«Illuminismo oscuro»
Mappa del pensiero neo-reazionario.
Patrizio Paolinelli (*) sul libro di Arnaud Miranda.
È naturale che in un’epoca di transizione come quella che stiamo attraversando emergono nuove idee di società. Alcune nascono come risposte per far avanzare la democrazia; altre come negazione di ogni forma di democrazia. È in questo secondo orizzonte che si colloca il movimento neoreazionario proveniente dagli Stati Uniti. Tale movimento prende forma agli inizi degli anni Duemila e presenta due particolarità: nasce in Rete e per lungo tempo molti suoi esponenti sono rimasti coperti dall’anonimato. In poco tempo il movimento neoreazionario ha attirato sia l’interesse che i finanziamenti di alcuni miliardari della Silicon Valley e di recente è stato cartografato dal ricercatore francese Arnaud Miranda in un libro intitolato Illuminismo oscuro. Le origini del pensiero neoreazionario (Rizzoli, Milano, 2026: 184 pagine, 18 euro).
Miranda si occupa di storia delle idee politiche con particolare attenzione al pensiero di destra. Nel suo libro ricostruisce le origini del pensiero neoreazionario, ne analizza i concetti e il linguaggio mostrando i rischi che rappresenta per i valori delle democrazie (uguaglianza, diritti universali, partecipazione popolare). Si tratta di un lavoro prevalentemente descrittivo pensato per aiutare il lettore a comprendere un fenomeno ancora poco conosciuto. Il taglio è dunque assai diverso da quello di un altro libro che in Italia ha preceduto il testo di Miranda di circa un anno: Tecnomonarchi. Gli ideologi della nuova destra all’attacco della democrazia (Donzelli, 2025), di Alessandro Mulieri. Il quale affronta lo stesso universo politico, ma in modo apertamente polemico denunciando la componente tecnofascista della neoreazione.
Al di là dei diversi approcci, alcuni dei nomi a cui fanno riferimento entrambi gli autori sono Curtis Yarvin (l’ideologo più noto del movimento), Nick Land (accademico, teorico dell’accelerazionismo, creatore del termine “Illuminismo oscuro”), Peter Thiel (cofondatore di PayPal, finanziatore di Facebook sin dai suoi primi passi e presidente della controversa società Palantir Technologies). Quest’ultimo ha tenuto a Roma (15-18 marzo 2026) una serie di conferenze a porte chiuse sul tema dell’Anticristo, incentrate su teologia, tecnologia e potere. L’Anticristo sembrerebbe essere la globalizzazione, lo Stato mondiale, chi professa pace e sicurezza universali.
Pur non configurandosi come un movimento unitario, Miranda mette in luce alcuni elementi centrali condivisi dai neoreazionari: 1) il rifiuto delle democrazie liberali; 2) l’idea che il mercato debba sostituire la politica; 3) la naturale disuguaglianza tra gli esseri umani; 4) il cieco ottimismo verso la tecnologia; 5) una visione della società rigidamente gerarchizzata. In questa prospettiva non c’è più bisogno delle forme politiche della modernità: non serve uno Stato che medi tra interessi divergenti, non c’è più bisogno di corpi intermedi come i sindacati, né delle elezioni a suffragio universale. I cittadini smettono così di essere soggetti politici e diventano clienti, portatori di interessi economici, o residenti a pagamento in autonome città-stato ipertecnologiche e ipercapitaliste. Città dalle quali si può migrare (diritto all’exit) se non si è soddisfatti, per andare a vivere in un’altra città-stato. Singapore è già oggi un esempio vivente di questo microcosmo esclusivo.
Uno dei punti di forza del lavoro di Miranda, è la capacità di decostruire la retorica neoreazionaria mostrandone le continuità col pensiero reazionario del passato e le intime contraddizioni. L’ossimoro stesso di “Illuminismo oscuro” è rivelatore della filosofia dei neoreazionari: da un lato, richiama la ragione, la razionalità, la scienza e fa leva su un’innovazione tecnologica illimitata; dall’altro, spinge per un capitalismo senza freni e propone un programma politico di un anti-umanesimo radicale che sogna il ritorno a una società autoritaria di tipo neofeudale.
Nel neofeudalesimo armato di algoritmi immaginato da alcuni neoreazionari, governare non significa rappresentare ma efficientare: gestire dati, prevedere comportamenti, costruire inamovibili piramidi sociali. In uno di questi nuovi mondi lo Stato di diritto è abolito e trasformato in una gov-corp (government corporation) guidato da un Re-CEO. Ossia un amministratore delegato con poteri assoluti, affiancato da un consiglio di tecnocrati. Gli individui giudicati non produttivi saranno rinchiusi in celle e distratti da un’interfaccia di realtà virtuale immersiva che gli permetterà di vivere in un mondo immaginario. La sovranità popolare viene sostituita dalla shareholder democracy: vota chi possiede azioni dello Stato (cioè l’élite), gli altri si adeguano. La politica è così sostituita da una sorta di ingegneria gestionale in cui il dissenso non è più considerato parte fisiologica della vita democratica, ma un errore di calcolo da correggere nel processo di ottimizzazione.
Idee di questo tipo non vanno considerate come stravaganze uscite dalla testa di qualche ideologo che confonde le scienze sociali con la fantascienza o di qualche magnate dell’alta tecnologia che vive nel mondo dorato dei super ricchi. Fanno parte di un nuovo paradigma politico che dalla periferia digitale ha iniziato da tempo a circolare nei corridoi della Casa Bianca e annovera tra i suoi sostenitori figure di spicco del trumpismo come il Vicepresidente J.D. Vance e il consigliere politico Stephen Miller. Miranda non attribuisce un potere diretto ai singoli esponenti del pensiero neoreazionario. Sostiene che il successo di tale pensiero costituisce un sintomo dell’emergere di qualcosa di più preoccupante: una combinazione inedita tra l’élite dell’alta tecnologia e la politica reazionaria. Una politica, cioè, che punta a rovesciare gli assetti istituzionali della società statunitense e non solo.
Purtroppo Miranda non accenna a come si sia arrivati a ipotizzare società dichiaratamente fondate sull’ineguaglianza, sul potere incontrastato del denaro e sull’uso spregiudicato della tecnologia. Una possibile risposta potrebbe essere questa: a differenza di quello che sembra ipotizzare lo studioso francese, la destra neoreazionaria non si oppone all’ideologia neoliberista, la supera in peggio. Senza quarant’anni e oltre di politiche economiche fondate sulla centralità assoluta del mercato, difficilmente il pensiero di Yarvin, Land e Thiel avrebbe trovato un terreno così fertile. Ma a parte questo aspetto, la domanda che il libro lascia aperta è se la costellazione neoreazionaria sia davvero un nuovo pensiero politico capace di cambiare la storia, o il delirio di onnipotenza di un capitalismo senza più limiti la cui forza risiede più nella sua capacità di infettare il dibattito pubblico che nella sua profondità speculativa. Ciononostante, L’illuminismo oscuro si rivela una lettura per chiunque voglia comprendere le forze ideologiche che stanno rimodellando il panorama politico statunitense e di riflesso anche il nostro.
(*) pubblicato in «Via Po Cultura», supplemento del quotidiano «Conquiste del Lavoro», 5 settembre 2026.
