Firenze, 2 luglio: la storia di Sollicciano…

… in un seminario a Firenze.

Giovedì 2 luglio, dalle ore 10 alle 13, la Società della Ragione ospita a Firenze un seminario di discussione a partire dallo studio di Corrado Marcetti dedicato alla storia del carcere di Sollicciano.

Un’occasione per conoscere le origini e le trasformazioni dell’istituto, comprendere le ragioni del suo degrado e costruire proposte capaci di restituire dignità alla vita delle persone detenute.

Sollicciano non è soltanto il nome di un carcere segnato da condizioni materiali ormai intollerabili. È anche la storia di un progetto nato negli anni della riforma penitenziaria, attraversato dalle aspirazioni di cambiamento di quella stagione e progressivamente svuotato dei suoi elementi più innovativi.

A ricostruire questa vicenda è Corrado Marcetti nel volume Sollicciano. Storia di un carcere, di prossima pubblicazione a cura del Garante dei detenuti regionale della Toscana. Lo studio segue il lungo percorso che conduce dalla dismissione delle carceri storiche fiorentine delle Murate, di Santa Verdiana e di Santa Teresa alla costruzione del nuovo complesso nella periferia sud-occidentale della città.

da lafirenzechevorrei.it

Il progetto vincitore del concorso del 1973 immaginava Sollicciano non come una fortezza separata, ma come un «brano di città»: un insieme di percorsi, piazze, aree verdi, luoghi per il lavoro, la formazione, la cultura e le relazioni. La quotidianità avrebbe dovuto svolgersi prevalentemente fuori dalle celle, accompagnando i principi della riforma dell’ordinamento penitenziario che sarebbe stata approvata nel 1975. Quelle intenzioni furono però rapidamente sacrificate alla centralità della sicurezza e della custodia. Il progetto venne modificato, la riforma in larga parte disapplicata e gli spazi furono gestiti secondo una logica afflittiva e segregativa.

Il risultato è il paradosso di un istituto che ospita un’opera straordinaria come il Giardino degli Incontri di Michelucci, ma che è diventato uno dei simboli della crisi penitenziaria italiana. Sovraffollamento, infiltrazioni, caldo insopportabile, servizi igienici inadeguati, infestazioni e carenza di spazi realmente utilizzabili hanno prodotto condizioni contrarie alla dignità della persona e ai principi costituzionali. La decisione della magistratura fiorentina di sottoporre a sequestro preventivo sette sezioni ha reso visibile a tutti un’emergenza denunciata da anni.

La risposta, tuttavia, non può ridursi alla manutenzione degli edifici né alla promessa di un carcere nuovo e “fiammante”. La storia ricostruita da Marcetti invita a diffidare della scorciatoia della demolizione e della costruzione di un altro grande contenitore detentivo. Occorre invece inserire gli interventi strutturali in un progetto culturale e sociale complessivo, capace di riaprire il carcere alla città, recuperare gli spazi abbandonati, rilanciare la scuola, l’università, il lavoro, il teatro e il Giardino degli Incontri.

Significa anche predisporre luoghi per l’affettività e i colloqui senza controllo visivo, sviluppare progetti di abitazione e reinserimento, ampliare le misure alternative e offrire risposte territoriali alle dipendenze, al disagio psichico e alle condizioni di marginalità che oggi vengono concentrate dentro il carcere. Sollicciano ospita infatti una popolazione segnata da vulnerabilità sociali, sanitarie ed economiche alle quali l’istituzione penitenziaria non è in grado di rispondere.

Il seminario del 2 luglio vuole partire dalla memoria per discutere il presente e reinventare il futuro. Non per salvare semplicemente un edificio, ma per affermare una diversa idea della pena, fondata sulla dignità, sulle relazioni, sulla responsabilità pubblica e sul reinserimento sociale.

Seminario di discussione
Giovedì 2 luglio 2026, ore 10–13
Sede della Società della Ragione
San Salvi, padiglione 35   Via di San Salvi 12, Firenze

da qui 

anche QUI  fuoriluogo-sollicciano-storia-di-un-carcere

da lafirenzechevorrei.it – Vigili del fuoco a Sollicciano

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2 commenti

  • Carcere di Sollicciano, dalla pagina, Fb di Dmitrij Palagi
    Avete mai avuto le cimici in casa? Non è piacevole.
    A Sollicciano, in una cella, c’era una busta piena di sacchettini con dentro i corpi catturati notte dopo notte. Uno ce l’hanno regalato. Ci avremmo potuto costruire sopra una campagna: la donna al quinto mese di gravidanza, i singoli episodi che ti restano in testa per giorni.
    Non lo facciamo anche se sarebbe forse la più efficace nell’immediato (e senza muovere nessuna critica a chiunque scelga qualsiasi modo di relazionarsi con gli istituti penitenziari).
    Il carcere, per la politica, è di fatto una galassia lontana. Un luogo quasi esotico. Basta dire “sono stato in carcere” per attirare attenzione. E non credo che il motivo per cui se ne sta alla larga sia che “non porta voti”: un mercato elettorale della pietà esiste, per chi vuole coltivarlo.
    Il motivo è un altro, penso. Ogni spazio organizzato è un luogo di potere, e le Case Circondariali sono quelle in cui il potere è più esplicito (e proprio per questo le sue sfumature sono più difficili da cogliere). È una discarica sociale, come tanti altri luoghi di dolore: pensiamo alle RSA, o all’assistenza domiciliare. Lì finisce ciò che alle persone non si vuole far vedere.
    Nel giorno in cui in città, ai banconi di bar, si commenta con ironia la Sindaca più amata d’Italia, Sollicciano e le carceri toscane sono ancora sulla stampa nazionale, perché una circolare ha detto: mettete i letti per terra, se non ci sono posti. Ci si scandalizza. Si può fare un passo in più: riconoscere che molte delle persone recluse dovrebbero stare altrove. Pazienza se non piace alle ondate del “rimaneteci dentro” o del “buttate via la chiave”.
    Quello che possiamo fare è mettere a disposizione ogni pezzetto di potere che abbiamo (persino quello, involontario, delle cimici: ieri sono state alleate importanti in conferenza stampa) e costringere la politica a guardare Sollicciano con un ragionamento più ampio su ciò che lì accade, dove prevalgono smarrimento e incertezza.
    Entrare nei luoghi, raccontare, portare in Consiglio ciò che vediamo e tenere al centro una lettura dei rapporti di forza tra società, istituzioni e dispositivi di disciplinamento, che non sono mai neutri. I diritti, la giustizia sociale e ambientale non si difendono girando lo sguardo.
    Perché il carcere è parte della Città.

  • Un intervento di Franco Corleone, su l’Espresso
    “Corrado Marcetti, un architetto che conobbe il mitico architetto Michelucci in carcere e che collaborò intensamente con Sandro Margara, presentò due anni fa all’assemblea della Società della Ragione le linee di una storia di Sollicciano, e prima delle Murate, che non può essere banalizzata. Salvaguardare la memoria è già una rivoluzione, magari solo culturale, ma una rivoluzione.”
    “Sono passati dieci anni dalla morte di Alessandro Margara e questa ricorrenza deve essere colta per rilanciare i principi della Costituzione. In attesa di un cambio di passo determinato dalla politica (le proposte non mancano davvero), sarebbe straordinario che altri giudici eguagliassero la decisione del Tribunale di Firenze per le tante carceri che soffrono le medesime condizioni di Sollicciano. Sarebbe un terremoto salutare, per chi demonizza l’amnistia e l’indulto.”
    Qui l’articolo completo:
    https://lespresso.it/c/attualita/2026/7/11/istituto-sollicciano-firenze-carcere-sistema-penitenziario/63342

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