Cesena: bonifiche, antenne e altre stranezze

due post di Davide Fabbri, blogger vulcanico (e molto amato qui in “bottega”)

 

BONIFICA AREA INQUINATA LUNGO IL FIUME SAVIO. CHI HA REALIZZATO LE OPERE?
Forse qualcuno pensava di prendermi per stanchezza. Oggi riprendo in mano una vicenda del 2017 che i lettori attenti della “Bottega” già conoscono.
In un mio esposto dell’8 maggio 2017, inviato a tutti gli enti competenti di controllo in materia ambientale (Procura della Repubblica di Forlì, Carabinieri, Corpo Forestale Stato, sindaco Cesena, Arpae, Ausl, Autorità Bacino) indicavo ipotesi di reati ambientali in una vasta area immediatamente a ridosso del fiume Savio. Si segnalavano ipotesi di irregolarità nella bonifica dell’area dell’ex cava della Calcestruzzi del Savio a Borgo Paglia di Cesena.
Tutti gli enti preposti alla verifica e controllo del territorio, ai quali era stato inviato il testo dell’esposto, non hanno mai dato riscontro al sottoscritto. Non ho ricevuto – da allora – alcuna risposta.
Ora la novità: da un recente sopralluogo sull’area incriminata, si è “scoperto” che la bonifica dell’area inquinata è stata eseguita, probabilmente nell’autunno scorso.
Alcune domande dovranno ricevere risposta:
– Chi ha eseguito la bonifica?
– La bonifica è stata fatta a spese della collettività?
– Gli enti preposti al controllo del territorio hanno accertato le responsabilità dell’inquinamento dell’area?
Ora i luoghi sono irriconoscibili, rispetto a tre anni fa.
Lo vedete dalle due foto a confronto.
La prima scattata ad aprile 2017, la seconda scattata a marzo 2020.

Nell’aprile 2017 notai la presenza di numerosi detriti cementizi (anche di notevoli dimensioni) e laterizi, sia nel letto del fiume Savio che semisepolti sulla sponda sinistra orografica dello stesso.
Si trattava di detriti di cemento armato sepolti appositamente in epoca relativamente recente, posizionati in strati sovrapposti a terriccio, mischiato a sua volta con laterizi e forse con cemento-amianto (eternit).
E’ facile dedurre che la corrente fluviale abbia con l’erosione portato alla luce i detriti più grandi, anche di notevoli dimensioni; tutta la vasta area adiacente il corso d’acqua – che in precedenza era stata oggetto di scavo per l’estrazione della ghiaia da calcestruzzo – è stata probabilmente riempita con materiale di scarto delle lavorazioni del calcestruzzo, asfalto di piazzali, laterizi di ogni tipo cui sono stati sovrapposti alcuni metri di terra.
La stratificazione dei materiali sovrapposti che si notava nella curva del fiume ad aprile 2017 era l’esempio evidente ed eloquente di quanto sopra.
Gli elementi di base su cui effettuare una accurata ispezione di carattere ambientale (questo si chiedeva con l’esposto del maggio del 2017) sono i seguenti:
1) sotto le vaste aree adiacenti alla ex Calcestruzzi del Savio spa, ora coltivate a cereali per l’alimentazione umana o zootecnica, sono presumibilmente sepolte tonnellate di materiali inquinanti fra cui asfalto e forse cemento-amianto (eternit) oltrechè a cemento armato e laterizi. La prova di quanto sopra è l’evidente presenza nelle suddette aree di blocchi di asfalto e pezzi di cemento armato che con le arature vengono abbondantemente in superficie.
2) La presenza nel letto del fiume Savio di tonnellate di materiali cementizi e laterizi costituisce un danno rilevante all’ecosistema fluviale, causa la progressiva dilavazione tramite erosione delle polveri sottili del cemento e dei laterizi nelle acque, che potrebbero finire nelle falde acquifere e nell’ecosistema alimentare umano ed animale.
3) Le dichiarazioni spontanee di alcuni agricoltori dei dintorni che, di fronte a precise domande del sottoscritto, hanno riferito che durante la bonifica dell’area dell’ex cava della Calcestruzzi del Savio spa sarebbero stati interrati materiali “di ogni sorta”.
4) E’ molto probabile l’ipotesi che per adempiere agli obblighi di legge che imponevano alle ex cave il ripristino dei luoghi che erano stati soggetti a scavo nella zona in questione sia stata effettuata un pseudo bonifica, solo di facciata, interrando materiali di scarto, asfalto, laterizi, ferro per le gettate e forse anche cemento-amianto (eternit) per evitare costosi collocamenti degli stessi in apposite discariche, come previsto dalla legge; materiali che l’erosione fluviale ha riportato alla luce.
Si chiedeva alle autorità competenti l’effettuazione di verifiche e sopralluoghi al fine di accertare le eventuali ipotesi di reato ambientale: ipotesi di stoccaggio irregolare di rifiuti in ex cava, irregolarità nella gestione del sito di ripristino ambientale di ex cava, danneggiamento e deturpamento ambientale di realizzazione di discarica abusiva, violazioni in materia urbanistica-paesaggistica, di tutela fluviale, con rischio amianto.
Il Savio: questo splendido fiume – che ha già pagato un caro prezzo, per un modello di sviluppo a forte impatto ambientale (pensate solo al problema degli allevamenti industriali intensivi) – meriterebbe una maggiore attenzione e un presidio particolare da parte di istituzioni, associazioni e cittadini.

Cesena, 16 marzo 2020

Davide Fabbri, blogger indipendente

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#1c1e21;">OPERATORI TELEFONIA MOBILE CESENA. NON PAGANO L’AFFITTO AL COMUNE PER ANTENNE INSTALLATE SU AREA COMUNALE. UN NUOVO CASO, QUELLO DI VIA CERCHIA DI S.EGIDIO

#1c1e21;">Gravi inadempienze dei gestori della telefonia mobile. Il caso dell’antenna di via Cerchia S.Egidio

#1c1e21;">Ho sollevato, pochi giorni fa, il problema dei mancati pagamenti al Comune di Cesena dei canoni d’affitto da parte dei gestori della telefonia mobile. In data 5 marzo 2020, citando il caso specifico dell’antenna di via Balbo.

#1c1e21;">Con l’intervento odierno, cito un nuovo e analogo caso, quello della stazione radio-base di via Cerchia di S.Egidio.
La situazione, per la sua stranezza, sfiora il paradosso. Per interi anni i gestori della telefonia mobile a Cesena (e in tutt’Italia) hanno fatto il bello e cattivo tempo, nella programmazione delle localizzazioni delle stazioni radio-base (comunemente chiamate “antenne”) della telefonia mobile. Ora gli operatori della telefonia non pagano neppure i canoni d’affitto al Comune per l’occupazione delle aree comunali sulle quali hanno installato tali antenne.
Esistono alcuni contratti i cui gestori telefonici non pagano l’affitto al Comune per la concessione di spazi di proprietà comunali.
Dopo quello dell’antenna di via Balbo, raccontiamo un nuovo caso di inadempienze degli operatori della telefonia. La vicenda è quella della stazione radio-base di via Cerchia di S.Egidio 2135.
Esiste un contratto di locazione stipulato il 18 marzo 2014: il Comune di Cesena ha concesso a un operatore della telefonia mobile una porzione di lastrico solare, di complessivi mq. 30, in via Cerchia di S. Egidio 2135.
La locazione era finalizzata al mantenimento di una stazione radio-base per la telefonia mobile, comprensiva di strutture, antenne e apparecchiature radio per la diffusione dei segnali di telecomunicazioni, installata sul torrino vano ascensore.
Il canone è stato pattuito in 18.000 euro l’anno.
Tale contratto di locazione andrà a scadere domani, cioè il 17 marzo 2020.
L’operatore telefonico – nonostante le ripetute intimazioni di pagamento (da parte del Comune) dei canoni scaduti – non ha mai provveduto a saldare le somme nel frattempo accumulate, rendendosi pertanto gravemente inadempiente.
Pertanto la Giunta comunale di Cesena ha giustamente deciso di proporre, avanti il Tribunale di Forlì, un atto di intimazione di sfratto per morosità con contestuale citazione per la convalida.
E’ stato individuato quale legale del Comune, un avvocato esterno all’ufficio legale comunale: l’avvocato Renato Partisani, al fine di procedere al recupero dei crediti derivanti da alcuni contratti, fra cui quello di via Balbo e questo di via Cerchia di S. Egidio.
E’ opportuno seguire con attenzione queste bizzarre e stravaganti vicende.

#1c1e21;">Cesena, 16 marzo 2020

 

Davide Fabbri

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