Kaouther Ben Hania, la regista che ha dato voce a Hind Rajab
27 agosto: Buon Compleanno a Kaouther Ben Hania!
di Bruno Lai
«Al centro di questo film
c’è qualcosa di molto semplice,
e molto difficile da affrontare.
Non posso accettare un mondo
in cui un bambino chiede aiuto
e nessuno arriva».
Kaouther Ben Hania [1]
27 agosto: Buon Compleanno a Kaouther Ben Hania!
Kaouther Ben Hania è la regista del docudrama The Voice of Hind Rajab, 2025.
Prima di questo capolavoro, Kaouther Ben Hania aveva già collezionato traguardi storici per il cinema tunisino:
Quattro figlie, Four Daughters, 2023: è un documentario candidato agli Oscar che racconta la radicalizzazione islamica di due ragazze tunisine, utilizzando attrici professioniste per affiancare la vera madre e le figlie rimaste.
L’uomo che vendette la sua pelle, 2020: interpretato anche da Monica Bellucci, è stato in assoluto il primo film tunisino della storia a ricevere una candidatura all’Oscar come Miglior Film Internazionale.
La bella e le bestie, 2017: un crudo thriller politico-sociale che denuncia la violenza sulle donne e la corruzione sistemica, presentato al Festival di Cannes.
Con questa filmografia all’attivo, Kaouther Ben Hania è considerata una delle voci più rilevanti, coraggiose e premiate del cinema arabo e internazionale contemporaneo. Nata in Tunisia, la regista è famosa per il suo stile unico che combina documentario, finzione e forte impegno politico.
La sua ultima e acclamata opera, The Voice of Hind Rajab, ha segnato profondamente la critica e il pubblico internazionale, consolidando la sua reputazione di cineasta civile. Il film è un potente docudrama che ricostruisce la tragica vicenda di Hind Rajab, una bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza. Il film ha avuto una risonanza straordinaria.
Ben Hania ha costruito la struttura narrativa partendo dalle registrazioni audio originali della telefonata di emergenza che la bambina fece ai volontari della Mezzaluna Rossa mentre era intrappolata sotto il fuoco israeliano. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il film ha vinto il prestigioso Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria. Ha inoltre ottenuto la nomination ai Premi Oscar come Miglior Film Internazionale.
Il progetto è stato co-prodotto da nomi di primissimo piano di Hollywood tra cui Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonathan Glazer e Alfonso Cuarón. Dimostrando una fortissima coerenza etica, Ben Hania ha attirato l’attenzione dei media rifiutando pubblicamente di ritirare un premio in un gala a Berlino per protestare contro l’assenza di tutele legali e morali per i civili a Gaza.
Si sa poco o niente della sua vita privata perché la regista tunisina custodisce con estrema riservatezza la sua sfera degli affetti. Ciò che emerge dalle sue interviste e dal suo lavoro pubblico delinea il ritratto di una donna determinata, cosmopolita e profondamente guidata da un istinto di sorellanza. Nonostante mantenga il riserbo sulla propria famiglia, la maternità e il legame viscerale tra madri e figli sono i temi centrali di tutta la sua cinematografia. Ha raccontato con enorme empatia il dolore di Olfa, la madre che ha perso le figlie arruolate nell’ISIS in Quattro figlie, e l’angoscia di Wisam Rajab, la madre di Hind. La stessa Ben Hania ha dichiarato che, da donna, riesce a connettersi a queste storie attraverso una fortissima identificazione emotiva con il dolore materno.
Sappiamo che è nata nel 1977 a Sidi Bouzid, una cittadina dell’entroterra tunisino, nota per essere stata l’epicentro da cui è partita la Primavera Araba nel 2010. Crescere in una realtà rurale e fortemente patriarcale ha plasmato il suo sguardo. Ha dovuto lottare per imporsi in un mondo – quello del cinema – tradizionalmente maschile, specialmente nel mondo arabo.
Determinata a scardinare i confini geografici, dopo gli studi a Tunisi si è trasferita in Francia, dove ha studiato cinema alla prestigiosa scuola superiore La Fémis ed alla Sorbona di Parigi. Oggi vive e lavora principalmente tra la Francia e la Tunisia. Ben Hania può essere considerata, a tutti gli effetti, una pioniera. È stata la prima donna araba in assoluto a ricevere ben tre nomination agli Oscar nel corso della sua carriera, una per L’uomo che vendette la sua pelle, una per Quattro figlie, e l’ultima per The Voice of Hind Rajab. La regista tunisina è diventata così un modello di emancipazione e successo per le giovani generazioni di cineaste nel Medio Oriente e in Africa.
La decisione di Kaouther Ben Hania di girare The Voice of Hind Rajab è nata da un profondo senso di urgenza morale ed emotiva. La regista ha spiegato in diverse interviste i motivi che l’hanno spinta a interrompere bruscamente altri progetti già avviati pur di dedicarsi interamente a questa storia. L’elemento scatenante è stato l’ascolto di un breve estratto audio della telefonata diffuso online. Ben Hania ha dichiarato di essere rimasta letteralmente perseguitata da quella voce. Sentire una bambina di cinque anni implorare aiuto in modo così vivido l’ha fatta sentire come se Hind si stesse rivolgendo direttamente a lei per essere salvata. Dopo aver ottenuto dalla Mezzaluna Rossa l’intera registrazione di 70 minuti – contenente la drammatica uccisione in diretta della cugina Layan e i successivi bombardamenti dei soccorritori -, la regista ha sentito che rimanere in silenzio l’avrebbe resa complice.
Ben Hania sentiva di non avere la legittimità etica per procedere senza il consenso della famiglia. È riuscita a mettersi in contatto con la madre di Hind, Wisam Rajab, che si trovava ancora a Gaza in condizioni disperate. La risposta della madre è stata decisiva: le ha dato la sua totale benedizione dicendole che desiderava giustizia per sua figlia e che, se il film avesse potuto aiutare a fermare le atrocità e a mantenere viva la memoria di Hind, doveva essere fatto assolutamente.
Per la regista, l’inchiesta giornalistica e la documentazione dei fatti erano già state portate avanti da varie testate. Il suo obiettivo come cineasta non era semplicemente fare un resoconto postumo, ma usare la potenza del cinema per generare empatia immediata. Scegliendo di ambientare la pellicola al tempo presente nella sala operativa di Ramallah, ha voluto che gli spettatori rivivessero l’angoscia in tempo reale, costringendo il pubblico occidentale a connettersi emotivamente con l’esperienza palestinese oltre la freddezza delle notizie dei telegiornali.
La storia vera dei volontari della Mezzaluna Rossa palestinese, PRCS, legata alla tragedia di Hind Rajab è una delle vicende più drammatiche, documentate e dolorose del genocidio a Gaza. Essendo assai nota, non temo di rovinare la sorpresa a chi non avesse ancora visto il film. Ruota attorno al coraggio di operatori che hanno cercato di salvare una vita basandosi sulle garanzie del diritto internazionale, finendo per pagare il prezzo più alto. I fatti reali si sono svolti tra il 29 gennaio e il 10 febbraio 2024 nel quartiere di Tel al-Hawa, a Gaza City.
Il 29 gennaio 2024, l’auto nera su cui viaggia la piccola Hind Rajab insieme agli zii e a quattro cuginetti viene bersagliata dal fuoco di un carro armato israeliano mentre tenta l’evacuazione. La cugina quindicenne di Hind, Layan Hamada, riesce a chiamare il centralino d’emergenza della Mezzaluna Rossa a Ramallah. Nella registrazione audio diffusa dalla PRCS, si sente la voce terrorizzata della ragazza che grida: «Ci stanno sparando addosso, il carro armato è accanto a me!». Subito dopo si avverte una violenta scarica di proiettili e la linea si interrompe: Layan viene uccisa sul colpo.
I centralinisti richiamano immediatamente il numero. A rispondere è Hind, l’unica sopravvissuta, intrappolata all’interno dell’abitacolo e circondata dai corpi senza vita dei suoi familiari. Per circa tre ore, una psicologa ed i soccorritori della Mezzaluna Rossa rimangono in linea con la bambina nel disperato tentativo di rassicurarla e tenerla cosciente. È in questa fase che Hind pronuncia la frase simbolo del docudrama: «Venite a prendermi. Ho così tanta paura, per favore venite».
I mezzi di soccorso della Mezzaluna Rossa si trovano ad appena 8 minuti dall’auto di Hind. Ma, trattandosi di una zona di combattimento attivo, la Mezzaluna Rossa non può inviare un’ambulanza senza autorizzazione. Troppe altre volte i soccorritori sono stati assassinati da criminali dell’esercito di occupazione israeliano. L’organizzazione avvia una complessa mediazione internazionale per ottenere il coordinamento e il “via libera” ufficiale da parte delle forze di occupazione israeliane per poter attraversare l’area in sicurezza.
Ottenuto il nulla osta militare, due paramedici esperti si offrono volontari per la missione di recupero. Sono Youssef Zeino e Ahmed Al-Madhoun, due operatori sanitari della Mezzaluna Rossa Palestinese. La loro storia diventa un simbolo globale dei pericoli affrontati dai soccorritori e del dramma dei civili nel conflitto. Prima di inviare l’ambulanza nel quartiere di Tel al-Hawa, la Mezzaluna Rossa aveva ottenuto una garanzia di passaggio sicuro e il via libera formale da parte delle autorità militari israeliane. I soccorritori hanno atteso quasi tre ore prima di poter partire.
Poco dopo l’arrivo sul posto la sera del 29 gennaio, Zeino e Al-Madhoun hanno comunicato via radio: «Ci siamo, vediamo la macchina, vediamo la bambina». Subito dopo, la centrale operativa ha avvertito il rumore di spari e di un’esplosione, perdendo definitivamente i contatti con l’equipaggio.
I corpi di Youssef Zeino e Ahmed Al-Madhoun sono stati individuati soltanto 12 giorni dopo, il 10 febbraio 2024, quando i carri armati israeliani si sono ritirati dall’area. I resti carbonizzati dei due paramedici sono stati rinvenuti all’interno della loro ambulanza, completamente distrutta e bombardata a pochissimi metri di distanza dall’auto crivellata di colpi in cui si trovava il corpo senza vita di Hind Rajab e dei suoi familiari.
I paramedici Youssef Zeino e Ahmed Al-Madhoun erano due volontari. Stefano Laffi, in un articolo su “Vita”, propone un’amarissima riflessione: «colpisce […] che l’uomo si dia uno stipendio per distruggere vite umane e lavori gratis per salvarle» (Stefano Laffi, https://www.vita.it/hind-rajab-e-la-potenza-della-voce-per-raccontare-il-volontariato/).
La Mezzaluna Rossa ha denunciato subito il palese e deliberato bersagliamento dell’ambulanza da parte delle forze di occupazione israeliane, evidenziando come il mezzo recasse ben visibili i simboli di protezione medica della Mezzaluna Rossa e si muovesse su un percorso preventivamente autorizzato.
Organizzazioni come Forensic Architecture hanno condotto indagini balistiche e di geolocalizzazione, concludendo che sia l’auto della famiglia sia l’ambulanza dei soccorritori erano nel raggio d’azione visivo e di fuoco diretto dei carri armati israeliani.
Soltanto ad agosto 2026, l’esercito di occupazione israeliano, IDF, dopo ripetute menzogne, ha ammesso per la prima volta che i propri soldati aprirono il fuoco contro l’auto ed ha annunciato l’apertura di un’inchiesta penale interna sull’uccisione di Hind Rajab e dei paramedici. La decisione è stata accolta con scetticismo da attivisti, registi e familiari, i quali ritengono le indagini interne inadeguate e chiedono accertamenti internazionali neutrali. Storicamente, la percentuale di incriminazione dopo l’apertura di indagini penali su crimini commessi da militari dell’esercito israeliano contro la popolazione civile palestinese è inferiore al 5%. Organizzazioni come la Hind Rajab Foundation e la stessa Mezzaluna Rossa hanno rigettato l’indagine interna considerandola una mossa per l’opinione pubblica, chiedendo invece un processo indipendente davanti alla Corte Penale Internazionale.
Le inchieste indipendenti condotte dall’agenzia di ricerca Forensic Architecture, in collaborazione con l’organizzazione no-profit per l’analisi audio Earshot, e dalla Hind Rajab Foundation, hanno smentito radicalmente le prime versioni ufficiali delle autorità israeliane.
Attraverso l’uso della modellazione spaziale 3D, l’analisi balistica, lo studio delle immagini satellitari e l’esame dei metadati multimediali, le due organizzazioni hanno raccolto prove schiaccianti, successivamente presentate ai tribunali internazionali. L’analisi fisica dell’auto nera su cui viaggiava la famiglia Rajab ha rivelato una violenza di fuoco sproporzionata: l’auto è stata colpita da un totale di 335 proiettili. Utilizzando i dati sulla penetrazione delle munizioni e la traiettoria dei fori, Forensic Architecture ha dimostrato che il carro armato israeliano si trovava a una distanza estremamente ravvicinata: tra i 13 e i 23 metri dall’auto.
L’analisi audio della telefonata di Layan, la cuginetta di Hind, ha provato che sono stati esplosi ben 64 colpi in soli 6 secondi mentre la ragazza era al telefono con i soccorritori. Grazie alla modellazione 3D della linea di vista del pilota e del comandante del carro armato, i ricercatori hanno dimostrato che l’equipaggio del tank aveva una visibilità totale e senza ostacoli dell’auto. Date le brevi distanze e le ampie vetrate del veicolo civile, l’inchiesta conclude che i militari erano perfettamente in grado di vedere che all’interno dell’auto c’erano dei civili, inclusi dei bambini.
Mentre l’esercito dichiarava inizialmente che non vi erano truppe nell’area di Tel al-Hawa quel giorno, Forensic Architecture ha incrociato le immagini satellitari commerciali con i video pubblicati dagli stessi soldati israeliani sui social media. Non è raro che i soldati israeliani pubblichino le prove dei propri crimini. Probabilmente confidano sull’impunità. Se ai tempi dell’Olocausto fosse esistita la tecnologia che abbiamo oggi, probabilmente anche i criminali nazisti avrebbero fatto lo stesso.
L’indagine ha identificato con precisione la presenza di diversi carri armati israeliani Merkava posizionati lungo la via di fuga della famiglia. L’analisi dello spettro audio ambientale della zona ha confermato l’assenza di qualsiasi scontro a fuoco bilaterale. Non c’erano combattenti palestinesi nelle vicinanze: si è trattato di un attacco unilaterale contro l’auto.
L’analisi forense dei resti dell’ambulanza della Mezzaluna Rossa ha smentito l’ipotesi di un danno collaterale. La ricostruzione dei segni di combustione e dei frammenti metallici ha dimostrato che l’ambulanza è stata centrata e sventrata dal colpo diretto del cannone principale di un carro armato, compatibile con le munizioni laser-guidate usate dai Merkava. L’attacco è avvenuto nonostante l’ambulanza avesse i fari accesi ed evidenti i simboli di soccorso medico, e nonostante i paramedici avessero ricevuto un preventivo “via libera” militare per l’evacuazione.
La Hind Rajab Foundation, collaborando con Al Jazeera nel documentario d’inchiesta Tip of the Iceberg, ha fatto un passo successivo, arrivando a identificare la specifica unità militare e la catena di comando che operava sul posto il 29 gennaio 2024. I carri armati presenti appartenevano alla 41ª Brigata Corazzata, sotto la guida del Colonnello Benny Aharan. L’unità sul campo sospettata dell’esecuzione materiale dell’attacco e della successiva alterazione della scena del crimine è il 52° Battaglione Corazzato, nello specifico la compagnia nota come Vampire Empire Company, guidata dal Maggiore Shaun Glass.
Tutto questo pacchetto di prove scientifiche e documentali ha costituito la base legale per la denuncia formale di crimini di guerra depositata dalla Hind Rajab Foundation presso la Corte Penale Internazionale, CPI, e ha esercitato una pressione tale da costringere l’esercito israeliano, nell’agosto del 2026, dopo due anni e mezzo!, ad ammettere le proprie responsabilità e ad aprire la prima formale inchiesta penale interna sul caso.
Presa Diretta, il programma d’inchiesta di Rai 3 condotto da Riccardo Iacona, si è occupata in dettaglio di questa tragedia e delle relative indagini scientifiche. La puntata Israele a Gaza, crimini e criminali è andata in onda nell’ottobre del 2025.
La giornalista Chiara Avesani si è recata direttamente nella sede di Forensic Architecture all’Università Goldsmiths di Londra. Ha intervistato Samaneh Moafi, vicedirettrice della ricerca, mostrando visivamente al pubblico italiano i modelli 3D e i calcoli balistici usati per smontare le bugie dell’esercito israeliano.
Presa Diretta ha mostrato come l’agenzia sia riuscita a risalire all’identità di chi manovrava il carro armato quel giorno incrociando i dati satellitari con le foto e i video che gli stessi soldati israeliani avevano postato con leggerezza sui propri profili social, soprattutto TikTok ed Instagram.
Le telecamere hanno seguito da vicino le attività legali della Hind Rajab Foundation e dei suoi avvocati, impegnati a depositare i faldoni probatori presso la Corte Penale Internazionale per far perseguire i membri della Vampire Empire Company.
La puntata si può rivedere su RaiPlay: https://www.raiplay.it/video/2025/10/Israele-a-Gaza-crimini-e-criminali—PresaDiretta-05102025-7292ec4e-1096-492c-b889-be1c31b37502.html
Note
[1] Dall’intervista di Elisa Mariani per Gariwo.net: https://it.gariwo.net/libri-and-co/film/dialogo-e-medio-oriente/the-voice-of-hind-rajab-29039.html
Sitografia
https://www.fondazioneprada.org/project/anteprima-kaouther-ben-hania/
https://www.treccani.it/enciclopedia/eol-ben-hania-kaouther/
https://www.facebook.com/watch/?v=678407831271398
https://www.instagram.com/p/DPBMtKBjHgj/
https://www.instagram.com/reel/DU8a_2xkwPb/
https://it.gariwo.net/libri-and-co/film/dialogo-e-medio-oriente/the-voice-of-hind-rajab-29039.html
Hind Rajab e la potenza della voce per raccontare il volontariato
https://www.instagram.com/reel/DPT-fLKDdH9/
https://www.fatamorganaweb.it/quattro-figlie-di-kaouther-ben-hania/
https://ilmanifesto.it/forensic-architecture-hind-rajab-uccisa-da-un-carro-armato-israeliano
https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/ultima_telefonata_hind_morta_sei_anni-7927653.html
COSA SONO LE “SCOR-DATE”
Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Dal primo marzo questa rubrica si rafforza, grazie all’impegno di Bruno Lai che proporrà almeno 3 “scordate” (ma se saranno di più mica vi lamenterete, vero?) a settimana. Le troverete alle 22 e dintorni. Grazie in anticipo a chi commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa, farà proposte … o anche solo ci leggerà.
La redazione – sempre un po’ ballerina – della bottega













