A un passo dal culo mio – 1

1 Il titolo richiede una spiegazione. Si usa molto a Roma per indicare qualcosa che interessa, coinvolge. Questa espressione – volgarotta certo ma anche molto chiara – viene spesso addotta a pretesto per marcare un disinteresse: se “non è a un passo dal culo mio” (la politica, i guai del mondo, il dolore di Alessia che abita al quarto piano, i problemi di Luigi che è un collega mica tanto amico…) perchè dovrebbe turbarmi?

2 E’ una concezione del mondo che io non condivido, visto che io considero l’egoismo e l’indifferenza fra i grandi mali del secolo.

3 Ma è anche una idea ingannevole: i guai e i dolori delle altre persone di frequente diventano i nostri o comunque li incrociamo e sarebbe bene saperlo anche per contare – quando serve – sulla solidarietà altrui. Quanto alla politica (piaccia o no) e all’economia sono spesso moooooolto più vicine di un palmo ai nostri culi… e non aggiungo altro perchè potrei cadere in quello che il Codice penale definì turpiloquio.

4 Dunque questo appuntamento (più o meno mensile) vi proporrà storie “a un palmo dal culo”: le piccole vicende che accadono o che si ascoltano sui bus o in metrò, al bar, mentre si parcheggia, in fila al supermarket, all’uscita della pizzeria…

5 La rubrica uscirà sulla rivista «Come solidarietà» a firma Gianni Boccardelli: è un segreto di Pulcinella…. che sono io: uso lo pseudonimo un po’ per gioco e un po’ per non inflazionare di db chi legge.

6 Se qualcuna delle storie o battute che “rubo” sono – a mia conoscenza – citazioni o riciclaggi lo specificherò. A parte questo, non commenterò; se però volete inviare a codesto blog le vostre impressioni bene; se poi mi girate anche altre storie capitate “a un passo dal culo vostro” di qualcuna/o che conoscete… davvero mi fa piacere e riciclerò quelle che mi sembrano le migliori, ovviamente citandovi. (db)

Al grill

Coppia giovane. Davanti al bancone delle riviste discutono. Lei sta per prendere una rivista. Lui, affettuoso ma forse un pochino autoritario, la rimbrotta. «Amore no, prendiamo questa che è fatta meglio». Lei, incerta: «Sei sicuro?». Lui, deciso «E’ sempre bene informata, ha notizie che le altre riviste non hanno». I due vanno alla cassa finalmente uniti: comprano «Chi».

Davanti al bar

Lui e lei fumano. Vicino c’è un signore che evidentemente condivide il piacere (e i rischi) del tabagismo. A un certo punto la loro bimba giocando si infila fra i piedi dello sconosciuto. I genitori si scusano. «Son bimbi si sa, nessun problema» risponde quello gentilmente e poi chiede: «Figlia unica?». Sorridente il padre fa: «Altri due, un maschio e una più piccolina». L’altro si complimenta con tono entusiasta: «Bravi, tutti dovrebbero fare molti figli così fermiamo l’invasione islamica». Lui e lei non rispondono. In effetti non sanno se ridere o piangere. Io li conosco: sono palestinesi. E musulmani.

Vocabolario

In un corridio il preside disse, con mal garbo, al rappresentante degli studenti che chiedeva, come suo diritto (sancito da leggi e regolamenti) un’assemblea: «non darò il permesso se no voi aizzate i ragazzi contro il ministro». Calmissimo lui rispose: «Devo correggerla signor preside. Casomai noi sobilliamo, perchè si aizzano gli animali e non gli esseri umani. Inoltre in questa scuola come forse saprà ci sono più ragazze che ragazzi e dunque lei dovrebbe tenerne conto anche parlando. Infine il ministro, piaccia o no, è una donna e dunque lei dovrebbe chiamarla ministra».

In un bar a Roma

«Nun hai proprio capitooooooooooooo… Come posso spoiegartelo? Nun l’hai mai sentito dì? Chi c’ha ‘na comodità e nun se ne serve nun trova ‘n confessore che l’assorve».

Ascoltata in strada

«La situazione italiana potrebbe talmente peggiorare da diventare quasi così grave [pausa a effetto]… come è già adesso». La battuta ricalca, probabilmente senza saperlo, una gag di Karl Valentin (1882-1948) cabarettista tedesco.

Sentita in una stazione

Binario uno, panchina. I due uomini sono vestiti male però di certo non sono “barboni”. Il più giovane risponde a qualcosa che gli ha detto quello anziano (ma che io non ho inteso… perchè ero in avvicinamento).«No aspetta, io credo in dio. Anzi… credo che lassù siano almeno due. Però ognuno di quei due lassù crede che di me si occupi l’altro, capisci?».

Ascolto ravvicinato…

ovvero mio figlio che parla al telefono con qualcuna/o: «no, i miei non mi lasciano una casa e neppure soldi credo [pausa] però hanno un sacco di amici e amiche in molti posti, gente simpatica, posso andare lì e mi ospitano. [pausa] Beh, meglio che niente».

19 gennaio 2010

Un distinto signore stamattina sul treno, mi porge il Corsera. Io lo guardo interrogativo e lui mi dice: «Lo vuole lei…? Troppe puttane e puttanieri oggi. Mi tengo le pagine dello sport» (devo ringraziare Mirko per il racconto).

Letta su un muro

Metropolitana di Roma, scritta con un pennarello (resistente): «io ho te, tu hai me, non è che abbiamo un granchè».

Attualità

Sul caso Ruby o sulla tragedia (ma anche vittoria di democrazia) in Tunisia troppe le frasi strane o memorabili ascoltate. Tanto per dirne una, in rete circolava: «Cercasi stranieri per i lavori che gli italiani non vogliono più fare. A esempio 15 mila ragazzi tunisini per buttar giù governo. Noi abbiamo i sassi, loro ci mettono il coraggio. A lavoro finito, cittadinanza onoraria garantita».

Modena: chi l’ama…

Si finisce questa prima puntata sbirciando in una singolare vetrina accanto al Comune di Modena, dunque in Piazza Grande. Il 20 gennaio due tabelle contigue declamavano «La fortuna di Modena» e «La sfortuna di Modena». Su ognuna foglietti con poche parole. Non era spiegato il sistema di raccolta o chi sceglieva. In ogni caso passando si poteva leggere che la città è amata per: il verde, «la sala Truffaut», il Duomo, il festival di filosofia… Ma anche questo: «Ha la nebbia, i maiali e i tortellini [poi più in piccolo] «pensa se avesse il mare, il sole e la mozzarella che tristezza sarebbe».

…e chi la detesta

Nel tabellone accanto ci si lamenta per traffico, tossici, prostitute, suv, inquinamento. Ma anche perchè «ci sono poche panchine in piazza Grande». Su un solo foglietto spiccano una decina di lamenti fra cui: «troppi extracomunitari» [al primo posto] e «troppa immigrazione» [al terzo posto]. In basso due foglietti che chi ha allestito la vetrina sagacemente ha voluto accostare: «Ci sono troppi comunisti» e «Ci sono pochi comunisti».

Redazione
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