Bondeno: la scia di sangue nei campi non si ferma
Portare ovunque l’Agribus e le Brigate del lavoro
da Flai-Cgil
Bondeno. Il tempo della propaganda è finito, la scia di sangue nei campi non si ferma. Ferrara e Mantova unite dalla tragedia
L’incidente di Bondeno dimostra che senza volontà politica e presenza sul territorio, lo sfruttamento e il caporalato continuano a colpire. Le Brigate del Lavoro e l’Agribus sono la risposta concreta, da Ravenna, a Mantova e in tutto il territorio nazionale.
Sette operai agricoli feriti all’alba, estratti dalle lamiere di un furgone ribaltato in una scarpata a Pilastri di Bondeno (FE). È l’ennesimo bilancio di una scia di sangue sulle nostre strade che non si arresta e che fotografa, ancora una volta, la vulnerabilità e i rischi quotidiani a cui sono sottoposti i lavoratori agricoli. Il mezzo, di un’azienda del mantovano, trasportava operai tra i 20 e i 65 anni: due sono gravissimi. A loro e alle loro famiglie va la totale solidarietà della Flai Cgil, insieme alla rabbia per un film drammatico di cui continuiamo a vedere repliche.
«Questo ennesimo gravissimo incidente non è una semplice fatalità. È il sintomo di un sistema che, sul fronte del trasporto e della tutela dei lavoratori e delle lavoratrici agricole, sconta ancora troppe zone d’ombra. Ed è la prova di quanto sia fondamentale la volontà politica delle istituzioni e delle imprese nel voler sradicare le storture della filiera, a partire dal caporalato e dallo sfruttamento» queste le parole di Silvia Guaraldi, segretaria nazionale della Flai Cgil.
L’incidente avviene in un momento di staffetta: si è conclusa l’edizione delle Brigate del Lavoro di Ferrara e Ravenna e sta per aprirsi quella di Mantova. Le Brigate dimostrano nei fatti cosa significa avere presenza fisica e costante sul territorio: «sindacalisti e sindacaliste, attivisti e attiviste che vanno strada per strada, campo per campo, rotonda per rotonda a informare e a rompere l’isolamento in cui prospera l’illegalità» spiega Guaraldi.
Nel Ferrarese, questa presenza si è tradotta in una risposta sindacale concreta: l’Agribus, il servizio di trasporto pubblico, sicuro e tracciato per i lavoratori agricoli. «L’Agribus è la dimostrazione vivente che, quando c’è la volontà di fare rete tra sindacato, enti locali ed aziende sane, le alternative legali e sicure ai viaggi della speranza sui furgoni privati esistono e funzionano» spiega Letizia Giovanardi, la neoeletta segretaria generale della Flai di Ferrara, che afferma «L’esperienza dell’Agribus di Ferrara deve diventare un modello nazionale, non un caso isolato».
«La scia di sangue non si ferma da sola, servono scelte politiche coraggiose» dichiara Ivan Papazzoni, segretario generale della Flai di Mantova. Dal 20 luglio le Brigate si sposteranno in Lombardia, proprio nella zona del Mantovano.
«Le dinamiche di Bondeno saranno accertate, ma il dato politico e sociale resta: il trasporto dei lavoratori agricoli è la terra di nessuno in cui spesso si annidano irregolarità e rischi mortali. Ora portiamo le Brigate del Lavoro a Mantova: presidieremo il territorio e pretenderemo dalle istituzioni lombarde e dalle associazioni datoriali un’ assunzione di responsabilità» chiude Papazzoni.
Le parole di Guaraldi sono una sintesi perfetta: «Lo sfruttamento si combatte togliendo ossigeno a chi lucra sulla vita delle persone, a partire dal viaggio per andare al lavoro. Pretendiamo l’estensione del modello Agribus in tutti i distretti agricoli, sanzioni severe e controlli a tappeto sui trasporti».
Il tempo della propaganda è finito.

SEGNALIAMO IL COMUNICATO DIFFUSO, qualche giorno fa, DA SLAI COBAS di RAVENNA.
A Forlì un caporale è stato arrestato in seguito ai controlli ispettivi. Bene, non è certo la prima volta che accade e questo dimostra che lo sfruttamento schiavistico dei braccianti immigrati delle campagne del Nord Italia è una realtà ormai consolidata da tempo che coesiste assieme a tutte le altre realtà, cooperative e private, che organizzano la produzione nelle campagne per la filiera agroalimentare, i braccianti in generale lavorano con contratti nazionali ma molti braccianti immigrati, invece, sono ricattabili, e per ottenere la protezione internazionale, sono costretti a lavorare in condizioni di lavoro nero, supersfruttato, e nel caso che ha portato all’arresto di questo caporale si parla di 5/6 € all’ora. La stampa locale riporta “la sistematica omissione delle maggiorazioni per lavoro straordinario, festivo e domenicale, l’applicazione di trattenute illecite per le pause e il mancato riconoscimento del tempo di trasporto. Sarebbero state rilevate anche gravi carenze in materia di salute e sicurezza e condizioni di lavoro definite degradanti, così si lavora nelle campagne romagnole”.
Riporta un quotidiano locale: “nei giorni scorsi il Tribunale del lavoro di Ferrara ha condannato gli sfruttatori a restituire a due lavoratori del Ravennate le migliaia di euro di retribuzioni non percepite in oltre quattro anni di lavoro agricolo sottopagato. Un pronunciamento che arriva a oltre tre anni dall’avvio dell’inchiesta, quando tre uomini di origine pachistana furono arrestati dai carabinieri di Portomaggiore, nel Ferrarese, in un’operazione contro il caporalato nell’agricoltura, con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravati, rissa, calunnia. Un’indagine che aveva portato anche alla perquisizione di 23 imprenditori agricoli di cinque province tra Emilia Romagna e Veneto (Ferrara, Rovigo, Padova, Venezia e Ravenna). “L’inchiesta – come spiega Flai Cgil – aveva poi portato ad accertare che i tre sfruttatori avevano costruito una vera e propria organizzazione malavitosa che, approfittando dello stato di bisogno di 159 persone immigrate, le destinava al lavoro in diverse aziende agricole del territorio, pagandole solo 4 euro all’ora, senza il rispetto delle condizioni di sicurezza e senza regolarizzazione, costringendole a quelle condizioni con la violenza”.
Oggi è partita l’iniziativa nazionale della Flai-Cgil con le Brigate del lavoro che lo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna sostiene, un passo, però, che serva a una lotta vera contro tutto il sistema di sfruttamento dei padroni delle campagne, contro il governo e i caporali, perché di questo c’è bisogno nelle campagne del Nord come nel Sud. Non basta l’arresto di qualche caporale, è la lotta che deve partire dalle campagne contro tutto un sistema di sfruttamento di cui il caporale è solo un anello della catena, quello più violento e feroce, ma che è utile a tutta la filiera agroalimentare: per chi lavoravano questi lavoratori? L’inchiesta deve andare fino in fondo su questo.
E poi il governo che dice “tolleranza zero” contro il caporalato e tutele solo per i lavoratori regolari sa bene che i profitti per i padroni delle campagne vengono proprio dagli operai agricoli immigrati e su questo non solo interviene sulle condizioni di degrado in cui vivono e lavorano ma dispone pure l’obbligo di preavviso per i controlli. Non solo, ma i profitti sono possibili perché il razzismo dall’alto li costringe all’invisibilità, ad abbassare il costo del lavoro e così punta a dividere i lavoratori.
Ad Amendolara, dopo la barbara strage dei braccianti bruciati vivi, una proposta è stata portata in piazza dallo Slai Cobas presente alla manifestazione con la delegazione di Taranto: la Lega dei lavoratori migranti è il soggetto organizzato che può dare ai migranti l’arma per resistere e combattere, come parte di uno scontro che utilizzi tutte le forme necessarie dell’impegno sociale e della lotta sociale. Non iniziative episodiche ma autorganizzazione e lo Slai Cobas di Ravenna intende per questo fare la sua parte e invita i lavoratori immigrati a contattarci. – watsap 3398911853
Sull’Espresso del 26 giugno si può leggere che la Guardia di Finanza a Brescia ha scovato in collaborazione con I’ispettorato nazionale del lavoro un’organizzazione criminale , composta da tre indiani ,che forniva connazionali in aziende agricole di Brescia, Cremona, Piacenza, Milano e Lodi, accumulando profitti per 19 milioni di euro. Ovviamente, da tutti i racconti – compreso quello di ieri di Laura Cimino su II manifesto – lo sfruttamento della forza lavoro nel settore agricolo è endemico su tutto il territorio nazionale, tanto che a buona parte delle aziende va bene questo sistema a costi più che ridotti.