Arte diffusa, immediata, vera: testimonianze dal sud

di Angelo Maddalena

Milena Antonucci e Rosa Burgio. La prima è scrittrice e libraia, oltre che organizzatrice di spettacoli nella sua libreria e bar, «Librido», a Genova. La seconda è di Serradifalco, gestisce un forno e ha organizzato un teatro nella sua strada che sono fiero di aver “inugurato” il 12 luglio.

Invece Totò Tulumello è un geometra: eravamo compagni di istituto a Caltanissetta, più di trent’anni fa, e anche lui ha “organizzato” un teatro davanti alla biblioteca per una mia conferenza concerto, a Montedoro, un anno fa; organizza da anni incontri con cantastorie e autori di libri, fa parte dell’Associazione Liberamente.

E ancora Filippo Tumminelli: titolare di un’osteria a Pietraperzia, si chiama «Retrò», lo gestisce con la moglie Alessia e ci lavora Veronica: l’anno scorso e quest’anno mi ha concesso di montare una piccola libreria davanti l’ingresso.

Ecco quattro esempi di sostegno agli artisti: servizio pubblico senza nessun sostegno da parte delle istituzioni, nello spirito del «teatro diffuso, all’aperto, immediato» che era il tema della rassegna «Immensa» alla quale partecipai, nel 2009, nell’ambito del Festival dei Teatri di Sant’Arcangelo di Romagna. «Immensa» durò solo quell’anno, chissà quanti euro avevano ricevuto gli organizzatori: neanche un soldo agli artisti se non pochi spiccioli di offerte libere, neanche un letto o una palestra per dormire; io dormii all’aperto non so se ero anche “diffuso e immediato”…

I quattro esempi che ho citato hanno fruttato in modo soddisfacente e a volte strabiliante: per gli introiti ma anche per la dignità e per il riconoscimento dell’artista.

Ne racconto altri? Emar Orante (Renato Laborante all’anagrafe) 6 anni fa organizzò una mia tournée in Puglia e ama ripetere: «per una rivoluzione basterebbero 50 persone ogni settimana che danno 5 euro a testa per un artista». Fa 250 euro a settimana: niente o forse tanto; sarebbe uno stipendio dignitoso, una rivoluzione nel senso di “riconoscimento, compenso, dignità”. In due occasioni, a Montedoro e a Serradifalco, per quanto mi riguarda la “rivoluzione” … è raddoppiata!

Sono mosche bianche? Purtroppo capita raramente di incontrare una Rosa Burgio, un Totò Tulumello, una Milena Antonucci, un Retrò. Poi c’è Biagio Accardi, dove son stato fra il 16 e il 20 luglio, nella sua casa-teatro «Eco Campo degli Enotri». Lui organizza una rassegna permanente (o quasi; quando va in tournée… si ferma). Biagio mi ha detto che preferisce incassare meno e condividere con altri artisti il budget che riceve dalla titolare dell’agriturismo-teatro («Terre rosse» si chiama): «Che ci guadagno? Niente, ci perdo, nell’immediato, però così mi sento più ricco: di incontri e di varie presenze, di artisti e pubblico».

In base alla mia esperienza di incontri e festival che ho organizzato con simile spirito, aggiungo: quello che dai poi torna, senza pretenderlo. La generosità crea generosità, il dono porta dono. Sono credente e mi aiuta l’idea della Provvidenza, della povertà evangelica eccetera. Biagio invece è anarchico, anche se appassionato della Madonna (la dipinge spesso e il suo acquerello di una Madonna è sulla copertina del mio cd «Santa Maria del cammino»), certamente laico, eppure… Sarà la generosità calabra che lo spinge fino a tanto? Non so se qualcuno ci sta pensando, ma questi esempi ribaltano tutte le logiche di chi organizza, in grande, e con molti finanziamenti istituzionali, festival ed “eventi” di cultura chiamata grande.

Non solo Biagio (come Rosa, Totò, Milena, Emar…) organizzano e promuovono senza chiedere o aspettarsi (a volte li rifiutano, Biagio ha fatto anche questo) finanziamenti istituzionali ma in più condividono, spezzano il pane…

Ieri ho incontrato per la seconda volta Angelo Gaddi,  chitarrista blues di Milano, era accampato al camping Eden a Torricella. É stato per tre sere al Trasimeno blues. Mi ha colpito di lui la generosità immediata, perché ha acquistato una copia del mio libro «Eremo» con il cd allegato, «Eremo in canto». Mi ha detto che avrebbe voluto comprare un altro mio libro, «Ricordare Milano», che non avevo lì per lì. Così ieri sono tornato al camping e gliel’ho regalato. Il giorno prima mi aveva detto che era deluso di non aver visto quasi nessun musicista suonare per strada, a Castiglion del Lago, dove si svolge Trasimeno blues. Parlando con un’altra persona avevamo tristemente realizzato che neanche a Umbria jazz c’è posto per i musicisti di strada, i buskers. Uno di loro diceva che era per via del covid, io però gli ho fatto notare che anche nel 2019 era così, e che avevo scritto, a tal proposito, un articolo dal titolo Umbria (non) jazz», pubblicato su «La Bottega del Barbieri».

Ieri Angelo Gaddi stava andando per l’ultima volta (Trasimeno Blues finisce oggi) con la sua chitarra a Castiglione. Una signora gli ha chiesto come mai lui non ha uno spazio nel festival e lui candidamente prima ha detto che c’è una lunga lista per chi fa la domanda, poi ha aggiunto: «Io farei in strada il mio concerto ma non danno più questa possibilità». Una sciabolata alla “falsità” e alla perdita della dimensione di base di festival (e sono tanti, anche quelli che si pretendono con glii artisti di strada!) come Trasimeno blues e Umbria Jazz. Un’altra signora gli ha chiesto di suonare un po’ la chitarra. Lui si messo a suonare per noi, nella veranda del camping: eravamo cinque persone, stavo andando via e mi sono fermato, a guardare ancora una volta il miracolo della generosità e dell’umiltà. Perciò grazie Angelo per questa testimonianza rivitalizzante in mezzo a queste macerie!

La domanda sorge subito: è meglio che tutto ciò accada con questa spontaneità e freschezza, o sarebbe interessante provare a dar maggiore forza a queste “forze”, uscendo dal tunnel istituzionale?. Per essere chiari: scommetto che molti di noi, compreso io, siamo portati a dire: però per rinforzare tutti questi percorsi, dovremo chiedere soldi allo Stato, al Comune. In questo momento devo contattare il Comune di Perugia per uno spettacolo che dovrei fare (già in programma, parola di assessore!) a metà agosto: avrei dovuto farlo otto mesi fa, ma causa covid è stato rinviato a oltranza. Il compenso che avrò sarà inferiore a quello di Montedoro e Serradifalco, dove non c’era nessun Comune coinvolto!

Sono domande aperte, io credo e pratico da anni un’economia dal basso, popolare, conviviale, partecipata, però capisco anche che occorre organizzarsi: non necessariamente chiedendo aiuto alle Istituzioni, però almeno… parlarci. Ci sto provando anche con questo scritto

25 luglio 2022, Perugia

L’IMMAGINE è di Biasino (cioè Biagio Accardi)

 

Redazione
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2 commenti

  • Caro Angelo, le tue parole esempio mi danno molta forza. Eppure queste domande aperte continuano a porsi identiche negli anni. Nel mio piccolo qui in un paese di mille cinquecento abitanti ho trovato spazio nel festival del Comune e non in una serata di buskers organizzata invece dalla pro loco dove mi e stato detto che avevo chiesto troppo e che in passato quello che faccio era stato fatto gratis..
    Allora diventa un pò spiazzante trovare una quadra
    Tuttavia, una pista potrebbe essere quella di coinvolgere gli abitanti casa per casa per esempio, cucinando e offrendo arte insieme.
    Questo significa un gran lavoro col territorio.
    Mi metto in questa riflessione, aspettando le altre voci..
    A presto e grazie,
    liuba

    • angelo maddalena

      questo è un lavoro da e per Rosa Burgio! comunque sì, casa per casa è interessante, ho fatto così a San Feliciano, per far venire Antonio Carletti da Genova ho chiuesto contributi ad amici di San Feliciano e a Federica del Rosso di Sera, è andata bene, ci vorrebbe una sorte di comitato o di coordinamento di gente che si attrezza in questo senso, puntiamo su questa linea?

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