Lavoro: le stragi italiane e…
… e la UE che muove un (piccolo) passo sul Karoshi, la morte da super-stress.
di Carlo Soricelli (*)
7 settembre Italia
Strage in itinere e sui luoghi di lavoro in questo fine settimana: 8 vittime. Ecco chi sono. Siamo a 982 morti complessivi, tra pochi giorni supereremo i 1000 morti.
Un altro fine settimana di sangue porta a 8 il conto drammatico delle vittime legate al lavoro: quattro persone hanno perso la vita in itinere, lungo le strade che collegano la casa e l’impiego, e quattro direttamente sui luoghi di lavoro.
I 4 MORTI IN ITINERE
- Anabella Cerbone (22 anni) e Claudio Santavenere (16 anni): zia e nipote, giovanissimi, sono morti tragicamente alle 2:00 di notte in un incidente stradale mentre rientravano a casa dal turno di lavoro.
- Angelo Morelli (67 anni): ha perso la vita in un grave incidente stradale durante lo spostamento lavorativo.
- Mauro Masarin: deceduto a causa di un incidente in bicicletta mentre si trovava in itinere.
I 4 MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO
- Stefano Palumbo (67 anni): agricoltore, è rimasto ucciso e dilaniato dall’aggancio con un macchinario agricolo.
- Luigi Soma: allevatore, è stato travolto e schiacciato dal proprio veicolo da lavoro in Sardegna.
- Commissario di gara (identità in corso di accertamento): travolto e ucciso mentre svolgeva il suo servizio di sicurezza durante una gara automobilistica in Sicilia.
- Stefano Sacrapone: deceduto a causa di un drammatico incidente durante uno svolgimento di gara al rally di Imperia.
Morire a 16 anni alle due di notte mentre si torna dal lavoro, o perdere la vita a 67 anni schiacciati da un macchinario, non sono numeri di una statistica: sono vite spezzate nell’indifferenza. Il lavoro deve garantire la vita, non toglierla.
(*) Carlo Soricelli è il curatore dell’«Osservatorio di Bologna morti sul lavoro» cadutisullavoro.blogspot.it
STRESS E SUPERSFRUTTAMENTO: ORA ANCHE L’UE SI ACCORGE DEL KAROSHI!
Come «Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro» lo stiamo denunciando da anni nella totale indifferenza: le stragi sui cantieri e nelle fabbriche sono solo una parte del problema. Esiste un’altra strage invisibile ma letale che divora la vita di lavoratori, impiegati e dirigenti.
Si chiama Karoshi, la parola giapponese che indica la morte per troppo lavoro, stress, fatica e ritmi insostenibili. Un fenomeno trasversale che riguarda ormai tutto il mondo del lavoro e che incide pesantemente persino sul crollo della natalità: come si può pensare di fare famiglia quando si è schiacciati dal supersfruttamento?
Ora, finalmente, persino le istituzioni europee sembrano aprire gli occhi su quanto andiamo dicendo da tempo.
STRESS DA LAVORO: OLTRE 840MILA MORTI L’ANNO
IL PARLAMENTO UE CHIEDE NUOVE TUTELE VINCOLANTI
Un recente rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) rileva che oltre 840mila persone muoiono ogni anno nel mondo per problemi di salute legati ai rischi psicosociali sul lavoro. In Europa, un lavoratore su tre è esposto a ritmi frenetici, scadenze serrate e attività che invadono continuamente la vita privata.
Di fronte a questa emergenza, il Parlamento Europeo ha approvato un testo di iniziativa legislativa per introdurre norme vincolanti:
- Valutazioni periodiche dei rischi psicosociali
- Piani d’azione obbligatori nelle aziende
- Regole severe contro violenze e molestie
Come ha denunciato la relatrice Estelle Ceulemans:
«La diffusione di questi problemi sta aumentando vertiginosamente in tutta Europa, aggravata dalle tecnologie digitali e dall’IA. La depressione legata al lavoro costa all’Ue 100 miliardi di euro all’anno».
NOTA A MARGINE DELL’OSSERVATORIO
Ci teniamo a sottolineare un aspetto fondamentale: i dati dell’«Osservatorio» mostrano cifre più elevate e un aumento continuo anche per via del nostro sistema di monitoraggio, estremamente capillare e rigoroso. Non ci limitiamo ai dati parziali o alle sole denunce ufficiali dei canali istituzionali.
La realtà è che i morti sul lavoro sono molti, molti di più in tutti i settori e il problema riguarda l’intero mondo del lavoro senza distinzioni. Per questo motivo, anche i 1.500 morti monitorati dal nostro Osservatorio lo scorso anno rappresentano solo una stima che, nei fatti, resta ancora sottostimata rispetto alla reale entità della tragedia.
LA NOSTRA BATTAGLIA CONTINUA
Continueremo a monitorare e a denunciare ogni singola vittima, invisibile o meno. Non bastano le risoluzioni o le buone intenzioni: servono tutele reali, controlli severi e un cambio radicale della cultura del lavoro. Nessuno deve più morire di lavoro!

