Acqua di Bologna: c’Hera e c’è ancora

Il coronavirus forse, sull’amianto non c’è dubbio

di Vito Totire (*)

Chiediamo alla Procura della Repubblica di indagare HERA per distribuzione di acqua potenzialmente nociva per la salute umana.

Dopo molte peripezie abbiamo ricevuto ieri i dati «completi» (?) sull’amianto nell’acqua del territorio Ausl di Bologna. A differenza di Ausl che fa attendere mesi per dare risposte, vogliamo informare i cittadini immediatamente.

Nel 2019 i positivi sono stati 14 su 55; vale a dire il 25%. La tabella è qui sotto.

I problemi di leggibilità e i dubbi sono i soliti.

I problemi di leggibilità e i dubbi sono i soliti.

Riassumiamo:

  1. Si tratta di amianto crisotilo o di anfiboli (crocidolite, amosite)? Da una certa data in poi alla Ausl questo dato non è stato più oggetto di interesse;
  2. Cosa significano i 5 n.d. commentati da «vedi nota» con nota inesistente? Mesi e mesi per aver risposte, poi anche (un po’) nebulose;
  3. quali sono i criteri per la scelta dei siti dei prelievi ? ricorrono più o meno i soliti siti ma non abbiamo idea se si tratti di quelli più a rischio (anche se alcuni certamente lo sono in quanto spesso risultati positivi in passato). Per quale motivo, a esempio, si evita di campionare l’acqua distribuita al carcere di Bologna? Se la “rimozione” non è casuale abbiamo una ipotesi interpretativa … ma è persino possibile che nessuno ci abbia pensato pur sapendo che il monitoraggio sarebbe importante.
  4. L’arco quantitativo di fibre repertate è certo inferiore a quanto registrato in Italia in altri siti o dopo scosse sismiche.
  5. Le fibre sono state lette in microscopia elettronica a scansione (SEM); da decenni chiediamo che la lettura sia fatta in TEM (microscopia elettronica a trasmissione); verrebbero fuori dati più “spiacevoli”. Dobbiamo ricordare che l’unica volta che in Emilia-Romagna sono stati fatti campionamenti in TEM si è arrivati a misurare fra 1.5 e 2.5 milioni di fibre…Meglio non sapere?

Nello specifico della tornata esami 2019 alcune osservazioni.

  1. Ancora un riscontro positivo in via Gerusalemme; abbiamo informato diverse volte il professor Romano Prodi che peraltro ha avuto con noi un comportamento molto cortese ed una grande capacità di ascolto tutt’altro che incline alla rimozione del problema e di questo lo ringraziamo. Il professore dice «penso di poter contare su un robusto sistema di filtrazione…». Si tratterebbe di una buona occasione per fare verifiche sulla efficacia dei filtri presenti sul mercato.
  2. Positivi i riscontri sull’acqua somministrata all’ospedale Maggiore (largo Nigrisoli) sito nel quale risulta problematica anche la presenza di organi alogenati di origine industriale; per carità, sotto la “inventata” soglia di sicurezza di 10 mcg. Però le sinergie… ma di questo riparleremo in occasione del rilancio della nostra campagna per una acqua “veramente” potabile a Bologna e in Italia. Positivo anche il campione di acqua fornita all’ospedale Bellaria; INCREDIBILE OSPEDALI RIFORNITI DI ACQUA CON AMIANTO.
  3. 13 campioni in provincia con positività a Minerbio e a Sasso Marconi; da approfondire il dato di Sasso Marconi dove i postivi sono stati due di cui uno vicino alla fonte del Setta (un po’ strano: appunto da approfondire)

CONCLUSIONI

Hera – con la “benedizione” dei sindaci e della maggioranza del ceto politico – continua a distribuire acqua, asserita potabile ma inquinata da amianto.

La Procura della Repubblica è informata – continuiamo ad aggiornarla con l’invio anche di questi dati – però non interviene. Fino a quando ? Che la Procura abbia fatto qualche testa-coda andando a consultarsi con “esperti” (vedi Arpa Bologna) che hanno asserito «l’amianto ingerito è innocuo»?

Ormai la “giustificazione” dell’ISS (istituto superiore di sanità, 2015) vacilla platealmente , come vacilla la credibilità dell’ISS sul coronavirus (cominciano a comparire richieste di dimissioni).

Un dato rimane: nell’esposizione a cancerogeni non esiste una soglia di sicurezza ; non esiste una “dose sicura”. Hera con i sui potenti mezzi mediatici e ipnotici (tanto i costi si riverberano sulle tariffe!) ha provato a “riscrivere” medicina ed oncologia ma non ci riuscirà: l’amianto disperso con l’acqua “potabile” oltre a finire nello stomaco rimane nell’ambiente come inquinamento indoor che si accumula nel tempo.

Infine un’osservazione sul “nuovo” componente del CdA di Hera; crediamo di comprendere le motivazioni del sindaco metropolitano… ma ne parleremo il 28 aprile, GIORNATA MONDIALE DELLE VITTIME DELL’AMIANTO !

Il re è nudo! Esigiamo acqua veramente potabile.

Ci siamo liberati dal fascismo , ci libereremo anche dall’amianto.

(*) Vito Totire, presidente AEA a nome della rete per l’ecologia sociale

25 aprile 2020

L’IMMAGINE – scelta dalla “bottega” – è di Giuliano Spagnul.

 

Redazione
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Un commento

  • Caro Vito, la battaglia va fatta per lo meno a livello regionale. In quasi tutti gli acquedotti italiani sono presenti tubature usurate in cemento-amianto. Nella mia città – Cesena – sono presenti 43 chilometri di condutture idriche in cemento amianto; in tutta la Romagna sono la bellezza di 2.300 i km. di tubazioni in cemento-amianto.
    Da anni mi batto per far partire le bonifiche, chiedendo ad HERA spa seri investimenti sulla manutenzione delle reti. Occorre organizzare iniziative coordinate a livello regionale, chiedendo ai sindaci dei Comuni, chiedendo ai membri del cda di Hera un impegno per ridurre il rischio delle fibre di amianto ingerite nell’acqua; occorrono azioni concrete – con cifre messe a bilancio in Hera spa – per la rimozione e sostituzione delle tubazioni obsolete in cemento-amianto utilizzate per le acque destinate ad usi potabili. Da anni sosteniamo che l’acqua deve essere completamente indenne da sostanze cancerogene. Pur essendo partito un piano di Hera spa di sostituzione delle vecchie reti in cemento-amianto, non sono state adottate misure necessarie ed efficaci che coincidano con la bonifica graduale e integrale delle reti per far veicolare l’acqua per uso potabile. Le tubature in cemento-amianto hanno avuto grande diffusione a partire dalla seconda metà degli anni ’60 e ne è stato completamente interrotto l’utilizzo a partire dai primi anni ’90, con l’introduzione della Legge nazionale n. 257 del 1992, che ha stabilito – per le problematiche sanitarie correlate all’amianto – il divieto di produrre e commercializzare i prodotti contenenti amianto. La concentrazione di amianto nell’acqua dovrebbe essere pari a zero (ma in realtà non è così), e che i danni dovuti al rilascio da parte delle tubature usurate si producono sia per effetto di ingestione che per inalazione. Studi scientifici mettono in evidenza il pericolo dell’amianto ingerito con l’acqua (l’ingestione di fibre di amianto è un fenomeno poco studiato e da molti sottovalutato; di sicuro le fibre di amianto ingerite non sono innocue); inoltre l’amianto eventualmente contenuto nell’acqua può contribuire ad aumentare il livello di fondo delle fibre aero-disperse e quindi il rischio legato alla possibile assunzione per via inalatoria (fibre di amianto si possono respirare lavando i pavimenti, ad esempio). La soluzione è legata allo sostituzione graduale di tutte le tubature in cemento-amianto con materiali che non ne rilasciano, un’operazione dal costo di milioni di euro: investimento affrontabile per le tasche del gestore HERA spa che fa business sulle risorse ambientali, ma che non sembra intenzionato ad investire. Un’azione, quella della sostituzione, che dovrebbe essere fatta al più presto, per evitare delle ripercussioni sulla salute delle persone.
    Davide Fabbri

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