Ucraina: terzo Natale di guerra
di Giorgio Monestarolo.
Un filo tenue di speranza tiene in vita la possibilità di un accordo di pace mediato da Trump per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia. Dalla presentazione del piano in 28 punti del presidente Usa è successo un poco di tutto, sono volati gli stracci tra gli Usa, l’Ue e la Nato. Il polverone è di per sé un aspetto della guerra ibrida che si sta combattendo, un pezzo della propaganda di guerra nella quale siamo immersi fino al collo. Lo scopo è non fare capire quale situazione è presente sul campo, quali obiettivi hanno gli attori in gioco, quali interessi sono da salvare e quali sono da sacrificare. Cerchiamo quindi di fare chiarezza riportando la questione sui fatti reali, che sono gli unici che ci danno indicazioni su come effettivamente sta andando la guerra.
Al fronte, la situazione per gli ucraini peggiora vistosamente. Il problema centrale è la mancanza di uomini, l’aumento delle diserzioni, il rifiuto del reclutamento forzato. In altri termini, dopo più di tre anni di massacri, il fronte interno, cioè il consenso alla guerra della popolazione e soprattutto della carne da cannone, è ormai al minimo e sono evidenti i segni di cedimento, di aperta ribellione. Sul piano strettamente militare, non solo è ormai completa la superioirità russa, sia sul piano degli armamenti sia sul piano della conduzione tattica della guerra, ma sono avvenute vere e proprie svolte attraverso la caduta di Pokrovsk, al centro del fronte, e quella di Kupiansk, al nord. I russi hanno abbattuto linee fortificate che hanno impedito per anni l’avanzata delle loro truppe verso ovest. Adesso la strada è aperta per la conquista del rimanente del Donbass con le città di Kramatorsk, Slaviansk, e per terminare la conquista dell’oblast di Zaporizha. In prospettiva, non sembra diffcile a questo punto raggiungere Dnipro e minacciare Kiev. La guerra per gli Ucraini è persa, questo è chiaro a qualsiasi osservatore lucido. Qui si impone la prima riflessione che riguarda le trattative di pace. Non sono gli Usa né gli euroepi né gli ucraini, che hanno perso, che possono dettare le trattative; i punti che si possono contrattare sono quelli che sceglierà Putin. E tali punti li conosciamo da un pezzo, perché Putin li ripete da anni. Vale la pena richiamarli brevemente perché sono consapevolmente fraintesi dalla stampa mainstreem. Il primo punto per importanza è fermare l’espansione a Est della Nato. I russi masticano ancora amaro per le promesse fatte a Gorbachev nel 1989 di non estensione e mai mantenute e sono rimasti scottati dall’imbroglio dei trattati di Minsk 1 e Minsk 2, accordi che dovevano servire a fermare la guerra in Donbass e che sono stati traditi dagli Ucraini e dai loro sponsor occidentali. Tutto ciò si traduce nella richiesta della neutralità dell’Ucraina in Costituzione, così com’era scritto nel 1991, e nell’assenza di truppe Nato in Ucraina, sotto ogni forma di ingaggio. Tale aspetto ha una ricaduta militare chiara: un paese neutrale non può avere un esercito di 600000 o di 800000 mila uomini. I russi non si fidano degli europei e degli americani e non credo che permettano l’esistenza di una minaccia armata ai loro confini. Di qui si passa alla questione generale della sicurezza europea, che richiede la cooperazione tra Usa e Russia per ripristinare le basi di fiducia sui trattati di limitazioni dei missili a lungo e a medio raggio. La questione Ucraina è per i russi una questione che può essere risolta soltanto in un quadro genrale di garanzie di sicurezza per tutti gli attori statali e che non può prevedere in nessun modo il permanere di una esclusione della Russia dal tavolo delle trattative, riconoscendo cioè in pieno le sue legittime richieste di sicurezza. La questione territoriale, che i media agitano come se la Russia fosse assettata di terre, è in realtà secondaria. Certo ormai in costituzione vi sono state inserite le regioni di Donetsk, Lughansk, Zaporizha e Kherson e i russi non si fermeranno finché non saranno pienamente sotto il loro controllo. Questo ovviamente non significa che i russsi vogliano annettere l’Ucraina o addirittura l’Europa. Nel quadro della trattativa rientrano poi la fine delle sanzioni, la restituzione dei capitali congelati presso l’Euroclear di Bruxelles, la fine della russofobia europea, ma anche, e questo è evidente, il tema del riarmo europeo fa parte della trattativa generale sulla sicurezza europea che, in ottica russa, dovrebbe aprire una ripresa dei traffici con il vecchio continente e una distensione politica e diplomatica.
Visto il complesso dei desiderata russi e vista l’opposizione ucraina ed europea a qualsiasi trattativa di pace mi sembra lecito ritenere che le distanze tra i vari protagonisti del conflitto siano molto, molto lontane. Per arrivare a una pace vera con la Russia oggi l’Ue dovrebbe fare una virata di centottanta gradi della sua politica estera e della sua politica economica. Per fare tutto ciò sarebbe però necessario abbandonare il modello neoliberale che ha informato le istituzioni dell’Unione, avviare un processo di ricontrattazione dei poteri tra Bruxelles e gli stati nazionali e colmare il suo gap democratico, abbandonazre l’idea folle del riarmo e dell’economia di guerra. In altri termini, ci sarebbe bisogno di una rivoluzione politico-culturale. Tale soluzione potrebbe arrivare dalle elezioni in Francia se, e solo se, a vincere fosse uno schieramento guidato dalla France insoumise. In caso vincesse la Le Pen l’effetto fotocopia Meloni, finta sovranista prona alle politiche Ue e Usa, qualsiasi esse siano, è assicurato. In altri termini, l’Ue ha oggi la forza di bloccare gli accordi di pace ma non ha la forza di vincere la guerra. Lo stanziamento di 90 miliardi di euro, a debito, per finanziare la guerra Ucraina spiega chiaramente quale indirizzo vuole tenere l’Ue. Stando le cose in questi termini, la pressione congiunta di Usa e Russia potrebbe non bastare a chiudere la guerra più sanguinosa e pericolosa espolosa in Europa dopo il 1945.
L’immagine mostra i buoni affari della RWM. Se state pensando al vecchio detto “O la Borsa o la vita” siete in sintonia con la redazione della “bottega”… però ricordatevi di scrivere borsa con la maiuscola.
