpisce i migranti (parlando della «difesa dei confini italiani») lavoratori, studenti, ceti subordinati… E in merito hanno fatto leggi disastrose.

Ora , tramite i loro mas/media, cercano  di deviare l’attenzione dell’opinione pubblica per nascondere le nuove disuguaglianze  create in tre anni di governo e la gravità della realtà sociale esistente in  Italia. Quindi accusano la sinistra di fomentare l’odio e la violenza. Mentre loro fanno il contrario di  Robin Hood: rubano ai poveri per dare ai ricchi.

Nei grandi media imperversa «tele-Meloni» e difficilmente i cittadini conoscono la seguente realtà :  

– negli ultimi 15 anni, i lavoratori hanno visto i loro salari diminuire del 15%, mentre  nello stesso  periodo le classi borghesi, a partire dalle banche hanno incrementato i loro profitti triplicandoli ;

– abbiamo 5,7 milioni di persone in povertà assoluta che non hanno cibo per sfamarsi;

– ogni 100 persone che lavorano ne abbiamo 12 persone che, pur lavorando, restano poveri e percepiscono meno di 1.000 euro al mese;

– abbiamo una legge “Biagi” voluta da Berlusconi nel 2003 quando la Meloni era ministra della Gioventù, che prevede 45 forme di lavoro a termine, precario, flessibile, frantumato, con il 38% della forza lavoro priva di diritti;

–   abbiamo la media delle pensioni più basse d’Europa e l’età per andare in pensione più alta d’Europa (67,3 mesi) ma il governo pensa ad una legge dove per andare in pensione prima, il lavoratore dovrebbe rinunciare al TFR;

– abbiamo un sistema fiscale iniquo con legge fatta dal governo Meloni, con l’80% di tutte le risorse a carico dei lavoratori dipendenti mentre ai ricchi autonomi con la flat tax pagano solo 15% di ritenute fiscali, almeno 10 punti meno di chi lavora;

– abbiamo una legge sugli appalti fatta dal governo Meloni, che prevede i subappalti a cascata al massimo ribasso , con la conseguenza dell’incremento dei morti sul lavoro come avviene ogni giorno;

– abbiamo la maggioranza delle aziende che pur di fare più soldi non fanno la prevenzione e gli investimenti necessari sulla sicurezza mettendo in conto 1.400 morti sul lavoro l’anno (3 morti al giorno);

– abbiamo la sanità pubblica disastrata dai tagli fatti negli ultimi 30 anni ed il governo Meloni per il 2024/25 ha tagliato ulteriori 5 miliardi , ma aumenta le risorse per le cliniche private, alla faccia di chi è malato ed ha bisogno di cure ;

– abbiamo una scuola pericolante da terzo mondo, una didattica al servizio delle imprese che non forma e con gli insegnanti meno pagati d’Europa ;

– abbiamo una Italia cementificata, con tracimazioni e crolli ad ogni acquazzone ma si continua a consumare suolo pubblico con opere come quelle del ponte sullo Stretto di Messina, o quello  chiamato “Assi Viari” a Lucca fatte al solo fine di speculare.

 

Contemporaneamente il governo della Meloni ha deciso di incrementare le spese militari per 10 anno spendendo   70 miliardi portandoli  al 5% del PIL come richiesto dagli USA/NATO, togliendo le risorse alla sanità e stato sociale,  ciò al fine di portare l’Italia ad uno scontro di guerra Nato/Russia.

Torniamo alla questione dell’odio e violenza sollevate dalla Meloni & C.

 

Proviamo allora a fare chiarezza e verità   sulla violenza e su chi la fomenta anche attraverso leggi classiste fatte dal governo Meloni.

 

QUESTA LA REALTA’:

 

  • Secondo la Meloni, se una persona di sinistra critica verbalmente il governo per quello che fa è uno che fomenta odio e violenza;
  • Se uno scrive un articolo pubblicato dai giornali contro il governo di destra per quello che fa o non fa e dovrebbe fare, viene considerato dalla destra, un cattivo maestro che incita alla violenza;
  • Se gli studenti scioperano e occupano una scuola per rivendicare una scuola diversa ed il diritto allo studio, secondo chi governa, gli studenti sono dei violenti che non hanno voglia di studiare per cui vanno puniti con la nuova legge voluta dal governo di destra con il Ministro Valditara, attraverso il 5 del voto in  condotta  e bocciati;

Ma in realtà è  il governo in carica da tre anni, con una oligarchia di incapaci  che si crede inamovibile, che fomenta l’odio ed agisce contro le classi subordinate ed a favore di quelle ricche e potenti  e fanno leggi liberticide per cercare di  bloccare   chi si ribella allo stato attuale delle cose.

 

Lo hanno  fatto attraverso le sue leggi classiste e soprattutto la 1660 dirette ad esercitare il controllo andato oltre la fobia delle sinistre e mirando a colpire la protesta pubblica criminalizzando le lotte degli operai per il lavoro, quelli per la casa, quelle degli st udenti, quelle contro della detenzione nei CPR dei migranti,  quelle per la tutela ambientale, quelle per la pace  contro il genocidio di Gaza … e riaprendo le carceri anche per le madri  con bimbi sotto un anno.  

 

I contenuti del decreto legge 1660  colpiscono soprattutto gli operai ,  gli studenti e chi protesta :

 

  • Se gli operai e gli studenti durante gli scioperi, fanno  blocchi stradali, vengono considerati sovversivi da chi governa e puniti con la nuova legge n. 1660 con 2 anni  galera;
  • Se il popolo fa una manifestazione e protesta facendo resistenza passiva con le mani alzate in base alla nuova legge delle destre n.1660,  rischiano  fino a 4 anni di carcere;
  • Se chi protesta lo fa scrivendo sui muri in base alla nuova legge delle destre, rischia fino a 1 anno di carcere ( 3 anni se recidivo) ;
  • Se durante una manifestazione chi protesta dice cose sgradite a chi governa , viene considerato terrorismo della parola e rischia fino a 6 anni di galera ciò significa che non si può esprimere il dissenso nemmeno a voce  ;
  • Se gli operai scioperano, bloccano la produzione con il picchetto ai cancelli, per chiedere incrementi salariali, tutele per non morire di lavoro, migliori normative su orari e organizzazione del lavoro, ecc… vengono considerati dei violenti facinorosi alla stregua di terroristi e in base alla legge delle destre Nordio/Meloni, mandati in galera fino a 15 anni;
  • Se i senza casa occupano case sfitte ed inutilizzate da diversi anni, vengono considerati terroristi ed in base alla legge n. 1660 fatta dal governo delle destre a guida Meloni/Nordio, vengono puniti con 7 anni di galera;
  • Se le persone manifestano contro le grandi opere, in base sempre alla legge n. 1660, vengono considerati terroristi e possono essere condannati fino a 20 anni di galera;
  • Per chi protesta nelle carceri o nei CPR, vengono considerati alla stregua di terroristi e condannati in base alla legge Meloni/Nordio fino a 20 anni di galera .

Questa legge dimostra tutto il loro livore, violenza  ed odio verso le classi subordinate, con un governo che dirige al servizio del capitale e che non  più in grado o non vuole più mediare e trovare soluzioni in grado di risolvere i  problemi di chi protesta , ma anzi vogliono adottare una brutale repressione poliziesca e giudiziaria.

 

 

MA IL GOVERNO DI DESTRA FA ANCHE LEGGI ODIOSE   A TUTELA DELLE CLASSI BORGHESI, DEI CORROTTI E CORRUTTORI

 

  • La custodia cautelare di chi ha commesso un grave reato , il giudice non potrà più prenderla all’improvviso, ma potrà avvenire solo dopo che si sono pronunciati ben tre giudici ma l’imputato deve essere avvertito del suo possibile arresto  con 5 giorni di anticipo dando così la possibilità all’interessato di fuggire e non farsi arrestare oppure distruggere tutte le prove ;
  • Il reato di abuso d’Ufficio, considerato da tutti i Magistrati antimafia un reato spia di infiltrazioni criminali che molto spesso coinvolge politici ed amministrativi corrotti , viene abolito ed essi avranno le mani libere per abusare e farsi corrompere;
  • Le intercettazioni vengono gravemente limitate al fine di impedire ai giudici di scoprire gli episodi di corruzione;
  • Se un imputato viene condannato ad andare in galera per i reati riguardanti la truffa, la ricettazione, falsa testimonianza, la violenza o minaccia a pubblico Ufficiale,  l’avvocato difensore può ricorrere all’istanza superiore… se invece l’imputato viene assolto il Pubblico Ministero non può più ricorrere all’istanza successiva  Una norma de tutto incostituzionale;
  • I giornalisti non potranno più pubblicare le intercettazioni e gli avvisi di garanzia , i quali per paura di essere denunciati si guarderanno bene di fare il proprio mestiere divulgando la verità sull’imputato importante politico o ricco;
  • Con la prescrizione Il reato dell’imputato si estingue se non viene condannato definitivamente in ogni istanza , entro 4 anni o 6 anni se si tratta di delitto ed il processo non verrà più fatto con la liberazione di chi ha commesso il reato;
  • Infine stanno lavorando ad una legge che prevede la separazione delle carriere al fine di mettere la Magistratura sotto il controllo del Governo.

 

Pensate che il sottosegretario alla giustizia Paolo Sisto di Forza Italia, ha presentato una interrogazione in Parlamento contro il magistrato Nicola Gratteri che a suo dire è colpevole di andare alla TV (sulla 7) per parlare di mafia.

 

Ma la Meloni non si accontenta e vuole anche il “Premierato Forte”. Cioè l’elezione diretta del Capo del Governo da parte del Popolo togliendo ogni prerogativa al Presidente della Repubblica, capo dello Stato… insomma vuole diventare il “ nuovo Duce” come fu  Mussolini .

 

Quella sopra descritta è la realtà di uno stato forte contro i deboli e deboli contro i forti, ciò significa  che sono loro a fomentare l’odio e la violenza di classe contro le classi subordinate.

 

Occorre essere chiari: se la destra al governo  ha fatto leggi ad hoc per aumentare le disuguaglianze, per distruggere l’ambiente, per premiare gli evasori, per impoverire chi lavora e non arriva a fine mese, per reprimere il dissenso , ecc… significa che la destra di governo  fa scelte di classe odiose. contro  gli operai, gli studenti, il popolo che  protesta e rivendica i propri diritti a partire dalla tutela ambientale e della salute, ed è evidente che  di fronte a tutto ciò le classi subordinate e anche la sinistra oltre che odiare questo governo devono cercare di combatterlo e farlo cadere al più presto anche attraverso sollevamenti e rivolte popolari !

Umberto Franchi 18 settembre 2025

SULLA DESTRA DI GOVERNO VEDI ANCHE https://diogenenotizie.com/la-finanziaria-del-governo-del-popolo-non-da-soldi-al-popolo/ di Gianluca Cicinelli

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