Abdellatif Kechiche: «La vita di Adele»

visionato, amato e meditato da Chanel 5emezzo (*)

«La vita di Adele» (**) con Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux. Il film si è aggiudicato la Palma d’oro al Festival di Cannes 2013. Tratto dal romanzo a fumetti «Il blu è un colore caldo» di Julie Maroh.

Jean allora stasera mettiamo il dvd La vie d’Adèle ? Lo voglio rivedere”.

Che rompiscatole. Cos’è?”.

Dai! Non ti ricordi mai niente… e poi dobbiamo sempre guardare i tuoi film assurdi da maschio. Questo parla della storia d’amore di due donne”.

Non ne ho voglia. Sono due lesbiche e basta”.

Ecco, non capisci niente. Né di cinema né di donne. Magari guardando questo film capisci cosa fanno due donne che si amano. Poi lesbica è una parola orribile. Alla stregua di frocio”.

Lesbica è più una parola tecnica”.

E’ uguale. Discrimina le scelte”.

Perché essere lesbica o frocio – scusa, gay – è una scelta?”.

Potrebbe esserlo. Certamente è una scelta cui ci si lascia andare per non soccombere alle proprie emozioni”.

E mettilo ‘sto film”.

La vie d’Adèle – «La vita di Adele» per chi non ce la fa a tradurre – è un film francese diretto da un tunisino “naturalizzato”. Le attrici – bellissime e bravissime – sono una greca e una francese. Si potrebbe credere siano davvero amanti e lesbiche; pardonnez moi: omosessuali. Altra parola orribile che discrimina? Invero anche eterosessuale discrimina e cataloga. Ma ci sono parole che catalogano più di altre. Perché etichettare il sentimento? Che differenza c’è fra un uomo, una donna, una trans, una qualsiasi altra manifestazione umana se ci sono i sentimenti? Io non la vedo questa differenza. Poi mi si dirà che è una questione di ormoni e taluni affermeranno che c’è un po’ di patologia in tutto questo sex gender e che i tempi sono troppo liberali. Il punto è un altro: i tempi non saranno mai troppo liberali fino a quando ci sarà bisogno di definizioni.

Emma è una vera lesbica (usiamo questa parola bruttina). Ha i capelli blu e tutto ciò che parla di sentimento ed emozione, rivoluzione, vita, tormento ha il colore blu nel film. Blu sono i balconi delle vie di una città francese che non conosciamo; blu sono le bandiere; blu alcuni vestiti; blu l’ensemble delle cose; quasi blu è la fotografia. Emma è un po’ più grande di Adèle. Non ci dicono quanti anni ha Adèle ma è più giovane, una studentessa. Emma studia Belle Arti, è grande e navigata. Sa quel che vuole. Sa essere malvagia. A volte le lesbiche lo sono. Alcune di loro hanno un’anima “maschile” che sopprime l’indole tenera e dolce. Ci sono anche le bisex che non sanno da che parte stare, cosa fare della loro sessualità… ma nel film non le incontriamo.

In realtà Adèle credeva di essere bisex. Ci ha provato con un ragazzo. Ci è persino andata a letto. Le è piaciuto. Il sesso è sesso. Ma quel sesso non aveva il colore blu, è diverso. Poi, lui non leggeva libri. Anzi, pare ne avesse letto solo uno, Le relazioni pericolose di Choderlos de La Clois, fraintendendo tutto quanto. Da maschio normale e uniformato non capiva nulla. Credeva persino di amare Adèle. Ma non era blu, nemmeno da lontano.

«Sentivo che mi mancava qualcosa, ho sempre sentito di non essere completa» dice Adèle parlando di se stessa. La completezza. Essere un intero. Non avere l’anima spezzata brancolante nel buio.

Quando Adèle incrocia lo sguardo della sconosciuta Emma per strada capisce di essere quel che non sapeva: una ragazza speciale che ama le ragazze. La sua vita cambia all’improvviso, un fulmine, un colpo al cuore. Lo sguardo, la bocca, il sorriso: tutto le appartiene di Emma e della sua nuova vita.

Adèle è una bambina con la bocca soffice. Invece Emma non ha il cuore delicato come Adèle.

L’ambiente gay – un locale dove Adèle si recherà per incontrare Emma o sperare di vederla – non è un luogo che le appartenga. Forse Adèle non era una vera lesbica ?Ma cosa vuol dire ?

Ogni sguardo tra loro è Eros, tenerezza, sesso. Adèle non lo sa ancora. L’amore non è spesso blu. Avrebbe potuto esserlo.

Un bacio con una compagna di scuola che poi minimizza e ferisce profondamente Adèle, la pochezza e la miseria umana delle sue compagne di scuola che l’accusano di «leccare la fica a quella con i capelli blu». La cattiveria. Donne – persone – che non saranno mai in grado di vedere oltre il velo nero della loro ignoranza.

Guarda, ora viene la scena di sesso tra loro. Una scena lunghissima. Io sono impazzita. Avevo il batticuore, non respiravo nemmeno. Non mi guardare così, non è mica un porno. E’ una vera scena di sesso o che va molto vicino ad essere vera, tra due ragazze, due lesbiche, chiamale come ti pare. E’ amore, passione, tenerezza. Così capisci come si amano due donne vere”.

Lo so già”.

Figurati, sei un uomo! Che ne sai di quando due donne si baciano e si amano come se fosse l’ultimo giorno del mondo? Ho letto che le due attrici poi si sono lamentate perché il regista le ha spinte troppo oltre. Sembra che se la lecchino davvero. Adèle poi diventa tutta rossa in volto, impazzisce quando Emma le accarezza la pelle soffice, la bacia dappertutto. E’ così che si fa. I baci, il tempo, la lentezza, la tenerezza. Se sono vere donne non è scopare. E’ una cosa pazzesca. E’ eccitazione a mille, non è mai volgare”.

Sembravano così innamorate. Così uniche. Sicuramente Adèle lo era. Poi qualcosa è andato storto. Emma prevale con il suo istinto maschile, la fa sentire inferiore, impazzisce di gelosia quando Adèle va a letto con un ragazzo; per cosa poi…nemmeno Adèle se lo spiega: solitudine, voglia di baci che Emma non le dava più e che lei cercava ancora e ancora disperatamente.

Una scena orribile, violenza, dolore e disperazione. Il cuore di Emma ha smesso di essere Blu. Adèle ha ancora tanta voglia di quel blu che aveva conosciuto in lei, la sicurezza che le dava, la tenerezza e quel suo farla sentire femmina.

Quando Adèle incontra di nuovo Emma – a una sua mostra d’arte – nutre per lei lo stesso amore, il sentire di una donna verso la sua amata, unica e sola. Adèle è ora una maestra di asilo, Emma forse un’artista in ascesa.

Non è valso a nulla l’incontro al Cafè con Adèle che la supplicava di perdonarla in lacrime, dicendole che solo lei sarebbe stata per sempre il suo grande amore e che nulla al mondo era più importante. Non è servito il prenderle le dita in bocca, farla impazzire di piacere con la lingua. Nulla. Il cuore di Emma aveva preferito una vita senza Adèle. Solo per orgoglio, stupido e sciocco orgoglio “maschile”. Già.

Ma Emma è una donna. Avrebbe potuto essere diversa. Avrebbe potuto scegliere di amare, lasciarsi andare. Non l’ha fatto. Anche queste sono scelte. Come tutte. Si può rifiutare l’amore per orgoglio.

Neanche le lesbiche sono perfette. Purtroppo. Ovviamente. Ma la purezza del blu rimane, per chi ha il coraggio di cercarla e lasciar vivere le proprie emozioni.

Dimenticare i baci, gli sguardi. Mi chiedo come abbia potuto Emma (o chiunque altra si chiami Emma) rinnegare se stessa e rifiutare di essere amata. A volte non basta avere i capelli blu per essere capaci di ricevere amore. Già, perché neanche le lesbiche sono perfette.

Un film bellissimo”

Lo so”

(*) Con questa recensione/meditazione esordisce in “bottega” un’amica che si firmerà Chanel5emezzo.

(**) qui la recensione di Francesco Masala: La vita di Adele – Abdellatif Kechiche

Redazione
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